Uno dei punti di criticità delle varie forme di democrazia è rappresentato dal legame esistente fra i tre Poteri (Legislativo, Esecutivo, Giudiziario). Tanto più esistono e sono forti i collegamenti fra i tre poteri tanto più si è in presenza di un sistema scarsamente democratico.
In parole povere, se c'è commistione (Interferenze, Sudditanze, Dipendenze, Passaggio di uomini da un potere all'altro) fra parlamentari (Legislativo), ministri (Esecutivo) e magistrati (Giudiziario) vuol dire che la società in esame non è molto democratica. E questo a dirlo non sono solo io. In un paese Democratico i tre Poteri devono essere a TENUTA STAGNA. Chi è eletto o nominato in uno di essi non può e non deve poter passare, senza un lungo periodo di quarantena, in un altro. Apposite regole debbono impedire l'azione dei "vasi comunicanti". Regole che in Italia ... non esistono.
I tre Poteri devono essere autonomi, di pari dignità, senza alcun concetto di subordinazione tra loro. La sovranità popolare trae fondamento in tale divisione e separazione netta fra i poteri di uno stato.
Ammettere o accettare una condizione di subordinazione di uno qualsiasi dei poteri rispetto ad un altro equivale a retrocedere i rappresentanti del primo a livello più basso del secondo. Ma ciò non è ammissibile in una Democrazia moderna!
Il caso più grave, a mio parere, di subordinazione fra poteri dello Stato, in Italia, si è verificato recentemente tra la quasi totale indifferenza dei giornali, delle TV, dei partiti politici (Che, teoricamente, sarebbero i custodi, i paladini dell'identità Costituzionale). Mi riferisco alla decisione del Presidente del Senato (Ex magistrato) di far costituire il Senato della Repubblica parte civile in un processo penale pendente presso la Procura della Repubblica di Napoli. Non entro nel merito della questione, entro, solo nel principio dell'indipendenza dei Poteri del nostro sistema Istituzionale. Tale costituzione di parte civile rappresenta, a mio parere, un colpo mortale a quel criterio di autonomia ed indipendenza dei tre Poteri. E' un riconoscre una condizione di subordinazione, di dipendena, del Potere Legislativo (Senato) dal Potere Giudiziario (Tribunale di Napoli). Ciò facendo si pone il Parlamentare (rappresentante della sovranità popolare) in una condizione di inferiorità rispetto al Magistrato (Che rappresenta non un eletto, ma un incaricato per la gestione del diritto). Tale concetto di subordinazione, in un paese Democratico, a mio parere, non solo è illegittimo, ma è anche offensivo del sacrosanto Diritto di Sovranità Popolare di una Repubblica. Che non sia delle ... banane.
E, la cosa altrettanto grave, che io sappia, è la circostanza che nessuno dei Senatori (Presidenza, Aula), dei piccoli e grandi partiti politici, si sia portato su questi valori di Principio Costituzionale, restando tristemente bloccati sulle posizioni partitiche (Fermandosi al merito tecnico della vicenda).
In Italia, purtroppo, "così è, se vi pare...".
12 marzo 2014
IL RICORDO DI ELETTRA
"Fra tutti i giorni quello fu
per me su tutti odioso.
Che notte, che simposio, che nefandi guai!
Ivi mio padre trovò
una morte indegna, per mano di due
che tradendo mi presero la vita mia, m'uccisero.
A loro il potente d'Olimpo dia un fio di dolori
che paghino il fio.
Tali le azioni compiute: non abbiano un gusto di gioia mai!"
Si, non abbiano, neppure per un minuto, un gusto di gioia.
per me su tutti odioso.
Che notte, che simposio, che nefandi guai!
Ivi mio padre trovò
una morte indegna, per mano di due
che tradendo mi presero la vita mia, m'uccisero.
A loro il potente d'Olimpo dia un fio di dolori
che paghino il fio.
Tali le azioni compiute: non abbiano un gusto di gioia mai!"
Si, non abbiano, neppure per un minuto, un gusto di gioia.
CONGIUNTI E DOLORE
"Via, senza indugio portatelo in casa.
Solo a congiunti della stessa stirpe è lecito e conforme alla pietà vedere e udire mali di congiunti".
Creonte cognato di Edipo.
Gli altri, in questi frangenti, tacciano.
Solo a congiunti della stessa stirpe è lecito e conforme alla pietà vedere e udire mali di congiunti".
Creonte cognato di Edipo.
Gli altri, in questi frangenti, tacciano.
E PLURIBUS UNUM
La pluralità nell'unicità.
Prevista anche nella costituzione degli USA.
Ed in Europa?
Prevista anche nella costituzione degli USA.
Ed in Europa?
CONOSCENZA
Il fondamento della conoscenza sta nei SENSI o nella RAGIONE?
Nei Sensi secondo: Eraclito, Lucrezio, Hume.
Nella Ragione secondo: Parmenide, Cartesio, Leibniz.
Nei Sensi secondo: Eraclito, Lucrezio, Hume.
Nella Ragione secondo: Parmenide, Cartesio, Leibniz.
IL LAMENTO DI ELETTRA
"Oh casa d'Averno e Persefone,
e tu, sotterraneo Ermete,
divina Arà,
venerande Erinni, figliole di dèi,
che vedete chi morte ingiusta patì
e i letti violati, venite qua, soccorrete,
del sangue del padre mio,
esigete il fio"
Come Elettra anch'io esigo il fio, da parte di tutti i drudi!
e tu, sotterraneo Ermete,
divina Arà,
venerande Erinni, figliole di dèi,
che vedete chi morte ingiusta patì
e i letti violati, venite qua, soccorrete,
del sangue del padre mio,
esigete il fio"
Come Elettra anch'io esigo il fio, da parte di tutti i drudi!
TIRESIA
Pochissime persone hanno avuto il dono (La possibilità) di scendere e ritornare dall'Ade. Fra essi Ulisse che nel suo viaggio si è fermato a chiacchierare con Tiresia, indovino cieco.
Costui un giorno ha visto due serpenti che si accoppiavano. Disturbato dalla scena uccise la femmina. Subito dopo fu tramutato in una signora e visse come tale, con entusiasmo, per sette anni, quando incontrò, ancora, altri due serpenti in accoppiamento. Ancora infastidito della scena decise di eliminare il maschio. Immediatamente è tornato ad essere un uomo.
E' rimasto più o meno tranquillo fino a quando Zeus e Signora non si misero a discorrere di sesso e di piacere. Zeus sosteneva che era la donna a provare più piacere dal sesso; la versione opposta era sostenuta dalla sua Signora (Era). La scommessa conseguente li portò davanti a Tiresia il quale, per esperienza diretta, essendo vissuto da uomo e da donna, poteva giudicare con serenità. Il povero Tiresia, senza tener conto delle possibili conseguenze, testimonio che "le donne godono nove volte più intensamente degli uomini". Non avendo "digerito" la perdita della scommessa Era lo accecò.Zeus, di contro, per avergliela fatta vincere gli ha dato il potere di ... prevedere il futuro. Da qui un indovino cieco. Tornato utile, coi suoi consigli, ad Ulisse, nel viaggio di ritorno.
Riflessioni:
- Non fidarsi mai totalmente di nessuno, tantomeno degli Dei;
- Non andare contro gli animali;
- Se possibile non andare contro le opinioni delle donne potenti;
- Se puoi non parlare mai di sesso.
Ed io smetto immediatamente.
Costui un giorno ha visto due serpenti che si accoppiavano. Disturbato dalla scena uccise la femmina. Subito dopo fu tramutato in una signora e visse come tale, con entusiasmo, per sette anni, quando incontrò, ancora, altri due serpenti in accoppiamento. Ancora infastidito della scena decise di eliminare il maschio. Immediatamente è tornato ad essere un uomo.
E' rimasto più o meno tranquillo fino a quando Zeus e Signora non si misero a discorrere di sesso e di piacere. Zeus sosteneva che era la donna a provare più piacere dal sesso; la versione opposta era sostenuta dalla sua Signora (Era). La scommessa conseguente li portò davanti a Tiresia il quale, per esperienza diretta, essendo vissuto da uomo e da donna, poteva giudicare con serenità. Il povero Tiresia, senza tener conto delle possibili conseguenze, testimonio che "le donne godono nove volte più intensamente degli uomini". Non avendo "digerito" la perdita della scommessa Era lo accecò.Zeus, di contro, per avergliela fatta vincere gli ha dato il potere di ... prevedere il futuro. Da qui un indovino cieco. Tornato utile, coi suoi consigli, ad Ulisse, nel viaggio di ritorno.
Riflessioni:
- Non fidarsi mai totalmente di nessuno, tantomeno degli Dei;
- Non andare contro gli animali;
- Se possibile non andare contro le opinioni delle donne potenti;
- Se puoi non parlare mai di sesso.
Ed io smetto immediatamente.
SPETTATORE
- "Vorrei starmene tranquillo a contemplare le tempeste marine dalla riva" - Orazio, Epistole
- "Mi piace viaggiare sulle nuvole, e di lassù guardare gli uomini che errano senza sosta, privi della guida della ragione" - Ovidio, Metamorfosi
- "Piace assai vedere una guerra sopra una torre e un naufragio di nave, non perchèsia soave a noi che altri patisca, ma perchè è soave vedere quei mali che in noi potendo essere non ci sono, dice Lucrezio" - Tommaso Campanella, Epilogo Magno
- "Mi piace vedere, affacciato alla finestra, senza essere visto, la gente che passa per strada ed immaginare intimità, carattere, fatti, circostanze, comportamenti,... Non per pettegolezzo, ma per ... passione" - Domus
- "Mi piace viaggiare sulle nuvole, e di lassù guardare gli uomini che errano senza sosta, privi della guida della ragione" - Ovidio, Metamorfosi
- "Piace assai vedere una guerra sopra una torre e un naufragio di nave, non perchèsia soave a noi che altri patisca, ma perchè è soave vedere quei mali che in noi potendo essere non ci sono, dice Lucrezio" - Tommaso Campanella, Epilogo Magno
- "Mi piace vedere, affacciato alla finestra, senza essere visto, la gente che passa per strada ed immaginare intimità, carattere, fatti, circostanze, comportamenti,... Non per pettegolezzo, ma per ... passione" - Domus
11 marzo 2014
LA RABBIA DI ELETTRA
"Da infamie, infamie
vinta fui.
La furia mia conosco,
ma nelle infamie imprecherò
finché vivrò,
senza una remora mai.
Da quali persone di senno, da chi,
care amiche, una valida consolazione ascolterò?
Lasciatemi dunque, lasciatemi:
di queste sventure rimedio non c'è,
io non potrò dalle pene desistere
in questi infiniti lai".
La rabbia per la morte violenta del padre (Agamennone) è legata alla consapevolezza di imprecare, per tutta la vita, contro i barbari criminali e di sapere che nessun rimedio esiste per queste sventure.
Ma nei libri, come anche nella vita, c'é un tempo per ogni cosa. Al tempo del dolore, per Elettra, è seguito il tempo della vendetta.
vinta fui.
La furia mia conosco,
ma nelle infamie imprecherò
finché vivrò,
senza una remora mai.
Da quali persone di senno, da chi,
care amiche, una valida consolazione ascolterò?
Lasciatemi dunque, lasciatemi:
di queste sventure rimedio non c'è,
io non potrò dalle pene desistere
in questi infiniti lai".
La rabbia per la morte violenta del padre (Agamennone) è legata alla consapevolezza di imprecare, per tutta la vita, contro i barbari criminali e di sapere che nessun rimedio esiste per queste sventure.
Ma nei libri, come anche nella vita, c'é un tempo per ogni cosa. Al tempo del dolore, per Elettra, è seguito il tempo della vendetta.
14 febbraio 2014
LA CINCIALLEGRA, DI CARLO A. PASCALE
E’ impazzita. Impazzita! Impazzita!? Impazzitaaaaaaa!
La cinciallegra che in cima al melograno starnazza come un'oca.
E batte l'ali e fischia al par del merlo.
E’ un giorno strano.
Forse un giorno nero, mi dico!
La mia donna festeggia Valentino, lontana.
non sente la cinciallegra che chioccola come allodola al mattino.
Laggiù dove, se guardi, scorgi il mare blu
e il delfino che gioca allegramente
non vedi
e tutta l’altra gente…………laggiù.
E insiste e danza sopra il ramo del pesco che si muove nel sole
la cinciallegra.
Resto incaponito a guardare.
Giorno triste sarà se la cinciallegra gorgheggia e l’usignolo
parla.
Te lo regalo questo giorno, donna,
Dalle stelle alle stelle.
Ascolta. Ascolta questa voglia ostinata d’impazzire.
Lasciami tra le voci che indovino:
il cavallo che sibila,
il leone che pigola,
l’aquila che crocchia.
Seduto guardo il sole che ruzzola al tramonto.
Solo.
Senza voce.
Muto.
Felice del mio nulla.
Carlo A. Pascale, 12/02/2014, ore 18,11
Lamento d'amore in versi.
8 febbraio 2014
IO, IL CANTO DEL CIGNO, DI CARLO A. PASCALE
Per
il tuo Blog, ecco due mie poesie. Forse è valsa la pena aspettare.
Vorrei tanti commenti severi, profondi, fatti da gente … .
Intanto, ti ringrazio, caro Ingegnere, per l'ospitalità squisita
che riservi
ai miei componimenti. Sono "aspetti" del mia concezione
della vita. Ti abbraccio. Carlo.
Carlo, sono contento ed orgoglioso per l'onore che mi fai inviandomi le tue Poesie che pubblico immediatamente. Con stima ed orgoglio.
SEMMAI IO GIUNGA….
Semmai io giunga nel saettar di
un lampo quando il cielo
Sa di nuvole profonde e il
tuono batte la terra che si spezza e trema,
Vieni con le parole del perdono
a cogliere del lago la fragranza
Che incespica nel freddo della
sera.
Portami altrove nuvola che
passi seminata nel cielo come un drappo!
Offriti al vento che imprecando
arriva dalle forre dei monti
e dai merli dentati del castello
dove ancora un conte
non sazio di morte
spinge nelle carni il coltello
dello strazio
e sparge sangue innocente sulla
terra.
O se cavalchi un grido che urta
e scuote la serena quiete
Portami l’ala calda della pace
Ch'io goda di guardare le
tenere riviere dell’oblio.
Qua dove il sole è caldo e il
vento scorre quietamente
aspetto che si compia la mia
sorte nel giro benedetto dell’amore.
E corro a benedire ogni fiato
che bussi alla coscienza.
Verrò col laccio
dell’incantatore a creare riccioli di fede.
Nell'affamato uomo della terra
gema di pianto
la tenace memoria del pane.
Datemi tutti i poveri che
soffrono
dall'arsa sabbia del deserto
al freddo della tundra, come fratelli.
Ch'io apra il cielo con
fardello umano.
Sarò il poeta che conserva il
seme..
Un poeta strappato nelle carni
Che alza braccia lunghe senza
forza
al Cristo che nereggia e suda
sangue.
Lo aspettano vani pensieri da
cent’anni tristi.
E cantate e danzate di prodiga
speranza quando albeggia.
Ch'io possa andare in un lampo
di salti cadenzati
dietro i profumi che il giorno
invia al sole.
Ch'io possa avere la dolcezza
del desco spensierato
E il canto dell’allodola nel
cielo e il volto della stella del mattino,
Prima che il gorgo mi travolga e
annienti
Portami alla zolla che mi
aspetta, Donna!
Donami un chiaro segno del
mistero.
E s'alza polvere dalle larghe
ferite della terra che si scioglie nel nulla.
Datemi la certezza di un
ricordo.
Di un battito di luce.
Di un pianto che si sciolga.
Il mio cammino è trafitto nel
petto.
E siano le fresche trame
dell’alba e le mani dolci che mi danno l’acqua
il refrigerio.
E tu piangi perché non puoi
piacermi, come credi.
Portami il tempo che gonfia lo
spazio
e le cime infilate dentro il
cielo.
Seguo le impronte lasciate
dall'uomo
Tentennando..
Siderno (RC), 26.01.2014 cap
IN
QUESTO GIORNO CHE PRESUMO ETERNO
Chiederò
all'alba le tenere movenze che governa
E
i trilli della luce nel mattino
Quando
il mare si culla in trasparenza
E
il cielo sa di fragola e d’essenza.
Verrò
da te al trepido sospiro del tuo petto per donarti i colori
e
il fresco canto del giorno
Sull'alberello
tenero che trema nell'occhio dell’allodola al mattino.
Lungo
il tuo sguardo limpido di sogno.
In
lontananza brillano nel sole i monti nella neve,
Nei
fossi della vita batte il mio sangue, oggi.
E
al vento chiederò l’impeto e il corso e i profumi diffusi della
terra.
In
un lungo corteo di tenerezza..
Nella
sera cerco la clemenza del tempo e il velo dolce che ravvolge il
mondo
dai
monti alle colline
Alla
pianura placida che trema come il canto del cuore.
Muore
mille volte il poeta se non scorge che la sua voce, misurata, a
sera,
naviga
dentro un fremito di stella.
Ti
vestirai di lampi di colori e lancerai nel cielo i tuoi sospiri
e i
cupidi pensieri dell’amore.
E
chiederò al giorno che divampa di vita la pienezza del canto
E
le spighe dorate e l’ape, che penetra nel polline, vorace.
E
ti darò la gaiezza del sole in questo giorno che presumo eterno..
Verrai
quando non ho che il pianto e sarò solo:
muto
e piegato nella pura assenza..
Tenero
un fiato
E
sulla zolla poggerò la testa.
E sarà festa, Donna.
Venerdì, 07 febbraio 2014 ore 16.57 Carlo A. Pascale
4 febbraio 2014
IFIGENIA
Nello studio della vita dell'uomo sulla terra, spesso ricorrono alcune civiltà che hanno lasciato tracce culturali indelebili. Penso ai Maya, agli Aztechi, agli Assiri, ai Greci ai Romani. Tutti popoli che sono stati, in qualche modo, coinvolti nell'intreccio Religione-Superstizione-Barbarie. Intreccio che, anche ai giorni nostri potrebbe essere attuale (Sotto forme diverse da quelle attraversate nel passato), può essere sciolto, solo, dalla Cultura, dalla conoscenza, dalla scienza, dalla Ragione.
In questo contesto (Religione e Superstizione prevalenti su Scienza e Ragione), con le parole di Lucrezio, la storia della bella Ifigenia.
Nella città greca di Aulide, il fior fiore degli eroi Achei deturpò col sangue di Ifigenia l'altare della vergine Diana, per propiziare la dea offesa dall'uccisione di una cerva sacra.
Quando le fu tolta la benda dagli occhi, la ragazza scorse il padre Agamennone all'alto col volto mesto, i sacerdoti attorno a lei che nascondevano la lama del sacrificio, i cittadini che piangevano. E cadde in ginocchio terrorizzata.
Non giovò, alla sfortunata, l'essere stata la primogenita del re che aveva offeso la dea: fu sollevata a braccia dagli uomini, e condotta all'altare tutta tremante.
Ma non, come le avevano fatto credere, per essere solennemente sposata ad Achille e musicalmente scortata dal canto di Imeneo, protettore dei matrimoni. Bensì per soccombere come mesta vittima, immolata dal proprio padre affinché la flotta potesse salpare per Troia.
In questo contesto (Religione e Superstizione prevalenti su Scienza e Ragione), con le parole di Lucrezio, la storia della bella Ifigenia.
Nella città greca di Aulide, il fior fiore degli eroi Achei deturpò col sangue di Ifigenia l'altare della vergine Diana, per propiziare la dea offesa dall'uccisione di una cerva sacra.
Quando le fu tolta la benda dagli occhi, la ragazza scorse il padre Agamennone all'alto col volto mesto, i sacerdoti attorno a lei che nascondevano la lama del sacrificio, i cittadini che piangevano. E cadde in ginocchio terrorizzata.
Non giovò, alla sfortunata, l'essere stata la primogenita del re che aveva offeso la dea: fu sollevata a braccia dagli uomini, e condotta all'altare tutta tremante.
Ma non, come le avevano fatto credere, per essere solennemente sposata ad Achille e musicalmente scortata dal canto di Imeneo, protettore dei matrimoni. Bensì per soccombere come mesta vittima, immolata dal proprio padre affinché la flotta potesse salpare per Troia.
L'ANIMA
Spesso, quando non riusciamo a trovare risposte a certe domande tendiamo ad ... ignorarle.
Ma rifacendomi a Lucrezio, spesso mi domando e vi domando:
Quale sia la natura dell'anima, semplicemente lo ignoriamo.
Alla nascita, è generata dall'interno o viene infusa dall'esterno?
Alla morte, perisce con noi o va a visitare le tenebre dell'orco e il vuoto sconfinato? O, addirittura, trasmigra miracolosamente in altri esseri?
Domande:
- Da quando agisce nell'uomo?
- Quando scappa dall'uomo dove va? -
Comunque la pensiate (Credenti o non credenti), è un argomento che trova soluzione, solo, nella fede. O no?
Ma rifacendomi a Lucrezio, spesso mi domando e vi domando:
Quale sia la natura dell'anima, semplicemente lo ignoriamo.
Alla nascita, è generata dall'interno o viene infusa dall'esterno?
Alla morte, perisce con noi o va a visitare le tenebre dell'orco e il vuoto sconfinato? O, addirittura, trasmigra miracolosamente in altri esseri?
Domande:
- Da quando agisce nell'uomo?
- Quando scappa dall'uomo dove va? -
Comunque la pensiate (Credenti o non credenti), è un argomento che trova soluzione, solo, nella fede. O no?
3 febbraio 2014
UNA IDEA
Qualche giorno fa un carissimo Amico, un po' dubbioso, mi ha chiesto se una sua " pazza idea" fosse una idea. Gli ho immediatamente risposto dicendo che se la sua idea aveva le caratteristiche intrinseche della pericolosità, della follia, allora non poteva che essere definita IDEA.
Alcuni giorni dopo Qualcuno mi ha lasciato uno scritto con un aforisma, che non conoscevo, di O. Wilde:
"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea".
Quante Idee folli ci balenano nella mente tutti i giorni?
Chi più chi meno siamo tutti folli (e pericolosi). O no?
Alcuni giorni dopo Qualcuno mi ha lasciato uno scritto con un aforisma, che non conoscevo, di O. Wilde:
"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea".
Quante Idee folli ci balenano nella mente tutti i giorni?
Chi più chi meno siamo tutti folli (e pericolosi). O no?
1 febbraio 2014
IL SOLE NEGLI OCCHI - 3 Sognatore
Chiudo con questo post gli stralci de "Il sole negli occhi" di Giuseppe ROMEO. Mi auguro che la lettura di questi post possa servire a far conoscere veramente la personalità, il carattere, lo stile di un sognatore. Spesso, solo fra tanta gente. Ciao Giuseppe.
"Luca strinse fortemente al suo petto la sua Claudine, l'accarezzò e la baciò mille volte su ogni centimetro dei suoi capelli, dei suoi occhi, del suo naso, delle sue orecchie, delle sue labbra, del suo viso ancora rigato dalle lacrime; le disse che la sua notizia era, non quello che pensava lei, ma una cosa meravigliosa, sublime, vera, bella, in rapporto a quella loro continua, amara, realtà; anche il vento, ora, aveva smesso il suo andare impetuoso, e con la brezza marina accarezzava i loro giovani corpi, avvinti, cullava in una dolce nenia le loro anime, i loro cuori, le loro menti; anche nel cielo, in quel cielo perennemente spento, ora splendevano stelle che come un continuo luccicante e tremolante corteo, illuminavano il loro sentiero, le loro strade, i loro infiniti orizzonti.
...
Una esplosione di luce, rumori, profumi, invase lo scompartimento, gli violentò gli occhi, ancora rattrappiti dal sonno, una ventata d'aria fresca gli sferzò il viso, gli scompigliò i lunghi capelli grigi, terse in una fresca carezza la sua fronte ancora madida di sudore, dove una fitta ragnatela di sottili rughe testimoniava, inesorabilmente, il segno del tempo, scivolò stimolante e leggera, sotto la camicia sbottonata sul petto irsuto dove goccioline di sudore rotolavano pigre nel profondo solco d'una cicatrice.
...
Luca era ormai rimasto solo, solo e spaesato in quella vecchia casa di gesso, ..., nella solitudine che ogni giorno di più lo attanagliava, in quel silenzio assordante di grida, nel continuo replay di sua Madre, di suo Padre, di suo Nonno, di sua Nonna, della sua AnnaMaria, di Claudine, di sua figlia Maria, della sua paura, della sua miseria, del suo vuoto, in quel baratro di ricordi che giorno dopo giorno, finiva d'inghiottirlo. E FU LA FINE".
"Luca strinse fortemente al suo petto la sua Claudine, l'accarezzò e la baciò mille volte su ogni centimetro dei suoi capelli, dei suoi occhi, del suo naso, delle sue orecchie, delle sue labbra, del suo viso ancora rigato dalle lacrime; le disse che la sua notizia era, non quello che pensava lei, ma una cosa meravigliosa, sublime, vera, bella, in rapporto a quella loro continua, amara, realtà; anche il vento, ora, aveva smesso il suo andare impetuoso, e con la brezza marina accarezzava i loro giovani corpi, avvinti, cullava in una dolce nenia le loro anime, i loro cuori, le loro menti; anche nel cielo, in quel cielo perennemente spento, ora splendevano stelle che come un continuo luccicante e tremolante corteo, illuminavano il loro sentiero, le loro strade, i loro infiniti orizzonti.
...
Una esplosione di luce, rumori, profumi, invase lo scompartimento, gli violentò gli occhi, ancora rattrappiti dal sonno, una ventata d'aria fresca gli sferzò il viso, gli scompigliò i lunghi capelli grigi, terse in una fresca carezza la sua fronte ancora madida di sudore, dove una fitta ragnatela di sottili rughe testimoniava, inesorabilmente, il segno del tempo, scivolò stimolante e leggera, sotto la camicia sbottonata sul petto irsuto dove goccioline di sudore rotolavano pigre nel profondo solco d'una cicatrice.
...
Luca era ormai rimasto solo, solo e spaesato in quella vecchia casa di gesso, ..., nella solitudine che ogni giorno di più lo attanagliava, in quel silenzio assordante di grida, nel continuo replay di sua Madre, di suo Padre, di suo Nonno, di sua Nonna, della sua AnnaMaria, di Claudine, di sua figlia Maria, della sua paura, della sua miseria, del suo vuoto, in quel baratro di ricordi che giorno dopo giorno, finiva d'inghiottirlo. E FU LA FINE".
IL SOLE NEGLI OCCHI - 2. Solo
Dal romanzo inedito "Il sole negli occhi" di Giuseppe ROMEO, riporto alcuni coinvolgenti stralci:
"Gettò la giacca sul letto ancora disfatto, ed uscì sul balcone. Nel cielo non c'erano più, né stelle, né luna, era solo; solo con il suo ricordo, l'immagine di lei, che gli appariva, ora precisa e reale, ora incerta e vaga.
Era solo, come lo era stato, nel già corto ma triste cammino della sua vita. Era solo, come lo era stato all'età di sette anni, in un piovoso pomeriggio di dicembre, dietro la bara di suo padre, che un vecchio e piagato mulo, schiumante di fatica, come il mare Jonio all'orizzonte, trascinava, stancamente, all'ultima dimora. Era solo, con la sua "détresse", come lo era stato, all'età di sedici anni, difronte ad un crocifisso muto, nella claustrale "froideur" (fredda, gelata) di una cella in un convento di Frati Minori, ove l'avevano spinto la sua miseria ed i sintomi di una vocazione che ben presto si rivelava falsa.
Era solo, come lo era stato all'età di diciotto anni, quando i suoi parenti non potendolo più mantenere agli studi, l'avevano abbandonato al primo "carrefour" (bivio) della sua vita. Era solo, come lo era stato, nella serie interminabile delle sue disillusioni. Solo, come lo era stato, di fronte ai risi "moqueurs" (sfottenti) della sua gente, dei suoi amici. Solo, come lo era stato quando forte del suo coraggio e della sua incoscienza, la chitarra a tracolla, era andato nelle piazze a cantare le sue canzoni, o come quando, le mani vuote e sotto un "maquillage" (trucco) di sudore e di rabbia, declamava Shakespeare, ad un pubblico d'ignoranti montoni.
...
Un cielo terso ricopriva ogni cosa; la bassa marea aveva portato lontano lo schiumio dell'onda, davanti agli occhi di Luca un'anonima distesa di sabbia grigia, dalla quale spuntavano scorie o spuntoni di ferro arrugginiti, ricordo delle navi affondate durante la guerra, dune di sabbia e detriti si perdevano all'infinito, Claudine e Luca andavano, affondavano i loro passi in quella immensa solitudine, pronunciavano parole che il vento del nord rapiva dalle loro bocche e li portava via, nell'immensità che li circondava, poi si fermarono, uno difronte all'altra, le mani nelle mani, gli occhi negli occhi, il vento nei capelli, mentre due labbra tremolanti ... così la loro gioia, i loro fremiti,... "
"Gettò la giacca sul letto ancora disfatto, ed uscì sul balcone. Nel cielo non c'erano più, né stelle, né luna, era solo; solo con il suo ricordo, l'immagine di lei, che gli appariva, ora precisa e reale, ora incerta e vaga.
Era solo, come lo era stato, nel già corto ma triste cammino della sua vita. Era solo, come lo era stato all'età di sette anni, in un piovoso pomeriggio di dicembre, dietro la bara di suo padre, che un vecchio e piagato mulo, schiumante di fatica, come il mare Jonio all'orizzonte, trascinava, stancamente, all'ultima dimora. Era solo, con la sua "détresse", come lo era stato, all'età di sedici anni, difronte ad un crocifisso muto, nella claustrale "froideur" (fredda, gelata) di una cella in un convento di Frati Minori, ove l'avevano spinto la sua miseria ed i sintomi di una vocazione che ben presto si rivelava falsa.
Era solo, come lo era stato all'età di diciotto anni, quando i suoi parenti non potendolo più mantenere agli studi, l'avevano abbandonato al primo "carrefour" (bivio) della sua vita. Era solo, come lo era stato, nella serie interminabile delle sue disillusioni. Solo, come lo era stato, di fronte ai risi "moqueurs" (sfottenti) della sua gente, dei suoi amici. Solo, come lo era stato quando forte del suo coraggio e della sua incoscienza, la chitarra a tracolla, era andato nelle piazze a cantare le sue canzoni, o come quando, le mani vuote e sotto un "maquillage" (trucco) di sudore e di rabbia, declamava Shakespeare, ad un pubblico d'ignoranti montoni.
...
Un cielo terso ricopriva ogni cosa; la bassa marea aveva portato lontano lo schiumio dell'onda, davanti agli occhi di Luca un'anonima distesa di sabbia grigia, dalla quale spuntavano scorie o spuntoni di ferro arrugginiti, ricordo delle navi affondate durante la guerra, dune di sabbia e detriti si perdevano all'infinito, Claudine e Luca andavano, affondavano i loro passi in quella immensa solitudine, pronunciavano parole che il vento del nord rapiva dalle loro bocche e li portava via, nell'immensità che li circondava, poi si fermarono, uno difronte all'altra, le mani nelle mani, gli occhi negli occhi, il vento nei capelli, mentre due labbra tremolanti ... così la loro gioia, i loro fremiti,... "
24 gennaio 2014
IL SOLE NEGLI OCCHI - 1
Il sole negli occhi è il tenero racconto (Volevo e stavo per dire romanzo) della vita di un Grande Sognatore (Giuseppe ROMEO), che non è più con noi. Ho cercato, invano, come lui mi aveva chiesto, un editore per farlo pubblicare...
Chi era Giuseppe? Era un Figlio del suo tempo e della sua Terra. Era di tutto, ma era, prevalentemente, un romantico sognatore idealista. Decido, ora, assecondando la sua volontà, di pubblicare alcuni brani, premettendo la dedica del manoscritto:
"A mia Mamma, che mi ha dato l'amore.
A mio Padre, che mi ha dato l'ingegno.
A mio zio Mario, che mi ha fatto uomo.
Alle mie figlie, AnnaMaria e Maria."
"Ora era là, incosciente ancora, ed impotente. Fu solamente quando il grimaldello della serratura terminò la sua corsa, che Luca comprese, che la porta si era definitivamente chiusa sulla libertà, sulla vita. Da allora, era trascorso un anno (52 settimane, 365 giorni) ed ora era là, quasi statico, dinnanzi alla libertà, alla vita, a quella vita che tante, tante volte aveva pregato d'arrestarsi, ma che ora sentiva pulsare nelle sue vene, più forte e bramosa di sempre. Luca guardò ancora il grande e pesante portone che rassomigliava ad una grande pietra tombale e rivide, in un susseguirsi retrospettivo d'immagini, il dramma della sua vita. "
"...in compagnia dei suoi amici, aspettava il calar della sera ed andava sotto il balcone della casa di Maria, per farle la serenata, per dirle parole d'amore, per poterla cullare, nell'infinito di questo cielo eternamente azzurro, fra stelle luminose, con il sorriso di questa grande luna, con il tenue fruscio della risacca che con la brezza dello scirocco, giungeva sino a loro, mentre il suono della chitarra e la melodia dei mandolini, si spandeva nel quieto, muto, caldo, silenzio delle contrade. Maria si svegliava dal suo sonno, si stringeva forte al suo cuscino..."
Chi era Giuseppe? Era un Figlio del suo tempo e della sua Terra. Era di tutto, ma era, prevalentemente, un romantico sognatore idealista. Decido, ora, assecondando la sua volontà, di pubblicare alcuni brani, premettendo la dedica del manoscritto:
"A mia Mamma, che mi ha dato l'amore.
A mio Padre, che mi ha dato l'ingegno.
A mio zio Mario, che mi ha fatto uomo.
Alle mie figlie, AnnaMaria e Maria."
"Ora era là, incosciente ancora, ed impotente. Fu solamente quando il grimaldello della serratura terminò la sua corsa, che Luca comprese, che la porta si era definitivamente chiusa sulla libertà, sulla vita. Da allora, era trascorso un anno (52 settimane, 365 giorni) ed ora era là, quasi statico, dinnanzi alla libertà, alla vita, a quella vita che tante, tante volte aveva pregato d'arrestarsi, ma che ora sentiva pulsare nelle sue vene, più forte e bramosa di sempre. Luca guardò ancora il grande e pesante portone che rassomigliava ad una grande pietra tombale e rivide, in un susseguirsi retrospettivo d'immagini, il dramma della sua vita. "
"...in compagnia dei suoi amici, aspettava il calar della sera ed andava sotto il balcone della casa di Maria, per farle la serenata, per dirle parole d'amore, per poterla cullare, nell'infinito di questo cielo eternamente azzurro, fra stelle luminose, con il sorriso di questa grande luna, con il tenue fruscio della risacca che con la brezza dello scirocco, giungeva sino a loro, mentre il suono della chitarra e la melodia dei mandolini, si spandeva nel quieto, muto, caldo, silenzio delle contrade. Maria si svegliava dal suo sonno, si stringeva forte al suo cuscino..."
22 gennaio 2014
LE 4 LIBERTA'
Nel 1941 il presidente americano F. D. ROOSEVELT ha ricordato al mondo quali sono le 4 libertà fondamentali dell'uomo:
1)- LIBERTA' DI PAROLA E DI ESPRESSIONE;
2)- LIBERTA' DI PREGARE DIO (RELIGIOSA);
3)- LIBERTA' DAL BISOGNO CHE GARANTISCA UNA VITA PIENA E PACIFICA;
4)- LIBERTA' DALLA PAURA (DIRITTO ALLA SICUREZZA).
Nonostante il lunghissimo tempo passato da allora, quanto resta, ancora, di inattuato nel mondo...
1)- LIBERTA' DI PAROLA E DI ESPRESSIONE;
2)- LIBERTA' DI PREGARE DIO (RELIGIOSA);
3)- LIBERTA' DAL BISOGNO CHE GARANTISCA UNA VITA PIENA E PACIFICA;
4)- LIBERTA' DALLA PAURA (DIRITTO ALLA SICUREZZA).
Nonostante il lunghissimo tempo passato da allora, quanto resta, ancora, di inattuato nel mondo...
LIBERTA'
L'Uomo è veramente Libero quando guarda gli altri uomini con lo stesso concetto di libertà che desidera per se stesso.
Non esiste la Libertà individuale se è assente la Libertà sociale.
Non esiste la Libertà individuale se è assente la Libertà sociale.
LACUNE
La mancanza del senso di Legalità e di Giustizia nei rappresentanti del Popolo (E delle Istituzioni) porta "in nuce" un terribile decadimento degli ideali di una Società. Decadimento che in questi tempi sembra inarrestabile come una reazione nucleare (A catena) incontrollata. questa mancanza, inevitabilmente, porterà il nostro Paese verso una fase di "grettitudine", arretratezza, ingiustizia , illegalità.
Ai Cittadini il compito di rifletterci sopra e dedurre la strada da seguire per venirne fuori.
Ai Cittadini il compito di rifletterci sopra e dedurre la strada da seguire per venirne fuori.
CALABRONE: INDOMITO. LIBERO
"Un calabrone è entrato nella mia stanza, è andato a sbattere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili. Il rumore secco delle sue zuccate faceva crepitare il silenzio. Dopo un po si è acquattato per riprendere le forze, ha ricominciato contro la lampada, e stamattina era ancora lì, secco, leggero, morto. Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato ..."
di evadere.
Mi piace ricordare questo cenno, tratto da "Un marziano a Roma" di Ennio Flaiano, quando penso al desiderio ardente di Libertà ed alla cocciutaggine dell'uomo.
di evadere.
Mi piace ricordare questo cenno, tratto da "Un marziano a Roma" di Ennio Flaiano, quando penso al desiderio ardente di Libertà ed alla cocciutaggine dell'uomo.
FRUTTO AMARO DA SEME DOLCE?
Nella vita quotidiana, spesso si sente dire, specialmente dalle persone più legate alle tradizioni, che "il frutto buono cade presso l'albero che l'ha generato". In termini minimali: "La pera cade vicino al pero che l'ha generata".
In vero ciò non è norma come, con molta eleganza, ci dice Dante, Divina Commedia, Paradiso, Canto VIII, quando Carlo Martello parla del fratello Roberto.
Dante: "Come uscìr può, di dolce seme, amaro?"
Carlo Martello: " ... le indoli si distribuiscono da individuo a individuo, cosicché il figlio differisce dal padre, il fratello dal fratello. Se non ci fosse quest'opera differenziatrice dei cieli, la natura dei discendenti sarebbe sempre conforme a quella dei generanti".
In vero ciò non è norma come, con molta eleganza, ci dice Dante, Divina Commedia, Paradiso, Canto VIII, quando Carlo Martello parla del fratello Roberto.
Dante: "Come uscìr può, di dolce seme, amaro?"
Carlo Martello: " ... le indoli si distribuiscono da individuo a individuo, cosicché il figlio differisce dal padre, il fratello dal fratello. Se non ci fosse quest'opera differenziatrice dei cieli, la natura dei discendenti sarebbe sempre conforme a quella dei generanti".
5 gennaio 2014
AUTUNNO di Jurij ZIVAGO
Da una delle più belle poesie composte da Zivago per Lara:
"...
Tu l'abito lasci andare, così,
come il bosco lascia le foglie,
quando cadi nell'abbraccio
con la vestaglia dal fiocco di seta
..."
La magia di Boris Pasternak è espressa nel Dottor Zivago non solo in prosa, ma anche in versi, come questi sopra riportati. Versi e prosa di valore eccezionale.
"...
Tu l'abito lasci andare, così,
come il bosco lascia le foglie,
quando cadi nell'abbraccio
con la vestaglia dal fiocco di seta
..."
La magia di Boris Pasternak è espressa nel Dottor Zivago non solo in prosa, ma anche in versi, come questi sopra riportati. Versi e prosa di valore eccezionale.
L'AMORE PER LARA
Riflessioni di Jurij dal Dottor Zivago di Boris Pasternak :
" ... l'arte è sempre al servizio della bellezza
e la bellezza è la felicità di dominare la forma,
... la forma è il presupposto organico dell'esistenza,
e ..., per esistere, ogni cosa vivente deve possedere la forma,
e ..., di conseguenza, tutta l'arte, non esclusa quella tragica,
è il racconto della felicità di esistere".
Nonostante tutto e nonostante tutti.
" ... l'arte è sempre al servizio della bellezza
e la bellezza è la felicità di dominare la forma,
... la forma è il presupposto organico dell'esistenza,
e ..., per esistere, ogni cosa vivente deve possedere la forma,
e ..., di conseguenza, tutta l'arte, non esclusa quella tragica,
è il racconto della felicità di esistere".
Nonostante tutto e nonostante tutti.
22 dicembre 2013
BLOK ED IDEALI
"Alla facoltà di Gordon gli studenti pubblicavno una rivista ... Jura da tempo gli aveva promesso un articolo su Blok. Per Blok deliravano tutti i giovani delle due capitali, e Jura e Mika ancora più degli altri".
Estratto dal Dottor Zivago di Borìs PASTERNAK, capolavoro della letteratura Russa (Meglio internazionale), scritto nel 1956, anche se ci può apparire come di tantissimo tempo fa.
A tutti gli Studiosi di menti eretiche, in un mondo governato dal dio denaro, quasi in totale assenza di ideali e di buon senso, dedico questo post.
Estratto dal Dottor Zivago di Borìs PASTERNAK, capolavoro della letteratura Russa (Meglio internazionale), scritto nel 1956, anche se ci può apparire come di tantissimo tempo fa.
A tutti gli Studiosi di menti eretiche, in un mondo governato dal dio denaro, quasi in totale assenza di ideali e di buon senso, dedico questo post.
30 novembre 2013
L'INVITO DI LUCREZIO
"O umano lettore, libera il cuore dagli affanni, allerta la mente, porgi l'orecchio alla vera dottrina. Non giudicare le parole che ti offro prima di averle comprese e meditate".
Quando dopo aver spifferato i miei pensieri più intimi e reconditi a dei "torsoli" e scopro di non aver prodotto in loro la minima impressione divento adirato con me stesso.
Mi dico che, forse, non sono stato sufficientemente chiaro. O, forse, è inutile parlare con chi non è disposto (Idoneo?) ad ascoltare.
Nella società odierna, spesso, purtroppo, si parla ... senza dire niente.
Quando dopo aver spifferato i miei pensieri più intimi e reconditi a dei "torsoli" e scopro di non aver prodotto in loro la minima impressione divento adirato con me stesso.
Mi dico che, forse, non sono stato sufficientemente chiaro. O, forse, è inutile parlare con chi non è disposto (Idoneo?) ad ascoltare.
Nella società odierna, spesso, purtroppo, si parla ... senza dire niente.
DESIDERIO - DUBBIO
Solo dal Desiderio del vero scaturisce il Dubbio.
Solo per il tramite dei Dubbi si può arrivare alla Verità.
La Verità suprema è la sola che può saziare l'Intelletto.
Per eventuali approfondimenti faccio rimando al Canto IV del Paradiso della Divina Commedia di Dante. Tutt'altro che noiosa.
Solo per il tramite dei Dubbi si può arrivare alla Verità.
La Verità suprema è la sola che può saziare l'Intelletto.
Per eventuali approfondimenti faccio rimando al Canto IV del Paradiso della Divina Commedia di Dante. Tutt'altro che noiosa.
25 novembre 2013
L'AMORE SECONDO CARLO A. PASCALE
Riporto di seguito, su richiesta dell'Autore, tre struggenti Poesie d'amore.
DUE OMBRE ( Alla mia Donna)
Siamo due ombre, nella sera che avanza,
tra sabbia e cielo!
Sento l’acqua e la rena
nel tuo lieve respiro.
E l’onda che tramuta
natura imbiancando.
Verginità è la tua anima,
Donna.
Oh se mi chiedessi dove
siamo diretti!
Se mi domandassi della
notte che avanza
Se volassi in cielo ad abbracciare le stelle!
Il mare forse non sa
come parlare a due ombre,
come accoglierle nelle sue
acque,
come accostarle alla sua
diversa natura.
Siamo due esilissime ombre sfilacciate sulla battigia
In una danza di fremiti bianchi.
E, mentre torniamo al
Castello, si frange il ponte levatoio
E restiamo, donna, sospesi nell’aria.
Nella sera. Nel tempo.
Nello spazio.
Per sempre.
c.a.p. 12.11.2013
“Ti
propongo per la pubblicazione sul tuo Blog una poesia che sa di aneliti e di colori smorzati, di desideri che
non tradiscono, di attese che rendono
fragili e pazzi gli uomini. La poesia inoltre stringe in sé la terra e il
cielo, le ombre e la realtà, la stasi e l'inquietudini, il destino assurdo e la
speranza forte. e incrollabile. Ti ringrazio di tutto cuore. Un abbraccio Carlo”
CHE GIOIA!
( A c.b.p.)
Da crisalide a
farfalla,
a regina, la mia
donna.
Da re a pedone,
io, il poeta.
Che gioia!
Amore ha voluto
così.
c.a.p.
01-11-2013
OH CHE TI
DIA
(A C.B.P.)
Oh che ti dia momenti di
follia:
venti statici e freddi,
soli di ghiaccio ed erbe senza fiori
per un dono che fosse
senza pari.
O che ti dia il cielo
della notte
Fiorito in fronte a Dio
come regalo.
O il pane del mio forno
Fragrante come il fiore
della vita.
O le mie nubi
intrecciate d’amore,
Morbidi sensi sul divino seno.
Nulla io credo che t’abbia donato
quando si spezza il ramo
del perdono.
Ti porterò il perfido
Giasone ed Argo e il Vello d’Oro
e il grido della Colchide …
E la maga Medea, rossa di
sangue.
Oh che ti dia la vita… tutta
la vita…
Senza chiederti nulla e
poi morire.
E’ questa la follia,
Donna.
c.a.p.
20-10-2013
Tra Innamoramento ed Amore (O “calorosa
Amicizia” come direbbe Qualcuno) librano, spensieratamente, nel vorticoso cielo,
le struggenti parole del Poeta. Sempre più desideroso di Vita.
Chiedo venìa all’Autore ed ai miei Lettori
per il ritardo nella pubblicazione di queste belle Poesie, tutte dedicate, probabilmente, alla stessa Persona che riesce
a farlo sognare come quando era … bambino.
2 novembre 2013
Mia Martini - Quante volte
http://www.youtube.com/v/op8TWI3GNlg?autohide=1&version=3&attribution_tag=3bXs06x3iu72RTUsl4wj4A&autohide=1&autoplay=1&feature=share&showinfo=1
Il mare d'inverno - Loredana Bertè
Poesia.
http://www.youtube.com/v/AILftA3E1R4?version=3&autohide=1&autohide=1&showinfo=1&feature=share&autoplay=1&attribution_tag=Q451ifKp2BRa3Z6jU3frCw
http://www.youtube.com/v/AILftA3E1R4?version=3&autohide=1&autohide=1&showinfo=1&feature=share&autoplay=1&attribution_tag=Q451ifKp2BRa3Z6jU3frCw
Ivano Fossati - La mia banda suona il rock
http://www.youtube.com/v/y9XLiQmFoB0?version=3&autohide=1&showinfo=1&autohide=1&autoplay=1&feature=share&attribution_tag=YFN8eKXOWN4SDQJ-LjUrpQ
23 settembre 2013
OH CHE MI FOSSI …
Oh che mi fossi illuso
di morire felice
E che mi fossi trovato
sul sentiero d’una stella cometa!
I poeti immergono le loro ansie nel mistero con solenne
innocenza
E tracciano la voglia di sensazioni diverse e di fuoco.
E galoppano il Logos.
Non amano che il loro
mondo, i poeti, e tutto accolgono nel ristoro sognato.
Non toccate i poeti
che tremano di ansia.
Non seminate balbuzie
e opacità nel loro animo.
Non ascoltate le parole dei folli nella cui mente tutto
deraglia.
Lasciate che vada sulla via di una stella cometa e che faccia ballare la sua chioma
per avvolgerla a coda
di cavallo alla nuca di lei.
Donate spazi immensi e
tempo aggiogato ad una fattura d’amore.
La mia donna dalla piramide di Cheope sparge
a granelli di grano il mio amore.
Morrò nella tua tenerezza. Donna. Felice.
Poesia di Carlo A. PASCALE. Alla ricerca della Stella Cometa ... Ogni vero grande poeta è, sempre, alla ricerca del suo Sacro Graal, della sua Divinità, della sua Speme, del suo Io.
SALIRO' ...
Salirò sulla montagna innevata
Sul picco più alto del mondo.
Mi siederò sui cirri del cielo
Per donarti un canto di festa.
E le stelle.
Respirerò la storia dei vicoli dove qualche randagio abbassa la testa
Sull’aspre pietre, perso nelle antiche
dimore,
battute dal freddo in una angoscia
sfinita.
E tu accarezzi quel cane e prendi me per
mano lungo la strada.
Noi siamo la vita che batte ai sospiri del vento e che vola lontano
In un flusso di note.
Sei un campo d’amore che freme sulle
gemme dei rami
E corre in lontananza.
Avrà braccia bianche la tua anima nella
stasi del tempo
e
occhi di menta correndo nel cielo lucente.
Quando ti porgo i miei versi, ti verrà
voglia di crepare di gioia,
Semmai nella tua anima avverti l’eterno
Tra fantasmi di lacrime e fede.
E sorrisi, e inquietudini, e voli. E
memoria.
Bianca è la luna di ghiaccio sulla cima
più alta.
in un velo di tenerezza affettuosa.
E sarai l’acqua in cui palpita il cielo che muore
nelle fresche pupille di menta, Donna.
Guardami.
Devi guardarmi più in fondo per salvarmi.
Poesia di Carlo A. PASCALE, dedicata a C.B.P.
9 settembre 2013
POETI E BUGIE
"che bugiardi i poeti e tutti gli altri! Volti a far credere che è il sentimento che conta, mentre ciò di cui si ha essenzialmente bisogno è quella sensualità che arde, che divora, e che è anche un pò torbida...
Ci vuole un'intensa sensualità per purificare e ravvivare lo spirito. Una sensualità pura, ardente, senza orpelli"
da L'amante di Lady Chatterley di David H. Lawrence
Ma è la sensualità o il sentimento il vero supporto del rapporto di coppia? Il romanzo sopra richiamato sostiene che senza la prima la coppia salta. Quindi non vale il viceversa, come sostengono i poeti? E' possibile ipotizzare la necessaria coesistenza di entrambi gli elementi per il sostegno della coppia? Ma è razionale sostenere la stessa necessità del sostegno della coppia?
Ci vuole un'intensa sensualità per purificare e ravvivare lo spirito. Una sensualità pura, ardente, senza orpelli"
da L'amante di Lady Chatterley di David H. Lawrence
Ma è la sensualità o il sentimento il vero supporto del rapporto di coppia? Il romanzo sopra richiamato sostiene che senza la prima la coppia salta. Quindi non vale il viceversa, come sostengono i poeti? E' possibile ipotizzare la necessaria coesistenza di entrambi gli elementi per il sostegno della coppia? Ma è razionale sostenere la stessa necessità del sostegno della coppia?
STUDI - ESPERIENZE - PROGETTI
L'uomo nella sua esistenza con i suoi studi ha, sempre, cercato di capire tutti i meccanismi di funzionamento della vita. Ha accompagnato ogni studio con una attenta fase sperimentale avente il compito di confermare le teorie elaborate. Esperimenti svolti e ripetuti, spesso in modo ossessivo, come per esempio nella meccanica quantistica, nel secolo scorso, con riguardo all'infinitamente piccolo. Ma, andando all'infinitamente grande è possibile ipotizzare, con E. Bloch, che "il mondo è un esperimento che si può concludere positivamente, con l'acquisizione di un senso ultimo, o negativamente, con il fallimento e la dispersione nel nulla?"
In entrambi i casi quale sarebbe il Progetto e chi sarebbe il Progettista?
In entrambi i casi quale sarebbe il Progetto e chi sarebbe il Progettista?
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