Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

19 maggio 2026

I TROGLODITI DI MONTESQUIEU

 I Trogloditi di Montesquieu.

Il Montesquieu con le sue "Lettere persiane" in modo molto raffinato ha dimostrato che un popolo per prosperare ha necessità di avere Cittadini che agiscono, esclusivamente, perché mossi dal tornaconto collettivo e non solo per tornaconto personale.
In queste Lettere risulta precisato che la vera Libertà e la Prosperità non derivano dall'assenza di regole, ma esse trovano presupposto nel Senso Civico, nella Solidarietà, nella capacità di subordinare il proprio interesse privato al bene pubblico, collettivo. Col successo della Morale sulla Politica.

Parlando dei Trogloditi Montesquieu, in termini allegorici, racconta la storia di vita che Usbek  racconta al suo amico Mirza. Al solo fine dichiarato di far vedere come siano la Moralità, la Virtù e la Convivenza Civile a far sopravvivere una qualsiasi comunità umana.
In assenza delle suddette caratteristiche qualsiasi società è destinata all'estinzione. 
Tanti paesi e città, guidati da amministratori che pensano esclusivamente all'interesse personale, sono incamminati verso questo percorso di fine vita.

Fasi di vita.
1)- Anarchia ed egoismo
Quello dei Trogloditi, inizialmente, era un popolo selvaggio, malvagio, barbarico, che rifiutava qualsiasi forma di limitazione sociale, di legge, di sottomissione. Tra loro era imperante l'individualismo più sfrenato possibile, avente per scopo unico l'interesse personale. Tale forma di vita ha portato all'autodistruzione di quelle genti. Con l'esclusione di sole due famiglie.
2)- Nascita della Virtù
Le due famiglie superstiti, riflettendo sul passato capirono che anarchia ed egoismo porta alla rovina. La vita per questi superstiti doveva essere governata dal buon senso e dal bene comune. Nacque tra loro la virtù che anteponeva il bene collettivo al bene personale. In queste condizioni la collettività cresce, rifiorisce e prospera. senza lasciare indietro nessuno. 
3)- Tentazione per ritorno alle origini
Con l'aumentare della ricchezza e col passare delle generazioni i Trogloditi si stancano della della fatica che richiede la virtù. E si stancano di essere onesti, di pensare ai bisogni della collettività. E per quest'ultima necessità  decidono di nominare un nuovo governo in sostituzione di quello virtuoso che aveva come principale indirizzo il vantaggio della collettività.

   L'Autore ha rappresentato il divenire ciclico delle varie forme sociali e politiche di una comunità. Ha mostrato gli antichi Trogloditi attraversare fasi di esasperata violenza e concezione distruttiva personalizzata a fasi di armonia, virtù, lavoro comune e perfetto equilibrio con la natura. In un alternarsi fra equilibrio di natura e progressivo degrado.
   Secondo Montesquieu, in una comunità, la virtù non deve fermarsi alla fondazione di un buon ordine sociale, ma deve adoperarsi per la sua conservazione nel tempo. Egli ci spiega che  bisogna evitare che il giogo sociale divenga troppo gravoso; al fine di evitare che la gente si trasferisca dalla Repubblica armoniosa e libera, basata su una concezione solidale collettiva a una monarchia con l'obbedienza cieca e assoluta verso un principe (Despota), con un sistema strettamente individuale. Con scelte di vita non più autonomamente fatte, ma fatte da pochi altri che decidono per tutti.
La Libertà, la Giustizia, il Benessere Comune sono doti che devono essere conquistati e difesi nel divenire della comunità.

Montesquieu è, semplicemente, geniale.

IL PUGNO DI AIACE

 Con il Pugno di Aiace si indica il concetto di onnipotenza che hanno e manifestano alcuni potenti (O presunti tali) quando son convinti di aver ottenuto risultati inimmaginabili solo grazie a se stessi, senza l'aiuto di alcuna divinità.
Anche Aiace (Sì, quello della Locride detto il Minore, per differenziarlo da Aiace Telamonio, detto il Grande) ha osato mostrare il pugno agli dei, quando di ritorno a casa, dopo la guerra di Troia, salvo da un pericoloso naufragio, negò di essere stato salvato dagli dei. Poseidone, visto il suo pugno lo fece sprofondare, inesorabilmente, in mare.

Aiace, figlio di Oileo, il re della Locride, era un guerriero molto audace, veloce, intraprendente. Era, però, anche molto arrogante, megalomane. E' noto per aver violentato, con atto sacrilego, la profetessa Cassandra, ai piedi della statua di Atena. Al ritorno in patria, per effetto dell'ira degli dei, la sua flotta fu interamente distrutta, ma lui si vantò di essere riuscito a salvarsi dal naufragio, nonostante il volere contrario degli dei. Poseidone subito dopo ...

Odissea - 4 - 499/510

LINGUAGGI

L'essere umano nel tempo ha acquisito varie forme di comunicazione che si accompagnano a quella verbale. Sono forme che trasmettono emozioni, intenzioni, stati d'animo tramite gesti, espressioni facciali, posture, contatti col corpo.
Sono segnali, involontari e volontari, che rivelano pensieri ed emozioni, reali, in modo molto più trasparente delle parole.
Sono: -Linguaggio del corpo; -Espressioni facciali; - Sguardo; - Gestualità; - Movimenti; - Contatto tra corpi.
Tutto ciò che potresti dirmi con le parole è minima cosa rispetto a quello che leggo nei tuoi occhi, o che sento dal contatto col tuo corpo, o quello che il tuo cuore ha pensato e il mio ha sentito.

QUOS EGO

 Quos ego o Reticenza retorica.
Rappresenta un'oscura minaccia, nei confronti di chi non ubbidisce a un ordine impartito da soggetto molto potente, manifestata con la forma della reticenza o sospensione retorica.
Espressa, in modo calcolato, con una interruzione improvvisa di un discorso.
E' una forma usata per fare intuire una sicura conclusione o un'emozione forte (Rabbia, Dolore, Imbarazzo, Contrarietà). Una interruzione avente in sé il significato netto di non voler o poter proseguire il discorso incardinato, di chiaro significato.
In forma attualizzata: Chi te l'ha detto? Non l'ho detto certo io? Mi sono spiegato? E' tutto chiaro?

E' l'espressione usata, per esempio, da Nettuno (Dio romano delle acque, del mare, dei maremoti. E' l'omologo di Poseidone dei greci) contro i Venti che per richiesta non sua, ma di Giunone (Dea di Roma. Sposa di Giove. Con Minerva e Giove rappresentava la triade suprema), hanno scatenato una terribile tempesta contro Enea e gli esuli troiani, in fuga dalla città distrutta.

Virgilio, Eneide, L I, V 135.

18 maggio 2026

LA SINDROME DI TARQUINIO

 La sindrome di Tarquinio o la Sindrome dei papaveri più alti, o  la Tirannia del despota.
E' quel "malanno" che colpisce il despota di turno, piccolo o grande che sia, Tarquinio o qualsiasi altro del passato o del tempo presente, che lo porta ad eliminare (Fisicamente, con calunnie, con motivazioni varie) tutti i cittadini migliori (Migliori di lui) che potrebbero scalzarlo dal trono di comando. Tarquinio, detto il superbo, settimo e ultimo re di Roma, ove regno per 24 anni, dopo aver ucciso Servio Tullio (Sesto re di Roma), con l'aiuto della moglie Tullia, era noto per il terribile, sprezzante, dispotismo e il suo infinito orgoglio. Con la sua cacciata da Roma (509 a.C., legata alla violenza subita da Lucrezia, donna virtuosa di corte), per effetto della rivolta popolare, c'è stata l'espulsione dei Tarquini e il passaggio dalla monarchia alla Repubblica romana. 
E' la necessità del tiranno (Di colui che detiene il potere, qualunque esso sia) di abbattere, come faceva Tarquinio, con un grosso bastone, le teste dei papaveri più alti. I papaveri più alti erano (e sono) quelli che avrebbero potuto (potrebbero), con le loro elevate capacità intellettive scalzare il despota; ecco perché, a suo parere, era opportuno eliminarli. 

Anche nel tempo presente tale sindrome è fortemente presente. Chi detiene un potere, in genere, fa di tutto per tenere lontano chiunque è, potenzialmente, nelle condizioni di scalzarlo. 
penso di essere stato, alcune volte, un papavero con la testa molto più alta del necessario. Ho evitato i colpi del bastone del despota di turno, che spesso si mostrava con un falso sorriso sulla faccia.

16 maggio 2026

PONTE DI MEZZO


 Foto (Dini, dalla rete) della struttura portante, in carpenteria metallica, della centina di sostegno del getto in calcestruzzo del Ponte di Mezzo, a Pisa, senza pile in alveo.
La prima ipotesi progettuale prevedeva la realizzazione di un ponte ad arco, senza pile in alveo, con incastro perfetto alle imposte (Schema iperstatico). 
La soluzione realizzata, su progetto di Krall, prevedeva un ponte ad arco, senza pile in alveo, con incastro alle imposte, con funzionamento a mensola (Schema isostatico); quindi, con le strutture portanti aventi le fibre tese sul lato superiore e quelle compresse dal lato inferiore. Non è dato sapere se la schematizzazione statica suddetta sia stata effettivamente e perfettamente realizzata. 
Se la risposta è affermativa, come sin convinto, allora la struttura portante del Ponte di Mezzo è costituita da due mensole, con andamento curvo, incastrate alle basi (imposte) e libere in sommità.
Le travature reticolari in acciaio, usate come centine, inglobate nel calcestruzzo armato normale, naturalmente, svolgono anche una funzione statica analoga a quella delle barre da c.a.

AMLETO

 "Talvolta il rumore delle cose più profondamente sepolte esce dalla terra e, come i fuochi fatui, corre follemente per l'aria. 
Ma essi sono solo fiamme che illuminano un attimo per depistare, per nascondere la verità. 
La storia, quella vera, resta al buio per molto tempo, ma, poi, viene a galla. Essa viene raccontata, con la promessa di mantenere il segreto, a qualcuno che, poi, la racconterà a qualcun altro; e poi ancora."

15 maggio 2026

TRAMONTO

 


SPERANZA

 Col sottile sorriso del dubbio o 
con la speranzosa angoscia della incredulità?

I SOCIAL

 I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli, che prima parlavano solo al bar, senza danneggiare la collettività. 

E, lì, allora, venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.

Umberto Eco


FELICITA'

Il segreto della Felicità è la Libertà. 
Se non c'è libertà non ci può essere felicità. E' solo qualcosa di effimero. Nei luoghi ove la mafia è imperante è raro trovare persone oneste compiutamente felici. La felicità non è una emozione passeggera, ma è un equilibrio che nasce quando possiamo sentirci liberi dalle costrizioni che ci soffocano. 
La felicità è lo scopo della vita. Scopo difficilmente raggiungibile, che richiede, in ogni caso, la conoscenza di se stessi.  
E il segreto della Libertà è il Coraggio.
La libertà se non c'è va conquistata e se c'è va difesa, con coraggio.
Ma il coraggio del singolo può non bastare se manca quello della collettività.
E senza Libertà non ci può essere Giustizia.
Ed è compito dello Stato (Con le sue Istituzioni) garantire Sicurezza e Libertà per tutti i Cittadini.

Il singolo cittadino ha il dovere di denunciare, per esempio, qualsiasi atto delittuoso mafioso, e il competente Procuratore della Repubblica, senza riguardo per alcuno, ha il dovere di cercare, trovare e arrestare gli assassini.
Senza dimenticare che la responsabilità di un male ricade, anche, su chi, avendone i mezzi e l'autorità, omette di agire (Per colpa o per dolo).

14 maggio 2026

LE PIANTE. IL VERDE


L'uomo spesso tende a dimenticare che la propria esistenza dipende dagli alberi. 
Le piante assorbono ciò che per noi è scarto, lo trattengono e lo trasformano, mantenendo in equilibrio il pianeta Terra.
Senza gli alberi la temperatura tende a salire fino a livelli estremi (come nel deserto), l’acqua smetterebbe di esistere in forma liquida e, con essa, scomparirebbe, anche, la vita.
Il problema è farlo capire a tutta la gente e a tutti quei personaggi che detengono il potere locale; senza distinzione di colore politico.

12 maggio 2026

PACE

 La Pace è il bene più importante dell'umanità. 
Essa è strettamente collegata alla Giustizia, alla Sicurezza e alla Democrazia dei popoli. E' un bene che va adeguatamente tutelato dalla società nel complesso e dai singoli cittadini. Cittadini che devono essere documentati sui rischi potenziali derivanti da una scarsa attenzione sociale, etica e morale.

Per vivere in Pace nel mondo, secondo E. Kant, è necessario che i cittadini e i poteri istituzionali dei singoli paesi abbiano coscienza, padronanza, convinzione di tre fondamentali aspetti relativi a:
-Diritto Interno,
-Diritto Internazionale,
-Diritto Cosmopolitico.

Il Diritto Interno. Il paese sia una Repubblica; abbia una costituzione e leggi adeguate da far rispettare a tutti; abbia un adeguato meccanismo che consenta la netta separazione dei tre Poteri e il loro ragionevole equilibrio. Esista la certezza del diritto e delle pene. Inoltre, ma non di secondaria importanza, i cittadini devono partecipare alla vita pubblica del paese.

Il Diritto Internazionale. Tutti i paesi che aspirano alla Pace devono evitare condizioni di isolamento con altri stati, vicini e lontani. Devono considerare come proprie e rispettare scrupolosamente le norme sottoscritte presso le strutture internazionali (ONU, ...). Strutture internazionali, costituite da componenti di tutte le nazioni, che sono preposte, in prima persona, alla composizione delle controversie che, inevitabilmente, possono sorgere fra gli stati.

Il Diritto Cosmopolitico. I cittadini degli stati devono sentirsi e vivere come cittadini del mondo, senza alcuna discriminazione nei confronti di tutti gli altri.

Ma rammentando A. De Gasperi al tempo del referendum su monarchia o repubblica (02/06/1946) mi domando, ancora oggi, ma gli Italiani sono sempre convinti di voler smettere di essere sudditi e diventare, definitivamente, cittadini?
I sudditi possono sempre dire che la responsabilità per le scelte fatte è della corte, della monarchia. 
I cittadini sanno, o dovrebbero sapere, che se ci sono scelte pubbliche errate in gran parte è loro responsabilità.

AUTORITRATTO

Capelli: Castani (Tempo fa), un pò ondulati, da lisciare nella zona posteriore.
Viso: Calmo, controllato, sereno, puro.
Sguardo: Profondo, serio, affidabile, ogni tanto malinconico o triste.
Bocca: Di ineguagliabile finezza, ma è capace di trasformarsi in truce disprezzo.

 

SOLITUDINE

Non toccarmi la solitudine 
se non sei capace di offrirmi vera compagnia.

F. Nietzsche

In altro modo, più popolare:
"Meglio solo che male accompagnato". 

IL PROPRIO MESTIERE

 Stimo, ammiro, chi fa bene, con passione, il proprio mestiere.
Chi si trova in queste condizioni fa del bene a se stesso, alla sua famiglia, alla società in cui è inserito.

PRIVILEGIO DELLA DEBOLEZZA

 Nel confronto di forza fra due distinte opposte tendenze si può scorgere, a colpo d'occhio, una condizione di sostanziale equilibrio, che lascia incerta la possibilità di supremazia fra l'una o l'altra opzione, in caso di scontro, e una condizione di straripante squilibrio di forza.
In questo secondo caso, per soggetti di alto lignaggio intellettivo, capita di veder spuntare, orgogliosamente e con fierezza, il "Privilegio della debolezza". 
E' quello stato d'animo che ha un Uomo (Essere umano), solo, di insultare tanti uomini, suoi nemici, posti di fronte a lui e che non teme.
E' la presa di coscienza di uno stato di fatto che invece di portare paura porta coraggio, convincimento, determinazione per la causa che merita, senza alcun dubbio, anche il sacrificio.  

CITTADINO O SUDDITO?

 La differenza fra una persona "Libera" e una persona che non vuole o non riesce  a svincolarsi dal condizionamento degli altri, sta, essenzialmente, nel voler sempre ragionare con la propria testa, senza lasciarsi condizionare, influenzare, da alcuno. 
Chi si lascia guidare, influenzare, comandare da altri è un suddito; Per esso non molta importanza il principio di "uguaglianza fra tutti", nella società e davanti alla legge. Egli accetta, supinamente, senza entrare nel merito, le scelte che altri fanno e faranno per lui.
Il cittadino, invece, ragiona sempre con la propria testa; magari ascoltando anche il parere degli altri, ma decidendo in piena autonomia. Il Cittadino è colui che davanti a tendenze devianti, a fronte alta e schiena diritta è capace di rispondere, e risponde così: 
"Il favore che mi chiedete esce fuori dalla cerchia di quelli che posso farvi".  

ALBERI E AMBIENTE

L'ambiente, la natura, è quel qualcosa che a parole quasi tutti dicono di voler aiutare, sostenere, rispettare, difendere, ma, nei fatti, solo pochi lo fanno. E quelli che lo fanno, spesso vengono derisi, discriminati, contestati specialmente da coloro che, sono prossimi, rappresentano il potere.                          

-Sensibilità ambientale. Le giovani generazioni sono, sembrano, molto sensibili, interessate, alla necessità di preservare, proteggere, l'ambiente, in qualsiasi forma si presenti. I giovani, specialmente nelle città stanno riscoprendo il valore del verde e degli alberi. Gli alberi non sono più visti solo come elementi decorativi, ma essi sono concepiti come vere e proprie infrastrutture verdi, capaci di migliorare la qualità dell’aria, di ridurre il caldo estivo, di aumentare la biodiversità e rendere gli spazi urbani più vivibili.

                         
-Italia. Molte città prestano attenzione e mostrano impegno per la messa in atto di progetti di forestazione, spesso in zone degradate e già abbandonate a se stesse. Quartieri, degradati e non, periferici e centrali, fasce di rispetto stradale e autostradale, aree già industrializzate e poi dismesse sono coinvolti in attività di forestazione.  Fare forestazione urbana significa impegnarsi per la creazione e l'amplificazione di boschi urbani (Tipo Jardin du Luxemburg, a Parigi, a pochi passi dal Pantheon) e/o periurbani, di viali alberati, di corridoi verdi, di parchi giochi integrati.                                        Molti amministratori locali sensibili alla problematica ambientale hanno programmato e programmano  il numero di alberi d'alto fusto, innovativi o autoctoni, da piantare nelle loro città.                                                                                                                        Quali sono le eccellenze in Italia?  Le città con le migliori dotazioni di alberi d'alto fusto, secondo il Rapporto Ecosistema Urbano 2024 sono: Belluno, Cremona, Trieste.


 Tendenze.                                                                                              -Brescia. In questa città gli amministratori locali per ridurre l'anidride carbonica (CO2), limitare il rumore delle auto e abbellire il territorio, hanno deciso di realizzare un bosco, lungo la tangenziale Sud, programmando la piantumazione di 33.000 alberi d'alto fusto autoctoni.


-Napoli.  La città Napoli, per combattere il caldo estivo, ha deciso di piantare più alberi (la situazione, al 2023, era di  4 alberi ogni 100 abitanti), di aumentare il verde urbano e di migliorare la vivibilità della città. Il Comune di Napoli ha attivato, sin dal 2025, un progetto per la messa a dimora di 4.500 nuovi alberi in tutta la città, al fine di realizzare di una vera e propria cura ricostituente con la creazione di nuove aree verdi, specialmente in tutti quei quartieri ad alta incidenza residenziale, segnati da un’eccessiva urbanizzazione.La soluzione giusta per affrontare, nel migliore dei modi, le ondate di calore e migliorare la qualità della vita. Con riguardo a tutti i cittadini.
Una ricerca dell’Università Federico II, che ha analizzato delle isole di calore, di Napoli, caratterizzate da un'alta densità edilizia e da una scarsa presenza di aree verdi (come i Quartieri Spagnoli e grandi piazze), ha riscontrato una diminuzione di 1,3 gradi della temperatura nelle aree dove viene aumentato del 30% il numero di alberi che proteggono il suolo e gli edifici dal sole estivo.


-Regione Puglia. La regione Puglia ha elaborato un progetto ambizioso detto "Alberi per il futuro", per la creazione e la cura di nuove aree destinate a verde urbano. Con questo progetto saranno messi a dimora alberi d'alto fusto lungo le strade, nelle piazze e nelle aree pubbliche dismesse e non, con adeguati impianti di irrigazione, per rendere la vita più bella e salutare.

 
-Europa. L’Unione Europea, già prima di questo periodo sconvolto da guerre (Ucraina, Medio Oriente,...), aveva programmato di mettere a dimora almeno 3 miliardi di alberi d'alto fusto, entro il 2030. Inoltre, esplicitamente, ha promosso e stimolato la realizzazione di piani di inverdimento urbano per tutte le città con più di 20.000 abitanti. La sensibilità ambientale allo stato attuale sembra più presente nei paesi del centro nord e meno presente in quelli caldi del centro sud Europa. Con significative eccezioni.


-Forestazione urbana. Cos’è la forestazione urbana e perché ci riguarda tutti?
La forestazione urbana porta in se, inequivocabilmente, una serie infinita di vantaggi. Di seguito alcuni di essi: 
- Il clima è più fresco. L’effetto “isola di calore” risulta sensibilmente ridotto; 
- L'aria è più pulita. Le foglie degli alberi filtrano l'anidride carbonica (CO₂) e le  polveri sottili;
- Gli alberi portano benessere psicofisico. Più è grande la presenza del verde, meno stress attacca l'umano, portato a rilassarsi con anima e corpo;
- Gli alberi portano più biodiversità. Gli alberi rappresentano l'habitat ideale per uccelli, insetti, piccoli animali;
- Gli alberi contribuiscono a rendere le città più forti. Le radici degli alberi aiutano le città per affrontare con maggiore resistenza gli eventi climatici estremi (Alluvioni, esondazioni, smottamenti, frane).


Livelli di rapporto Alberi/Abitanti:                                                       
a) 40/100 > Ottimo                                                                             
b) 20/100 > Migliorabile                                                                       
c) 10/100 > Minimo.                                                                                 
Molti sono i comuni che stanno migliorando. Pochi sono i Comuni virtuosi al Sud.


NAUFRAGIO

 La vita è una continua lotta con la morte; che agisce per motu proprio o per iniziative barbariche altrui. 
Morte che spesso si avvicina a noi sorridendo e ad essa dovremmo rispondere con un sorriso ancora più intenso. Per respingere il suo assalto.
La vita è un lungo disperato naufragio che finisce, sempre, con la soccombenza delle nostre speranze. E, per quanto possibile, bisognerebbe cercare di mantenersi a galla, e remare nella giusta direzione, aggrappati alla trave in legno, che si è trovata nei paraggi, e alla quale si è vincolati. 
Magari senza il peso di inutili, pesanti, zavorre perpetue. Fisiche, psicologiche e ideologiche.

AMORE FILIALE - CAVALCANTE DE' CAVALCANTI

 La più alta rappresentazione dell'amore tra padre e figlio, a mio parere, è quella fatta da Dante, nella Divina Commedia, nell'Inferno, al Canto X, Eretici VI Cerchio, ove incontra e parla col fiorentino Cavalcante de' Cavalcanti, guelfo come Dante, padre del poeta Guido, suo "primo amico", del "dolce stil novo".
Cavalcante, seppure considerato come persona di cultura e di alti valori è posto da Dante nel X canto dell'Inferno, tra gli Eretici, in tombe infuocate, ossia tra coloro che credono che l'anima muoia col corpo (Epicureismo). Cavalcante alla vista di Dante si erge, irrompe con forza, dal suo sepolcro, taglia il dialogo tra il Poeta e Farinata degli Uberti, e chiede notizie del figlio. E con ciò facendo emergere la sua profonda umanità, il suo immenso amore per il figlio. Chiede al Poeta perché non si è fatto accompagnare, nel suo viaggio, dal figlio Guido.
 "Perché tuo figlio Guido non è con té...?"
 Il silenzio di Dante, seguito a questa domanda, fa confermare, al Cavalcante, la sospettata morte del figlio. I dannati non conoscono il presente, ma possono prevedere il futuro.

E, poi:
"per qui mi mena forse cui Guido vostro ebbe a disdegno"

Il passato remoto di Dante ("ebbe") fa scatenare in Cavalcante un'atroce paura. Guido non sarà morto?
E, quindi:

"Come? dicesti 'elli elle'?
non viv'elli ancora?"
E, subito dopo, quel povero padre, si accascia disperato, senza emergere più, lasciando il Poeta con Farinata degli Uberti, fiorentino, suocero di Guido, che, con altro carattere, nonostante tutto, sostiene con fierezza le sue scelte di vita.
Il Cavalcante, invece, col suo agire mette in evidenza l'amore grande per il figlio, ignorando da durezza della sua punizione infernale. La morte del figlio Guido è molto più forte delle terribili pene dell'Inferno.
L'esitazione di Dante, che voleva essere una delicata reticenza, portarono Cavalcante in una struggente disperazione. Disperazione atroce che lo spinse a ripiombare distrutto, quasi a rituffarsi, nella tomba infocata, senza più rialzarsi.

A CHI GIOVA

A tutti coloro che, per colpa o per dolo, hanno brancolato, o brancolano, nel buio e non sanno, in alcun modo, cosa fare, parafrasando A. Dumas, ho detto, invano, e dico 
"Cercate, cercate a chi il delitto giova, come dice un assioma della Giurisprudenza".
Aggiungendo di mio: 
"E, se lo vorrete, troverete."
... Se lo vorrete ...

Quanti "Locusta" hanno dato una mano ad "Agrippina", madre di Nerone, per l'avvelenamento di "Claudio"?
Quanti "Locusta" hanno operato nel caso di Totò, acquisendo vantaggi (Politici, Economici, Personali)? 
Vantaggi manifestati senza alcun "pallore di vergogna del colpevole"; neppure larvatamente camuffati, eventualmente, con il falso stupore dell'innocente.

Gli Orientali, al fine di conservare totalmente intatta la libertà di vendicarsi per un delitto subito, non mangiano e non bevono, mai, a casa dei loro nemici, dove non mettono piede neppure sulla soglia d'ingresso. E, neppure altrove, anche per molti occidentali. 

10 maggio 2026

MANDORLO IN FIORE



Il mandorlo è l'unico albero che fiorisce in inverno, quando è al freddo e senza foglie. Bellissimo.
La motivazione, secondo la Letteratura classica greca e magno greca, trova fondamento nella struggente storia d'amore tra l'eroe greco Acamante e la principessa Fillide.
La leggenda parla del ritardo nella partenza, di Acamante, da Troia verso casa e della conseguente preoccupazione di Fillide che non vedendolo arrivare l'ha creduto morto in battaglia. Il dolore accumulato giorno dopo giorno ha portato la fanciulla alla morte. 
La dea Atena conoscendo questa storia d'amore, impietosita, ha trasformato la fanciulla in un mandorlo nudo, spoglio. Mandorlo che fiorì, immediatamente,  quando Acamante, ritornato a casa, lo abbracciò, con struggente amore e dolore. L'abbraccio di Acamante al mandorlo (Fillide) fece spuntare i bellissimi fiori bianchi, simbolo del loro amore che sarebbe sopravvissuto per sempre, al posto delle foglie (Che spuntarono successivamente).
La mandorla, il frutto, è simbolo di purezza.
Il mandorlo con i suoi fiori, in inverno, rappresenta la Speranza, l'Immortalità, la Rinascita, la Vita che rinasce, la Primavera che risveglia i cuori. E' la vita che vince, anche sul gelo. E' l'amore eterno che va oltre ogni limite umano.
  

8 maggio 2026

MENDACIO

 Menzogna.
Con la parola menzogna (bugia, falsità, fandonia, impostura) si intende l'alterazione, consapevole e intenzionale, della verità, pronunciata per ingannare qualcuno o per alterare la sua percezione della realtà.
E' un parlare contro il pensiero (locutio contra mentem) tendente ad indurre in errore.
La menzogna non è cosa semplice, come potrebbe apparire, e, nei suoi vari aspetti, può essere definita come: falsità, astuzia, errore, inganno. E, pseudo (In greco = menzogna) che rappresenta, anche, in modo estensivo, una forma diversa di intendere una certa cosa o persona. 
Chi dice il falso mente?
Non mente chi crede in ciò che dice, anche se ciò che dice è falso.
Promessa in mala fede - Aspetto performativo. Una promessa fatta in malafede, con l'intenzione di non mantenerla, è solo una promessa reale, ma non una bugia. In questo caso la menzogna è legata, intimamente, a un aspetto performativo che tradisce la verità.
Verità e menzogna. La verità è sinonimo di stabilità, certezza, irreversibilità. E' sinonimo di qualcosa che sopravvive in modo infinito alle menzogne che, quasi sempre, sono destinate a crollare.

Tipi di menzogne.
-Impostura. E' il caso di chi mente al fine di ottenere un proprio vantaggio. Chi lo fa è un impostore.
-Frode. E' il caso di chi mente per portare vantaggio ad altri. 
-Calunnia. E' il caso di chi mente per nuocere a terzi. Chi lo fa è un calunniatore.
-Finzione. E' il caso di chi mente senza cercare vantaggio o svantaggio per se stesso o per altrui. In questo caso il soggetto non mente, fa solo finzione. E' una menzogna innocente che non nuoce né a chi la dice, né agli altri. Quindi, a rigore, non sarebbe da definire come menzogna. E', semplicemente, una dissimulazione (Atto di nascondere, mascherare, occultare i propri veri pensieri, sentimenti, intenzioni). Una recita, sotto il sole. E' menzogna, anche, la "finzione orgasmica", seppure appartenente a un ambito compiacente.
-Gestualità. E' menzogna anche mostrare la falsa gentilezza di un sorriso affettato o il gesto di una mano tesa. 

Menzogne importanti.
Le bugie e le violenze, se tollerate dalla comunità internazionale, possono portare terribili "violenze performative". Queste violenze, fisiche e/o psichiche, producono atti performativi che servono alla nascita o alla variazione di uno Stato, che poggiano non su verità, ma su menzogne, più o meno importanti.
La nascita di tali atti, quindi, porta alla creazione di uno Stato al quale è accoppiato un diritto. Diritto che poggia su una "verità storica di Stato" che non può essere contestata, anche se, essa, è solo una verità di diritto, non di fatto. Si dice allora che la verità sta intimamente legata allo status performativo.

Il suo luogo privilegiato è quello della politica, che la considera come un necessario e legittimo strumento. Per il bene Comune, e non solo.
In politica la menzogna è considerata come una opzione possibile, consentita, almeno fino a quando non viene scoperta e diffusa.
I rappresentanti Istituzionali, per la funzione che svolgono, non devono / dovrebbero mai mentire. In uno stato democratico per il rappresentante Istituzionale che mente c'è, al minimo, una sola opzione: quella delle dimissioni!

Menzogne verso se stessi.
Molte persone hanno acquisito il bisogno dell'inganno in se stesse, anche inconsciamente. Tale opzione non necessariamente rappresenta una cattiva fede del soggetto, ma è un qualcosa di legato all'inconscio. Forse è la "necessità di mentire" agli altri che spinge le persone a mentire, preliminarmente, a se stesse. E, così facendo si pone in atto un autoconvincimento a sostegno della tesi.
In sintesi, secondo una nota scuola di pensiero, è molto difficile mentire agli altri senza mentire a se stessi. Secondo detta scuola di pensiero "l'inganno senza l'autoinganno è praticamente impossibile".

 La menzogna vista dagli intellettuali.
-Kant. Sosteneva che nella vita la veracità è un atto dovuto. Senza eccezioni. Per lui donare, per esempio, una moneta falsa a una persona, alla quale non si deve nulla, equivale, senza alcun dubbio, ad ingannare quella persona che la riceve, che non viene derubato. Ma, l'inganno implica una menzogna; è un atto che nega la veracità, sempre dovuta verso tutti.
Esiste un presunto diritto di mentire per amore dell'umanità? No, ha detto lui.
-Rousseau. Per lui può capitare di mentire verso se stessi. Nella vita per essere giusti verso gli altri è necessario esserlo con se stessi. Ossia, prima di ogni altra cosa l'uomo deve rendere conto alla propria Dignità, alla propria Coscienza, alla propria Anima. 
-Montaigne. Mentire è un vizio degli uomini (genere umano) legato, dipendente dal fatto che essi si rapportano usando la parola.
-S. Agostino. Secondo il teologo per eccellenza della Chiesa di Roma, c'è menzogna solo quando c'è il desiderio, l'intenzione, la volontà esplicita di ingannare. E' l'intenzione l'elemento di discrimine della moralità delle persone.
-Harent. La menzogna è sempre stata considerata come necessario e legittimo strumento del politico e dello statista.

17 aprile 2026

L'ESSENZA DELLO STYLE

 Nella vita ci sono cose che, teoricamente, sono nella disponibilità di tutti, ma sono possedute solo da alcuni. Sia in senso positivo (Lo style), sia in senso negativo (L'invidia).
L'invidia nasce dal confronto e dal senso di inferiorità, che una volta constatate, portano alcune persone (Invidiose) a desiderare il male per coloro che possiedono ciò che a loro manca (Cose materiali e immateriali). 
L'etimologia (Dal latino) di invidia porta al significato "guardare contro" (In = contro; videre = guardare).
L'invidia è una emozione complessa e sgradevole che spesso aggredisce gli uomini mediocri. Gli animi nobili ne sono immuni.
E' un sentimento di rancore, o astio, verso la felicità, il successo o le qualità altrui. Cose che gli invidiosi vorrebbero possedere, ma non possiedono.
L'invidia nei confronti di qualcuno, in funzione dei casi, si manifesta a due livelli: uno più basso e altro più alto.
Il livello più basso si esplica quando l'invidia è provocata dal patrimonio (Casa, denaro, auto) che l'invidiato possiede e l'invidioso non possiede.
Il livello più alto, molto più grave del precedente, invece, si esplica quando l'invidia  è provocata non dal patrimonio, che, magari, può essere posseduto anche dall'invidiante, ma per qualcosa d'altro, molto  più difficile da acquisire. Si tratta del modo di essere e di vivere dell'invidiato. Non è apprezzata la sua essenza, il suo stile, di vita. La sua energia, la sua determinazione silenziosa e gioiosa. 
L'invidioso, in questo caso, non è capace di accettare quello che l'invidiato sa fare, anche bene, mentre lui non è capace di farlo. Egli non accetta il successo economico, professionale, familiare, le relazioni positive che l'altro riesce, facilmente, ad esplicare. Lui non riesce ad eguagliare le capacità di gestire i rapporti con gli altri e i valori ideali della vita come fa l'invidiato. Cose che nessuno potrà, mai, sottrarre all'invidiato. E lui, l'invidioso, se ne rende conto.
Tale status, alla fine, porta malessere psico-fisico nell'invidioso che si rende conto di non essere capace di fare, di essere, quello che l'invidiato fa, spontaneamente, con un sorriso. Semplicemente. Tale condizione spesso è accompagnata da risentimento, da malumore, che spingono sulla strada della calunnia, del pettegolezzo, del livore, della negazione del valore, al fine di screditare l'invidiato.
L'invidia è una condizioni che, facilmente, si percepisce nelle persone infette.  E, purtroppo, il mondo è pieno di gente invidiosa. Malata di testa e di cuore. Malattia difficilmente guaribile.   

16 aprile 2026

GUARDA OLTRE

 Guarda Oltre.
Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, nel primo canto del Paradiso, introduce un verbo sconosciuto, da lui inventato e ancora oggi scarsamente usato, ma dal significato eccezionale: Trasumanare.
Trasumanare (O transumanare), come spiega Dante, rappresenta la capacità di elevarsi oltre la condizione umana. L'etimologia  di trasumanare fa rimando alla lingua latina con trans (= al di la = oltre) e con humanus (= umano). 

Trasumanare o Guardare oltre, quindi, è una rappresentazione dell'ascesa dell'essere umano verso l'alto, verso il cielo splendente di serenità e luce. E' un elevarsi spiritualmente, oltre l'umano, al di sopra, al di la, oltre, dei limiti dei sensi e della condizione umana mortale.
E' una trasformazione profonda di un essere in un "oltre"; in un qualcosa di trascendente.
E' una gioiosa ascesa oltre la ragione. 
E non poteva essere che così, vista la posizione (Paradiso) all'interno della Divina Commedia.

In sintesi, trasumanare, guardare oltre, è un tendere oltre l'umano. E' un invito a superare l'umano vissuto, concedendosi alla gioiosità delle cose belle che portano verso la luce e allontanano dal buio. Come invita a fare il bel libro "Guarda oltre" che racconta la storia di vita di un grande Sognatore (Totò). 

17 marzo 2026

PISA


SCIOCCHEZZE DI STATO 3

Sostengo da sempre che uno dei più grossi guai dell'Italia è quello che non impedisce formalmente la coincidenza del controllore col controllato. Esempi eclatanti derivanti da fatti di cronaca.

a)- Dirigenti ministeriali. Non è accettabile, in alcun modo, che un alto dirigente del Ministero dell'Economia possa far parte, contemporaneamente, del Consiglio di Amministrazione di una banca (MPS nel caso specifico). Banca importante o poco importante.
Evidentemente, al Ministero competente la politica e la dirigenza avrà autorizzato detta sovrapposizione. Per colpa o per dolo?
Inoltre, il passaggio da una funzione all'altra dovrebbe essere subordinata, sempre, alle dimissioni irrevocabili dalla prima e al compimento di un periodo sabatico, di inattività di settore, per almeno 5 anni. Senza alcuna possibilità di reintegro nelle funzioni precedentemente occupate. 

b)- Magistrati. Non è accettabile, in alcun modo, che un rappresentante del Potere Giudiziario diventi, immediatamente, parte sostanziale del Potere Esecutivo e, alla fine del mandato, torni ad esercitare le funzioni nell'originario Potere Giudiziario. 
Tali maldestri passaggi non possono che portare ad atti irriguardosi della Libertà, della Giustizia, della Democrazia e del Buon Senso. 
Il passaggio da una funzione all'altra deve essere subordinata alle dimissioni irrevocabili dalla prima e al compimento di un periodo sabatico, di inattività di settore, per almeno 5 anni. Senza alcuna possibilità di reintegro nelle funzioni precedentemente svolte.

QUANTI?

 Quanti (Di qua e di la) si sono adoperati, e si adoperano, da quella cupa sera,  a nascondere, qualcosa o qualcuno, alla vista degli uomini ed, anche, alla vista di Dio?

CLEOPATRA

 Cleopatra, la bellezza e le perle.
Cleopatra (In greco "Gloria del padre") è stata l'ultima regina della dinastia dei Tolomei, regnante ad Alessandra d'Egitto. La sua bellezza e la sua capacità strategica nella gestione del regno sono rimaste scolpite nei secoli fino ai tempi moderni. La sua bellezza è stata decantata anche da Plutarco che parla di una "irresistibile attrazione" che esercitava verso gli altri. Di una capacità di attrazione legata alle sue capacità oratorie, in tante lingue diverse (Conosceva: Egiziano, Greco, Latino, Etiope, ...). Il tutto fuso alla grazia naturale, spontanea, che sviluppava con il suo linguaggio e le sue movenze. La sua voce, dolcissima, coinvolgente come uno strumento musicale, dava piacere.
Era splendida da vedere e da sentire.
"Era capace di conquistare i cuori più restii all'amore; persino quelli che l'età aveva raffreddato", diceva Dione Cassio. 

Intelligenza, eloquenza, carisma erano doti innate in lei. La sua presenza fisica era curata e piacevole. Le piaceva ammaliare i suoi interlocutori. 
Amava le fragranze e i rituali della bellezza, al fine di esaltare la sua sensualità.
Era bella, attraente, ma la sua vera forza stava nella sua mente brillante e nella sua personalità magnetica, con straordinarie capacità seduttive. Aveva la pelle bianca e i lineamenti ellenistici.
Era solita fare il bagno nel latte d'asina per mantenere morbida la pelle. Pelle che fece innamorare, perdutamente, anche Marco Antonio.

E qualcuno ha raccontato di un famoso banchetto durante il quale, per sbalordire i suoi commensali, ha mangiato una preziosa perla che fece sciogliere nell'aceto.
Confermando che la sua bellezza val bene una perla. Con qualche dubbio su realtà e fantasia del suddetto episodio.

6 marzo 2026

UN POLLO OGNI DOMENICA PER OGNI CITTADINO

 Sono un fervente repubblicano poco propenso ad accettare la presenza di contesti monarchici e autoritari. Questa ipotesi di base mi porta a non parlare, o a parlare pochissimo, di re o di imperatori.

Faccio eccezione per un re, Enrico IV, il quale dopo aver capito che la sua incoronazione, per passare senza particolari contrasti avrebbe dovuto prevedere il suo passaggio dalla sua fede protestante alla fede cattolica dominante. E prima di farsi incoronare re nella bellissima Cattedrale gotica di Chartres Enrico IV, a giustificazione della sua scelta, disse,  fece sapere al mondo, che "Parigi val bene una messa / Paris vaut bien une messe". Unico re di Francia incoronato nella bellissima Cattedrale di Chartres.

È una volta incoronato re, Enrico IV, tra le altre cose positive, per aiutare la crescita del popolino, dispose che ogni domenica nella pentola di ogni cittadino ci fosse un pollo da consumare in famiglia. Questa determinazione è stata accolta con molto entusiasmo dai poveri contadini, specialmente nei paesi della Vallata della Loira e, particolarmente, a Chartres, a pochi chilometri da Parigi, ove si fece incoronare e ove, a ricordo di quel pollo nella pentola di ogni cittadino, ogni domenica, ancora oggi è possibile riscontrare per le vie di quella bellissima cittadina tante immagini  di un pollo ruspante.

Nel 1598, dopo essere diventato re e dopo aver stabilizzato la situazione politica, Enrico IV promulgò, saggiamente, l’Editto di Nantes, per mettere fine alle guerre di religione tra cattolici e protestanti.

Nel 1685, in un nuovo contesto storico  il re Luigi XIV è stato costretto a revocare l'Editto di Nantes, per ripristinare la supremazia del cattolicesimo. Con tale pronunciamento Luigi XIV, in sostanza, ha eliminato la libertà religiosa dei protestanti. Con le drammatiche decisioni che portarono alla distruzione delle chiese protestanti, all'espulsione dei pastori protestanti, alle persecuzioni violente, alle conversioni forzate.

I cattolici più integralisti giustificarono tali azioni con una opinabile interpretazione di un passo del Vangelo, la dove afferma "Costringili ad entrare". Luca 14, 16-21. E per questa interpretazione restrittiva molte persone hanno perso la vita. Nei secoli successivi teologi e intellettuali si sono confrontati e scontrati su come doveva essere interpretata tale frase. Solo in tempi relativamente recenti ha avuto il sopravvento l'interpretazione bonaria del concetto. La costrizione stava per il convincimento bonario, fatto di ragionamento e buon senso. Anche nella parabola del grande banchetto, il padrone di casa usa queste parole (Costringili ad entrare affinché la mia casa sia piena) quando chiede a un suo servo di andare per le vie e invitare poveri e umili ad andare al banchetto e fare festa. In sostituzione di tutti coloro che seppure invitati hanno presentato delle scuse per non esserci. 

 Nel 1610, Enrico IV fu assassinato a Parigi da un fanatico cattolico, François Ravaillac, che, nonostante tutto, era poco propenso ad accettare un re con radici protestanti. Ma, alla fin fine Enrico IV è stato un re buono, desideroso di portare migliori condizioni di vita alle persone più umili.

2 marzo 2026

SINDROME DI MACBETH

 Come Banquo, da fantasma, portati presso tutti i banchetti di quei bastardi, guardali negli occhi, e fai in modo che solo il singolo barbaro veda la tua immagine, impedendo la visione a tutti gli altri presenti. Così facendo, davanti al delirio del Macbeth di turno, tutti gli altri penseranno alla nascita e alla successiva esplosione dello stato di squilibrio mentale, di pazzia, del criminale che si considera divinità.

La follia sia la giusta punizione - in assenza di giustizia terrena - per il furto dei tuoi sogni da parte di quei bastardi selvatici. Tutti i tuoi assassini brucino nel fuoco eterno nelle braccia della follia. Sì, come Macbeth e anche di più.

26 febbraio 2026

IL MIO ALLORO

Il mio Alloro. 

Quel  magnifico saggio gigante, già presente nel giardino di casa mia, non c'è più. Il ciclone Nilo, che, alcuni giorni fa, ha sfogato la sua infernale energia sulla fascia jonica della Locride, ha collassato l'ultima branca di quel maestoso albero centenario, profumato. 

Esso, per tutti, ha, sempre, rappresentato, donato: Ossigeno e aria pulita; Ombra e frescura durante i giorni di calura estiva; Casa sicura per centinaia di uccelli di varia specie; Foglie aromatiche per tisane e gustosi piatti mediterranei; Bellezza.

1)- Ossigeno e aria pulita. Esso ha sempre rappresentato regalato la libera disponibilità di ossigeno e di aria pulita verso tutti i cittadini che si sono trovati nelle vicinanze;

2)- Ombra e frescura. È sempre stato un punto di riferimento ove poter godere di ombra e frescura, anche dalle adiacenti pubbliche vie, magari restando a chiacchierare, del più o del meno, in modo riservato;

3)- Casa sicura per centinaia di uccelli di varia specie. Tra queste le allodole, i passeri, i pettirossi, gli avvoltoi, i gufi, ... Non posso non rammentare la scena che mi ha visto protestare e imprecare contro un cacciatore che, in quanto tale, con un potente fucile automatico pensava - era proprio convinto - in un primo pomeriggio, seppur dalla strada pubblica, di essere legittimato a sparare ai numerosi pettirossi  che avevano casa su esso.

4)- Foglie aromatiche per tisane e per gustosi piatti locali. Da sempre, nel paesino, tutti sapevano che chiunque, senza alcuna richiesta o formalità, dalla pubblica via, avrebbe potuto raccogliere/acquisire un limone (Del tipo di "ogni mese") e tutte le lanceolate foglie di alloro per le necessità personali.

5)- Bellezza. La sua forma slanciata, le sue foglie sempreverdi, la sua gioia di vivere e di donarsi a tutti ha rappresentato una condizione di bellezza ambientale esaltante. Tutti (Quasi tutti) hanno lodato la sua bellezza. Anche i gattini  che dopo la caduta  si sono sistemati sopra, per tenergli compagnia. Per fargli sapere che gli volevano / vogliono / vorranno sempre un mondo di bene. 

4 febbraio 2026

PROTAGONISTA CONSAPEVOLE DEL PROPRIO CAMMINO

 La vita di un Uomo, protagonista, consapevole, del proprio cammino.

Sei stato un uomo leale, sincero, munito di un raffinato senso dell'Onore e della Libertà. 
Il tuo senso dell’onore non nasceva dall’ostentazione, dalla necessità di apparire, ma dalla coerenza silenziosa dei gesti, del tuo modo di essere e di vivere. Il tuo senso della Libertà nasceva dal coraggio e dall'orgoglio di sentirsi libero. Non, certo, perché ignaro dei rischi che sapevi di correre, stante l'elevato grado di mafiosità che pervadeva, e pervade, la Locride, oppure perché non coinvolto dalla paura, risposta umana istintiva a una minaccia. 
In te, come in tutti gli umani, le emozioni primarie fondamentali per la sopravvivenza si manifestavano con le abituali reazioni fisiologiche, che eri capace di controllare e attraversare, con la necessaria calma. 
Sapevi che la paura non era altro che un istinto di protezione e sopravvivenza che allerta le persone, nel corpo e nella mente, quando si trovano davanti a un pericolo. Sapevi che quella era una normale reazione necessaria per la sopravvivenza e non ti facevi condizionare, guidare, da essa. 

Eri virtuoso (Sì, avevi una disposizione stabile, consolidata, dell'anima, a fare del bene, secondo ideali sociali, religiosi, sociali), perché quando ti trovavi davanti alla necessità di scegliere, senza alcun dubbio, guardavi versi il bene; quello comune, del prossimo, principalmente. Anche quando e dove sono poche le persone che pensano alla collettività. Tendevi a perseguire il bene senza aspettare ricompense, con tutta l'onesta che ti caratterizzava. Mantenendo sempre pazienza e discrezione nel tuo operato. Sei stato, sempre, un riferimento per tante persone bistrattare, povere, umili, ultime. Hai messo la giustizia, la libertà, la ragione, il progresso della collettività, prima dei tuoi interessi personali. 
Hai aiutato, in tanti modi diversi, varie persone che non meritavano - e non meritano - come hanno dimostrato con la scorrettezza di alcuni comportamenti pubblici e con l'assoluta mancanza di gratitudine. Ma tu non cercavi gratificazioni, ristori da parte di nessuno. Facevi il bene, essenzialmente, perché ti piaceva farlo, provavi gioia e felicità nel farlo. 
Come riconosciuto da tutti coloro che ti hanno conosciuto, eri dotato di generosità, di mitezza, di rettitudine, di bontà, di amabilità, di sincerità, di socialità.

La tua storia non è fatta di trionfi immediati, ma di resistenza alle ingiustizie, ai soprusi (Atti di prepotenza e sopraffazione) di coloro che abusavano della loro forza per imporre la propria volontà. E ciò facendo ledendo, ingiustamente, i diritti e gli interessi  di coloro che sono più deboli. Avevi con te anche la più importante delle virtù teologali: la Speranza. Hai sperato, ardentemente, in un futuro di crescita economico-sociale e di progresso culturale e morale della tua Terra. 

È nel lavoro, nel rispetto per gli altri, nella resilienza (Capacità di resistere ai colpi, agli urti, agli attacchi, deformandoti, ma senza romperti) che hai affinato il carattere. Nella tua, sia pur, breve vita sei stato capace di trasformare le varie ferite ricevute in conoscenza e saggezza. Le tue cadute e riprese le hai trasformate in fondamenta. Fondamenta solide e stabili per l'edificio del tuo vissuto umano.
  Ogni prova, imposta dalla natura e, ancora peggio, dalla cattiveria degli uomini, è diventata misura della tua benevolenza e del tuo valore. Ogni sconfitta subita, anche l'ultima finale, per te ha rappresentato un passaggio verso una verità più profonda. Universale.

La Giustizia, per te, non era un’idea astratta, né un privilegio da invocare, ma un principio, un diritto, da incarnare e da mostrare a tutti. Nonostante le varie sfumature nere lasciate trasparire, diffuse vergognosamente, da qualche rappresentante istituzionale. 
Hai difeso la Giustizia quando l'hai vista fragile, infantile. L'hai reclamata, energicamente, quando l'hai vista vilipesa e tradita; l'hai cercata, esercitata, con equilibrio, anche quando sarebbe stato più facile voltarsi e guardare altrove. 
Non sei mai stato capace di nasconderti dietro un dito. Sapevi che la Rettitudine, la Giustizia, la Libertà, della Locride, richiedeva, e richiede, sacrificio e determinazione. Sapevi, senza alcun dubbio, che, nella Locride restare integri implica, spesso, un forte prezzo da pagare. Prezzo che va dall'isolamento, alla solitudine, al furto di tutti i sogni.

E, sopra ogni cosa, questa tua storia è una Storia di Libertà
Non quella concessa o proclamata, ma quella conquistata, giorno per giorno, interiormente, contro la paura, la sopraffazione, il conformismo e l’ingiustizia. Una libertà che non divide, ma che unisce tutti i componenti della società. Dal più agiato al più umile. Una Libertà che rende responsabili, onesti, democratici; che non esalta l’ego. Libertà che restituisce dignità ad ogni persona.

Questa storia è il racconto di un Uomo che non ha cercato, nel suo piccolo, di dominare il mondo, ma di restare fedele e sereno con sé stesso e con tutta la società. Ed è proprio in questa fedeltà che la sua vita è diventata esempio, memoria e possibilità. 
Le sue belle, solide, sicure, costruzioni, pubbliche e private, realizzate da Nord a Sud Italia, le solide amicizie già attivate ed ancora, nonostante il tempo trascorso, vive e sincere, gli aiuti portati alle varie persone disperate per le più varie difficoltà, stanno a testimoniare i suoi passi, la sua storia di vita. Vita rubata da alcuni barbari, selvatici, preistorici fameliche belve che di umano hanno solo l'aspetto esteriore. E, forse, neanche quello.

È così sei volato via, non per tua scelta, ma per la determinazione di coloro che non potevano sopportare le tue scelte di vita. Il tutto in una Calabria impaurita, silenziosa, sonnolenta, incapace di liberarsi dal cancro che la sta spolpando, totalmente fino all'osso, come una iena con una carcassa di cerbiatto. Il tutto nel silenzio più assordante delle Istituzioni. Spesso colpevoli e non colluse. Istituzioni, nelle quali hai sempre creduto, pur in presenza del forte distinguo nei confronti di molti di coloro che le rappresentavano. E le rappresentano. Così come sa chi rammenta quella sera (Ore 21.00), di quel 31/10/1999, in Benestare, e, anche, di quel giorno di Natale (25/12/1999) in Bovalino.  Con tutti i poteri, legittimi e illegittimi preoccupati più di nascondere che di cercare la Verità.

La Calabria, la Locride? 
La Locride è posta nella zona sud-est della Calabria. La dove il Sole arriva prima ed è molto più struggente che altrove.  È una terra antica, aspra e bellissima, con il Mare Jonio e l'Aspromonte sempre sorridenti (In assenza di perturbazioni antropiche), dove il tempo sembra rallentare per custodire, come in un sogno, ciò che conta davvero. 

Dopo la sua scomparsa, col tempo, sono scomparsi i clamori e le preoccupazioni sociali, come sempre accade in casi del genere, si sono attenuate. I convegni che si organizzano per chiedere Verità e Giustizia per la tua fine interessano sempre meno gente. Gente che da allora è sempre venuta meno in tutto il territorio. E quelli che son rimasti raramente escono di casa, specialmente quando è sera. Nessuno va più a fare la passeggiata pomeridiana dal centro fino al Cimitero (Sant'Elena) e ritorno. 
  Al paese si sente solo la presenza del vento che attraversa gli ulivi. E, nei giorni di tempesta, il Mare Jonio, distante circa 6 km, fa sentire il suo ruggire (Fraga), la sua rabbia, la sua protesta, contro tutti i barbari dominatori della zona, in ogni anfratto del Paese e nelle case, tendente alla desertificazione, non solo per l'antistato. 
Mare che ogni anima virtuosa vorrebbe sentire, vedere, calmo, piatto, luminoso, pazientemente monotono nel suo soporifero piccolo movimento ondoso.
Paese che, muto, mostra all'aria e alla luce del sole le sue Pietre, mute pure esse, consumate dal tempo, che hanno visto passare generazioni di uomini buoni. Simili a lui.

Lui è andato via lontano dai riflettori della storia ufficiale che vuole Verità e Giustizia. Verità che tutti sanno o intuiscono, ma che nessuno cerca. Per evitare che arrechi danno a qualcuno. Ma, la Verità, senza alcun dubbio, verrà a galla e tutti i responsabili marciranno nelle fiamme dell'Inferno.
   La sua morte non è stata una resa, bensì il compimento di una vita, che seppur breve, è stata vissuta, in Libertà, con coerenza e con onestà. 
  La sua fine è avvenuta in quella quiete, quasi sacrale, con la quale la Calabria, Madre severa e serena, distrutta dal dolore, accoglie un Figlio, a cui persone selvatiche hanno rubato tutti i suoi Sogni; come in un antico rito greco, con una maschera di cera, senza più lacrime negli occhi lucidi. 
E come una Madre Jonica, bella e sofferente, nel più profondo del cuore e dell'anima, essa non celebra, non consola, ma ricorda. 
Non dimentica.

Il silenzio che lo circonda non è vuoto. È carico di ciò che non è stato detto, delle ingiustizie sopportate, delle libertà difese senza testimoni. È il silenzio degli uomini integri, di coloro che non hanno urlato per esistere, ma hanno inciso il mondo con la sola forza dell’esempio.
Lì, dove la terra è dura e il cielo sembra più vicino, la sua storia si chiude senza clamore, ma non senza senso. Perché alcune vite non chiedono di essere raccontate ad alta voce: continuano a vivere nel paesaggio, nei gesti tramandati, nella coscienza di chi saprà ascoltare e ricordare. Sottovoce, sommessamente.

E la Calabria, Onesta, Laboriosa, Generosa, Silenziosa e vigile, c'è sempre, anche se con discrezione. È sempre là, registrando tutto, per presentare il conto al momento opportuno. 
Resta là, muta, per ricordare.
Custode silenziosa di un Uomo che ha scelto di essere libero fino all’ultimo respiro. Totò.

15 gennaio 2026

IL POTERE

 Il Potere è un qualcosa di mutevole, in funzione della società e del tempo.
In un contesto democratico e repubblicano il Potere dovrebbe essere rappresentato, e bilanciato, dai classici tre poteri istituzionali: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario. 
Questo in teoria, in pratica le cose non sempre stanno così.

Ma, allora, ci si potrebbe domandare: 
Il Potere dov'è? 
È nelle stanze dei tre Poteri Istituzionali? 
È nelle stanze dei Presidenti di Regione o nelle stanza dei Sindaci?
No, spesso, il Potere non si trova nei siti istituzionali. Spesso è altrove.

Non è nel Parlamento in quanto il Potere legislativo, di fatto, è stato fagocitato dal potere esecutivo. Il Parlamento è costituito, quasi totalmente, da anime morte. Anime morte pronte a fare quello che a loro viene chiesto di fare, senza obiezione alcuna. Senza etica sovrana.

Non è nelle sedi giudiziarie in quanto questo potere, nel tempo, ha perso credibilità a favore del potere esecutivo e di altri interessi.

Sì potrebbe dedurre che il Potere stazioni nei siti di quello esecutivo. In qualche modo ciò potrebbe essere vero, ma guardando attentamente i soggetti e le azioni manifestate molti dubbi sorgono spontaneamente.
Quindi il Potere, quello vero, spesso non si trova nei siti ufficiali. È altrove. 
Quello ufficiale, forse, non esiste più.
Responsabili di questa fase di degrado democratico istituzionale, che rappresenta uno schiaffo al pensiero di Montesquieu, non possono che essere individuati nei partiti politici. Essi hanno bruciato, carbonizzato, il Potere Legislativo (I parlamentari votano secondo le direttive ricevute dai partiti. Pena la marginalizzazione del soggetto autonomo) e quasi fagocitato anche il Potere Giudiziario, nonostante quanto si dice in giro. 

E il Quarto Potere (Stampa, media), di fatto è nelle mani del dio denaro. Lontano mille miglia da quello che si è visto, e in parte si può vedere, in qualche paese veramente democratico.