Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

1 giugno 2026

CERTEZZA DELLA PENA

 Uno dei presupposti del diritto, di una qualsiasi Democrazia, è rappresentato dalla certezza della pena, erogata in seguito a regolare processo, concluso in modo definitivo (In Italia, con i tre gradi di giudizio). In ogni paese democratico ove si voglia conservare tale privilegio, se, in un legittimo processo, la confessione avviene quando è tutto stato chiarito e dimostrato univocamente e l'imputato non può negare alcun ché, allora, la eventuale confessione non deve, e non può, in alcun modo, portare ad alcuna diminuzione della pena prevista dalla legge. Se si vuole mantenere il principio della certezza del diritto.
   In Italia, con la scusa del recupero del condannato, richiamando un chiaro indirizzo Costituzionale (Art. 27), sono stati introdotti dei correttivi che portano alla riduzione della pena. 
Tra questi la nota Legge Gozzini, la n.663/1986, che ha ampliato le misure alternative alla detenzione. Sempre al fine di aiutare il reinserimento sociale del condannato. Condannato che, per norma, deve aver dimostrato una buona e civile condotta nell'ambito carcerario. Con detta legge sono state introdotti i seguenti percorsi che rimodulano, sostanzialmente, il concetto della pena comminata al reo: 
1)- Misure alternative alla detenzione. Accesso a regimi di semilibertà, detenzione domiciliare (Per: salute, età, madre con figli minori), affidamento in prova ai servizi sociali. 
2)- Permessi premio. Brevi periodi di libertà concessi ai detenuti che mantengono una buona condotta e partecipano al percorso rieducativo.
3)- Liberazione anticipata. Riduzione della pena per buona condotta, quantificabile in 45 giorni ogni semestre scontato con buon condotta.
4)- Sorveglianza particolare. Restrizioni per detenuti che compromettono la sicurezza o l'ordine dentro il carcere (Istituto penitenziario).
   Con tale legge il legislatore ha puntato sulla rieducazione del condannato e sul suo reinserimento civile nella società. Indipendentemente dal tipo di reato.
Il richiamato concetto ispiratore, di alto valore simbolico in termini di principio, ha portato a due diverse, opposte, scuole di pensiero. 
La prima, dalla parte del detenuto, è osannante del principio introdotto nell'ordinamento giudiziario (Gli sconti di pena sono di fondamentale aiuto per il recupero sociale del condannato). 
La seconda, dalla parte della società, è scettica sull'applicazione generalizzata del principio che non tiene conto, in alcun modo, della tipologia di reato di cui il detenuto è responsabile.  La norma, viene precisato, non tiene conto della specificità del concetto di buona condotta di un detenuto. E' poco probabile che un detenuto condannato per gravi reati mafiosi possa essere additato come soggetto responsabile di non buona condotta. Cosa mai riscontrata in un carcere italiano. L'applicazione asettica di tale norma, senzalcun dubbio, porta scompensi difficilmente comprensibili nella società.
Infine, ma non di minore importanza, l'interpretazione blanda porta in se una domanda: 
In Italia esiste il concetto sacrosanto della certezza della pena? 
E, di seguito: 
L'assenza della certezza della pena può portare sfiducia dei Cittadini verso le Istituzioni?
Inoltre, 
dalla morbida applicazione della norma è possibile che nascano delle perverse illegittime opportunità, a vantaggio delle persone interessate all'applicazione della norma stessa?    
  Gli esempi più famosi finiti sugli altari della cronaca non hanno portato onore alla credibilità di questo nostro Stato. 
Il concetto della certezza della pena in Italia va a braccetto col concetto, osannato in tutte le aule dei Tribunali che vorrebbe "tutti i cittadini uguali davanti alla legge".    

28 maggio 2026

ACANTHUS

Acanthus, o acanto, è una bellissima pianta spontanea che cresce facilmente nel bacino del Mediterraneo. Le sue foglie, di colore verde intenso, si sviluppano con un crescendo armonico di rara eleganza. L'infiorescenza, centrale, verticale, è costituita da uno spettacolo pirotecnico cromatico alternato.

È una piantina bella e non adeguatamente conosciuta e rispettata. Forse perché non tutti sanno ch'è famosa, anzi famosissima, nell'ambito della Scultura Architettonica Classica. Sì, l'acanthus (dolce o spinosa), con le sue foglie frastagliate e i suoi fiori bianchi con sfumature rosacee, violacee, è la pianta rappresentata in tutti i capitelli dello spettacolare stile Corinzio. E' il simbolo dell'ispirazione e del trascendente. La sua foglia è considerata come elemento di ricucitura della memoria. Il collante tra il presente e il passato ancora dolorante.

L'introduzione di questa pianta nello stile Corinzio, secondo Vitruvio, è da attribuire allo scultore Callimaco (Kallimachos), rimasto affascinato da questa pianta, emergente da un cesto funerario posto sulla tomba di una fanciulla, a Corinto, seppur coperta da una tegola. Le foglie della pianta decorano compiutamente il corpo del capitello Corinzio. Lo stile Barocco ha fatto un largo uso della foglia di acanto per il suo intenso effetto decorativo. E' il simbolo del culto per le belle arti e l'architettura cristiana. E' considerata simbolo di longevità, rinascita, guarigione, protettrice dei luoghi sacri. E' considerata come la massima espressione dei concetti di armonia e stabilità.

Anche nel campo poetico l'acanto era molto apprezzato. Per Pascoli era il fiore del Poeta, ossia la rappresentazione della Bellezza, austera ed elegante. E detto da lui, poeta eccelso e intenditore della bellezza, non c'è da avere dubbi. La pianta si trova bene in ombra, ma ha bisogno del sole per vivere.

27 maggio 2026

DESIDERIO IMMENSO DI EGO?

 Nello svolgersi della vita capita, a chiunque, di soffermarsi per guardare, con curiosità, il portamento, il modo di vivere della gente sconosciuta che transita per i vari luoghi, pubblici o privati, della società.
   Da una semplice riflessione emerge, lampante, la presenza di un desiderio immenso di ego.
La gente, nella nostra società moderna, nonostante l'esistenza dei potenti sistemi di comunicazione, ha un desiderio infinito di parlare, raccontarsi, confidarsi, anche con persone sconosciute; mai viste prima. Anzi, specialmente con persone sconosciute. 
Perché? E' un bisogno ancestrale  di riconoscimento delle proprie capacità?
E' desiderio di emersione con lo scopo di aiutare, o farsi aiutare dal prossimo?
E' un bisogno con carattere collettivistico o individualistico?

ASSENZA E PRESENZA

 Dovremmo imparare a dare assenza a tutti coloro che non hanno capito l'importanza della nostra presenza.
Serenamente, con un sorriso.

23 maggio 2026

SCIOCCHEZZE DI STATO 4

 Capi Uffici Tecnici; Revisori e Sindaci.

Uno dei più grossi guai dell'Italia democratica è quello di non essere capace di mettere fine agli atti di corruttela derivanti da alti funzionari e dirigenti  degli enti locali e dello Stato.

Esempi eclatanti, noti a quasi tutti i cittadini, sono quelli provenienti da tanti, troppi, uffici infestati da soggetti bacati.

a)- Dirigenti uffici tecnici enti locali. Non è accettabile, in alcun modo, che ad un dirigente di un ufficio tecnico di un ente locale possa essere consentito di usare la propria funzione pubblica per interesse personale. Tutti sanno che questa è una pratica diffusa, ma nessuno fa niente per estirparla. Dalle grandi città (Milano è un esempio classico, visti i recenti fatti venuti alla luce sulla stampa nazionale) ai piccoli paesi (Nessuno, o quasi nessuno, escluso) le attività degli uffici tecnici non sono gestite in modo lampante. Le attività che transitano dagli uffici tecnici dei comuni, al Nord come al Sud Italia,  spesso nascondono atti di corruzione. 
Quasi sempre gli amministratori (Sindaci, Presidenti, Assessori), seppur conoscendo, esattamente, le procedure corruttive, anche per futuri o presenti interessi personali o di partito, omettono di intervenire per portare aria fresca e pulita in quegli uffici. Con la conseguenza di far consolidare il sistema corruttivo operante.
E il cittadino? Il Cittadino onesto e perbene, in genere, sa di essere impotente, di non avere mezzi (Prove tangibili, probanti) capaci di scardinare il malaffare, quindi non può far altro che rifugiarsi nella Speranza che l'impiegato funzionario tecnico di turno se ne vada in pensione. L'espulsione di tali figure spesso ha portato una ventata di aria pura. Spesso ho ascoltato le esultanze di gioia di cittadini alla notizia del pensionamento di figure rappresentative degli organi dello Stato, notoriamente marce. Anche fidando della circostanza che tali soggetti non potevano svolgere attività remunerativa per l'ente presso il quale avevano svolto smaccatamente attività fraudolente.
Ma quella che era certezza depurativa, da qualche tempo, non è più in vigore. Il Potere Esecutivo, errando clamorosamente, per una lunga serie di circostanze, ha introdotto la possibilità di assumere e remunerare, adeguatamente, come se fossero dei liberi professionisti, tutti quegli ex dipendenti pubblici tecnici, oramai pensionati, che hanno portato il marciume stratificato nelle pubbliche amministrazioni. E a tornare in azione quasi mai sono i pochi impiegati tecnici onesti, ma sono, quasi sempre, quelli che hanno rubato per una vita intera sulle spalle dei cittadini onesti.
Il Potere Esecutivo, in questo caso, ha peccato per ignoranza o per convinzione? La cosa più logica non sarebbe stata quella di incaricare, magari anche a tempo determinato, nelle strutture pubbliche giovani tecnici laureati o diplomati disoccupati e di elevata competenza, come ce ne sono nel settore?
Si potrebbe obiettare che un professionista tecnico giovane moderno è più difficilmente controllabile e pilotabile? Certamente, ecco perché io l'ho ipotizzato e perché nelle pubbliche amministrazioni preferiscono il ... ritorno al passato.
Incredibile. Vergognoso.
In ogni caso un capo di un ufficio tecnico di un ente locale non dovrebbe, mai, poter tornare ad espletare le sue precedenti funzioni nello stesso ente locale o statale dal quale è stato pensionato. E dagli altri enti locali posti nelle immediate vicinanze. 
Se non si vuole veder germogliare la corruzione, specialmente in enti pubblici già notoriamente inquinati, è necessario eliminare, categoricamente, possibilità di reintegro nelle funzioni (Capo ufficio tecnico) precedentemente occupate. 
E se un amministratore di un ente locale, pur sapendo che un tizio, già capo del suo ufficio tecnico, è notoriamente un mascalzone per conclamati fatti corruttivi pregressi, affida incarichi o assume anche a tempo determinato il soggetto, allora, senza alcun dubbio, quel rappresentante del popolo è della stessa pasta del tecnico malvivente. E in questi casi la colpa ricade sui cittadini elettori, che, evidentemente, hanno fatto un grosso errore all'interno di una cabina.
Questo è, se vi pare.

b)- Controllore e controllato non devono coincidere. Sindaco e Sindaco Revisore dei conti di una società pubblica. Non è accettabile, in alcun modo, per evidente conflitto d'interesse, che il Sindaco di un comune proprietario (Azionista), in tutto o in parte, di una società pubblica (In house o meno) venga ad essere incaricato di espletare, in modo singolo o associato con altri, l'incarico di revisore dei conti (Sindaco revisore) di quella società. In tal caso si verificherebbe la coincidenza fra il controllore (Revisore dei conti, ossia quel professionista che ha il compito di controllare la regolarità contabile e il rispetto della legge nell'attività economica della ditta) e il controllato (Sindaco che, in quanto tale rappresenta la titolarità della ditta). Raramente un revisore andrà a contestare l'operato di un amministratore, lo stesso che gli ha conferito l'incarico, coincidente, in tutto o in parte, con se stesso. Ovvio.

   In Italia tali coincidenze, purtroppo, sono diventate talmente comuni che la gente non ci fa più caso. Preferisce non parlarne.
Questo è un forte segnale sul livello corruttivo esistente in un paese.
Tali circostanze non possono che portare al deprezzamento dei concetti di Libertà, Giustizia, Democrazia, Civiltà e Buon Senso. 
Modalità che hanno portato, portano e porteranno, inevitabilmente, al disprezzo, al mancato rispetto e al dileggio delle leggi e della correttezza delle Istituzioni dello Stato. Specialmente nelle regioni più economicamente deboli.

19 maggio 2026

I TROGLODITI DI MONTESQUIEU

 I Trogloditi di Montesquieu.

Il Montesquieu con le sue "Lettere persiane" in modo molto raffinato ha dimostrato che un popolo per prosperare ha necessità di avere Cittadini che agiscono, esclusivamente, perché mossi dal tornaconto collettivo e non solo per tornaconto personale.
In queste Lettere risulta precisato che la vera Libertà e la Prosperità non derivano dall'assenza di regole, ma esse trovano presupposto nel Senso Civico, nella Solidarietà, nella capacità di subordinare il proprio interesse privato al bene pubblico, collettivo. Col successo della Morale sulla Politica.

Parlando dei Trogloditi Montesquieu, in termini allegorici, racconta la storia di vita che Usbek  racconta al suo amico Mirza. Al solo fine dichiarato di far vedere come siano la Moralità, la Virtù e la Convivenza Civile a far sopravvivere una qualsiasi comunità umana.
In assenza delle suddette caratteristiche qualsiasi società è destinata all'estinzione. 
Tanti paesi e città, guidati da amministratori che pensano esclusivamente all'interesse personale, sono incamminati verso questo percorso di fine vita.

Fasi di vita.
1)- Anarchia ed egoismo
Quello dei Trogloditi, inizialmente, era un popolo selvaggio, malvagio, barbarico, che rifiutava qualsiasi forma di limitazione sociale, di legge, di sottomissione. Tra loro era imperante l'individualismo più sfrenato possibile, avente per scopo unico l'interesse personale. Tale forma di vita ha portato all'autodistruzione di quelle genti. Con l'esclusione di sole due famiglie.
2)- Nascita della Virtù
Le due famiglie superstiti, riflettendo sul passato capirono che anarchia ed egoismo porta alla rovina. La vita per questi superstiti doveva essere governata dal buon senso e dal bene comune. Nacque tra loro la virtù che anteponeva il bene collettivo al bene personale. In queste condizioni la collettività cresce, rifiorisce e prospera. senza lasciare indietro nessuno. 
3)- Tentazione per ritorno alle origini
Con l'aumentare della ricchezza e col passare delle generazioni i Trogloditi si stancano della della fatica che richiede la virtù. E si stancano di essere onesti, di pensare ai bisogni della collettività. E per quest'ultima necessità  decidono di nominare un nuovo governo in sostituzione di quello virtuoso che aveva come principale indirizzo il vantaggio della collettività.

   L'Autore ha rappresentato il divenire ciclico delle varie forme sociali e politiche di una comunità. Ha mostrato gli antichi Trogloditi attraversare fasi di esasperata violenza e concezione distruttiva personalizzata a fasi di armonia, virtù, lavoro comune e perfetto equilibrio con la natura. In un alternarsi fra equilibrio di natura e progressivo degrado.
   Secondo Montesquieu, in una comunità, la virtù non deve fermarsi alla fondazione di un buon ordine sociale, ma deve adoperarsi per la sua conservazione nel tempo. Egli ci spiega che  bisogna evitare che il giogo sociale divenga troppo gravoso; al fine di evitare che la gente si trasferisca dalla Repubblica armoniosa e libera, basata su una concezione solidale collettiva a una monarchia con l'obbedienza cieca e assoluta verso un principe (Despota), con un sistema strettamente individuale. Con scelte di vita non più autonomamente fatte, ma fatte da pochi altri che decidono per tutti.
La Libertà, la Giustizia, il Benessere Comune sono doti che devono essere conquistati e difesi nel divenire della comunità.

Montesquieu è, semplicemente, geniale.

IL PUGNO DI AIACE

 Con il Pugno di Aiace si indica il concetto di onnipotenza che hanno e manifestano alcuni potenti (O presunti tali) quando son convinti di aver ottenuto risultati inimmaginabili solo grazie a se stessi, senza l'aiuto di alcuna divinità.
Anche Aiace (Sì, quello della Locride detto il Minore, per differenziarlo da Aiace Telamonio, detto il Grande) ha osato mostrare il pugno agli dei, quando di ritorno a casa, dopo la guerra di Troia, salvo da un pericoloso naufragio, negò di essere stato salvato dagli dei. Poseidone, visto il suo pugno lo fece sprofondare, inesorabilmente, in mare.

Aiace, figlio di Oileo, il re della Locride, era un guerriero molto audace, veloce, intraprendente. Era, però, anche molto arrogante, megalomane. E' noto per aver violentato, con atto sacrilego, la profetessa Cassandra, ai piedi della statua di Atena. Al ritorno in patria, per effetto dell'ira degli dei, la sua flotta fu interamente distrutta, ma lui si vantò di essere riuscito a salvarsi dal naufragio, nonostante il volere contrario degli dei. Poseidone subito dopo ...

Odissea - 4 - 499/510

LINGUAGGI

L'essere umano nel tempo ha acquisito varie forme di comunicazione che si accompagnano a quella verbale. Sono forme che trasmettono emozioni, intenzioni, stati d'animo tramite gesti, espressioni facciali, posture, contatti col corpo.
Sono segnali, involontari e volontari, che rivelano pensieri ed emozioni, reali, in modo molto più trasparente delle parole.
Sono: -Linguaggio del corpo; -Espressioni facciali; - Sguardo; - Gestualità; - Movimenti; - Contatto tra corpi.
Tutto ciò che potresti dirmi con le parole è minima cosa rispetto a quello che leggo nei tuoi occhi, o che sento dal contatto col tuo corpo, o quello che il tuo cuore ha pensato e il mio ha sentito.

QUOS EGO

 Quos ego o Reticenza retorica.
Rappresenta un'oscura minaccia, nei confronti di chi non ubbidisce a un ordine impartito da soggetto molto potente, manifestata con la forma della reticenza o sospensione retorica.
Espressa, in modo calcolato, con una interruzione improvvisa di un discorso.
E' una forma usata per fare intuire una sicura conclusione o un'emozione forte (Rabbia, Dolore, Imbarazzo, Contrarietà). Una interruzione avente in sé il significato netto di non voler o poter proseguire il discorso incardinato, di chiaro significato.
In forma attualizzata: Chi te l'ha detto? Non l'ho detto certo io? Mi sono spiegato? E' tutto chiaro?

E' l'espressione usata, per esempio, da Nettuno (Dio romano delle acque, del mare, dei maremoti. E' l'omologo di Poseidone dei greci) contro i Venti che per richiesta non sua, ma di Giunone (Dea di Roma. Sposa di Giove. Con Minerva e Giove rappresentava la triade suprema), hanno scatenato una terribile tempesta contro Enea e gli esuli troiani, in fuga dalla città distrutta.

Virgilio, Eneide, L I, V 135.

18 maggio 2026

LA SINDROME DI TARQUINIO

 La sindrome di Tarquinio o la Sindrome dei papaveri più alti, o  la Tirannia del despota.
E' quel "malanno" che colpisce il despota di turno, piccolo o grande che sia, Tarquinio o qualsiasi altro del passato o del tempo presente, che lo porta ad eliminare (Fisicamente, con calunnie, con motivazioni varie) tutti i cittadini migliori (Migliori di lui) che potrebbero scalzarlo dal trono di comando. Tarquinio, detto il superbo, settimo e ultimo re di Roma, ove regno per 24 anni, dopo aver ucciso Servio Tullio (Sesto re di Roma), con l'aiuto della moglie Tullia, era noto per il terribile, sprezzante, dispotismo e il suo infinito orgoglio. Con la sua cacciata da Roma (509 a.C., legata alla violenza subita da Lucrezia, donna virtuosa di corte), per effetto della rivolta popolare, c'è stata l'espulsione dei Tarquini e il passaggio dalla monarchia alla Repubblica romana. 
E' la necessità del tiranno (Di colui che detiene il potere, qualunque esso sia) di abbattere, come faceva Tarquinio, con un grosso bastone, le teste dei papaveri più alti. I papaveri più alti erano (e sono) quelli che avrebbero potuto (potrebbero), con le loro elevate capacità intellettive scalzare il despota; ecco perché, a suo parere, era opportuno eliminarli. 

Anche nel tempo presente tale sindrome è fortemente presente. Chi detiene un potere, in genere, fa di tutto per tenere lontano chiunque è, potenzialmente, nelle condizioni di scalzarlo. 
penso di essere stato, alcune volte, un papavero con la testa molto più alta del necessario. Ho evitato i colpi del bastone del despota di turno, che spesso si mostrava con un falso sorriso sulla faccia.

16 maggio 2026

PONTE DI MEZZO


 Foto (Dini, dalla rete) della struttura portante, in carpenteria metallica, della centina di sostegno del getto in calcestruzzo del Ponte di Mezzo, a Pisa, senza pile in alveo.
La prima ipotesi progettuale prevedeva la realizzazione di un ponte ad arco, senza pile in alveo, con incastro perfetto alle imposte (Schema iperstatico). 
La soluzione realizzata, su progetto di Krall, prevedeva un ponte ad arco, senza pile in alveo, con incastro alle imposte, con funzionamento a mensola (Schema isostatico); quindi, con le strutture portanti aventi le fibre tese sul lato superiore e quelle compresse dal lato inferiore. Non è dato sapere se la schematizzazione statica suddetta sia stata effettivamente e perfettamente realizzata. 
Se la risposta è affermativa, come sin convinto, allora la struttura portante del Ponte di Mezzo è costituita da due mensole, con andamento curvo, incastrate alle basi (imposte) e libere in sommità.
Le travature reticolari in acciaio, usate come centine, inglobate nel calcestruzzo armato normale, naturalmente, svolgono anche una funzione statica analoga a quella delle barre da c.a.

AMLETO

 "Talvolta il rumore delle cose più profondamente sepolte esce dalla terra e, come i fuochi fatui, corre follemente per l'aria. 
Ma essi sono solo fiamme che illuminano un attimo per depistare, per nascondere la verità. 
La storia, quella vera, resta al buio per molto tempo, ma, poi, viene a galla. Essa viene raccontata, con la promessa di mantenere il segreto, a qualcuno che, poi, la racconterà a qualcun altro; e poi ancora."

15 maggio 2026

TRAMONTO

 


SPERANZA

 Col sottile sorriso del dubbio o 
con la speranzosa angoscia della incredulità?

I SOCIAL

 I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli, che prima parlavano solo al bar, senza danneggiare la collettività. 

E, lì, allora, venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.

Umberto Eco


FELICITA'

Il segreto della Felicità è la Libertà. 
Se non c'è libertà non ci può essere felicità. E' solo qualcosa di effimero. Nei luoghi ove la mafia è imperante è raro trovare persone oneste compiutamente felici. La felicità non è una emozione passeggera, ma è un equilibrio che nasce quando possiamo sentirci liberi dalle costrizioni che ci soffocano. 
La felicità è lo scopo della vita. Scopo difficilmente raggiungibile, che richiede, in ogni caso, la conoscenza di se stessi.  
E il segreto della Libertà è il Coraggio.
La libertà se non c'è va conquistata e se c'è va difesa, con coraggio.
Ma il coraggio del singolo può non bastare se manca quello della collettività.
E senza Libertà non ci può essere Giustizia.
Ed è compito dello Stato (Con le sue Istituzioni) garantire Sicurezza e Libertà per tutti i Cittadini.

Il singolo cittadino ha il dovere di denunciare, per esempio, qualsiasi atto delittuoso mafioso, e il competente Procuratore della Repubblica, senza riguardo per alcuno, ha il dovere di cercare, trovare e arrestare gli assassini.
Senza dimenticare che la responsabilità di un male ricade, anche, su chi, avendone i mezzi e l'autorità, omette di agire (Per colpa o per dolo).

14 maggio 2026

LE PIANTE. IL VERDE


L'uomo spesso tende a dimenticare che la propria esistenza dipende dagli alberi. 
Le piante assorbono ciò che per noi è scarto, lo trattengono e lo trasformano, mantenendo in equilibrio il pianeta Terra.
Senza gli alberi la temperatura tende a salire fino a livelli estremi (come nel deserto), l’acqua smetterebbe di esistere in forma liquida e, con essa, scomparirebbe, anche, la vita.
Il problema è farlo capire a tutta la gente e a tutti quei personaggi che detengono il potere locale; senza distinzione di colore politico.

12 maggio 2026

PACE

 La Pace è il bene più importante dell'umanità. 
Essa è strettamente collegata alla Giustizia, alla Sicurezza e alla Democrazia dei popoli. E' un bene che va adeguatamente tutelato dalla società nel complesso e dai singoli cittadini. Cittadini che devono essere documentati sui rischi potenziali derivanti da una scarsa attenzione sociale, etica e morale.

Per vivere in Pace nel mondo, secondo E. Kant, è necessario che i cittadini e i poteri istituzionali dei singoli paesi abbiano coscienza, padronanza, convinzione di tre fondamentali aspetti relativi a:
-Diritto Interno,
-Diritto Internazionale,
-Diritto Cosmopolitico.

Il Diritto Interno. Il paese sia una Repubblica; abbia una costituzione e leggi adeguate da far rispettare a tutti; abbia un adeguato meccanismo che consenta la netta separazione dei tre Poteri e il loro ragionevole equilibrio. Esista la certezza del diritto e delle pene. Inoltre, ma non di secondaria importanza, i cittadini devono partecipare alla vita pubblica del paese.

Il Diritto Internazionale. Tutti i paesi che aspirano alla Pace devono evitare condizioni di isolamento con altri stati, vicini e lontani. Devono considerare come proprie e rispettare scrupolosamente le norme sottoscritte presso le strutture internazionali (ONU, ...). Strutture internazionali, costituite da componenti di tutte le nazioni, che sono preposte, in prima persona, alla composizione delle controversie che, inevitabilmente, possono sorgere fra gli stati.

Il Diritto Cosmopolitico. I cittadini degli stati devono sentirsi e vivere come cittadini del mondo, senza alcuna discriminazione nei confronti di tutti gli altri.

Ma rammentando A. De Gasperi al tempo del referendum su monarchia o repubblica (02/06/1946) mi domando, ancora oggi, ma gli Italiani sono sempre convinti di voler smettere di essere sudditi e diventare, definitivamente, cittadini?
I sudditi possono sempre dire che la responsabilità per le scelte fatte è della corte, della monarchia. 
I cittadini sanno, o dovrebbero sapere, che se ci sono scelte pubbliche errate in gran parte è loro responsabilità.

AUTORITRATTO

Capelli: Castani (Tempo fa), un pò ondulati, da lisciare nella zona posteriore.
Viso: Calmo, controllato, sereno, puro.
Sguardo: Profondo, serio, affidabile, ogni tanto malinconico o triste.
Bocca: Di ineguagliabile finezza, ma è capace di trasformarsi in truce disprezzo.

 

SOLITUDINE

Non toccarmi la solitudine 
se non sei capace di offrirmi vera compagnia.

F. Nietzsche

In altro modo, più popolare:
"Meglio solo che male accompagnato". 

IL PROPRIO MESTIERE

 Stimo, ammiro, chi fa bene, con passione, il proprio mestiere.
Chi si trova in queste condizioni fa del bene a se stesso, alla sua famiglia, alla società in cui è inserito.

PRIVILEGIO DELLA DEBOLEZZA

 Nel confronto di forza fra due distinte opposte tendenze si può scorgere, a colpo d'occhio, una condizione di sostanziale equilibrio, che lascia incerta la possibilità di supremazia fra l'una o l'altra opzione, in caso di scontro, e una condizione di straripante squilibrio di forza.
In questo secondo caso, per soggetti di alto lignaggio intellettivo, capita di veder spuntare, orgogliosamente e con fierezza, il "Privilegio della debolezza". 
E' quello stato d'animo che ha un Uomo (Essere umano), solo, di insultare tanti uomini, suoi nemici, posti di fronte a lui e che non teme.
E' la presa di coscienza di uno stato di fatto che invece di portare paura porta coraggio, convincimento, determinazione per la causa che merita, senza alcun dubbio, anche il sacrificio.  

CITTADINO O SUDDITO?

 La differenza fra una persona "Libera" e una persona che non vuole o non riesce  a svincolarsi dal condizionamento degli altri, sta, essenzialmente, nel voler sempre ragionare con la propria testa, senza lasciarsi condizionare, influenzare, da alcuno. 
Chi si lascia guidare, influenzare, comandare da altri è un suddito; Per esso non molta importanza il principio di "uguaglianza fra tutti", nella società e davanti alla legge. Egli accetta, supinamente, senza entrare nel merito, le scelte che altri fanno e faranno per lui.
Il cittadino, invece, ragiona sempre con la propria testa; magari ascoltando anche il parere degli altri, ma decidendo in piena autonomia. Il Cittadino è colui che davanti a tendenze devianti, a fronte alta e schiena diritta è capace di rispondere, e risponde così: 
"Il favore che mi chiedete esce fuori dalla cerchia di quelli che posso farvi".  

ALBERI E AMBIENTE

L'ambiente, la natura, è quel qualcosa che a parole quasi tutti dicono di voler aiutare, sostenere, rispettare, difendere, ma, nei fatti, solo pochi lo fanno. E quelli che lo fanno, spesso vengono derisi, discriminati, contestati specialmente da coloro che, sono prossimi, rappresentano il potere.                          

-Sensibilità ambientale. Le giovani generazioni sono, sembrano, molto sensibili, interessate, alla necessità di preservare, proteggere, l'ambiente, in qualsiasi forma si presenti. I giovani, specialmente nelle città stanno riscoprendo il valore del verde e degli alberi. Gli alberi non sono più visti solo come elementi decorativi, ma essi sono concepiti come vere e proprie infrastrutture verdi, capaci di migliorare la qualità dell’aria, di ridurre il caldo estivo, di aumentare la biodiversità e rendere gli spazi urbani più vivibili.

                         
-Italia. Molte città prestano attenzione e mostrano impegno per la messa in atto di progetti di forestazione, spesso in zone degradate e già abbandonate a se stesse. Quartieri, degradati e non, periferici e centrali, fasce di rispetto stradale e autostradale, aree già industrializzate e poi dismesse sono coinvolti in attività di forestazione.  Fare forestazione urbana significa impegnarsi per la creazione e l'amplificazione di boschi urbani (Tipo Jardin du Luxemburg, a Parigi, a pochi passi dal Pantheon) e/o periurbani, di viali alberati, di corridoi verdi, di parchi giochi integrati.                                        Molti amministratori locali sensibili alla problematica ambientale hanno programmato e programmano  il numero di alberi d'alto fusto, innovativi o autoctoni, da piantare nelle loro città.                                                                                                                        Quali sono le eccellenze in Italia?  Le città con le migliori dotazioni di alberi d'alto fusto, secondo il Rapporto Ecosistema Urbano 2024 sono: Belluno, Cremona, Trieste.


 Tendenze.                                                                                              -Brescia. In questa città gli amministratori locali per ridurre l'anidride carbonica (CO2), limitare il rumore delle auto e abbellire il territorio, hanno deciso di realizzare un bosco, lungo la tangenziale Sud, programmando la piantumazione di 33.000 alberi d'alto fusto autoctoni.


-Napoli.  La città Napoli, per combattere il caldo estivo, ha deciso di piantare più alberi (la situazione, al 2023, era di  4 alberi ogni 100 abitanti), di aumentare il verde urbano e di migliorare la vivibilità della città. Il Comune di Napoli ha attivato, sin dal 2025, un progetto per la messa a dimora di 4.500 nuovi alberi in tutta la città, al fine di realizzare di una vera e propria cura ricostituente con la creazione di nuove aree verdi, specialmente in tutti quei quartieri ad alta incidenza residenziale, segnati da un’eccessiva urbanizzazione.La soluzione giusta per affrontare, nel migliore dei modi, le ondate di calore e migliorare la qualità della vita. Con riguardo a tutti i cittadini.
Una ricerca dell’Università Federico II, che ha analizzato delle isole di calore, di Napoli, caratterizzate da un'alta densità edilizia e da una scarsa presenza di aree verdi (come i Quartieri Spagnoli e grandi piazze), ha riscontrato una diminuzione di 1,3 gradi della temperatura nelle aree dove viene aumentato del 30% il numero di alberi che proteggono il suolo e gli edifici dal sole estivo.


-Regione Puglia. La regione Puglia ha elaborato un progetto ambizioso detto "Alberi per il futuro", per la creazione e la cura di nuove aree destinate a verde urbano. Con questo progetto saranno messi a dimora alberi d'alto fusto lungo le strade, nelle piazze e nelle aree pubbliche dismesse e non, con adeguati impianti di irrigazione, per rendere la vita più bella e salutare.

 
-Europa. L’Unione Europea, già prima di questo periodo sconvolto da guerre (Ucraina, Medio Oriente,...), aveva programmato di mettere a dimora almeno 3 miliardi di alberi d'alto fusto, entro il 2030. Inoltre, esplicitamente, ha promosso e stimolato la realizzazione di piani di inverdimento urbano per tutte le città con più di 20.000 abitanti. La sensibilità ambientale allo stato attuale sembra più presente nei paesi del centro nord e meno presente in quelli caldi del centro sud Europa. Con significative eccezioni.


-Forestazione urbana. Cos’è la forestazione urbana e perché ci riguarda tutti?
La forestazione urbana porta in se, inequivocabilmente, una serie infinita di vantaggi. Di seguito alcuni di essi: 
- Il clima è più fresco. L’effetto “isola di calore” risulta sensibilmente ridotto; 
- L'aria è più pulita. Le foglie degli alberi filtrano l'anidride carbonica (CO₂) e le  polveri sottili;
- Gli alberi portano benessere psicofisico. Più è grande la presenza del verde, meno stress attacca l'umano, portato a rilassarsi con anima e corpo;
- Gli alberi portano più biodiversità. Gli alberi rappresentano l'habitat ideale per uccelli, insetti, piccoli animali;
- Gli alberi contribuiscono a rendere le città più forti. Le radici degli alberi aiutano le città per affrontare con maggiore resistenza gli eventi climatici estremi (Alluvioni, esondazioni, smottamenti, frane).


Livelli di rapporto Alberi/Abitanti:                                                       
a) 40/100 > Ottimo                                                                             
b) 20/100 > Migliorabile                                                                       
c) 10/100 > Minimo.                                                                                 
Molti sono i comuni che stanno migliorando. Pochi sono i Comuni virtuosi al Sud.


NAUFRAGIO

 La vita è una continua lotta con la morte; che agisce per motu proprio o per iniziative barbariche altrui. 
Morte che spesso si avvicina a noi sorridendo e ad essa dovremmo rispondere con un sorriso ancora più intenso. Per respingere il suo assalto.
La vita è un lungo disperato naufragio che finisce, sempre, con la soccombenza delle nostre speranze. E, per quanto possibile, bisognerebbe cercare di mantenersi a galla, e remare nella giusta direzione, aggrappati alla trave in legno, che si è trovata nei paraggi, e alla quale si è vincolati. 
Magari senza il peso di inutili, pesanti, zavorre perpetue. Fisiche, psicologiche e ideologiche.

AMORE FILIALE - CAVALCANTE DE' CAVALCANTI

 La più alta rappresentazione dell'amore tra padre e figlio, a mio parere, è quella fatta da Dante, nella Divina Commedia, nell'Inferno, al Canto X, Eretici VI Cerchio, ove incontra e parla col fiorentino Cavalcante de' Cavalcanti, guelfo come Dante, padre del poeta Guido, suo "primo amico", del "dolce stil novo".
Cavalcante, seppure considerato come persona di cultura e di alti valori è posto da Dante nel X canto dell'Inferno, tra gli Eretici, in tombe infuocate, ossia tra coloro che credono che l'anima muoia col corpo (Epicureismo). Cavalcante alla vista di Dante si erge, irrompe con forza, dal suo sepolcro, taglia il dialogo tra il Poeta e Farinata degli Uberti, e chiede notizie del figlio. E con ciò facendo emergere la sua profonda umanità, il suo immenso amore per il figlio. Chiede al Poeta perché non si è fatto accompagnare, nel suo viaggio, dal figlio Guido.
 "Perché tuo figlio Guido non è con té...?"
 Il silenzio di Dante, seguito a questa domanda, fa confermare, al Cavalcante, la sospettata morte del figlio. I dannati non conoscono il presente, ma possono prevedere il futuro.

E, poi:
"per qui mi mena forse cui Guido vostro ebbe a disdegno"

Il passato remoto di Dante ("ebbe") fa scatenare in Cavalcante un'atroce paura. Guido non sarà morto?
E, quindi:

"Come? dicesti 'elli elle'?
non viv'elli ancora?"
E, subito dopo, quel povero padre, si accascia disperato, senza emergere più, lasciando il Poeta con Farinata degli Uberti, fiorentino, suocero di Guido, che, con altro carattere, nonostante tutto, sostiene con fierezza le sue scelte di vita.
Il Cavalcante, invece, col suo agire mette in evidenza l'amore grande per il figlio, ignorando da durezza della sua punizione infernale. La morte del figlio Guido è molto più forte delle terribili pene dell'Inferno.
L'esitazione di Dante, che voleva essere una delicata reticenza, portarono Cavalcante in una struggente disperazione. Disperazione atroce che lo spinse a ripiombare distrutto, quasi a rituffarsi, nella tomba infocata, senza più rialzarsi.

A CHI GIOVA

A tutti coloro che, per colpa o per dolo, hanno brancolato, o brancolano, nel buio e non sanno, in alcun modo, cosa fare, parafrasando A. Dumas, ho detto, invano, e dico 
"Cercate, cercate a chi il delitto giova, come dice un assioma della Giurisprudenza".
Aggiungendo di mio: 
"E, se lo vorrete, troverete."
... Se lo vorrete ...

Quanti "Locusta" hanno dato una mano ad "Agrippina", madre di Nerone, per l'avvelenamento di "Claudio"?
Quanti "Locusta" hanno operato nel caso di Totò, acquisendo vantaggi (Politici, Economici, Personali)? 
Vantaggi manifestati senza alcun "pallore di vergogna del colpevole"; neppure larvatamente camuffati, eventualmente, con il falso stupore dell'innocente.

Gli Orientali, al fine di conservare totalmente intatta la libertà di vendicarsi per un delitto subito, non mangiano e non bevono, mai, a casa dei loro nemici, dove non mettono piede neppure sulla soglia d'ingresso. E, neppure altrove, anche per molti occidentali. 

10 maggio 2026

MANDORLO IN FIORE



Il mandorlo è l'unico albero che fiorisce in inverno, quando è al freddo e senza foglie. Bellissimo.
La motivazione, secondo la Letteratura classica greca e magno greca, trova fondamento nella struggente storia d'amore tra l'eroe greco Acamante e la principessa Fillide.
La leggenda parla del ritardo nella partenza, di Acamante, da Troia verso casa e della conseguente preoccupazione di Fillide che non vedendolo arrivare l'ha creduto morto in battaglia. Il dolore accumulato giorno dopo giorno ha portato la fanciulla alla morte. 
La dea Atena conoscendo questa storia d'amore, impietosita, ha trasformato la fanciulla in un mandorlo nudo, spoglio. Mandorlo che fiorì, immediatamente,  quando Acamante, ritornato a casa, lo abbracciò, con struggente amore e dolore. L'abbraccio di Acamante al mandorlo (Fillide) fece spuntare i bellissimi fiori bianchi, simbolo del loro amore che sarebbe sopravvissuto per sempre, al posto delle foglie (Che spuntarono successivamente).
La mandorla, il frutto, è simbolo di purezza.
Il mandorlo con i suoi fiori, in inverno, rappresenta la Speranza, l'Immortalità, la Rinascita, la Vita che rinasce, la Primavera che risveglia i cuori. E' la vita che vince, anche sul gelo. E' l'amore eterno che va oltre ogni limite umano.
  

8 maggio 2026

MENDACIO

 Menzogna.
Con la parola menzogna (bugia, falsità, fandonia, impostura) si intende l'alterazione, consapevole e intenzionale, della verità, pronunciata per ingannare qualcuno o per alterare la sua percezione della realtà.
E' un parlare contro il pensiero (locutio contra mentem) tendente ad indurre in errore.
La menzogna non è cosa semplice, come potrebbe apparire, e, nei suoi vari aspetti, può essere definita come: falsità, astuzia, errore, inganno. E, pseudo (In greco = menzogna) che rappresenta, anche, in modo estensivo, una forma diversa di intendere una certa cosa o persona. 
Chi dice il falso mente?
Non mente chi crede in ciò che dice, anche se ciò che dice è falso.
Promessa in mala fede - Aspetto performativo. Una promessa fatta in malafede, con l'intenzione di non mantenerla, è solo una promessa reale, ma non una bugia. In questo caso la menzogna è legata, intimamente, a un aspetto performativo che tradisce la verità.
Verità e menzogna. La verità è sinonimo di stabilità, certezza, irreversibilità. E' sinonimo di qualcosa che sopravvive in modo infinito alle menzogne che, quasi sempre, sono destinate a crollare.

Tipi di menzogne.
-Impostura. E' il caso di chi mente al fine di ottenere un proprio vantaggio. Chi lo fa è un impostore.
-Frode. E' il caso di chi mente per portare vantaggio ad altri. 
-Calunnia. E' il caso di chi mente per nuocere a terzi. Chi lo fa è un calunniatore.
-Finzione. E' il caso di chi mente senza cercare vantaggio o svantaggio per se stesso o per altrui. In questo caso il soggetto non mente, fa solo finzione. E' una menzogna innocente che non nuoce né a chi la dice, né agli altri. Quindi, a rigore, non sarebbe da definire come menzogna. E', semplicemente, una dissimulazione (Atto di nascondere, mascherare, occultare i propri veri pensieri, sentimenti, intenzioni). Una recita, sotto il sole. E' menzogna, anche, la "finzione orgasmica", seppure appartenente a un ambito compiacente.
-Gestualità. E' menzogna anche mostrare la falsa gentilezza di un sorriso affettato o il gesto di una mano tesa. 

Menzogne importanti.
Le bugie e le violenze, se tollerate dalla comunità internazionale, possono portare terribili "violenze performative". Queste violenze, fisiche e/o psichiche, producono atti performativi che servono alla nascita o alla variazione di uno Stato, che poggiano non su verità, ma su menzogne, più o meno importanti.
La nascita di tali atti, quindi, porta alla creazione di uno Stato al quale è accoppiato un diritto. Diritto che poggia su una "verità storica di Stato" che non può essere contestata, anche se, essa, è solo una verità di diritto, non di fatto. Si dice allora che la verità sta intimamente legata allo status performativo.

Il suo luogo privilegiato è quello della politica, che la considera come un necessario e legittimo strumento. Per il bene Comune, e non solo.
In politica la menzogna è considerata come una opzione possibile, consentita, almeno fino a quando non viene scoperta e diffusa.
I rappresentanti Istituzionali, per la funzione che svolgono, non devono / dovrebbero mai mentire. In uno stato democratico per il rappresentante Istituzionale che mente c'è, al minimo, una sola opzione: quella delle dimissioni!

Menzogne verso se stessi.
Molte persone hanno acquisito il bisogno dell'inganno in se stesse, anche inconsciamente. Tale opzione non necessariamente rappresenta una cattiva fede del soggetto, ma è un qualcosa di legato all'inconscio. Forse è la "necessità di mentire" agli altri che spinge le persone a mentire, preliminarmente, a se stesse. E, così facendo si pone in atto un autoconvincimento a sostegno della tesi.
In sintesi, secondo una nota scuola di pensiero, è molto difficile mentire agli altri senza mentire a se stessi. Secondo detta scuola di pensiero "l'inganno senza l'autoinganno è praticamente impossibile".

 La menzogna vista dagli intellettuali.
-Kant. Sosteneva che nella vita la veracità è un atto dovuto. Senza eccezioni. Per lui donare, per esempio, una moneta falsa a una persona, alla quale non si deve nulla, equivale, senza alcun dubbio, ad ingannare quella persona che la riceve, che non viene derubato. Ma, l'inganno implica una menzogna; è un atto che nega la veracità, sempre dovuta verso tutti.
Esiste un presunto diritto di mentire per amore dell'umanità? No, ha detto lui.
-Rousseau. Per lui può capitare di mentire verso se stessi. Nella vita per essere giusti verso gli altri è necessario esserlo con se stessi. Ossia, prima di ogni altra cosa l'uomo deve rendere conto alla propria Dignità, alla propria Coscienza, alla propria Anima. 
-Montaigne. Mentire è un vizio degli uomini (genere umano) legato, dipendente dal fatto che essi si rapportano usando la parola.
-S. Agostino. Secondo il teologo per eccellenza della Chiesa di Roma, c'è menzogna solo quando c'è il desiderio, l'intenzione, la volontà esplicita di ingannare. E' l'intenzione l'elemento di discrimine della moralità delle persone.
-Harent. La menzogna è sempre stata considerata come necessario e legittimo strumento del politico e dello statista.

17 aprile 2026

L'ESSENZA DELLO STYLE

 Nella vita ci sono cose che, teoricamente, sono nella disponibilità di tutti, ma sono possedute solo da alcuni. Sia in senso positivo (Lo style), sia in senso negativo (L'invidia).
L'invidia nasce dal confronto e dal senso di inferiorità, che una volta constatate, portano alcune persone (Invidiose) a desiderare il male per coloro che possiedono ciò che a loro manca (Cose materiali e immateriali). 
L'etimologia (Dal latino) di invidia porta al significato "guardare contro" (In = contro; videre = guardare).
L'invidia è una emozione complessa e sgradevole che spesso aggredisce gli uomini mediocri. Gli animi nobili ne sono immuni.
E' un sentimento di rancore, o astio, verso la felicità, il successo o le qualità altrui. Cose che gli invidiosi vorrebbero possedere, ma non possiedono.
L'invidia nei confronti di qualcuno, in funzione dei casi, si manifesta a due livelli: uno più basso e altro più alto.
Il livello più basso si esplica quando l'invidia è provocata dal patrimonio (Casa, denaro, auto) che l'invidiato possiede e l'invidioso non possiede.
Il livello più alto, molto più grave del precedente, invece, si esplica quando l'invidia  è provocata non dal patrimonio, che, magari, può essere posseduto anche dall'invidiante, ma per qualcosa d'altro, molto  più difficile da acquisire. Si tratta del modo di essere e di vivere dell'invidiato. Non è apprezzata la sua essenza, il suo stile, di vita. La sua energia, la sua determinazione silenziosa e gioiosa. 
L'invidioso, in questo caso, non è capace di accettare quello che l'invidiato sa fare, anche bene, mentre lui non è capace di farlo. Egli non accetta il successo economico, professionale, familiare, le relazioni positive che l'altro riesce, facilmente, ad esplicare. Lui non riesce ad eguagliare le capacità di gestire i rapporti con gli altri e i valori ideali della vita come fa l'invidiato. Cose che nessuno potrà, mai, sottrarre all'invidiato. E lui, l'invidioso, se ne rende conto.
Tale status, alla fine, porta malessere psico-fisico nell'invidioso che si rende conto di non essere capace di fare, di essere, quello che l'invidiato fa, spontaneamente, con un sorriso. Semplicemente. Tale condizione spesso è accompagnata da risentimento, da malumore, che spingono sulla strada della calunnia, del pettegolezzo, del livore, della negazione del valore, al fine di screditare l'invidiato.
L'invidia è una condizioni che, facilmente, si percepisce nelle persone infette.  E, purtroppo, il mondo è pieno di gente invidiosa. Malata di testa e di cuore. Malattia difficilmente guaribile.   

16 aprile 2026

GUARDA OLTRE

 Guarda Oltre.
Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, nel primo canto del Paradiso, introduce un verbo sconosciuto, da lui inventato e ancora oggi scarsamente usato, ma dal significato eccezionale: Trasumanare.
Trasumanare (O transumanare), come spiega Dante, rappresenta la capacità di elevarsi oltre la condizione umana. L'etimologia  di trasumanare fa rimando alla lingua latina con trans (= al di la = oltre) e con humanus (= umano). 

Trasumanare o Guardare oltre, quindi, è una rappresentazione dell'ascesa dell'essere umano verso l'alto, verso il cielo splendente di serenità e luce. E' un elevarsi spiritualmente, oltre l'umano, al di sopra, al di la, oltre, dei limiti dei sensi e della condizione umana mortale.
E' una trasformazione profonda di un essere in un "oltre"; in un qualcosa di trascendente.
E' una gioiosa ascesa oltre la ragione. 
E non poteva essere che così, vista la posizione (Paradiso) all'interno della Divina Commedia.

In sintesi, trasumanare, guardare oltre, è un tendere oltre l'umano. E' un invito a superare l'umano vissuto, concedendosi alla gioiosità delle cose belle che portano verso la luce e allontanano dal buio. Come invita a fare il bel libro "Guarda oltre" che racconta la storia di vita di un grande Sognatore (Totò). 

17 marzo 2026

PISA


SCIOCCHEZZE DI STATO 3

Sostengo da sempre che uno dei più grossi guai dell'Italia è quello che non impedisce formalmente la coincidenza del controllore col controllato. Esempi eclatanti derivanti da fatti di cronaca.

a)- Dirigenti ministeriali. Non è accettabile, in alcun modo, che un alto dirigente del Ministero dell'Economia possa far parte, contemporaneamente, del Consiglio di Amministrazione di una banca (MPS nel caso specifico). Banca importante o poco importante.
Evidentemente, al Ministero competente la politica e la dirigenza avrà autorizzato detta sovrapposizione. Per colpa o per dolo?
Inoltre, il passaggio da una funzione all'altra dovrebbe essere subordinata, sempre, alle dimissioni irrevocabili dalla prima e al compimento di un periodo sabatico, di inattività di settore, per almeno 5 anni. Senza alcuna possibilità di reintegro nelle funzioni precedentemente occupate. 

b)- Magistrati. Non è accettabile, in alcun modo, che un rappresentante del Potere Giudiziario diventi, immediatamente, parte sostanziale del Potere Esecutivo e, alla fine del mandato, torni ad esercitare le funzioni nell'originario Potere Giudiziario. 
Tali maldestri passaggi non possono che portare ad atti irriguardosi della Libertà, della Giustizia, della Democrazia e del Buon Senso. 
Il passaggio da una funzione all'altra deve essere subordinata alle dimissioni irrevocabili dalla prima e al compimento di un periodo sabatico, di inattività di settore, per almeno 5 anni. Senza alcuna possibilità di reintegro nelle funzioni precedentemente svolte.

QUANTI?

 Quanti (Di qua e di la) si sono adoperati, e si adoperano, da quella cupa sera,  a nascondere, qualcosa o qualcuno, alla vista degli uomini ed, anche, alla vista di Dio?

CLEOPATRA

 Cleopatra, la bellezza e le perle.
Cleopatra (In greco "Gloria del padre") è stata l'ultima regina della dinastia dei Tolomei, regnante ad Alessandra d'Egitto. La sua bellezza e la sua capacità strategica nella gestione del regno sono rimaste scolpite nei secoli fino ai tempi moderni. La sua bellezza è stata decantata anche da Plutarco che parla di una "irresistibile attrazione" che esercitava verso gli altri. Di una capacità di attrazione legata alle sue capacità oratorie, in tante lingue diverse (Conosceva: Egiziano, Greco, Latino, Etiope, ...). Il tutto fuso alla grazia naturale, spontanea, che sviluppava con il suo linguaggio e le sue movenze. La sua voce, dolcissima, coinvolgente come uno strumento musicale, dava piacere.
Era splendida da vedere e da sentire.
"Era capace di conquistare i cuori più restii all'amore; persino quelli che l'età aveva raffreddato", diceva Dione Cassio. 

Intelligenza, eloquenza, carisma erano doti innate in lei. La sua presenza fisica era curata e piacevole. Le piaceva ammaliare i suoi interlocutori. 
Amava le fragranze e i rituali della bellezza, al fine di esaltare la sua sensualità.
Era bella, attraente, ma la sua vera forza stava nella sua mente brillante e nella sua personalità magnetica, con straordinarie capacità seduttive. Aveva la pelle bianca e i lineamenti ellenistici.
Era solita fare il bagno nel latte d'asina per mantenere morbida la pelle. Pelle che fece innamorare, perdutamente, anche Marco Antonio.

E qualcuno ha raccontato di un famoso banchetto durante il quale, per sbalordire i suoi commensali, ha mangiato una preziosa perla che fece sciogliere nell'aceto.
Confermando che la sua bellezza val bene una perla. Con qualche dubbio su realtà e fantasia del suddetto episodio.

6 marzo 2026

UN POLLO OGNI DOMENICA PER OGNI CITTADINO

 Sono un fervente repubblicano poco propenso ad accettare la presenza di contesti monarchici e autoritari. Questa ipotesi di base mi porta a non parlare, o a parlare pochissimo, di re o di imperatori.

Faccio eccezione per un re, Enrico IV, il quale dopo aver capito che la sua incoronazione, per passare senza particolari contrasti avrebbe dovuto prevedere il suo passaggio dalla sua fede protestante alla fede cattolica dominante. E prima di farsi incoronare re nella bellissima Cattedrale gotica di Chartres Enrico IV, a giustificazione della sua scelta, disse,  fece sapere al mondo, che "Parigi val bene una messa / Paris vaut bien une messe". Unico re di Francia incoronato nella bellissima Cattedrale di Chartres.

È una volta incoronato re, Enrico IV, tra le altre cose positive, per aiutare la crescita del popolino, dispose che ogni domenica nella pentola di ogni cittadino ci fosse un pollo da consumare in famiglia. Questa determinazione è stata accolta con molto entusiasmo dai poveri contadini, specialmente nei paesi della Vallata della Loira e, particolarmente, a Chartres, a pochi chilometri da Parigi, ove si fece incoronare e ove, a ricordo di quel pollo nella pentola di ogni cittadino, ogni domenica, ancora oggi è possibile riscontrare per le vie di quella bellissima cittadina tante immagini  di un pollo ruspante.

Nel 1598, dopo essere diventato re e dopo aver stabilizzato la situazione politica, Enrico IV promulgò, saggiamente, l’Editto di Nantes, per mettere fine alle guerre di religione tra cattolici e protestanti.

Nel 1685, in un nuovo contesto storico  il re Luigi XIV è stato costretto a revocare l'Editto di Nantes, per ripristinare la supremazia del cattolicesimo. Con tale pronunciamento Luigi XIV, in sostanza, ha eliminato la libertà religiosa dei protestanti. Con le drammatiche decisioni che portarono alla distruzione delle chiese protestanti, all'espulsione dei pastori protestanti, alle persecuzioni violente, alle conversioni forzate.

I cattolici più integralisti giustificarono tali azioni con una opinabile interpretazione di un passo del Vangelo, la dove afferma "Costringili ad entrare". Luca 14, 16-21. E per questa interpretazione restrittiva molte persone hanno perso la vita. Nei secoli successivi teologi e intellettuali si sono confrontati e scontrati su come doveva essere interpretata tale frase. Solo in tempi relativamente recenti ha avuto il sopravvento l'interpretazione bonaria del concetto. La costrizione stava per il convincimento bonario, fatto di ragionamento e buon senso. Anche nella parabola del grande banchetto, il padrone di casa usa queste parole (Costringili ad entrare affinché la mia casa sia piena) quando chiede a un suo servo di andare per le vie e invitare poveri e umili ad andare al banchetto e fare festa. In sostituzione di tutti coloro che seppure invitati hanno presentato delle scuse per non esserci. 

 Nel 1610, Enrico IV fu assassinato a Parigi da un fanatico cattolico, François Ravaillac, che, nonostante tutto, era poco propenso ad accettare un re con radici protestanti. Ma, alla fin fine Enrico IV è stato un re buono, desideroso di portare migliori condizioni di vita alle persone più umili.

2 marzo 2026

SINDROME DI MACBETH

 Come Banquo, da fantasma, portati presso tutti i banchetti di quei bastardi, guardali negli occhi, e fai in modo che solo il singolo barbaro veda la tua immagine, impedendo la visione a tutti gli altri presenti. Così facendo, davanti al delirio del Macbeth di turno, tutti gli altri penseranno alla nascita e alla successiva esplosione dello stato di squilibrio mentale, di pazzia, del criminale che si considera divinità.

La follia sia la giusta punizione - in assenza di giustizia terrena - per il furto dei tuoi sogni da parte di quei bastardi selvatici. Tutti i tuoi assassini brucino nel fuoco eterno nelle braccia della follia. Sì, come Macbeth e anche di più.

26 febbraio 2026

IL MIO ALLORO

Il mio Alloro. 

Quel  magnifico saggio gigante, già presente nel giardino di casa mia, non c'è più. Il ciclone Nilo, che, alcuni giorni fa, ha sfogato la sua infernale energia sulla fascia jonica della Locride, ha collassato l'ultima branca di quel maestoso albero centenario, profumato. 

Esso, per tutti, ha, sempre, rappresentato, donato: Ossigeno e aria pulita; Ombra e frescura durante i giorni di calura estiva; Casa sicura per centinaia di uccelli di varia specie; Foglie aromatiche per tisane e gustosi piatti mediterranei; Bellezza.

1)- Ossigeno e aria pulita. Esso ha sempre rappresentato regalato la libera disponibilità di ossigeno e di aria pulita verso tutti i cittadini che si sono trovati nelle vicinanze;

2)- Ombra e frescura. È sempre stato un punto di riferimento ove poter godere di ombra e frescura, anche dalle adiacenti pubbliche vie, magari restando a chiacchierare, del più o del meno, in modo riservato;

3)- Casa sicura per centinaia di uccelli di varia specie. Tra queste le allodole, i passeri, i pettirossi, gli avvoltoi, i gufi, ... Non posso non rammentare la scena che mi ha visto protestare e imprecare contro un cacciatore che, in quanto tale, con un potente fucile automatico pensava - era proprio convinto - in un primo pomeriggio, seppur dalla strada pubblica, di essere legittimato a sparare ai numerosi pettirossi  che avevano casa su esso.

4)- Foglie aromatiche per tisane e per gustosi piatti locali. Da sempre, nel paesino, tutti sapevano che chiunque, senza alcuna richiesta o formalità, dalla pubblica via, avrebbe potuto raccogliere/acquisire un limone (Del tipo di "ogni mese") e tutte le lanceolate foglie di alloro per le necessità personali.

5)- Bellezza. La sua forma slanciata, le sue foglie sempreverdi, la sua gioia di vivere e di donarsi a tutti ha rappresentato una condizione di bellezza ambientale esaltante. Tutti (Quasi tutti) hanno lodato la sua bellezza. Anche i gattini  che dopo la caduta  si sono sistemati sopra, per tenergli compagnia. Per fargli sapere che gli volevano / vogliono / vorranno sempre un mondo di bene.