Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

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19 maggio 2026

IL PUGNO DI AIACE

 Con il Pugno di Aiace si indica il concetto di onnipotenza che hanno e manifestano alcuni potenti (O presunti tali) quando son convinti di aver ottenuto risultati inimmaginabili solo grazie a se stessi, senza l'aiuto di alcuna divinità.
Anche Aiace (Sì, quello della Locride detto il Minore, per differenziarlo da Aiace Telamonio, detto il Grande) ha osato mostrare il pugno agli dei, quando di ritorno a casa, dopo la guerra di Troia, salvo da un pericoloso naufragio, negò di essere stato salvato dagli dei. Poseidone, visto il suo pugno lo fece sprofondare, inesorabilmente, in mare.

Aiace, figlio di Oileo, il re della Locride, era un guerriero molto audace, veloce, intraprendente. Era, però, anche molto arrogante, megalomane. E' noto per aver violentato, con atto sacrilego, la profetessa Cassandra, ai piedi della statua di Atena. Al ritorno in patria, per effetto dell'ira degli dei, la sua flotta fu interamente distrutta, ma lui si vantò di essere riuscito a salvarsi dal naufragio, nonostante il volere contrario degli dei. Poseidone subito dopo ...

Odissea - 4 - 499/510

QUOS EGO

 Quos ego o Reticenza retorica.
Rappresenta un'oscura minaccia, nei confronti di chi non ubbidisce a un ordine impartito da soggetto molto potente, manifestata con la forma della reticenza o sospensione retorica.
Espressa, in modo calcolato, con una interruzione improvvisa di un discorso.
E' una forma usata per fare intuire una sicura conclusione o un'emozione forte (Rabbia, Dolore, Imbarazzo, Contrarietà). Una interruzione avente in sé il significato netto di non voler o poter proseguire il discorso incardinato, di chiaro significato.
In forma attualizzata: Chi te l'ha detto? Non l'ho detto certo io? Mi sono spiegato? E' tutto chiaro?

E' l'espressione usata, per esempio, da Nettuno (Dio romano delle acque, del mare, dei maremoti. E' l'omologo di Poseidone dei greci) contro i Venti che per richiesta non sua, ma di Giunone (Dea di Roma. Sposa di Giove. Con Minerva e Giove rappresentava la triade suprema), hanno scatenato una terribile tempesta contro Enea e gli esuli troiani, in fuga dalla città distrutta.

Virgilio, Eneide, L I, V 135.

18 maggio 2026

LA SINDROME DI TARQUINIO

 La sindrome di Tarquinio o la Sindrome dei papaveri più alti, o  la Tirannia del despota.
E' quel "malanno" che colpisce il despota di turno, piccolo o grande che sia, Tarquinio o qualsiasi altro del passato o del tempo presente, che lo porta ad eliminare (Fisicamente, con calunnie, con motivazioni varie) tutti i cittadini migliori (Migliori di lui) che potrebbero scalzarlo dal trono di comando. Tarquinio, detto il superbo, settimo e ultimo re di Roma, ove regno per 24 anni, dopo aver ucciso Servio Tullio (Sesto re di Roma), con l'aiuto della moglie Tullia, era noto per il terribile, sprezzante, dispotismo e il suo infinito orgoglio. Con la sua cacciata da Roma (509 a.C., legata alla violenza subita da Lucrezia, donna virtuosa di corte), per effetto della rivolta popolare, c'è stata l'espulsione dei Tarquini e il passaggio dalla monarchia alla Repubblica romana. 
E' la necessità del tiranno (Di colui che detiene il potere, qualunque esso sia) di abbattere, come faceva Tarquinio, con un grosso bastone, le teste dei papaveri più alti. I papaveri più alti erano (e sono) quelli che avrebbero potuto (potrebbero), con le loro elevate capacità intellettive scalzare il despota; ecco perché, a suo parere, era opportuno eliminarli. 

Anche nel tempo presente tale sindrome è fortemente presente. Chi detiene un potere, in genere, fa di tutto per tenere lontano chiunque è, potenzialmente, nelle condizioni di scalzarlo. 
penso di essere stato, alcune volte, un papavero con la testa molto più alta del necessario. Ho evitato i colpi del bastone del despota di turno, che spesso si mostrava con un falso sorriso sulla faccia.

10 maggio 2026

MANDORLO IN FIORE



Il mandorlo è l'unico albero che fiorisce in inverno, quando è al freddo e senza foglie. Bellissimo.
La motivazione, secondo la Letteratura classica greca e magno greca, trova fondamento nella struggente storia d'amore tra l'eroe greco Acamante e la principessa Fillide.
La leggenda parla del ritardo nella partenza, di Acamante, da Troia verso casa e della conseguente preoccupazione di Fillide che non vedendolo arrivare l'ha creduto morto in battaglia. Il dolore accumulato giorno dopo giorno ha portato la fanciulla alla morte. 
La dea Atena conoscendo questa storia d'amore, impietosita, ha trasformato la fanciulla in un mandorlo nudo, spoglio. Mandorlo che fiorì, immediatamente,  quando Acamante, ritornato a casa, lo abbracciò, con struggente amore e dolore. L'abbraccio di Acamante al mandorlo (Fillide) fece spuntare i bellissimi fiori bianchi, simbolo del loro amore che sarebbe sopravvissuto per sempre, al posto delle foglie (Che spuntarono successivamente).
La mandorla, il frutto, è simbolo di purezza.
Il mandorlo con i suoi fiori, in inverno, rappresenta la Speranza, l'Immortalità, la Rinascita, la Vita che rinasce, la Primavera che risveglia i cuori. E' la vita che vince, anche sul gelo. E' l'amore eterno che va oltre ogni limite umano.
  

1 agosto 2025

ORACOLO DI DELFI

   Quando l'uomo si trova davanti a grossi problemi di difficile soluzione con la mente si porta verso un consulto, un vaticinio, una profezia, un responso, un pensiero autorevole. E la mente vola all'Oracolo, del dio Apollo, di Delfi, città dell'antica Grecia, posta in Focide, sul monte Parnaso, nel Sud della Grecia continentale.
Nell'antichità remota davanti ad importanti dubbi riguardanti argomenti relativi al presente, al passato o al futuro, si usava rivolgere specifica istanza, veniva consultato, l'Oracolo di Delfi, che emetteva la consulenza, come forma di vaticinio assoluto, divino. E quello era un pronunciamento che nessuno avrebbe mai osato mettere in dubbio. 
Era quello il giusto modo d'agire, in quella specifica circostanza. Senza alcun dubbio!

Nei tempi attuali il rimando all'Oracolo è diventato ironico e sentenzioso. Con riferimento a soggetti che si atteggiano e/o si credono infallibili come l'originale Oracolo della città greca di Delfi.
Quindi, per smentire l'affermato si usa tagliare corto, dicendo, sarcasticamente: "Ha parlato l'Oracolo di Delfi".
L'affermato, quindi, porta all'opposto di ciò che era ipotizzabile in origine.
In sintesi, viene smentita la saggezza e la capacità intellettuale della persona che si era pronunciata con un supposto vaticinio su un qualcosa di molto importante.

In passato il termine Oracolo è stato preso in prestito anche in ambito religioso (Cristiano) facendo rimando ai profeti e a Cristo.
Il termine Oracolo deriva dal latino "oraculum" che significa dire, parlare. I preposti agli oracoli emettevano i loro pronunciamenti in versi, non sempre facilmente comprensibili. Quindi, i responsi erano soggetti ad ambigue interpretazioni. Spesso gli oracoli erano emessi in seguito a stati di incoscienza indotta del preposto/a.
Gli oracoli, in ultima analisi, erano la causa scaturigine di tante decisioni importanti riguardanti guerre, crimini, ecc.
E per ingraziarsi l'oracolo il tempio era destinatario di beni, di doni, di ogni genere. 

Sulla facciata del tempio di Delfi era riportata la frase storica che doveva aiutare a far crescere le persone: "Conosci te stesso". 
"Ti avverto, chiunque tu sia.
Oh tu che desideri sondare gli arnani della natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi
non potrai trovarlo nemmeno fuori ...
Uomo conosci te stesso e conoscerai l'Universo degli dei".
Frase semplice e non banale che, forse, non è servita a molti per la loro crescita culturale. 
Oracoli più importanti: 
- di Delfi dedicato al dio Apollo;
- di Epidauro dedicato al dio Esculapio;
- di Sibilla Cumana, a Roma dedicato ad Apollo.

Ed è, poi, quello che si è verificato, successivamente, con i vari lestofanti, presunti oracoli moderni, che speculavano, e speculano, sulla buonafede delle persone.

26 maggio 2025

LA SPEME E' L'ULTIMA DEA CHE FUGGE I SEPOLCRI

 Le persone civili, ora come 26 anni fa, dovrebbero essere Cittadini  capaci di Memoria, capaci di custodire i ricordi di tutti coloro che alla prevaricazione hanno opposto un netto rifiuto di civiltà. 
Ma la Memoria deve essere riportata, sempre,  al tempo determinativo, univoco, dettagliato e mai in termini generici e indeterminati, per ogni singolo caso. Memoria che dovrebbe riportare, dettagliatamente, nomi, luoghi, eventi, circostanze, azione criminale, atti di giustizia, inadempienze, conseguenze, reazioni dei familiari della persona che ha subito violenza e della società. 

Col caso del delitto Falcone, era il 1992, la preoccupazione sociale nazionale ha assunto, giustamente, finalmente, una dimensione immensa. Le istituzioni hanno smesso di sminuire, di fare sottostima, il problema mafioso, al fine ipotizzato di non fare da cassa di risonanza al fenomeno. 
Da quel momento la gente ha cominciato a rendersi conto che la città di Palermo era talmente soggiogata da  metterla, rispetto alla insicurezza sociale, in equivalenza con Beirut. Città capoluogo del Libano in cui la vita di qualsiasi cittadino era legata anche al semplice alito di vento.

Col delitto di Totò, era il 31 Ottobre 1999, circa 26 anni fa, la condizione di assoluta insicurezza nella Locride si è manifestata a livello nazionale, ma era presente da molto tempo. Quel territorio, bellissimo dal punto di vista paesaggistico, ma dannato per volontà dell'uomo, non solo era beirutizzato, ma aveva fatto passi, da gigante, ancora più avanti dal suddetto livello. La caduta nel baratro infernale, più ancora di quello dantesco, con la fuga generalizzata delle persone di valore e di Cultura, ha portato quel territorio Jonico ad un livello di quotidianità prossimo a quello della capitale del Messico. Con la sola differenza che dalla Locride le nuove generazioni acculturate scappano, diretti verso il Nord Italia e verso i Paesi esteri, semplicemente prendendo un treno, mentre i messicani e i latini per scappare dall'inferno hanno bisogno di scavalcare muri ed eludere sorveglianti.

   Nella Locride chi decide di non scappare dal luogo e dai propri ideali di cultura, inevitabilmente, si scontra col potere illegittimo che impera, praticamente indisturbato, da molto, troppo, tempo.  
Esso, pur sapendo di dover lottare ad armi impari, resta, lotta, vive, nel silenzio più assordante delle Istituzioni, secondo i canoni che, al seggio più in alto, mettono la Libertà e la Democrazia.
Essi al momento della suddetta decisione di vita sapevano (sanno) che la loro presa di posizione avrebbe comportato dei pesanti rischi, economici e fisici.
E' il tuo caso Totò, che non hai avuto dubbi sulla scelta di vita, dalla parte della Libertà, della Democrazia e della Giustizia. Scelta di vita che ti ha portato al sacrificio della tua vita; a tutela della tua Libertà, della tua Cultura, del tuo Diritto d'Indipendenza. Col tuo operato hai cercato di tutelare il futuro tuo, dei tuoi figli, della tua famiglia, dei tuoi compaesani, di tutti i cittadini Locresi. I Diritti di tutta la Comunità. Sei caduto subendo l'estrema conseguenza, mentre lavoravi, quella domenica sera, vivendo e combattendo dei barbari, selvatici. Sei caduto in una impari battaglia, come quel famoso Ettore omerico, figlio di Priamo e di Ecuba, marito di Andromaca, a difesa del tuo onore, della tua libertà, del tuo gusto di bellezza. A difesa della tua casa, del tuo paese e della tua Locride; valori aggrediti da volgari primitivi, il cui unico credo era, ed è, la sopraffazione, l'ignoranza, la sottomissione violenta degli altri (Di tutti coloro che dimostrano di non essere sottomessi al giogo mafioso). Come quel Ettore, da quello scontro, a mani nude contro un esercito di animali selvatici, sei uscito apparentemente perdente. In vero i perdenti sono loro. Quei maledetti che hanno calpestato e continuano a calpestare la terra della Locride.

In ogni caso, sapevi, senza alcun dubbio, che la tua lotta aveva poche possibilità di successo, perché quella battaglia, nella Locride, non è possibile combatterla, e magari vincerla, da solo. Ed è quel che si è riscontrato e si riscontra ancora oggi. 
Da solo sì, tu hai combattuto da solo, contro una forza volgarmente naturale umana, non soprannaturale come quella che si trovò ad affrontare quel Ettore, come tanti altri, per l'assenza totale dello Stato; cioè di coloro che, per Istituzione, dovrebbero essere preposti a garantire i Diritti di Libertà e di Giustizia di tutti i Cittadini. 
E, per questi motivi, la tua memoria rinnovo, nonostante gli ostacoli palesi e reconditi che risultano frapposti da varie direzioni. 
Dalle direzioni di parte illecita (E sono comprensibili. La mafia non vuole che si parli di te, del tuo caso, della tua sete di Libertà) e, ancor di più, dalle direzioni di parte opposta (Istituzioni dello Stato che, forse, preferiscono tacere al fine di non far vedere la loro scarsa capacità professionale e, ancor di più, le incredibili nefandezze che preferiscono tenere velate e negate alla collettività) che, per norma, si pensa, dovrebbe essere, sempre, dalla parte del Diritto. 
La mafia ha detto Falcone è un fenomeno naturale e come tale ha un inizio ed ha una fine. 
Ma per avvicinare la fine è necessario che qualcuno combatta tale guerra, non resti, beatamente, a guardare da debita distanza. Inoltre, nella lotta alla mafia è necessario allontanare, immediatamente, tutti coloro che, da preposti, dimostrano, con colpa o dolo, di non essere all'altezza della situazione. 
E' inutile osannare gente incapace per il semplice fatto di avere occupato una poltrona di funzione. 

La tua memoria, Totò, è necessario che non resti muta.
Bisogna gridare (Come Giovanni nel deserto), cantare, parlare sommessamente e delicatamente di te per fare in modo che la voce arrivi lontano, molto lontano dalla Locride. Fare in modo di svegliare le coscienze di tutti coloro che possono fare qualcosa, ma si astengono per paura di perdere i loro privilegi acquisiti. 
Per fare in modo che la tua idea di vita e di libertà continui a sopravvivere sempre. Oltre la morte.
Ricordando che la mafia è una forza bruta che, se si vuole, si può fermare solo con la forza, la determinazione, la giustizia, la certezza del diritto.  E' una guerra e come tale il buonismo non funziona.

Di tutta questa esternazione cosa resterà? 
Poco o nulla per gli assenti e i pavidi. Resterà, per sempre, il dolore per tutti coloro che ti hanno voluto bene e per coloro che hanno a cuore i più alti sentimenti di Libertà e Giustizia.
Il dolore, per gli intimi, non è quel che si dice. Il dolore più grande è quel che si tace. 
Nel momento in cui amiamo siamo indifesi, privi di tutele dalle aggressioni altrui. E tale condizione di assenza di difesa porta ad una condizione per cui l'amore non muore mai. Neppure con la morte fisica. Tale amore non sarà, mai, sconfitto dal tempo. 
Amore e dolore che si tacciono e che non si dimenticano mai.
Magari aspettando, con fiducia, ... Clitemnesta.   

11 aprile 2025

FRINE: L'ETERA

 Frine, accusata ingiustamente, alla fine del dibattimento, per dimostrare ai giudici la sua innocenza ha pensato bene di liberarsi, con scaltrezza, della sua tunica e mostrare tutto il suo corpo, nella sua splendida bellezza e perfezione. Da vera Afrodite.
E fu, giustamente, assolta.

La sua irresistibile Bellezza, secondo i giudici, non poteva essere colpevole.
Non poteva che essere innocente 
Secondo i canoni greci di allora, ai massimi livelli, la Bellezza è strettamente legata al bene e alla verità. 
Quindi, all'innocenza.

8 ottobre 2024

ANDROMACA

 Tutti conoscono la relazione amorosa fra Elena e Paride (Scintilla, o scusa, che ha portato alla lunga guerra fra greci e troiani, con la sconfitta di quest'ultimi), ma pochi, forse, conoscono il tipo di relazione che c'era fra Andromaca ed Ettore.
Elena, donna bellissima, non soddisfatta del rapporto coniugale con Menelao, fratello del bellicoso Agamennone, per passione travolgente ha abbandonato il marito e la famiglia per seguire Paride (La dea Afrodite gli aveva promesso in dono la donna più bella del mondo), figlio di Priamo. Alla morte di Paride Elena ha sposato il fratello Deifobo che poi ha consegnato ai greci riconciliandosi coi greci e con il marito Menelao.
Andromaca, invece, rappresenta il classico ideale greco basato su un felice matrimonio d'amore, con reciproca fedeltà con Ettore. Per tale atteggiamento, per la sua sincerità e bontà d'animo essa era molto stimata dai troiani. Essa era sempre impegnata a cercare, con Ettore, soluzioni reali ai problemi propri e della corte. 
Il suo amore verso Ettore non ammetteva distrazioni di sorta. 
Il suo concetto d'amore è rappresentato dalla seguente dichiarazione:
         "Ti amo come si ama un padre, un fratello, un marito".

NON OLTRE UN RAGIONEVOLE LIMITE

 Sui giornali di tutto il mondo, in questo periodo, si parla, insistentemente, di vendetta. 
Quando e fino a dove è ragionevole spingersi nell'ipotesi di accettazione di tale ipotesi. Sia per i contrasti fra persone, sia nei contrasti fra stati.

Se è accettabile ammettere il diritto della vendetta non è, umanamente, accettabile il superamento di un ragionevole limite di quel presunto diritto.
E il limite di quel diritto se non è ragionevolmente "codificato" - e non potrà mai esserlo per ovvie ragioni; per lo stesso principio in esso implicito - allora è il buon senso degli uomini giusti che dovrebbe guidare e posizionare una barriera insormontabile, da parte di chiunque. E' la barriera del "non plus ultra".

Sì, perché la vendetta, inevitabilmente, finisce per portare con se e travolgere, inesorabilmente, vittime innocenti.
Bisogna , assolutamente, evitare che diventi irrilevante l'innocenza delle vittime coinvolte, per colui che ha subito dolore e cerca vendetta. L'innocenza delle vittime eventuali deve essere considerata come di enorme importanza da chi cerca vendetta.

La sete di vendetta, per esempio, ha fatto si che Medea considerasse come di nessuna importanza l'assoluta innocenza dei suoi bambini, nel suo piano di vendetta contro suo marito Giasone (Invaghitosi di altra donna. Con rimando al libretto teatrale  Medea di Giuseppe Romeo).
Ma, come prevedono anche i dettami biblici, le colpe dei padri non debbono cadere sui figli (Fino alla settima generazione?).

22 luglio 2024

LA SINDROME DI PROCUSTE. INVIDIA

Invidia? Di più. - Sindrome di Procuste
Invidia. Malanimo psicologico derivante dalla constatazione  dell'altrui prosperità, benessere, soddisfazione. Con avversione e rancore per colui che possiede detto bene o qualità. E' una specie di senso di orgoglio per cui il soggetto non tollera la condizione di successo di altra persona. E' portatrice di risentimento, pettegolezzo, ostilità, rifiuto, avversione verso la persona di successo.
E' uno dei sette vizi capitali, opposto alla carità.

Sindrome. Complesso di sintomi che possono essere provocati dalle cause più diverse.

Procuste. È il soprannome affibbiato a Damaste, della stirpe dei Giganti, creature molto diverse tra loro, ma accomunate dalla caratteristica dell'essere bastardi, figlio di Poseidone. Siamo, naturalmente, nel campo della mitologia greca. E, in quanto a bastardaggine, Procuste non era secondo a nessuno. 
Damaste viveva sul monte Coridallo, nell'Attica e lungo la via sacra tra Eleusi e Atene. Era un vero e proprio brigante che si divertiva ad aggredire coloro che si trovavano a passare nella sua zona. 
Anzi, ancor di più, ai passanti, spesso, con inganno, prometteva loro ristoro e un pasto caldo, mentre invece, poi, si divertiva a maltrattarli. Proponeva loro una stanza con un letto. E, a seconda della statura dell’ospite, il disgraziato decideva come divertirsi.
Egli proponeva un letto per il riposo, letto che risultava, sempre, di dimensioni diverse 
(Più lungo o più corto) da quelle necessarie. E, quando l’ospite era più corto del giaciglio, lui lo stirava fino a distruggergli le articolazioni. Nella situazione inversa, Procuste era ancora più terribile, tagliava le parti che sporgevano.
Da qui la derivazione del modo di dire di essere nel 
                              “letto di Procuste”; 
ossia il tipico modo per dire di stare in una posizione molto scomoda, fastidiosa, insopportabile. Una posizione che tende a volere rendere tutti i soggetti simili, identici, a un modello standard. La locuzione "letto di Procuste" è usata anche in ambito politico ed economico.

Molto più terribile è la sindrome di Procuste.
In dettaglio, quali sono i sintomi di questa grave patologia psicologica? 
1)- Queste persone son quelle sempre pronte a metterti i bastoni tra le ruote, anche senza ottenere nessun vantaggio. Esse agiscono in questi termini solo per il gusto di impedirti di arrivare a una soddisfazione. Piccola o grande che sia. 
Sì, il Procuste non è solo l’invidioso che farebbe di tutto per rubare il successo a chi è più bravo di lui, ma è colui che soffre nel constatare il successo altrui
Per lui è sofferenza dover ammettere che un altro, chiunque altro, possa aver raggiunto un livello di successo a lui impedito. Nel suo campo o in altri campi a lui lontani. Sia nei riguardi di estranei o nemici sia verso parenti e amici. 

2)- Il Procuste, inoltre, non è, in alcun modo, interessato a migliorare la propria posizione sociale, professionale, economica, etica; lui vuole rimanere quello che è. Vuole restare la persona che è sempre stata. Vuole restare nel suo brodo di coltura. Semplicemente, non accetta che gli altri facciano progressi che possano metterlo in secondo piano, in una zona d'ombra.
 
3)- Il Procuste accetta, solamente, che gli altri rimangano sempre allo stesso punto. Non ammette che altri possano fare progressi. Egli è sempre pronto ad insultare, in ogni modo, chi ha successo e anche chi apprezza il successo altrui. E reagisce all'eventuale successo altrui con cattiverie, pettegolezzi e maldicenze inventate. 

4)- In sintesi, sono malati della sindrome di Procuste tutti coloro che non perdono occasione di sminuire il talento o il successo altrui,  senza guadagnare nulla, se non la meschina soddisfazione che ne traggono.
Pur essendo noto dal tempo dei Greci, non posso non ricordare che questo scompenso psicologico è molto presente anche nella società moderna. 

Questo comportamento somiglia molto alla definizione che lega l'invidia alla stupidità: creare un danno a tutti senza ottenere nessun vantaggio.  Io conosco alcuni soggetti chiaramente portatori di tale sindrome. 
Questi soggetti, poveretti, non sono capaci di sopportare che qualcuno sia più bravo di loro nel fare qualcosa, e sono, anche, capaci di tramare, di corrompere, di tendere tranelli col solo scopo di tarpare le ali di qualcuno, conosciuto o non conosciuto, che ha fatto qualcosa che loro non sono stati capaci di fare.

Gli psicologi definiscono tale sindrome la  “competitività negativa” e la considerano un veleno tossico per la vittima, ma, alla lunga, altrettanto letale, per coloro che dispensano il veleno.  

Come la mitologia insegna anche in questo settore chi distribuisce cattiverie, prima o poi, dovrà fare i conti con qualcuno più astuto di lui, magari facendolo passare attraverso le stesse forche applicate dal cattivo. Procuste infatti dovrà pagare il conto a Teseo, eroe mitologico romantico, che lo bastona sonoramente. 
Procuste finisce avvelenato dal suo comportamento tossico, come capita ancora oggi a chi si rode il fegato per l’invidia.

15 luglio 2024

SE STESSI

 Dalla Mitologia (Le Parche) al Conquistatore del mondo (Giulio Cesare). 
Secondo la prima (Mitologia) il destino è prefissato dalle tre sorelle, figlie di Zeus.
Secondo il secondo (Giulio Cesare), invece, 
     "il destino non è conservato nelle stelle, ma in noi stessi".

26 giugno 2024

LE PARCHE?

 Le tre sorelle? Il fato?
No, semplicemente dei bastardi primitivi.
Una spaventosa insidia era stata macchinata contro di te, con diabolica trama. Insidia che ci ha lasciati in preda all'angoscia, avviliti, affranti; ma con tanta rabbia e orgoglio in corpo.
Con la mente che rivanga a fatti e circostanze, ai torti subiti.
Ma, è quel momento che attanaglia la mia anima.

O tu, che stai più in alto di tutti, perché non hai arrestato quelle armi puntate contro di lui? 
Non le hai viste? Perché non hai scongiurato quel misfatto?
E non dire che nulla potevi fare, per il fantomatico libero arbitrio dell'uomo; o, forse, per la difficoltà di infrangere i decreti delle tre sorelle che, da tempo, avevano fissato il destino di quell'uomo, dalla sua nascita alla sua morte?
Quella notte la città fu scossa dalla paura, da urla, da sussulti, da pianti. Ma tu nulla facesti per aiutare quella gente. Anzi, hai continuato ad osservare il costante degrado morale.

Era il fato delle Parche che incombeva?
Uomini armati raccolti e assistiti non in un tempio pagano, ma presso il Cimitero, hanno sfoderato le armi. malvagi come belve.
Inizialmente la numerosa gente presente sul posto ha costituito una specie di "nuvola di Venere" che ti ha protetto, ti ha nascosto ai barbari. Ma quella nuvola non è servita a sottrarti al fato. 
Così come non è servito il mio passaggio. Io, poco prima, ci son passato di là, quando ancora, c'era tanta gente. Ricordi? C'era anche quel professore di matematica, ed erano le ore venti, non certo le diciannove.
Quando la conoscenza non è cultura.

Ma, forse, le tre sorelle non sarebbero, mai, tornate indietro. Tutti gli eventi erano scritti sui fogli del loro tavolo, con scrupoloso dettaglio.
Ti sei fatto carico di un peso che non ti apparteneva; ma, in qualche modo, tutti pagheranno per il furto della tua vita. Anche coloro che hanno fornito assistenza locale. Ad essi Venere ha già augurato le meritate pene dell'inferno. Bastardi di nome e di fatto.

Intanto la tua anima, in fuga dal tuo corpo, è diventata una Stella, accompagnata da Venere e dal mio cuore. Essa è volata via, molto più lontano della Luna. E' quella luccicante Stella con la quale, spesso, dialogo, di notte.

P. S. :
Le Tre Sorelle, le Parche o le Moire erano figlie di Zeus e ad esse era demandato il compito di programmare la esistenza in vita (vista metaforicamente come un filo) degli umani. 
Le Moire sono chiamate: 
- Cloto, Clotho, (Io filo) è colei che inizia a filare, ossia colei che fissa l'inizio della vita;
- Lachesi, Lachesis, (ho dalla sorte) è colei che ha il compito di stendere il filo, ossia a presiedere alla vita;
- Tropo, Atropos, (inesorabile, immutabile) è colei a cui spetta il compito di tagliare il filo della vita. Portare la morte. 

23 giugno 2024

VIAGGIO A/R NEL REGNO DEI MORTI

 Il viaggio nel regno dei morti, di sola andata, lo faremo tutti, solo pochi eletti hanno avuto la possibilità di farlo con biglietto di andata e ritorno.

Tra essi:
-Dante Alighieri, come risulta nella Divina Commedia;
-Virgilio, autore dell'Eneide;
-Enea, figlio di Anchise e di Venere (La bella dea dell'amore, figlia di Zeus), in fuga da Troia, distrutta dai Greci;

21 giugno 2024

SCILLA



Scilla è una bellissima fanciulla trasformata prima in mostro latrante, dal ventre in giù, e poi in scoglio sullo Stretto, fra Zancle e Reggio (Tra l'Ausonia e la Sicilia, tra Scilla e Cariddi), da Circe, per il non corrisposto amore verso Glauco, che si era rivolto a lei per trovare la magia giusta per convincere la ragazza ad accettare la passione del dio.

Glauco vistosi rifiutato dalla bella Scilla, preso da una passione ardente, decise di rivolgersi a Circe, figlia del dio Sole, per trovare la soluzione magica necessaria per convincere la ragazza amata che non voleva saperne di accettare le sue richieste.
Circe, già innamorata di Glauco, accetta di fare una pozione di erbe, non per far avvicinare Scilla al piacevole dio, ma, al contrario, per farla allontanare. 

"O dea, abbi, ti prego, pietà di un altro dio!
Tu sei la sola ad avere il potere di alleviare quest'amore che mi possiede.
La causa del mio delirio amoroso ... ti svelerò ... fu Scilla.
Arrossirei se dovessi riferirti le promesse che le feci, le preghiere e le lusinghe che le rivolsi ... che altro non raccolsero che disprezzo.
Non voglio liberarmi di questa passione, voglio solo che anche Scilla la provi".

Circe, seconda a nessuno per ardori amorosi, adirata per il perdurante trasporto amoroso di Glauco verso Scilla, decise di agire contro la bella fanciulla, anche al fine di avere Glauco tutto per se.
E, in seguito alla contaminazione delle limpide acque di quel piccolo golfo profondo che costituiva il prediletto rifugio, il corpo di Scilla, subito dopo l'immersione, fino al ventre, si è trasformato in tanti mostri latranti.
Glauco scioccato per l'azione messa in atto contro Scilla, da Circe, scappa via dalla dea che, nonostante tutto, bramava di unirsi a lui.
Scilla, seppur trasformata, dal ventre in giù, in orribili mostri ha fatto di tutto per vendicarsi contro i Greci considerati responsabili, coi loro dei, della sua metamorfosi. Ma subito dopo l'attacco contro i compagni di Ulisse le divinità hanno pensato opportuno neutralizzarla trasformandola in uno scoglio aspro e lucente che, ancora oggi, emerge con rabbia e orgoglio sulle acque davanti a Cariddi.

3 giugno 2024

LA RABBIA DELLO SPARVIERO

 Lo sparviero è un potente e aggressivo rapace, con becco adunco e con artigli uncinati. E' un uccello spietato, dotato di grande potenza.
E' l'aquila dei passeri (Mangia tutti i passeri che si trovano nella sua zona). Ha piumaggio (Il maschio) grigio ardesia nella parte superiore, con guance e parti inferiori rossicce.
Aggressivo con tutti gli uccelli, forse, come dice la mitologia, per far pagare il suo immenso dolore per la morte della figlia a tutti gli altri.

Quello è il dolore di un padre (Dedalione) in continuo pianto per la morte della bellissima figlia, Chione. Ragazza con tanti pretendenti, fin da giovanissima, per la sua splendida bellezza.  
Tra essi c'erano Febo e Mercurio che, a prima vista, si innamorarono, entrambi, della fanciulla, senza farne mistero.
Mercurio, nonostante il diverso consiglio di Apollo, con un artifizio, fece addormentare la ragazza e la fece sua in serata.
Febo, con altro artifizio, godette del piacere sensuale della fanciulla.
Dopo nove mesi Chione, con un parto gemellare diede vita a due figli. Uno per ognuna delle due divinità che l'avevano posseduta.
Antolico, figlio di Mercurio, con le ali ai piedi, era astuto, abile, ladro; come il padre.
Filommane, figlio di Febo, nato con grandi doti canore e con l'estro nel suonare la cetra.
Chione nella sua vita aveva tutto ciò che le serviva per essere felice, però, osato affermare, pubblicamente, ed aveva ragione, di essere molto più bella e piacente della dea Diana. Dea che, a suo parere, si presentava con un aspetto non adeguatamente aggraziato, come il suo.
Diana che non ha gradito proprio per niente tale affermazione ha pensato di vendicarsi facendo perdere la vita a Chione, in modo cruento. 
Da qui il dolore e la disperazione del padre che non smetteva di piangere per la morte della figlia. E, vedendola bruciare sul rogo ha cercato per quattro volte di gettarsi nel fuoco e bruciare anche lui, con lei. Non riuscendo ad attuare tale tragico proposito, anche per intervento divino, corse velocemente fino alla cima del Monte Parnaso e da lì, senza esitare un istante, si è lanciato nel vuoto per soffocare il suo infinito dolore.

Fu lì che Apollo, mosso da compassione, lo sostenne nell'aria e lo trasformò in uno sparviero.

27 maggio 2024

ATALANTA

 Atalanta, figlia di Iasio, re dell'Arcadia, è stata abbandonata dal padre sul monte Pelio, in quanto indesiderata perché femmina. Il padre aspettava un figlio maschio, per la continuazione del casato nel regno. 
Allevata da un'orsa cresce bellissima, con forza e con molti talenti.

Era una divinità greca, bellissima, famosa per le sue insuperabili capacità (Anche con i maschi) nella corsa, nella caccia, nella lotta. Era contesa e desiderata da molti, ma pochi osavano partecipare ai suoi tornei, alle sue gare, ove il vincitore aveva diritto a diventare il suo sposo, ma di contro, in caso di sconfitta, andava, inesorabilmente, incontro alla morte. 

Ippomene, rimasto affascinato dalla sua bellezza ha osato sfidarla a corsa dopo averle detto che sarebbe stata, sicuramente, la sua sposa. 
Ed anche lui avrebbe fatto la stessa fine degli altri pretendenti se non ci fosse stato  un aiutino (Regalo di tre pomi d'oro. Usati per distrarre Atalanta durante la corsa, con conseguente beneficio a favore di Ippomene) da altra divinità (Venere) sostenitrice della sua parte...
Col conseguente coronamento di un amore sbocciato in entrambi.

Vinta la corsa Ippomene prende in sposa Atalanta e  la coppia vive serenamente la passione coniugale. Vissuto coniugale intenso che smette bruscamente per la profanazione con un atto amoroso impudico in un tempio dedicato a Cibele. 
Afrodite scarsamente sensibile e disponibile verso queste trasgressioni (Sesso sfrenato in un tempio), forse anche per un pizzico di invidia, punisce i due bellissimi e aitanti giovani trasformandoli in leoni, animali che secondo la tradizione del tempo non potevano accoppiarsi. 
La coppia, rappresentata da Ovidio, mostra l'incontenibile pulsione carnale e i conseguenti rischi in cui essa può andare incontro se priva di freni inibitori. 
La storia di Atalanta può essere vista, anche, come il superamento del trauma del rifiuto da parte del padre con il complesso e ricercato legame di coppia con Ippomene. Legame liberatorio e privo di qualsiasi esitazione e inibizione.

22 maggio 2024

PIGMALIONE

 Col termine pigmalione si definisce la persona che assume il ruolo di maestro nei confronti di altra persona rozza e incolta, plasmandone la personalità, sviluppandone le doti naturali e affinandone i modi.

Il mito di Pigmalione, secondo Ovidio, fa rimando allo scultore, di Cipro, capace di modellare una statua di donna, nuda, nell'avorio, ritenuta espressione di assoluta bellezza e femminilità. Statua ritenuta superiore, in bellezza, a qualunque donna in carne e ossa. 
Statua talmente coinvolgente da portarlo a dormirle accanto, con passione ardente, nella speranza di vederla, un giorno, viva, animata.
La bacia e gli sembra di essere baciato, le parla, la stringe. La colma di tenerezze. Le porta quei doni che le fanciulle amano ricevere: conchiglie, sassolino levigati, fiori variopinti, gigli, gocce d'ambra. Le mette addosso eleganti vestiti, anelli alle dita, collane di perle al collo.

Per fare in modo che tale metamorfosi avvenisse si recò, sicuro e fiducioso, al tempio di Afrodite, alla quale divinità chiese, accoratamente, l'animazione della bella scultura d'avorio, creata con le sue mani. Afrodite dopo averlo ascoltato attentamente acconsentì alla singolare richiesta. E la statua, pian piano, cominciò ad animarsi e, quindi, l'artista la si vide diventare umana, in carne ed ossa.
Pigmalione  e Galatea (La ex statua) si sposarono e concepirono una figlia , Pafo, antico nome di Cipro.

L'effetto Pigmalione (Di Rosenthal) rappresenta la profezia che si autorealizza. 
In sintesi, se uno studente si convince della presenza di un giudizio negativo del suo professore allora esso tende a giudicare come dispersivo, negativo il suo operato, che continuerà ad essere insufficiente. Di contro, se esso si convince  che il docente gli dia più credito di quanto realmente esista allora esso mostrerà un impegno nello studio superiore a quanto umanamente possibile. Un buon docente dovrebbe essere a conoscenza dell'effetto Pigmalione per il diffondersi di una crescita culturale potenzialmente più elevata.

Tale concetto è stato portato a teatro da George B. Shaw. 
Nelle scuole ci ha pensato Maria Montessori (I professori dovevano astenersi dal pensare male di uno studente, perché il semplice pensiero poteva trasmettere allo studente una spinta psicologica negativa).

21 maggio 2024

STRUGGENTE AFFETTO TRA SORELLE

 Lacerante è il racconto di Jole per la morte della bellissima sorella Driope, per colpa di un dio roso dal desiderio della carne.
Non so però se riuscirò a parlarne, a scriverne, per i tanti collegamenti, le analogie, che mi coinvolgono. 
Le lacrime e il dolore mi soffocano e cercano di impedirmi anche questa scrittura. 

Driope col figlioletto, di età inferiore ad un anno, attaccato al suo seno per nutrirlo col suo tiepido latte, si era recata sulla spiaggia di un meraviglioso lago  coronato da arbusti. Ella, ignara delle conseguenze, colse alcuni rossi fiori di loto per darli al bimbo, ma da quei fiori spuntarono delle gocce di sangue. Era il sangue di Loti la ninfa che per sfuggire all'aggressione di Priapo, dio della fecondità, si era trasformata in fiore. La recisione di quei fiori ha comportato la sua trasformazione repentina in albero. Solo Anfisso, il bimbo lattante, è stato sottratto a quella fine.

E quando era divenuta quasi tutta albero, meno che la faccia e la gola, qualche minuto prima della fine, la voce trova strada nella sua gola, levandosi, accorata, verso il cielo.

"Giuro sugli dei di non aver meritato questo scempio!
Subisco la pena per una colpa non commessa. Del resto tutta la mia vita è senza colpa.
Se mento, possa questo mio legno disseccarsi e perdere le fronde e, poi, essere abbattuto dalla scure e bruciato.
Quando il mio bimbo saprà parlare ditegli che sotto quest'albero si nasconde la sua mamma.
Insegnategli ad avere un reverente timore dei laghi e non si azzardi a cogliere fiori. Tutti gli arbusti possono essere corpi di divinità.
Toglietemi le mani dagli occhi! Rinunciate a questo atto di pietà."   

17 maggio 2024

BUON SENSO - ASTUZIA POPOLARE

 Le Metamorfosi di Ovidio, al Vol II, tra le altre cose, raccontano della turbolenta e avversata nascita di Ercole, figlio di Alcmena e di Giove, che non disdegnava le distrazioni extraconiugali. Distrazioni mal digerite dalla moglie Giunone e, quindi, anche da Ilizia, sua figlia, dea preposta alle sofferenze del parto. 
Alcmena portava avanti, da circa dieci mesi, la dolorosa gravidanza di Ercole che non voleva saperne di venire al mondo. In verità, non era lui a non voler nascere, ma era Ilizia che cercava di impedire tale nascita, per far piacere alla madre. 
Tante donne stavano vicino ad Alcmena con preghiere, assistenze, suggerimenti e consigli per affrontare  e sopportare le doglie, che, da molto tempo, le portavano dolorose sofferenze. Tra esse  c'era Galanti,  donna gentile, premurosa e disponibile la quale si accorse, a colpo d'occhio, della presenza dell'ostilità di Giunone a tale nascita. Si accorse che Ilizia stava seduta sull'altare con le braccia strette alle ginocchia, con le dita intrecciate. Capì subito che quella posizione della dea non poteva che essere ostativa alla serena nascita del bimbo. Quindi, di getto, senza pensarci su più di tanto, con volto allegro, con astuzia, con voce esultante, gioiosa, si avvicinò alla dea contratta e, mentendo spudoratamente, negando l'evidenza, le disse: 
"Chiunque tu sia, 
rallegrati con la mia padrona!
La puerpera ha ottenuto la grazia!"

La dea del parto esterrefatta, visto che non si aspettava tale notizia, ebbe un moto inconsulto; balzò verso l'alto e, così facendo, sciolse l'intreccio delle dita che rappresentava l'impedimento alla nascita. 
Ed il bimbo nacque, tra lo stupore di alcuni e l'ilarità e la gioia di Galanti, che era riuscita, col suo stratagemma, ad infinocchiare la dea. Gioia che subito dopo è stata costretta a lasciare il posto alla terribile reazione della dea del parto. 
Ma Galanti, seppur trasformata di un animale a quattro zampe, ha continuato a mantenere il suo zelo per essere stata capace di aiutare una partoriente semplicemente usando la bocca per una menzogna.

Il buon senso nella vita, secondo Ovidio, vince sempre. 
O quasi sempre. 

17 aprile 2024

IUS PRIMAE NOCTIS

 Tra il serio e il faceto parlerò, in questa nota, di un argomento per il quale si è molto discusso, ma per il quale non esistono "fonti" su cui poggiare l'esistenza di questo ipotetico "diritto".
Gli storici del mondo occidentale dicono di non aver trovato traccia sulla reale esistenza di un disposto normativo in proposito. Molti hanno parlato di fantasie erotiche, di invenzioni truculente, di castronerie gratuite.
Nonostante ciò, molto si è parlato di tale Ius e molto ancora si parla visto che, per esempio, il mondo del Cinema ha dedicato a tale argomento vari film, alcuni di grande successo.

Ius primae noctis, ossia diritto della prima notte, indica il diritto del despota o del feudatario di turno di ospitare nel suo letto, nella prima notte, la fanciulla che avesse deciso di convolare a giuste nozze. 
In ogni caso è necessario precisare quanto segue:
-Il despota medievale di turno, non certo democratico e rispettoso dei diritti dei suoi sudditi, non aveva bisogno di esternare, in forma scritta i suoi desideri. Né, tantomeno, i suoi sudditi, quasi nella totalità analfabeti, erano nelle condizioni di leggere i suoi proclami.
-Il despota si sentiva ed esercitava, quasi sempre senza alcuno scrupolo, il diritto di vita e di morte dei suoi sudditi. Quindi, figurarsi se si poneva limiti su un tale aspetto considerato, da esso, piacevole.
La mancata esistenza di alcun cenno a tale ipotetico Ius nella cultura greca, nel diritto romano, nel codice giustiniano non è condizione necessaria e sufficiente per affermare l'assoluta inesistenza in tutte le comunità della terra. Senza escludere la nascita del suddetto Ius in quanto licenza poetica, volta a screditare qualcosa o qualcuno. O per divertimento e svago, un poco osé.

Periodo storico: Medioevo 
Per una lunga serie di motivazioni tale diceria del Ius era, in qualche modo, legata a fatti e circostanze che condizionavano la vita dei novelli sposi. 
Era dovuto il pagamento di una tassa se: 
-Si chiedeva l'autorizzazione alle nozze;
-Uno dei due promessi sposi era proveniente da una comunità diversa dall'altro; 
-Uno dei due chiedeva l'autorizzazione ad accorciare il periodo di astinenza durante le nozze.

Localizzazione. 
Non è ben chiaro in quale realtà geografica, ipoteticamente, tale Ius potesse essere esistente. Si fanno, sottovoce, i nomi della Gran Bretagna, Isole britanniche, Germania, Svizzera, Francia, Italia. 

Nel mondo anglo-sassone c'era una norma che impediva di consumare il matrimonio la prima notte di nozze. Tale divieto appare ancora sibillino e sconcertante. Successivamente gli sposini hanno chiesto deroga a tale divieto, al potere religioso, previo pagamento di un obolo. 
Nel periodo intorno al 1380 circa in Inghilterra ci sono state numerose rivolte contro le esose tasse imposte al popolo, sempre più mal ridotto, ma del riferimento al diritto di prima notte non c'è traccia, secondo gli studiosi. 
Nella birichina Scozia, nel 1527 circa, lo storico Hector Boece ha affermato, in forma scritta, l'esistenza, in quelle contrade, dello ius primae noctis per volere del re Ewen. Ma, secondo alcuni studiosi in quelle terre non è mai esistito un re con quel nome.

Comunque la si pensi.


Film: 
-Braveheart, di Mel Gibson. Parla della ribellione del popolo contro le prepotenza del despota, e tra esse lo ius primae noctis. 
-La cattedrale del mare, di Falconis, si sviluppa da uno ius p n. 
Altro:
-Nella Valle di Susa, in Piemonte, ogni anno, la gente del posto fa la rappresentazione teatrale della ribellione del popolo contro il feudatario, eliminandolo, per il sorpruso dello ius p n. 
-Mozart, con le Nozze di Figaro, ha ripreso la vicenda, narrata dal Da Ponte, che parla del conte d'Almaviva col suo proposito di ripristinare lo ius p n. 
-A Conversano la gente, per rimando orale, ricorda, ancora oggi, il conte d'Aragona con la sua pretesa dell'applicazione dello ius p n. E per questo motivo quegli abitanti sono, detti, ancora, "figli del conte". 

Opere letterarie
-Nel 1591, Shakespeare, nel suo Enrico V, parte 2, parla di questo Ius;
-I promessi sposi, di Alessandro Manzoni. Don Rodrigo era il diritto di ius p n (Il "diritto del signore" , come dicono i francesi) che pretendeva da Lucia Mondella. Niente di più.

È vero che anche una bugia, se ripetuta continuamente, può diventare verità. 
Un fatto possibile può essere trasformato in un fatto reale, che reale non è.