Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

4 febbraio 2026

PROTAGONISTA CONSAPEVOLE DEL PROPRIO CAMMINO

 La vita di un Uomo, protagonista, consapevole, del proprio cammino.

Sei stato un uomo leale, sincero, munito di un raffinato senso dell'Onore e della Libertà. 
Il tuo senso dell’onore non nasceva dall’ostentazione, dalla necessità di apparire, ma dalla coerenza silenziosa dei gesti, del tuo modo di essere e di vivere. Il tuo senso della Libertà nasceva dal coraggio e dall'orgoglio di sentirsi libero. Non, certo, perché ignaro dei rischi che sapevi di correre, stante l'elevato grado di mafiosità che pervadeva, e pervade, la Locride, oppure perché non coinvolto dalla paura, risposta umana istintiva a una minaccia. 
In te, come in tutti gli umani, le emozioni primarie fondamentali per la sopravvivenza si manifestavano con le abituali reazioni fisiologiche, che eri capace di controllare e attraversare, con la necessaria calma. 
Sapevi che la paura non era altro che un istinto di protezione e sopravvivenza che allerta le persone, nel corpo e nella mente, quando si trovano davanti a un pericolo. Sapevi che quella era una normale reazione necessaria per la sopravvivenza e non ti facevi condizionare, guidare, da essa. 

Eri virtuoso (Sì, avevi una disposizione stabile, consolidata, dell'anima, a fare del bene, secondo ideali sociali, religiosi, sociali), perché quando ti trovavi davanti alla necessità di scegliere, senza alcun dubbio, guardavi versi il bene; quello comune, del prossimo, principalmente. Anche quando e dove sono poche le persone che pensano alla collettività. Tendevi a perseguire il bene senza aspettare ricompense, con tutta l'onesta che ti caratterizzava. Mantenendo sempre pazienza e discrezione nel tuo operato. Sei stato, sempre, un riferimento per tante persone bistrattare, povere, umili, ultime. Hai messo la giustizia, la libertà, la ragione, il progresso della collettività, prima dei tuoi interessi personali. 
Hai aiutato, in tanti modi diversi, varie persone che non meritavano - e non meritano - come hanno dimostrato con la scorrettezza di alcuni comportamenti pubblici e con l'assoluta mancanza di gratitudine. Ma tu non cercavi gratificazioni, ristori da parte di nessuno. Facevi il bene, essenzialmente, perché ti piaceva farlo, provavi gioia e felicità nel farlo. 
Come riconosciuto da tutti coloro che ti hanno conosciuto, eri dotato di generosità, di mitezza, di rettitudine, di bontà, di amabilità, di sincerità, di socialità.

La tua storia non è fatta di trionfi immediati, ma di resistenza alle ingiustizie, ai soprusi (Atti di prepotenza e sopraffazione) di coloro che abusavano della loro forza per imporre la propria volontà. E ciò facendo ledendo, ingiustamente, i diritti e gli interessi  di coloro che sono più deboli. Avevi con te anche la più importante delle virtù teologali: la Speranza. Hai sperato, ardentemente, in un futuro di crescita economico-sociale e di progresso culturale e morale della tua Terra. 

È nel lavoro, nel rispetto per gli altri, nella resilienza (Capacità di resistere ai colpi, agli urti, agli attacchi, deformandoti, ma senza romperti) che hai affinato il carattere. Nella tua, sia pur, breve vita sei stato capace di trasformare le varie ferite ricevute in conoscenza e saggezza. Le tue cadute e riprese le hai trasformate in fondamenta. Fondamenta solide e stabili per l'edificio del tuo vissuto umano.
  Ogni prova, imposta dalla natura e, ancora peggio, dalla cattiveria degli uomini, è diventata misura della tua benevolenza e del tuo valore. Ogni sconfitta subita, anche l'ultima finale, per te ha rappresentato un passaggio verso una verità più profonda. Universale.

La Giustizia, per te, non era un’idea astratta, né un privilegio da invocare, ma un principio, un diritto, da incarnare e da mostrare a tutti. Nonostante le varie sfumature nere lasciate trasparire, diffuse vergognosamente, da qualche rappresentante istituzionale. 
Hai difeso la Giustizia quando l'hai vista fragile, infantile. L'hai reclamata, energicamente, quando l'hai vista vilipesa e tradita; l'hai cercata, esercitata, con equilibrio, anche quando sarebbe stato più facile voltarsi e guardare altrove. 
Non sei mai stato capace di nasconderti dietro un dito. Sapevi che la Rettitudine, la Giustizia, la Libertà, della Locride, richiedeva, e richiede, sacrificio e determinazione. Sapevi, senza alcun dubbio, che, nella Locride restare integri implica, spesso, un forte prezzo da pagare. Prezzo che va dall'isolamento, alla solitudine, al furto di tutti i sogni.

E, sopra ogni cosa, questa tua storia è una Storia di Libertà
Non quella concessa o proclamata, ma quella conquistata, giorno per giorno, interiormente, contro la paura, la sopraffazione, il conformismo e l’ingiustizia. Una libertà che non divide, ma che unisce tutti i componenti della società. Dal più agiato al più umile. Una Libertà che rende responsabili, onesti, democratici; che non esalta l’ego. Libertà che restituisce dignità ad ogni persona.

Questa storia è il racconto di un Uomo che non ha cercato, nel suo piccolo, di dominare il mondo, ma di restare fedele e sereno con sé stesso e con tutta la società. Ed è proprio in questa fedeltà che la sua vita è diventata esempio, memoria e possibilità. 
Le sue belle, solide, sicure, costruzioni, pubbliche e private, realizzate da Nord a Sud Italia, le solide amicizie già attivate ed ancora, nonostante il tempo trascorso, vive e sincere, gli aiuti portati alle varie persone disperate per le più varie difficoltà, stanno a testimoniare i suoi passi, la sua storia di vita. Vita rubata da alcuni barbari, selvatici, preistorici fameliche belve che di umano hanno solo l'aspetto esteriore. E, forse, neanche quello.

È così sei volato via, non per tua scelta, ma per la determinazione di coloro che non potevano sopportare le tue scelte di vita. Il tutto in una Calabria impaurita, silenziosa, sonnolenta, incapace di liberarsi dal cancro che la sta spolpando, totalmente fino all'osso, come una iena con una carcassa di cerbiatto. Il tutto nel silenzio più assordante delle Istituzioni. Spesso colpevoli e non colluse. Istituzioni, nelle quali hai sempre creduto, pur in presenza del forte distinguo nei confronti di molti di coloro che le rappresentavano. E le rappresentano. Così come sa chi rammenta quella sera (Ore 21.00), di quel 31/10/1999, in Benestare, e, anche, di quel giorno di Natale (25/12/1999) in Bovalino.  Con tutti i poteri, legittimi e illegittimi preoccupati più di nascondere che di cercare la Verità.

La Calabria, la Locride? 
La Locride è posta nella zona sud-est della Calabria. La dove il Sole arriva prima ed è molto più struggente che altrove.  È una terra antica, aspra e bellissima, con il Mare Jonio e l'Aspromonte sempre sorridenti (In assenza di perturbazioni antropiche), dove il tempo sembra rallentare per custodire, come in un sogno, ciò che conta davvero. 

Dopo la sua scomparsa, col tempo, sono scomparsi i clamori e le preoccupazioni sociali, come sempre accade in casi del genere, si sono attenuate. I convegni che si organizzano per chiedere Verità e Giustizia per la tua fine interessano sempre meno gente. Gente che da allora è sempre venuta meno in tutto il territorio. E quelli che son rimasti raramente escono di casa, specialmente quando è sera. Nessuno va più a fare la passeggiata pomeridiana dal centro fino al Cimitero (Sant'Elena) e ritorno. 
  Al paese si sente solo la presenza del vento che attraversa gli ulivi. E, nei giorni di tempesta, il Mare Jonio, distante circa 6 km, fa sentire il suo ruggire (Fraga), la sua rabbia, la sua protesta, contro tutti i barbari dominatori della zona, in ogni anfratto del Paese e nelle case, tendente alla desertificazione, non solo per l'antistato. 
Mare che ogni anima virtuosa vorrebbe sentire, vedere, calmo, piatto, luminoso, pazientemente monotono nel suo soporifero piccolo movimento ondoso.
Paese che, muto, mostra all'aria e alla luce del sole le sue Pietre, mute pure esse, consumate dal tempo, che hanno visto passare generazioni di uomini buoni. Simili a lui.

Lui è andato via lontano dai riflettori della storia ufficiale che vuole Verità e Giustizia. Verità che tutti sanno o intuiscono, ma che nessuno cerca. Per evitare che arrechi danno a qualcuno. Ma, la Verità, senza alcun dubbio, verrà a galla e tutti i responsabili marciranno nelle fiamme dell'Inferno.
   La sua morte non è stata una resa, bensì il compimento di una vita, che seppur breve, è stata vissuta, in Libertà, con coerenza e con onestà. 
  La sua fine è avvenuta in quella quiete, quasi sacrale, con la quale la Calabria, Madre severa e serena, distrutta dal dolore, accoglie un Figlio, a cui persone selvatiche hanno rubato tutti i suoi Sogni; come in un antico rito greco, con una maschera di cera, senza più lacrime negli occhi lucidi. 
E come una Madre Jonica, bella e sofferente, nel più profondo del cuore e dell'anima, essa non celebra, non consola, ma ricorda. 
Non dimentica.

Il silenzio che lo circonda non è vuoto. È carico di ciò che non è stato detto, delle ingiustizie sopportate, delle libertà difese senza testimoni. È il silenzio degli uomini integri, di coloro che non hanno urlato per esistere, ma hanno inciso il mondo con la sola forza dell’esempio.
Lì, dove la terra è dura e il cielo sembra più vicino, la sua storia si chiude senza clamore, ma non senza senso. Perché alcune vite non chiedono di essere raccontate ad alta voce: continuano a vivere nel paesaggio, nei gesti tramandati, nella coscienza di chi saprà ascoltare e ricordare. Sottovoce, sommessamente.

E la Calabria, Onesta, Laboriosa, Generosa, Silenziosa e vigile, c'è sempre, anche se con discrezione. È sempre là, registrando tutto, per presentare il conto al momento opportuno. 
Resta là, muta, per ricordare.
Custode silenziosa di un Uomo che ha scelto di essere libero fino all’ultimo respiro. Totò.

15 gennaio 2026

IL POTERE

 Il Potere è un qualcosa di mutevole, in funzione della società e del tempo.
In un contesto democratico e repubblicano il Potere dovrebbe essere rappresentato, e bilanciato, dai classici tre poteri istituzionali: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario. 
Questo in teoria, in pratica le cose non sempre stanno così.

Ma, allora, ci si potrebbe domandare: 
Il Potere dov'è? 
È nelle stanze dei tre Poteri Istituzionali? 
È nelle stanze dei Presidenti di Regione o nelle stanza dei Sindaci?
No, spesso, il Potere non si trova nei siti istituzionali. Spesso è altrove.

Non è nel Parlamento in quanto il Potere legislativo, di fatto, è stato fagocitato dal potere esecutivo. Il Parlamento è costituito, quasi totalmente, da anime morte. Anime morte pronte a fare quello che a loro viene chiesto di fare, senza obiezione alcuna. Senza etica sovrana.

Non è nelle sedi giudiziarie in quanto questo potere, nel tempo, ha perso credibilità a favore del potere esecutivo e di altri interessi.

Sì potrebbe dedurre che il Potere stazioni nei siti di quello esecutivo. In qualche modo ciò potrebbe essere vero, ma guardando attentamente i soggetti e le azioni manifestate molti dubbi sorgono spontaneamente.
Quindi il Potere, quello vero, spesso non si trova nei siti ufficiali. È altrove. 
Quello ufficiale, forse, non esiste più.
Responsabili di questa fase di degrado democratico istituzionale, che rappresenta uno schiaffo al pensiero di Montesquieu, non possono che essere individuati nei partiti politici. Essi hanno bruciato, carbonizzato, il Potere Legislativo (I parlamentari votano secondo le direttive ricevute dai partiti. Pena la marginalizzazione del soggetto autonomo) e quasi fagocitato anche il Potere Giudiziario, nonostante quanto si dice in giro. 

E il Quarto Potere (Stampa, media), di fatto è nelle mani del dio denaro. Lontano mille miglia da quello che si è visto, e in parte si può vedere, in qualche paese veramente democratico. 

27 dicembre 2025

IL PRIMO SEGNO DI CIVILTÀ

 Il primo segno di civiltà di una cultura del passato, a pensarci bene, è la rappresentazione di un femore rotto e rimarginato.
Per le persone e per gli animali, quasi sempre, tale frattura stava a significare la prossima fine della vita, stanti le difficoltà e i predatori in "attesa di intervenire".

La guarigione del femore rotto sta a testimoniare la presenza di qualcuno che si è preso carico delle necessità di vita dell'infortunato. L'ha aiutato, curato, nutrito, fino a fargli riprendere le sue funzioni.
È questo il momento di civiltà più elevato di una cultura. È la cura, la scelta deliberata di stare accanto al malato che rappresenta il momento di massimo livello culturale. 
È l'aiuto reciproco che serve per evidenziare un segno sublime.

VELENO

 La vita è fatta, anche, di continue contrapposizioni. Essa, spesso, mette a confronto situazioni opposte contrastanti. Tipo:
- Il bianco col nero 
- Il bene col male.
- Il bello col brutto.
- La vita con la morte.

L'essere umano esiste per vivere e godere dei frutti e delle gioie esistenti sulla terra. La morte toglie ad esso la possibilità di provare gioia dalle varie possibilità. La vita è un percorso, un diritto, personale che nessuna persona ha il diritto di cancellare alle altre.
In modo accidentale, non voluto (Per colpa),  oppure volontario (Per dolo),  ci possono essere delle "interferenze" che modificano il corso della vita. Elementi essenziali che possono determinare dette modificazioni sono i veleni. Sostanze che se ingerite oltre un limite di accettabilità del corpo umano portano alla morte.

Esistono in natura varie azioni che possono portare la morte delle persone. Tra esse l'assunzione di sostanze naturali comunemente esistenti in natura. Alcune di esse sono estremamente letali, altre hanno un livello di pericolosità più attenuato rispetto alle prime. 
   In entrambi i casi è opportuno tenere presente che piccole dosi di veleno possono essere tollerate dall'organismo umano senza alcun problema (Come cantava, qualche tempo fa, un giovane cantante italiano e come faceva Mitridate, noto re d'oriente, che tutte le mattine faceva colazione con panna al veleno. Mitridate, in sintesi, ha confermato che l'assunzione sistematica minimale (In piccole dosi) di un veleno porta all'acquisizione di una buona capacità di opporsi al veleno. Capacità che non hanno le persone che non hanno mai fatto uso dello specifico veleno).

Il veleno? Secondo alcuni non esiste. Le persone possono fare uso anche delle sostanze più terribili facendole diventare addirittura rimedi per la salute.
A piccole dosi esse sono un rimedio, a forti dosi sono letali.

A)- Sostanze molto pericolose.
A1)- Tossina botulinica.
Si genera negli alimenti mal conservati e nelle ferite infette.
A2)- Batracotossina.
È presente nella pelle di alcuni tipi di rane e di uccelli.
A3)- Brucina.
Solida, bianca, inodore. Si estrae da fave di S. Ignazio e da noce vomica. Molto tossica. È un veleno simile alla stricnina.
A4)- Stricnina.
Sì estrae da piante. Inodore, incolore. Fortemente tossica. Si fa uso anche nella medicina.
A5)- Acqua tofana.
È una sostanza a base di arsenico. Il nome deriva da una nota avvelenatrice siciliana.
A6)- Arsenico.
Potente veleno, inodore, incolore.
A7)- Cicuta.
Pianta selvatica ad elevata tossicità.

B)- Sostanze con minore pericolosità.
B1)- Oleandro.
Pianta tossica per la presenza di oleandrina. È considerata simbolo dell'oblio, della sfortuna, ma anche della resistenza e della bellezza.
B2)- Belladonna.
Pianta spontanea velenosa.
B3)- Mughetto.
Pianta bella che può portare veleno al cuore.
B4)- Mandragora.
Erba spontanea tossica.
B5)- Tasso.
Pianta tossica d'ornamento.
B6)- Digitale.
Pianta tossica dai fiori bellissimi a campanella.
B7)- Stramonio o Erba del diavolo.
Erba che porta facilmente delirio, allucinazione.
B8)- Edera.
Rampicante molto diffuso anche nei giardini. Bacche e foglie sono urticanti.
B9)- Azalea.
Pianta dai fiori bellissimi e singolari. Le sue tossine possono portare guai seri al cuore e allo stomaco.

   Esistono molti altri vegetali che possono portare serie conseguenze alla salute dell'uomo. 
Potenti sostanze velenose sono presenti in certi tipi di funghi, qui non trattati.
È importante non fare uso di quei vegetali per i quali non si conoscono le caratteristiche sull'alimentazione.

L'arte del sapiente sta nel saper guidare la casualità. A proposito di veleni l'abate Adelmonte diceva:
-nel giardino coltiva cavoli. Scegline uno;
-innaffia il cavolo, per tre giorni, con una soluzione di arsenico;
-il terzo giorno il cavolo si ammala e ingiallisce. Quel cavolo tagliato, per tutti è maturo, per il sapiente è avvelenato;
-il cavolo se dato in pasto al coniglio porta l'animale alla morte;
-gli intestini del coniglio buttati dal cuoco in un letamaio portano alla morte la gallina che li becca;
-l'avvoltoio che nota le convulsioni della gallina piomba e mangia dal cadavere di essa;
-l'avvoltoio muore e cade in un lago ove un'anguilla golosa mangia l'avvoltoio e resta avvelenata;
-il commensale mangia l'anguilla, resta avvelenato e muore.
   I medici attestano la morte dell'uomo, per tumore. Si saprà mai il colpevole se il caso è sapientemente gestito?

Se le sostanze velenose fossero di facile preparazione, anche dalla gente comune, siamo sicuri che non si andrebbe incontro ad una condizione col 50% degli umani che tende ad avvelenare l'altro 50%?

Infine, se il delitto, visto che di delitto si tratta, sfugge alla giustizia degli uomini, sfuggirà a quella di Dio?

15 dicembre 2025

FASCINO A PARIGI?

 A Parigi il livello massimo del fascino, dello snobismo, è andare a teatro a sipario alzato, a spettacolo iniziato. Per farsi vedere.
Ecco perché la sala è quasi vuota prima dell'inizio. 
Ecco perché lo spettacolo nella prima parte è solo didascalico. 
O viceversa?
Una volta e, forse, non ancora.

14 dicembre 2025

29 novembre 2025

AMANTI INFELICI

 Fantasiosi o reali riporto le storie di amanti infelici, passati alla storia per il loro amore contrastato dalle rispettive famiglie, nemiche fra loro.

1)- Piramo e Tisbe.
Amanti babilonesi. Sì parlavano, fin da bambini, attraverso le crepe del muro che divideva le case delle rispettive famiglie, tra di loro acerrime nemiche.
Orazio, Metamorfosi, libro IV.

2)- Paolo e Francesca.
Un amore struggente, adultero, è nato tra Francesca da Rimini (Da Polenta, figlia del signore di Ravenna) e Paolo Malatesta (Figlio del signore di Rimini), fratello di Gianciotto, marito di lei. Francesca è stata ingannata dicendole che avrebbe sposato Paolo, il bello dei due fratelli, non Gianciotto, decisamente brutto e sgraziato.
I due amanti legati da struggente passione, iniziata con la lettura del libro con la storia d'amore tra Ginevra e Lancillotto, furono uccisi dal marito di lei appena scoprì il loro amore. "Maledetto fu il libro e chi lo scrisse".
Dante, Divina Commedia, Inferno, Lussuriosi, Canto V.

3)- Romeo e Giulietta.
Amanti legati da un amore indissolubile nonostante le profonde inimicizie fra la famiglia di Giulietta (Capuleti) e quella di Romeo (Montecchi), in Verona.
I due amanti si sposano in segreto. Per superare una disavventura lei beve una pozione che la fa sembrare morta. Romeo che non sa dell'artifizio si avvelena accanto a lei. Giulietta al risveglio vede Romeo morto accanto a lei e di suicida accanto a lui.
Dopo la loro morte cessa l'odio fra le due famiglie.
Shakespeare, Romeo e Giulietta.

4)- Lancillotto e Ginevra.
È la storia dell'amore proibito, tutt'altro che platonico, tra Lancillotto del Lago, il più valoroso dei cavalieri della Tavola Rotonda e la regina Ginevra , moglie di Re Artù. L'amore nasce in seguito all'azione molto ardita del cavaliere che salva la regina, rapita da Meleagant. Subito dopo i due si amano in modo struggente. Ginevra era la moglie di Artù, la regina di Camelot, ma il suo cuore apparteneva, senza limiti, a Lancillotto.
Il loro amore, scoperto da Artù, porta alla rovina il regno di Camelot e i due amanti. Alla morte di Ginevra Lancillotto si ritira a vita spirituale, da eremita.
Lancelot-Graal, 1214.

5)- Paride ed Elena.
Elena, figlia di Zeus e di Leda, sorella dei gemelli Castore e Polluce, considerata la donna più bella del mondo, era la Regina di Sparta, in quanto moglie di Menelao, quando fu rapita dall'attraente Paride, fratello di Ettore e di Deifobo, figlio di Priamo, Re di Troia, e portata via da Sparta. In vero, più che un rapimento vero e proprio si è trattato di una fuga consensuale dovuta ad un amore travolgente esploso tra i due giovani. Anche in considerazione del fatto che Menelao, marito di Elena, era tutt'altro che un bell'uomo. Elena scelse Paride in quanto per lei era "la cosa più bella: ciò che si ama".
I due amanti vissero, a Troia, un intenso e travolgente periodo d'amore.
Il rapimento di Elena ha rappresentato, per i greci, una valida scusa per assediare e conquistare Troia.
Durante l'assedio di Troia Paride muore per le frecce di Filottete, avvelenate da Eraclea, mentre faceva rientro in città.
Dopo la morte di Paride Elena sposa Diofobo, fratello di Paride, che tradisce consegnandolo ai greci durante l'assedio. E, infine, dopo la distruzione di Troia Elena torna a Sparta, col marito Menelao, fratello di Agamennone. Sostenendo, naturalmente, di essere stata rapita da Paride, contro la sua volontà.
Sì sa e si dice da sempre: le bellissime donne di Sparta sono così.
Omero, Odissea.