Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

28 maggio 2026

ACANTHUS

Acanthus, o acanto, è una bellissima pianta spontanea che cresce facilmente nel bacino del Mediterraneo. Le sue foglie, di colore verde intenso, si sviluppano con un crescendo armonico di rara eleganza. L'infiorescenza, centrale, verticale, è costituita da uno spettacolo pirotecnico cromatico alternato.

È una piantina bella e non adeguatamente conosciuta e rispettata. Forse perché non tutti sanno ch'è famosa, anzi famosissima, nell'ambito della Scultura Architettonica Classica. Sì, l'acanthus (dolce o spinosa), con le sue foglie frastagliate e i suoi fiori bianchi con sfumature rosacee, violacee, è la pianta rappresentata in tutti i capitelli dello spettacolare stile Corinzio. E' il simbolo dell'ispirazione e del trascendente. La sua foglia è considerata come elemento di ricucitura della memoria. Il collante tra il presente e il passato ancora dolorante.

L'introduzione di questa pianta nello stile Corinzio, secondo Vitruvio, è da attribuire allo scultore Callimaco (Kallimachos), rimasto affascinato da questa pianta, emergente da un cesto funerario posto sulla tomba di una fanciulla, a Corinto, seppur coperta da una tegola. Le foglie della pianta decorano compiutamente il corpo del capitello Corinzio. Lo stile Barocco ha fatto un largo uso della foglia di acanto per il suo intenso effetto decorativo. E' il simbolo del culto per le belle arti e l'architettura cristiana. E' considerata simbolo di longevità, rinascita, guarigione, protettrice dei luoghi sacri. E' considerata come la massima espressione dei concetti di armonia e stabilità.

Anche nel campo poetico l'acanto era molto apprezzato. Per Pascoli era il fiore del Poeta, ossia la rappresentazione della Bellezza, austera ed elegante. E detto da lui, poeta eccelso e intenditore della bellezza, non c'è da avere dubbi. La pianta si trova bene in ombra, ma ha bisogno del sole per vivere.

27 maggio 2026

DESIDERIO IMMENSO DI EGO?

 Nello svolgersi della vita capita, a chiunque, di soffermarsi per guardare, con curiosità, il portamento, il modo di vivere della gente sconosciuta che transita per i vari luoghi, pubblici o privati, della società.
   Da una semplice riflessione emerge, lampante, la presenza di un desiderio immenso di ego.
La gente, nella nostra società moderna, nonostante l'esistenza dei potenti sistemi di comunicazione, ha un desiderio infinito di parlare, raccontarsi, confidarsi, anche con persone sconosciute; mai viste prima. Anzi, specialmente con persone sconosciute. 
Perché? E' un bisogno ancestrale  di riconoscimento delle proprie capacità?
E' desiderio di emersione con lo scopo di aiutare, o farsi aiutare dal prossimo?
E' un bisogno con carattere collettivistico o individualistico?

ASSENZA E PRESENZA

 Dovremmo imparare a dare assenza a tutti coloro che non hanno capito l'importanza della nostra presenza.
Serenamente, con un sorriso.

23 maggio 2026

SCIOCCHEZZE DI STATO 4

 Capi Uffici Tecnici; Revisori e Sindaci.

Uno dei più grossi guai dell'Italia democratica è quello di non essere capace di mettere fine agli atti di corruttela derivanti da alti funzionari e dirigenti  degli enti locali e dello Stato.

Esempi eclatanti, noti a quasi tutti i cittadini, sono quelli provenienti da tanti, troppi, uffici infestati da soggetti bacati.

a)- Dirigenti uffici tecnici enti locali. Non è accettabile, in alcun modo, che ad un dirigente di un ufficio tecnico di un ente locale possa essere consentito di usare la propria funzione pubblica per interesse personale. Tutti sanno che questa è una pratica diffusa, ma nessuno fa niente per estirparla. Dalle grandi città (Milano è un esempio classico, visti i recenti fatti venuti alla luce sulla stampa nazionale) ai piccoli paesi (Nessuno, o quasi nessuno, escluso) le attività degli uffici tecnici non sono gestite in modo lampante. Le attività che transitano dagli uffici tecnici dei comuni, al Nord come al Sud Italia,  spesso nascondono atti di corruzione. 
Quasi sempre gli amministratori (Sindaci, Presidenti, Assessori), seppur conoscendo, esattamente, le procedure corruttive, anche per futuri o presenti interessi personali o di partito, omettono di intervenire per portare aria fresca e pulita in quegli uffici. Con la conseguenza di far consolidare il sistema corruttivo operante.
E il cittadino? Il Cittadino onesto e perbene, in genere, sa di essere impotente, di non avere mezzi (Prove tangibili, probanti) capaci di scardinare il malaffare, quindi non può far altro che rifugiarsi nella Speranza che l'impiegato funzionario tecnico di turno se ne vada in pensione. L'espulsione di tali figure spesso ha portato una ventata di aria pura. Spesso ho ascoltato le esultanze di gioia di cittadini alla notizia del pensionamento di figure rappresentative degli organi dello Stato, notoriamente marce. Anche fidando della circostanza che tali soggetti non potevano svolgere attività remunerativa per l'ente presso il quale avevano svolto smaccatamente attività fraudolente.
Ma quella che era certezza depurativa, da qualche tempo, non è più in vigore. Il Potere Esecutivo, errando clamorosamente, per una lunga serie di circostanze, ha introdotto la possibilità di assumere e remunerare, adeguatamente, come se fossero dei liberi professionisti, tutti quegli ex dipendenti pubblici tecnici, oramai pensionati, che hanno portato il marciume stratificato nelle pubbliche amministrazioni. E a tornare in azione quasi mai sono i pochi impiegati tecnici onesti, ma sono, quasi sempre, quelli che hanno rubato per una vita intera sulle spalle dei cittadini onesti.
Il Potere Esecutivo, in questo caso, ha peccato per ignoranza o per convinzione? La cosa più logica non sarebbe stata quella di incaricare, magari anche a tempo determinato, nelle strutture pubbliche giovani tecnici laureati o diplomati disoccupati e di elevata competenza, come ce ne sono nel settore?
Si potrebbe obiettare che un professionista tecnico giovane moderno è più difficilmente controllabile e pilotabile? Certamente, ecco perché io l'ho ipotizzato e perché nelle pubbliche amministrazioni preferiscono il ... ritorno al passato.
Incredibile. Vergognoso.
In ogni caso un capo di un ufficio tecnico di un ente locale non dovrebbe, mai, poter tornare ad espletare le sue precedenti funzioni nello stesso ente locale o statale dal quale è stato pensionato. E dagli altri enti locali posti nelle immediate vicinanze. 
Se non si vuole veder germogliare la corruzione, specialmente in enti pubblici già notoriamente inquinati, è necessario eliminare, categoricamente, possibilità di reintegro nelle funzioni (Capo ufficio tecnico) precedentemente occupate. 
E se un amministratore di un ente locale, pur sapendo che un tizio, già capo del suo ufficio tecnico, è notoriamente un mascalzone per conclamati fatti corruttivi pregressi, affida incarichi o assume anche a tempo determinato il soggetto, allora, senza alcun dubbio, quel rappresentante del popolo è della stessa pasta del tecnico malvivente. E in questi casi la colpa ricade sui cittadini elettori, che, evidentemente, hanno fatto un grosso errore all'interno di una cabina.
Questo è, se vi pare.

b)- Controllore e controllato non devono coincidere. Sindaco e Sindaco Revisore dei conti di una società pubblica. Non è accettabile, in alcun modo, per evidente conflitto d'interesse, che il Sindaco di un comune proprietario (Azionista), in tutto o in parte, di una società pubblica (In house o meno) venga ad essere incaricato di espletare, in modo singolo o associato con altri, l'incarico di revisore dei conti (Sindaco revisore) di quella società. In tal caso si verificherebbe la coincidenza fra il controllore (Revisore dei conti, ossia quel professionista che ha il compito di controllare la regolarità contabile e il rispetto della legge nell'attività economica della ditta) e il controllato (Sindaco che, in quanto tale rappresenta la titolarità della ditta). Raramente un revisore andrà a contestare l'operato di un amministratore, lo stesso che gli ha conferito l'incarico, coincidente, in tutto o in parte, con se stesso. Ovvio.

   In Italia tali coincidenze, purtroppo, sono diventate talmente comuni che la gente non ci fa più caso. Preferisce non parlarne.
Questo è un forte segnale sul livello corruttivo esistente in un paese.
Tali circostanze non possono che portare al deprezzamento dei concetti di Libertà, Giustizia, Democrazia, Civiltà e Buon Senso. 
Modalità che hanno portato, portano e porteranno, inevitabilmente, al disprezzo, al mancato rispetto e al dileggio delle leggi e della correttezza delle Istituzioni dello Stato. Specialmente nelle regioni più economicamente deboli.

19 maggio 2026

I TROGLODITI DI MONTESQUIEU

 I Trogloditi di Montesquieu.

Il Montesquieu con le sue "Lettere persiane" in modo molto raffinato ha dimostrato che un popolo per prosperare ha necessità di avere Cittadini che agiscono, esclusivamente, perché mossi dal tornaconto collettivo e non solo per tornaconto personale.
In queste Lettere risulta precisato che la vera Libertà e la Prosperità non derivano dall'assenza di regole, ma esse trovano presupposto nel Senso Civico, nella Solidarietà, nella capacità di subordinare il proprio interesse privato al bene pubblico, collettivo. Col successo della Morale sulla Politica.

Parlando dei Trogloditi Montesquieu, in termini allegorici, racconta la storia di vita che Usbek  racconta al suo amico Mirza. Al solo fine dichiarato di far vedere come siano la Moralità, la Virtù e la Convivenza Civile a far sopravvivere una qualsiasi comunità umana.
In assenza delle suddette caratteristiche qualsiasi società è destinata all'estinzione. 
Tanti paesi e città, guidati da amministratori che pensano esclusivamente all'interesse personale, sono incamminati verso questo percorso di fine vita.

Fasi di vita.
1)- Anarchia ed egoismo
Quello dei Trogloditi, inizialmente, era un popolo selvaggio, malvagio, barbarico, che rifiutava qualsiasi forma di limitazione sociale, di legge, di sottomissione. Tra loro era imperante l'individualismo più sfrenato possibile, avente per scopo unico l'interesse personale. Tale forma di vita ha portato all'autodistruzione di quelle genti. Con l'esclusione di sole due famiglie.
2)- Nascita della Virtù
Le due famiglie superstiti, riflettendo sul passato capirono che anarchia ed egoismo porta alla rovina. La vita per questi superstiti doveva essere governata dal buon senso e dal bene comune. Nacque tra loro la virtù che anteponeva il bene collettivo al bene personale. In queste condizioni la collettività cresce, rifiorisce e prospera. senza lasciare indietro nessuno. 
3)- Tentazione per ritorno alle origini
Con l'aumentare della ricchezza e col passare delle generazioni i Trogloditi si stancano della della fatica che richiede la virtù. E si stancano di essere onesti, di pensare ai bisogni della collettività. E per quest'ultima necessità  decidono di nominare un nuovo governo in sostituzione di quello virtuoso che aveva come principale indirizzo il vantaggio della collettività.

   L'Autore ha rappresentato il divenire ciclico delle varie forme sociali e politiche di una comunità. Ha mostrato gli antichi Trogloditi attraversare fasi di esasperata violenza e concezione distruttiva personalizzata a fasi di armonia, virtù, lavoro comune e perfetto equilibrio con la natura. In un alternarsi fra equilibrio di natura e progressivo degrado.
   Secondo Montesquieu, in una comunità, la virtù non deve fermarsi alla fondazione di un buon ordine sociale, ma deve adoperarsi per la sua conservazione nel tempo. Egli ci spiega che  bisogna evitare che il giogo sociale divenga troppo gravoso; al fine di evitare che la gente si trasferisca dalla Repubblica armoniosa e libera, basata su una concezione solidale collettiva a una monarchia con l'obbedienza cieca e assoluta verso un principe (Despota), con un sistema strettamente individuale. Con scelte di vita non più autonomamente fatte, ma fatte da pochi altri che decidono per tutti.
La Libertà, la Giustizia, il Benessere Comune sono doti che devono essere conquistati e difesi nel divenire della comunità.

Montesquieu è, semplicemente, geniale.

IL PUGNO DI AIACE

 Con il Pugno di Aiace si indica il concetto di onnipotenza che hanno e manifestano alcuni potenti (O presunti tali) quando son convinti di aver ottenuto risultati inimmaginabili solo grazie a se stessi, senza l'aiuto di alcuna divinità.
Anche Aiace (Sì, quello della Locride detto il Minore, per differenziarlo da Aiace Telamonio, detto il Grande) ha osato mostrare il pugno agli dei, quando di ritorno a casa, dopo la guerra di Troia, salvo da un pericoloso naufragio, negò di essere stato salvato dagli dei. Poseidone, visto il suo pugno lo fece sprofondare, inesorabilmente, in mare.

Aiace, figlio di Oileo, il re della Locride, era un guerriero molto audace, veloce, intraprendente. Era, però, anche molto arrogante, megalomane. E' noto per aver violentato, con atto sacrilego, la profetessa Cassandra, ai piedi della statua di Atena. Al ritorno in patria, per effetto dell'ira degli dei, la sua flotta fu interamente distrutta, ma lui si vantò di essere riuscito a salvarsi dal naufragio, nonostante il volere contrario degli dei. Poseidone subito dopo ...

Odissea - 4 - 499/510

LINGUAGGI

L'essere umano nel tempo ha acquisito varie forme di comunicazione che si accompagnano a quella verbale. Sono forme che trasmettono emozioni, intenzioni, stati d'animo tramite gesti, espressioni facciali, posture, contatti col corpo.
Sono segnali, involontari e volontari, che rivelano pensieri ed emozioni, reali, in modo molto più trasparente delle parole.
Sono: -Linguaggio del corpo; -Espressioni facciali; - Sguardo; - Gestualità; - Movimenti; - Contatto tra corpi.
Tutto ciò che potresti dirmi con le parole è minima cosa rispetto a quello che leggo nei tuoi occhi, o che sento dal contatto col tuo corpo, o quello che il tuo cuore ha pensato e il mio ha sentito.

QUOS EGO

 Quos ego o Reticenza retorica.
Rappresenta un'oscura minaccia, nei confronti di chi non ubbidisce a un ordine impartito da soggetto molto potente, manifestata con la forma della reticenza o sospensione retorica.
Espressa, in modo calcolato, con una interruzione improvvisa di un discorso.
E' una forma usata per fare intuire una sicura conclusione o un'emozione forte (Rabbia, Dolore, Imbarazzo, Contrarietà). Una interruzione avente in sé il significato netto di non voler o poter proseguire il discorso incardinato, di chiaro significato.
In forma attualizzata: Chi te l'ha detto? Non l'ho detto certo io? Mi sono spiegato? E' tutto chiaro?

E' l'espressione usata, per esempio, da Nettuno (Dio romano delle acque, del mare, dei maremoti. E' l'omologo di Poseidone dei greci) contro i Venti che per richiesta non sua, ma di Giunone (Dea di Roma. Sposa di Giove. Con Minerva e Giove rappresentava la triade suprema), hanno scatenato una terribile tempesta contro Enea e gli esuli troiani, in fuga dalla città distrutta.

Virgilio, Eneide, L I, V 135.

18 maggio 2026

LA SINDROME DI TARQUINIO

 La sindrome di Tarquinio o la Sindrome dei papaveri più alti, o  la Tirannia del despota.
E' quel "malanno" che colpisce il despota di turno, piccolo o grande che sia, Tarquinio o qualsiasi altro del passato o del tempo presente, che lo porta ad eliminare (Fisicamente, con calunnie, con motivazioni varie) tutti i cittadini migliori (Migliori di lui) che potrebbero scalzarlo dal trono di comando. Tarquinio, detto il superbo, settimo e ultimo re di Roma, ove regno per 24 anni, dopo aver ucciso Servio Tullio (Sesto re di Roma), con l'aiuto della moglie Tullia, era noto per il terribile, sprezzante, dispotismo e il suo infinito orgoglio. Con la sua cacciata da Roma (509 a.C., legata alla violenza subita da Lucrezia, donna virtuosa di corte), per effetto della rivolta popolare, c'è stata l'espulsione dei Tarquini e il passaggio dalla monarchia alla Repubblica romana. 
E' la necessità del tiranno (Di colui che detiene il potere, qualunque esso sia) di abbattere, come faceva Tarquinio, con un grosso bastone, le teste dei papaveri più alti. I papaveri più alti erano (e sono) quelli che avrebbero potuto (potrebbero), con le loro elevate capacità intellettive scalzare il despota; ecco perché, a suo parere, era opportuno eliminarli. 

Anche nel tempo presente tale sindrome è fortemente presente. Chi detiene un potere, in genere, fa di tutto per tenere lontano chiunque è, potenzialmente, nelle condizioni di scalzarlo. 
penso di essere stato, alcune volte, un papavero con la testa molto più alta del necessario. Ho evitato i colpi del bastone del despota di turno, che spesso si mostrava con un falso sorriso sulla faccia.

16 maggio 2026

PONTE DI MEZZO


 Foto (Dini, dalla rete) della struttura portante, in carpenteria metallica, della centina di sostegno del getto in calcestruzzo del Ponte di Mezzo, a Pisa, senza pile in alveo.
La prima ipotesi progettuale prevedeva la realizzazione di un ponte ad arco, senza pile in alveo, con incastro perfetto alle imposte (Schema iperstatico). 
La soluzione realizzata, su progetto di Krall, prevedeva un ponte ad arco, senza pile in alveo, con incastro alle imposte, con funzionamento a mensola (Schema isostatico); quindi, con le strutture portanti aventi le fibre tese sul lato superiore e quelle compresse dal lato inferiore. Non è dato sapere se la schematizzazione statica suddetta sia stata effettivamente e perfettamente realizzata. 
Se la risposta è affermativa, come sin convinto, allora la struttura portante del Ponte di Mezzo è costituita da due mensole, con andamento curvo, incastrate alle basi (imposte) e libere in sommità.
Le travature reticolari in acciaio, usate come centine, inglobate nel calcestruzzo armato normale, naturalmente, svolgono anche una funzione statica analoga a quella delle barre da c.a.

AMLETO

 "Talvolta il rumore delle cose più profondamente sepolte esce dalla terra e, come i fuochi fatui, corre follemente per l'aria. 
Ma essi sono solo fiamme che illuminano un attimo per depistare, per nascondere la verità. 
La storia, quella vera, resta al buio per molto tempo, ma, poi, viene a galla. Essa viene raccontata, con la promessa di mantenere il segreto, a qualcuno che, poi, la racconterà a qualcun altro; e poi ancora."

15 maggio 2026

TRAMONTO

 


SPERANZA

 Col sottile sorriso del dubbio o 
con la speranzosa angoscia della incredulità?

I SOCIAL

 I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli, che prima parlavano solo al bar, senza danneggiare la collettività. 

E, lì, allora, venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.

Umberto Eco


FELICITA'

Il segreto della Felicità è la Libertà. 
Se non c'è libertà non ci può essere felicità. E' solo qualcosa di effimero. Nei luoghi ove la mafia è imperante è raro trovare persone oneste compiutamente felici. La felicità non è una emozione passeggera, ma è un equilibrio che nasce quando possiamo sentirci liberi dalle costrizioni che ci soffocano. 
La felicità è lo scopo della vita. Scopo difficilmente raggiungibile, che richiede, in ogni caso, la conoscenza di se stessi.  
E il segreto della Libertà è il Coraggio.
La libertà se non c'è va conquistata e se c'è va difesa, con coraggio.
Ma il coraggio del singolo può non bastare se manca quello della collettività.
E senza Libertà non ci può essere Giustizia.
Ed è compito dello Stato (Con le sue Istituzioni) garantire Sicurezza e Libertà per tutti i Cittadini.

Il singolo cittadino ha il dovere di denunciare, per esempio, qualsiasi atto delittuoso mafioso, e il competente Procuratore della Repubblica, senza riguardo per alcuno, ha il dovere di cercare, trovare e arrestare gli assassini.
Senza dimenticare che la responsabilità di un male ricade, anche, su chi, avendone i mezzi e l'autorità, omette di agire (Per colpa o per dolo).