Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

26 maggio 2025

LA SPEME E' L'ULTIMA DEA CHE FUGGE I SEPOLCRI

 Le persone civili, ora come 26 anni fa, dovrebbero essere Cittadini  capaci di Memoria, capaci di custodire i ricordi di tutti coloro che alla prevaricazione hanno opposto un netto rifiuto di civiltà. 
Ma la Memoria deve essere riportata, sempre,  al tempo determinativo, univoco, dettagliato e mai in termini generici e indeterminati, per ogni singolo caso. Memoria che dovrebbe riportare, dettagliatamente, nomi, luoghi, eventi, circostanze, azione criminale, atti di giustizia, inadempienze, conseguenze, reazioni dei familiari della persona che ha subito violenza e della società. 

Col caso del delitto Falcone, era il 1992, la preoccupazione sociale nazionale ha assunto, giustamente, finalmente, una dimensione immensa. Le istituzioni hanno smesso di sminuire, di fare sottostima, il problema mafioso, al fine ipotizzato di non fare da cassa di risonanza al fenomeno. 
Da quel momento la gente ha cominciato a rendersi conto che la città di Palermo era talmente soggiogata da  metterla, rispetto alla insicurezza sociale, in equivalenza con Beirut. Città capoluogo del Libano in cui la vita di qualsiasi cittadino era legata anche al semplice alito di vento.

Col delitto di Totò, era il 31 Ottobre 1999, circa 26 anni fa, la condizione di assoluta insicurezza nella Locride si è manifestata a livello nazionale, ma era presente da molto tempo. Quel territorio, bellissimo dal punto di vista paesaggistico, ma dannato per volontà dell'uomo, non solo era beirutizzato, ma aveva fatto passi, da gigante, ancora più avanti dal suddetto livello. La caduta nel baratro infernale, più ancora di quello dantesco, con la fuga generalizzata delle persone di valore e di Cultura, ha portato quel territorio Jonico ad un livello di quotidianità prossimo a quello della capitale del Messico. Con la sola differenza che dalla Locride le nuove generazioni acculturate scappano, diretti verso il Nord Italia e verso i Paesi esteri, semplicemente prendendo un treno, mentre i messicani e i latini per scappare dall'inferno hanno bisogno di scavalcare muri ed eludere sorveglianti.

   Nella Locride chi decide di non scappare dal luogo e dai propri ideali di cultura, inevitabilmente, si scontra col potere illegittimo che impera, praticamente indisturbato, da molto, troppo, tempo.  
Esso, pur sapendo di dover lottare ad armi impari, resta, lotta, vive, nel silenzio più assordante delle Istituzioni, secondo i canoni che, al seggio più in alto, mettono la Libertà e la Democrazia.
Essi al momento della suddetta decisione di vita sapevano (sanno) che la loro presa di posizione avrebbe comportato dei pesanti rischi, economici e fisici.
E' il tuo caso Totò, che non hai avuto dubbi sulla scelta di vita, dalla parte della Libertà, della Democrazia e della Giustizia. Scelta di vita che ti ha portato al sacrificio della tua vita; a tutela della tua Libertà, della tua Cultura, del tuo Diritto d'Indipendenza. Col tuo operato hai cercato di tutelare il futuro tuo, dei tuoi figli, della tua famiglia, dei tuoi compaesani, di tutti i cittadini Locresi. I Diritti di tutta la Comunità. Sei caduto subendo l'estrema conseguenza, mentre lavoravi, quella domenica sera, vivendo e combattendo dei barbari, selvatici. Sei caduto in una impari battaglia, come quel famoso Ettore omerico, figlio di Priamo e di Ecuba, marito di Andromaca, a difesa del tuo onore, della tua libertà, del tuo gusto di bellezza. A difesa della tua casa, del tuo paese e della tua Locride; valori aggrediti da volgari primitivi, il cui unico credo era, ed è, la sopraffazione, l'ignoranza, la sottomissione violenta degli altri (Di tutti coloro che dimostrano di non essere sottomessi al giogo mafioso). Come quel Ettore, da quello scontro, a mani nude contro un esercito di animali selvatici, sei uscito apparentemente perdente. In vero i perdenti sono loro. Quei maledetti che hanno calpestato e continuano a calpestare la terra della Locride.

In ogni caso, sapevi, senza alcun dubbio, che la tua lotta aveva poche possibilità di successo, perché quella battaglia, nella Locride, non è possibile combatterla, e magari vincerla, da solo. Ed è quel che si è riscontrato e si riscontra ancora oggi. 
Da solo sì, tu hai combattuto da solo, contro una forza volgarmente naturale umana, non soprannaturale come quella che si trovò ad affrontare quel Ettore, come tanti altri, per l'assenza totale dello Stato; cioè di coloro che, per Istituzione, dovrebbero essere preposti a garantire i Diritti di Libertà e di Giustizia di tutti i Cittadini. 
E, per questi motivi, la tua memoria rinnovo, nonostante gli ostacoli palesi e reconditi che risultano frapposti da varie direzioni. 
Dalle direzioni di parte illecita (E sono comprensibili. La mafia non vuole che si parli di te, del tuo caso, della tua sete di Libertà) e, ancor di più, dalle direzioni di parte opposta (Istituzioni dello Stato che, forse, preferiscono tacere al fine di non far vedere la loro scarsa capacità professionale e, ancor di più, le incredibili nefandezze che preferiscono tenere velate e negate alla collettività) che, per norma, si pensa, dovrebbe essere, sempre, dalla parte del Diritto. 
La mafia ha detto Falcone è un fenomeno naturale e come tale ha un inizio ed ha una fine. 
Ma per avvicinare la fine è necessario che qualcuno combatta tale guerra, non resti, beatamente, a guardare da debita distanza. Inoltre, nella lotta alla mafia è necessario allontanare, immediatamente, tutti coloro che, da preposti, dimostrano, con colpa o dolo, di non essere all'altezza della situazione. 
E' inutile osannare gente incapace per il semplice fatto di avere occupato una poltrona di funzione. 

La tua memoria, Totò, è necessario che non resti muta.
Bisogna gridare (Come Giovanni nel deserto), cantare, parlare sommessamente e delicatamente di te per fare in modo che la voce arrivi lontano, molto lontano dalla Locride. Fare in modo di svegliare le coscienze di tutti coloro che possono fare qualcosa, ma si astengono per paura di perdere i loro privilegi acquisiti. 
Per fare in modo che la tua idea di vita e di libertà continui a sopravvivere sempre. Oltre la morte.
Ricordando che la mafia è una forza bruta che, se si vuole, si può fermare solo con la forza, la determinazione, la giustizia, la certezza del diritto.  E' una guerra e come tale il buonismo non funziona.

Di tutta questa esternazione cosa resterà? 
Poco o nulla per gli assenti e i pavidi. Resterà, per sempre, il dolore per tutti coloro che ti hanno voluto bene e per coloro che hanno a cuore i più alti sentimenti di Libertà e Giustizia.
Il dolore, per gli intimi, non è quel che si dice. Il dolore più grande è quel che si tace. 
Nel momento in cui amiamo siamo indifesi, privi di tutele dalle aggressioni altrui. E tale condizione di assenza di difesa porta ad una condizione per cui l'amore non muore mai. Neppure con la morte fisica. Tale amore non sarà, mai, sconfitto dal tempo. 
Amore e dolore che si tacciono e che non si dimenticano mai.
Magari aspettando, con fiducia, ... Clitemnesta.   

POTERE E CITTADINI

 Si dice che il Potere (Pubblico e privato; Istituzionale e illecito) preferisce trovarsi a gestire un popolo privo di cultura. Sarà vero?
Senza alcun dubbio:
-Le persone di cultura ragionano con la propria testa e sono poco propensi ad accettare le decisioni altrui, senza prima analizzarle con la propria testa. Esse hanno bisogno vitale di esaminare, sotto tutti i punti di vista, le problematiche che hanno di fronte.
Esse non amano delegare; preferiscono decidere in modo autonomo. Senza interferenze esterne alla loro persona.
-Le persone scarsamente dotate, o prive, di cultura non sentono il bisogno di impegnare la propria mente per l'esame dei problemi anche più semplici della vita. Queste preferiscono delegare, lasciare, ad altri la capacità di decidere, anche delle cose personali importanti. Queste non hanno piacere, non sono interessate, a prendere decisioni. Qualunque esse siano. Per loro è più semplice e piacevole far decidere a terzi fidati sui loro problemi.

  Sarà questo il vero motivo per cui la Scuola sta perdendo la sua innata capacità di trasferire conoscenza e cultura nelle nuove generazioni?
La scarsa capacità di comprensione di un testo scritto, da parte dei giovani, dovuta anche alla diffusione acritica dei nuovi sistemi di comunicazione elettronica, è connessa al ridotto livello culturale acquisito nella scuola?
Perché la scuola non riesce a trasferire, adeguatamente, un sempre più alto livello di cultura nei giovani?
A chi giova un popolo non o scarsamente acculturato?

  Senza alcun dubbio, tanto più il popolo è scarsamente acculturato
tanto più esso diventa gregge.
E, tanto più il popolo diventa gregge tanto più esso popolo cerca, vuole, tende, stima, brama, un capo da seguire, da adorare. 
E se esiste un "animale capo" allora, per chi è privo di cultura, tutto diventa molto più semplice. Tanto c'è lui, l'animale capo, che ci penserà, deciderà, cosa bisogna fare, semplificando i problemi.
E ciò valeva e vale ancora a tutti i livelli. Quelli alti (Governo dei popoli), quelli intermedi (Governo di medie comunità) e quelli bassi (Governo di piccoli paesi).

22 maggio 2025

AMORE SACRO E AMORE PROFANO?

  "L’amore fisico mi piace, te ne sarai accorto.
È un mezzo per parlare, comunicare, farsi compagnia.
Ma il motivo per cui mi piace non sta 
nel brivido con cui ci inebria e ci consegna all’oblio. 
Sta nella compagnia che ci regala 
e con la quale ci rincuora, 
nel conforto che proviamo a possedere 
un corpo da cui si è attratti: unire il nostro corpo 
a quel corpo, sentircelo dentro ed addosso.
Alcuni sostengono che l’amore fisico 
non è che un mezzo per procreare, 
continuare la specie, ma si sbagliano di grosso…
No, l’amore fisico è assai più 
d’un mezzo per continuare la specie.
È un mezzo per parlare, comunicare, farsi compagnia.
È un discorso fatto con la pelle anziché con le parole.
E, finché dura, niente strappa 
alla solitudine quanto la sua materialità.
Niente riempie e arricchisce quanto la sua tangibilità..."

Secondo Oriana Fallaci.

DIES IRAE

 L'ira è quell'emozione violenta, quasi sempre spiacevole, irrazionale, che si manifesta come una repentina ed intensa alterazione dello stato emotivo. E' la rappresentazione fisica dello stato di rabbia e di estrema avversione verso qualcosa o qualcuno. Si manifesta come collera, indignazione, sdegno, furore. 
Tale stato di tensione può portare a reazioni impulsive e aggressive verso i terzi considerati aggressori.

Quando tale stato di rabbia riguarda Dio si parla di "Ira di Dio".
Prima o poi verrà il "giorno dell'ira divina".
E sarà un giorno di tremore. Da fine del mondo. Da resa dei conti per tutte le anime. 
Il Dies irae è, anche ad un tempo, lirica religiosa e concetto di giudizio di Dio. Giudizio che per i terreni - quasi sempre - in credito con la Giustizia terrena si trovano, come ultima speranza, a far rimando alla definita sicura Giustizia divina.
Giustizia divina che, a pensarci bene, risulta incongruente con la considerazione biblica che porta al perdono di tutti i peccati. Così fosse le anime barbare si troverebbero nella condizione di farla franca di qua sulla terra, per l'incapacità dello Stato e di la sul cielo, per l'innata benevolenza di Dio che non riuscirebbe a non perdonare anche i delitti più gravi. Non sarà questo il motivo che spinge i Poteri dello Stato ad "evitare" l'azione efficace che potrebbe portare alla Giustizia terrena? Oppure sarà per il fatto di non volersi mettere in contrapposizione col Padre Eterno, di cui si sentono delegati, procuratori?
Ma, la magnanimità del perdono non sembrerebbe escludere l'arrabbiatura, fino all'ira, del Padre Eterno che non risparmierebbe il dannato dalla dovuta punizione. 
Col rimando al passaggio in Inferno (III Canto) di Dante, ove Caronte, il traghettatore, rivolgendosi alle anime dei dannati (Malvagie e cattive), con disprezzo e condanna, solennemente in modo imperativo grida:
"Guai a voi anime prave,
non isperate mai veder lo cielo".
Questa azione di disprezzo e condanna verso le persone malvagie, primitive, selvatiche, barbare, è quella che tanti cittadini vorrebbero sentire, magari da un vecchio canuto per antico pelo, in rappresentanza dello Stato, sulla Terra. Non immaginarla in cielo, o nell'Inferno. Inferno, quello sopra indicato, che, é bene precisarlo, è quello dantesco non quello divino. 
Non resta che sperare nella fantasia, nell'immaginazione, umana, magari accompagnata dal ricordo di qualche famoso dipinto raffigurante una scena del Dio veramente molto, molto, arrabbiato.
Dies irae come Domus irae. 

19 maggio 2025

AMORI

 I greci antichi furono i primi a pensare, a ragionare, a riflettere e a tramandarci il piacere, la passione verso la poesia, la scienza, la filosofia razionale. La cultura a noi pervenuta, nel corso dei secoli, derivi dai greci e rappresenta il fondamento ideale del mondo. 

I filosofi greci hanno parlato e scritto molto anche dell'amore, nelle sue varie sfaccettature. Essi hanno distinto 12 diverse tipologie dell'amore, a seconda delle diverse percepite emozioni umane e sfumature del sentimento. 
1)- Amore puro, platonico. Agape (αγάπη)
Agape è l’amore incondizionato, anche non ricambiato. Va al di là delle forze umane, è un amore puro e senza alcuna aspettativa. Viene utilizzato nei vangeli e nella religione. 
2)- Amore passionale. Eros (έρως)
Eros (Dio della fertilità) è la tipologia di amore più conosciuta. E' il tipo di amore che rappresenta la passione, il desiderio carnale. Veniva definito in termini di irrazionalità, di trasporto totale, perché il desiderio ardente avrebbe potuto portare alla follia.
3)- Amore amicale. Philia (φιλία)
Philia indica un tipo di amicizia profonda. Amicizia come vincolo di fiducia e lealtà, come fondamenta di un rapporto solido e suggellato dalla bellezza della condivisione. Amare ed essere amati, da amici. 
4)- Amore familiare. Storge (στοργή)
Storge è l’amore nei confronti della famiglia o dei parenti, tipico dei consanguinei, deriva da “stergo” che significa amare teneramente.
5)- Amor proprio. Philautia (φιλαυτία)
Philautia è l’amore per sé stessi, l’amor proprio, fonte di perfezionamento e benevolenza è definito come forma di egoismo positivo. 
6)- Amore maniacale. Mania (μανία)
Mania associato all’amore è il desiderio incondizionato di amare e possedere, l’amore tossico che vive (apparentemente) solo attraverso il possesso di ciò che brama, il partner come oggetto del desiderio. Distruttivo.  
7)- Amore idilliaco. Charis (χάρις)
Charis è forse la tipologia d’amore più ambita tanto quanto appagante: idilliaco. Entrambi i partner si amano intensamente, allo stesso modo, sia fisicamente che spiritualmente
8)- Amore ardente, folle. Himeros (ἵμερος)
Himeros è l’amore che arde di desiderio fisico, impulsivo, irrefrenabile, l’amore folle. Desiderio carnale, non ascolta ragioni e va appagato nell’immediato. 
9)- Amore stabilizzato. Anteros (αντέρως)
Anteros, fratello di Eros (Fratelli inseparabili) è l’amore corrisposto con il rispettivo coniuge/compagno e indica la stabilità sentimentale
10)- Amore paziente. Pragma (πρᾶγμα)
Pragma è associato all’amore maturo di lunga data, ma anche al compromesso e alla pazienza. Fare uno sforzo per dare amore piuttosto che solo per riceverlo.
11)- Amore nostalgico. Pothos (Πόθος)
Pothos è la personificazione del rimpianto e del senso di nostalgia che si prova quando una persona amata è lontana. È anche identificato con l’amore adolescenziale, l’infatuazione, il desiderio prima dell’incontro. 
12)- Amore di società. Thelema (θέλημα)
Thelema è l’amore nei confronti di ciò che si fa, il proprio lavoro, il piacere di fare qualcosa, il desiderio voler fare e non è rivolto quindi ad una persona. Spesso è rivolto verso il benessere della società.             Ogni essere umano può aver provato tutti i sentimenti generati dalle suddette tipologie di amore. Tutte belle ed entusiasmanti se si fa eccezione con l'amore tossico, maniacale.           
   

17 maggio 2025

SENTIRE, VEDERE

 La vita è molto bella quando si riesce a 
Sentire nel silenzio 
e vedere oltre il buio.

INDECENCE

 Indecénce. Indecenza. Con questo termine forte si definisce la condizione di sfacciata e assoluta mancanza di decoro e di rispetto nei propri o negli altrui confronti. E' il comportamento irriguardoso, osceno, sconcio, volgare, infame, di colui che si pone su un piedistallo nel confronto con gli altri; e ciò mette in evidenza. 
Il concetto di Decoro rappresenta la dignità che si mostra nei modi di fare, nell'aspetto, nel comportamento di una persona. Decoro che implica un senso di contegno, di compostezza, di discrezione, nel rispetto delle indicazioni suggerite dal galateo del tempo corrente. 
Il concetto di Rispetto rappresenta il riconoscimento di una dignità morale o sociale verso altra persona o cosa.
Può trovare scaturigine dal privato o dal privato.
 Honte. Vergogna. Vergognoso è l'operato di colui che si comporta in modo sconveniente, indecente, indecoroso, disonorevole. La vergogna, di norma, porta turbamento interiore, onta e vituperio nell'anima, rossore in viso per la lamentata condizione. E' una grave ingiuria che può colpire la persona, la famiglia, la patria. E' un'emozione complessa che si manifesta quando l'essere umano si sente giudicato, inadeguato, fuori posto rispetto agli usi.

E' condizione di grave indecenza:
1)- Lasciar perdere di significato etico e sostanziale quelli che sono considerati (J. Stanley) i pilastri di una vera Democrazia: La Scuola, l'Università, la Sanità, la Giustizia. Gli attacchi, interni ed esterni alle Istituzioni, stanno portando all'irreversibile deterioramento di queste colonne democratiche che, senza un'adeguata inversione di rotta, saranno destinate alla totale distruzione. 
2)- Una pena detentiva lieve in caso di grave doloso delitto. I tanti casi del genere, recentemente riportati dai media, attestano il grande distacco fra la morale del Cittadino e quella dei Poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. Secondo la gente comune i giudici spesso applicano la legge con inaccettabile leggerezza. Molte sentenze appaiono sicuramente inconcepibili agli occhi della gente. 
3)- Concedere, con leggerezza, dal giudice preposto, benefici ai detenuti per gravi delitti.
4)- L'errata, o l'assunta, superficiale, valutazione sulla pericolosità dei detenuti per gravi delitti, al fine di ottenere agevolazioni di pena.
5)- L'incertezza della pena, come si verifica nel nostro Paese, è segno di manifesta ingiustizia e analfabetismo logico. Non ha alcun senso parlare di sconto di pena, anche al fine di agevolare il recupero del condannato e di fornire un aiuto per il suo reinserimento nella società. La legge che prevede gli sconti di pena andrebbe subito cancellata; è ridicola. Il percorso migliore per il reinserimento nella società di un condannato per gravi delitti è quello che prevede esattamente la detenzione per tutta la durata della pena.
6)- Leggere - sui giornali di qualche giorno fa -  di un figlio che non ha i soldi per comprare le medicine per la madre malata
Per fortuna i CC gliele hanno acquistate per lui. Lo Stato non può essere assente. La sanità va garantita a tutta la popolazione. Uno stato può dichiararsi veramente democratico solo quando in esso non esistono squilibri socio-economici che mostrano condizioni del genere sopra riportato.  
7)- Leggere di un anziano che ruba cibo al supermercato, di una ricca cittadina del nord,  per fame. 
Anche in questo caso i Carabinieri gli hanno pagato la spesa. Ma le Istituzioni dove sono? Si possono spendere montagne di denari  per opere inutili, per armi e lasciare le persone così umili in queste condizioni?
8)- Sapere che una Famiglia, con una bimba di 2 anni, vive in macchina, al margine di una città. E con la moglie incinta! 
Con i CC che li accolgono in Caserma in attesa di una decorosa sistemazione logistica. 

   Perché lo Stato decide sia giusto erogare sostanziali vitalizi anche a ministri corrotti e non riesce a trovare il minimo vitale per le famiglie e per il numerosi lavoratori che arrancano con pensioni da fame? Perché? Perché? 
   Fanno rabbia quei politici che parlano di indecenze rivolte agli altri e non riescono o non vogliono vedere le indecenze da loro generate e tollerate.

9 maggio 2025

CREDIBILITA' CITTADINO E STATO

 In ogni Stato che si rispetti è di estrema importanza la credibilità dei rappresentanti del Potere Esecutivo  nei rapporti col cittadino.            Il Potere Esecutivo, in uno Stato veramente democratico, ha il compito di gestire, con saggezza, la cosa pubblica, di rispettare e di far rispettare le leggi vigenti, di rispettare e fare rispettare i principi (Tutti, ma specialmente quelli fondamentali) della Carta Costituzionale e della Carta dei Diritti  dell'Uomo.  

Fin qui è tutto chiaro e lampante. Il problema nasce quando i rappresentanti dei Poteri Istituzionali hanno le pretese di assurgersi, innalzarsi, a forma di divinità, per imporre il rispetto di regole civili, sociali ed etiche che, loro stessi, come per palese conoscenza, non rispettano e non hanno intenzione, coscientemente, di rispettare. Riporterò alcune finestre di confronto fra quello che si dice e quello che si fa, da parte del generico rappresentante di un Potere Istituzionale (Politico) e da un comune Cittadino. 

- Rubare. Il Politico dice: è illegale, asociale, immorale, ingiusto, rubare qualcosa a chiunque altro (Persona o cosa). Il furto non è ammesso, ed è perseguito, dalla legge. Questa azione è una cosa indecente. Ed è vero. Il Cittadino dice più o meno le stesse cose. Quindi, in sintesi, c'è uniformità di parere. In vero, però, la differenza tra i due diversi punti di vista c'è, e riguarda il quantum, ossia il livello quantitativo del sottratto. Il Politico dice che non è giusto rubare e di non rubare ai poveri cittadini che tendono a sottrarre, per fame, il pollo nella stalla del vicino. Il Cittadino, invece, dice che non è giusto rubare beni e patrimoni mobiliari e immobiliari delle Pubbliche Amministrazioni. 
Fatta la premessa che rubare, in quanto reato previsto e punito dalle leggi dello Stato, non è cosa eticamente e socialmente accettabile, mi domando e dico: è più grave il furto di un pollo, per fame, fatto da un povero Cristo, o le ruberie, più o meno mascherate, perpetrate da persone socialmente altolocate o dai rappresentanti dei Poteri legali? 
Le Forze di Polizia si devono concentrare principalmente sui furti di grande entità oppure impegnarsi, il più possibile, sui piccoli reati, in quanto più appariscenti e amplificati dalla gente con discreto allarme sociale? 
La sensazione che emerge nella Comunità Nazionale è che l'attenzione investigativa è concentrata in modo inversamente proporzionale all'entità della ruberia. Per i grandi furti è poco probabile vedere i responsabili assicurati alla Giustizia. 
   
- Fisco. Nella nostra Repubblica non c'è rappresentante istituzionale di alto livello che omette, in particolari momenti sociali, forse anche per esaltare la sua presupposta perfetta figura morale, di rammentare la grave scorrettezza e indecenza di coloro che omettono di rilasciare il dovuto scontrino o fattura fiscale. Con destinazione a tutti i lavoratori autonomi, e con particolare riferimento ai commercianti, agli artigiani e ai professionisti. Chi non ha mai visto le forze dell'ordine appostati all'uscita di una gelateria per cercare di scovare e di incastrare venditore e consumatore per l'assenza del previsto documento fiscale (Documento che da garanzia sul futuro pagamento delle tasse su quella compravendita)? 
Sì, il venditore di beni o servizi  è tenuto - ed è giusto - ad emettere il relativo riscontro fiscale, ma è anche giusto che un trattamento fiscale adeguato proporzionato vada applicato nei confronti di tutti coloro che, con o senza l'ombrello dello Stato, hanno la possibilità di evadere al fisco somme ciclopiche senza alcun interessamento da parte degli organi istituzionali. 

- Stipendi. Gli stipendi dei lavoratori, specialmente in quest'ultimo trentennio, hanno subito una caduta di valore impressionante. Le difficoltà delle famiglie sono sempre più evidenti e terribili. Di contro, specialmente nell'ambito della Pubblica Amministrazione (PA) e nelle società Pubbliche-Private (PP) si possono vedere stipendi stratosferici ingiustificati e ingiustificabili in se per se e per lo stesso valore delle attività svolte. Questa è una vera e propria indecenza carissimi signori Politici. Gli stipendi dei politici nazionali e locali sono tra i più alti del mondo. Senza che a nessuno la cosa porti particolare imbarazzo o fastidio. 
   
-Pensioni e Vitalizi. Le pensioni dei lavoratori, ossia di coloro che hanno tirato avanti la crescita del Paese, spesso sono al limite (Ed anche molto sotto) della sussistenza  civile, mentre la stessa cosa non si può, certamente, dire per alcuni ex rappresentanti pubblici e para-pubblici. Le pensioni dei politici del nostro Paese sono una vera e propria indecenza nei confronti della maggioranza dei lavoratori pensionati. I vitalizi, le agevolazioni, i vantaggi e le pensioni erogate ai Politici (E da loro stessi stabiliti), per la loro entità sproporzionata sono in eccesso rispetto alle funzioni svolte. Sono, senza alcun dubbio, una vergogna e una indecenza per tutta la comunità che soffre ed ha difficoltà a recuperare il cibo giornaliero. Nonostante una vita vissuta lavorando. Le agevolazioni (Auto blu, Scorte, Benefit vari, Privilegi) per i Politici, e in vari casi anche per i loro familiari, rappresentano una vera e propria ingiustizia in un Paese, come il nostro, dove gli squilibri socio-economici sono grandissimi. Sono delle vere e proprie indecenze.
 
- Varie. Inoltre, sono condizioni di grave indecenza: 
1)- L'elevato grado di corruzione nel campo della politica; 
2)- Le opere pubbliche iniziate e mai completate; 
3)- Aspettare tanti mesi per una visita medica importante in un ospedale pubblico (In assenza di conoscenze capaci di azzerare tale attesa); 
4)- Ricevere il dovuto pagamento, da un Comune o da un Ministero, di una fattura, per una prestazione professionale svolta e approvata, con ritardo di anni; 
5)- Constatare il crollo di opere di sostegno quali muri, arcate, di vecchia edificazione, per la mancata regimazione delle acque meteoriche a monte; 
6)- Constatare l'incuria dovuta alla mancata sistemazione degli alvei dei fiumi che, sistematicamente, porta allo straripamento delle acque; 
7)- Constatare l'esistenza di persone che vivono ancora nelle baracche provvisorie in seguito a vecchi terremoti; 
8)- Vedere amministratori locali arroganti che si sentono al di sopra ogni legge e, quindi, esternano la loro arroganza in special modo sulle persone umili; 
9)-  Constatare che per fare il bidello in una scuola pubblica, giustamente, c'è bisogno di superare un test antidroga, mentre per fare il politico non ce ne bisogno. Allo stesso modo, una impresa con un parente mafioso, giustamente, è "attenzionata" e spesso inibita dagli organi dello Stato, mentre ciò non vale per i Politici nazionali; 
10)- Constatare che la legge non è uguale per tutti. Legge rigorosa coi deboli e blanda coi forti. Legge che non garantisce la certezza della pena, grazie alla storiella del recupero del detenuto. Dimenticando che l'unica norma che garantisce detto recupero è proprio la certezza della pena. Oltre l'adeguata misura. In Italia la misura, per i delitti più gravi, è ridicola, bassa, indecente, mentre la certezza è una misera ipotesi; 
11)- Constatare che esiste una illegalità e una impunità dilagante, diffusa, nella più totale indifferenza di chi di dovere; 
12)- Constatare la totale incapacità dello Stato di tutelare la Sanità Pubblica, con ciò favorendo quella privata; 
13)- Constatare l'incapacità di gestire democraticamente, civilmente, la docenza e la ricerca Universitaria; 
14)- Constatare l'incapacità di programmare le soluzioni sanitarie dei bisogni dei Cittadini. Non è accettabile che un paese considerato democratico debba ricorrere all'importazione di medici da Cuba per sopperire alle esigenze dei propri ospedali. Persistendo, anche se recentemente rimodulato, il test d'ingresso nelle Facoltà di Medicina; 
15)- Constatare la necessità di attendere molti mesi, e in certi casi anni, per una TAC, o un altro esame importante, cosa che puoi, magari, poter fare immediatamente ricorrendo alla struttura privata convenzionata. Constatare che un medico ospedaliero possa fare attività professionale privata nella struttura sanitaria pubblica ove lavora. Non è accettabile che per l'accesso in un ospedale pubblico il paziente debba affrontare, in ogni parte dello Stivale, la spesa di una visita specialistica informale privata, quasi sempre non registrata; 
16)-  Constatare la presenza di compensi e buonuscite milionarie per dirigenti pubblici che, in molti casi, sono stati capaci solo di far fallire l'azienda pubblica gestita. Spesso queste persone andrebbero prese a calci nel fondo schiena e chiamate per il dovuto risarcimento dei danni provocati; 
17)-  Constatare comportamenti vergognosi da parte di dirigenti pubblici che invece di tutelare il Cittadino si pongono come strumento perverso di politici corrotti, quando non anche del malaffare; 
18)- Constatare la presenza di tante persone anziane che per sopravvivere sono costrette a rovistare nei bidoni dei rifiuti o ricorrere alla Caritas (Nelle città ove esiste) per un pasto caldo; 
19)- Ascoltare le parole di scoramento delle persone (Specialmente anziane) per l'impossibilità di poter coltivare il loro orticello in campagna per l'azione distruttrice delle vacche sacre; 
20)- Constatare la determinazione di ignoranti soggetti pubblici che si sentono in diritto di demolire un'opera pubblica, staticamente adeguata, per il semplice fatto che essa è priva di qualche documento ufficiale che la certifica come tale; 
21)- Constatare la determinazione di qualche piccolo podestà pseudo-acculturato di demolire modeste abitazioni civili, seppure solide, sicure staticamente, ma belle nella loro umile presenza per il solo desiderio di dar vita ad obbrobri autocelebrativi;
22)- Leggere, come si può fare da tempo, di persone laureate che non avendo più la possibilità di andare avanti decorosamente si lasciano morire d'inedia nei parchi delle città (Ultimo caso a Milano).  
Tutto ciò stante mi pongo e pongo ai miei tre lettori la presente domanda: 
E' più indecente il gelataio che non fa lo scontrino lungo una strada di paese oppure il politico che riconosce il diritto a vitalizi milionari e pensioni vergognosamente alte per se stesso e per la sua categoria?

2 maggio 2025

POTERE E CITTADINO

Quando vedi il tuo paese distrutto,
e, ancora, continui a sostenere i responsabili,
allora, o ti fa comodo la situazione,
oppure sei un cretino.


Ognuno faccia le dovute riflessioni, magari sostituendo alla parola "paese" qualsiasi altro bene pubblico (Comune, Provincia, Regione, Nazione) o privato (Azienda, Studio, Laboratorio).

27 aprile 2025

MALINCONIA

 Le paratie poste, dai soldati, sopra i murazzi dei Lungarni, a protezione della Città dalle esondazioni, chissà perché mi portano tanta malinconia? Sarà per il loro colore, sarà perché sono state posate dai soldati, sarà per la presenza di quei sacchetti pieni di sabbia, ma questi sopralzi mi hanno tenuto e mi tengono psicologicamente lontano dal mio Lungarno Pacinotti. Questi sopralzi mi impediscono la visione dell'acqua che scorre, lenta o turbinosa verso il mare e mi fanno pensare, vedere nella mia mente, immagini di guerra. Immagini di morte.

Appena possibile si rimuovano queste strutture mobili. Ho bisogno di eliminare, per quanto possibile, le immagini negative che affollano la mia anima al pensiero della guerra. 

Il percorso dal Ponte di Mezzo alla Cittadella, in destra idraulica (Lungarni Pacinotti e Simonelli), torni ad essere la più Bella passeggiata della mia Città. 


11 aprile 2025

ROSA

FRINE: L'ETERA

 Frine, accusata ingiustamente, alla fine del dibattimento, per dimostrare ai giudici la sua innocenza ha pensato bene di liberarsi, con scaltrezza, della sua tunica e mostrare tutto il suo corpo, nella sua splendida bellezza e perfezione. Da vera Afrodite.
E fu, giustamente, assolta.

La sua irresistibile Bellezza, secondo i giudici, non poteva essere colpevole.
Non poteva che essere innocente 
Secondo i canoni greci di allora, ai massimi livelli, la Bellezza è strettamente legata al bene e alla verità. 
Quindi, all'innocenza.

7 aprile 2025

SEMINARE DUBBI

 Quella attuale è una società incongruente, contraddittoria. 
Forse come tutte le altre, del passato e del futuro. 
Nel passato la gente pur non avendo un adeguato livello di sostentamento fisico e sociale si accontentava ed era felice. 
Nel secondo dopo guerra del secolo scorso la gran parte gente aveva fame, ma cantava. Cantava con forza e con gioia. 
Molti desideravano studiare, conoscere il mondo, farsi una solida cultura di base, ma erano privi dei mezzi necessari per realizzare il sogno.

L'attuale esplosione della tecnologia nel campo delle telecomunicazioni ha fatto in modo che le lettere e le varie scienze siano, praticamente, nell'immediata disponibilità di chiunque, a prezzi accessibili. Ma la gente non legge. Ha perso l'abitudine alla lettura. Se mai l'avesse avuta. Il vissuto di corsa lascia poco tempo nella disponibilità "lenta" della gente. La conoscenza si ferma, molto spesso, alle letture superficiali dei titoli, senza volontà e capacità di approfondimento. La superficialità, e, quindi, la mediocrità diventa dilagante, inarrestabile. 
La gente ha poca conoscenza, ed è scarsamente interessata, dello stato delle cose; specialmente nel campo politico e sociale. 
La tutela dell'ambiente è uno degli argomenti che interessa solo una modesta nicchia di persone. Dimenticando, o ignorando, che quello che riguarda la salvaguardia della Natura è un diritto e un dovere di ogni Cittadino.

Ma, le persone della società attuale sono ignoranti? No.  Fondamentalmente la gente è basata su sani principi, su valori che albergano in loro, ma allo stato larvale. Sono valori che hanno necessità di essere scossi, di essere movimentati. E, in genere, tale movimento deriva da gravi fatti di cronaca, capaci i portare a galla la morale e l'etica. Spesso, però, tali movimenti hanno breve durata e lasciano poche radici per un adeguato sviluppo. 
Ci si potrebbe domandare: 
-A chi tocca tenere accesa la lampada della Cultura?
-Perché la gente è portata a credere al primo urlatore, imbonitore, di turno?
--Perché la gente è priva di un adeguato, alto, livello d'istruzione che la porta a porsi delle domande su ogni argomento?
Perché la gente è convinta che il livello di istruzione raggiunto sia sufficiente, mentre, invece, è mediocre?
-Perché molta gente si crede e si sente capace di trinciare pareri, a mò di sentenze, su ogni ipotetico argomento?
-Perché la gente non impara ad ascoltare e a mettersi nei panni dell'interlocutore, per cercare di capire le diverse ragioni, anche senza condividerle?
-Perché la gente non è abbastanza colta per mettere in Dubbio qualsiasi argomento seppur acquisito da altri e insegnato, aprioristicamente, a loro?  
Pur riconoscendo a coloro che hanno osato farlo (Mettere il dubbio su qualsiasi cosa) la presenza conseguente di infinite angherie, di innumerevoli attacchi, da parte di quella numerosa fascia di soggetti, incapace di ragionare con la propria testa e bisognosa di salire sopra un carro, per osannare un riconosciuto capo. 
In ogni caso seminare punti di domanda può portare anche fortissimi dolori di testa, ma porta, in nuce, anche, grandi soddisfazioni intellettuali.
Così è, se vi pare.    

1 aprile 2025

IL SILENZIO

 La saggezza è legata al silenzio.

Il silenzio è variabile da persona a persona. È, anch'esso, una forma di linguaggio legato al viso, alla pelle, al corpo nel suo complesso. È un linguaggio che richiede sensibilità per poter essere assimilato.

Il silenzio, nella gioia e nel dolore, può essere molto più loquace di una chiacchierata.

31 marzo 2025

IL CORAGGIO DI CAMBIARE

 La vita porta, spesso, davanti a situazioni nuove, insostenibili, che possono spingere l'uomo verso stati depressivi o di crisi, per la mancata possibilità di mantenere uno status non più esistente. 
In queste situazioni l'uomo è portato a fingere il possesso di qualcosa oramai inesistente. In quei momenti, borderline, di esasperazione bisogna trovare il coraggio, la determinazione, la convinzione, della necessità di non adeguarsi, di non farsi sottomettere, di non subire. Per nessun motivo.
Quello è il momento di cambiare. Di seguire nuove strade. Nuove strade per ritrovarsi dopo essersi perso.

Cambiare, senza rassegnazione, seguendo, con fiducia, una nuova via; ricominciando da zero. Rischiando. Rimettendo tutto in discussione. E, magari, scoprendo che la vita non è fatta solo di tempo, ma anche, specialmente, di trasformazioni. Di rimodulazioni che danno un tono diverso all'esistenza. Comprendendo, in certi casi, la Bellezza che c'è nel saper gioire, brindare, ai programmi che si interrompono, alle storie che finiscono, ai lavori che non decollano, alle porte che si chiudono. 
Ad essi seguiranno altri che si spalancheranno, magari con un sorriso.

28 marzo 2025

IL POTERE

 Il Potere? 
Cos'è il potere? E' la capacità di influire sul comportamento altrui, di influenzarne le opinioni, le decisioni, le azioni, i pensieri. 
Il potere può essere di tipo coercitivo (Esercitato ricorrendo alla minaccia o all'uso della forza), di tipo persuasivo (ottenuto tramite argomentazioni di vario genere), di tipo manipolatorio (Ottenuto condizionando la volontà altrui in modo subdolo e nascosto).

Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell'ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà, anche di fronte a una opposizione.
Il potere è l'abilità di orientare o influenzare il comportamento altrui o il corso degli eventi. Eventi che possono alterare il corso della vita.
Sinonimi di potere:
Facoltà, Autorità, Potestà, Diritto, Forza, Virtù, Capacità,  Possibilità, Dominio, Influenza, Supremazia, Egemonia, Possesso.

La società attuale, nonostante l'esponenziale sviluppo delle conoscenze nell'ambito tecnologico e scientifico, tende sempre più ad essere manipolata, guidata, da un numero limitato di persone, aventi un solo obiettivo: Il proprio interesse personale.

CALCOLI IN INGEGNERIA STRUTTURALE

Parafrasando Fermi da qualche tempo mi ritrovo a dire, e pensare, che "ci sono due diversi modi per eseguire calcoli statici in Ingegneria Strutturale.
Il primo, che preferisco, è quello che presuppone la conoscenza, il possesso, di una immagine fisica chiara univoca, intuitiva, totale, del processo che si sta calcolando.
Il secondo è quello che si avvale di un formalismo matematico preciso, assoluto, auto-consistente, privo di parametri aprioristici. 
In molti pseudo addetti ai lavori non è presente alcuno dei due metodi".

E, a proposito del secondo metodo, Von Neumann spesso ricordava che "con quattro parametri posso fare in modo che i dati descrivano un elefante, e con cinque posso far muovere la proboscide di quell'elefante".
Studi - Esperienze - Progetti.

  

22 marzo 2025

CONSULENZA TECNICA D'UFFICIO

 Nei contenziosi legali che riguardano argomenti di natura specifica (Ingegneristica, per esempio) il nostro ordinamento giudiziario prevede la figura del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) che assiste il Giudice. Oltre alla figura del consulente che assiste il Giudice sono previste le figure dei Consulenti di Parte (CTP) che assistono le parti costituite.
Studiata la documentazione in atti, fatti gli eventuali sopralluoghi, nei modi e nei termini previsti, il consulente d'ufficio trasmette alle parti la propria relazione sulla quale i consulenti di parte si esprimono, con proprie eventuali relazioni (Osservazioni).
Il consulente d'ufficio, con le modalità previste, provvederà a trasmettere al giudice la sua relazione con allegate le osservazioni fatte dalle parti e le sue controdeduzioni alle osservazioni.
Sulla scorta di tutti tali distinti elaborati il giudice si esprimerà sulla lite.

Il problema, spesso, sorge quando il CTU confonde e mescola i termini della sua funzione. E, ancor di più, quando il giudice non vede o non vuole vedere la confusione (Quindi le papere) fatte dal suo esperto.
Uno di questi casi che ho avuto modo di toccare con mano è quello che vede il consulente d'ufficio introdurre il concetto di "Bozza della consulenza"; ossia del documento che esso trasmette alle parti per le eventuali osservazioni.
Il nostro ordinamento non prevede alcuna bozza di relazione.
Il consulente deve mandare alle parti la sua relazione definitiva (Non bozza) sulla quale le parti devono, eventualmente, replicare e fare contestazioni.
Il CTU, come accennato, controdeduce sulle osservazioni, con apposito documento, separato dalla consulenza, e, quindi, trasmette tutto al Giudice.
La versione della consulenza del CTU, mandata alle parti per le loro eventuali osservazioni, quindi, è quella definitiva, non una bozza, ed è quella che il CTU provvederà a trasmettere al giudice. Infatti, il CTU non ha alcun potere di modificarla, dopo le osservazioni di parte, e, quindi, trasmetterla al giudice modificata. Tale azione è illegittima! Eppure tanti CTU fanno questo errore grossolano che, tra l'altro, limita e inibisce il legittimo diritto alla difesa delle parti.
Parti che, di fatto, potrebbero non avere avuto compiuta conoscenza della relazione definitiva, visto che il CTU ha continuato, errando gravemente, a fare distinzione tra bozza e versione definitiva della consulenza.
La cosa più grave, comunque, è quella di trovarsi davanti a questa ipotesi, di contestarla e di constatare l'inerzia del giudice incapace di notare l'illegittimità sostanziale.
La trasmissione, da parte del CTU al giudice, di una perizia diversa da quella trasmessa, dal CTU, alle parti, per le eventuali osservazioni, costituisce, senza alcun dubbio, grave Violazione dell'art. 195 cpc.

Come recita, anche, l'ordinanza del Tribunale di Milano, Sez.IX civ. del 19/05/2015.  

CI VOGLIO ESSERE

 "È il giorno che più conta nella tua vita, ci voglio essere".
Shelly. 

E c'è stata, nonostante la lunga distanza e tutte le difficoltà esistenti. 
Parigi, 14/02/2025

21 marzo 2025

APPALTI PUBBLICI

  Quello degli appalti pubblici è un argomento che si presenta con tante analogie con quello della burocrazia, esageratamente presente nelle strutture pubbliche.
   Questi due argomenti di conversazione, sistematicamente, sono usati dai parlamentari e dai rappresentanti dei governi in carica per cercare di attrarre simpatie politiche di consenso. Ma, la gente, oramai abituata ai ricorsi storici, raramente si lascia condizionare dai richiami che, anche in questo periodo, sono riportati dai media.

   Appalti pubblici.
  E' dai tempi della famosa prima legge Merloni (Sì, il tizio che faceva elettrodomestici) che si fanno e si disfano, periodicamente, le norme sugli appalti pubblici, con l'obiettivo, sempre dichiarato, di abbattere la corruzione - che si dice dilagante - favorire la concorrenza e, quindi, ridurre i costi e migliorare il livello qualitativo delle opere da realizzare.
La pubblicazione di infinite nuove normative, implicitamente, dimostra, in modo evidente, il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati dal legislatore.
In sintesi: 
1)- Corruzione. La corruzione nell'ambito degli appalti pubblici, come si evince anche dalla lettura dei titoli dei giornali, è stata tutt'altro che debellata.
2)- Concorrenza. La concorrenza fra le imprese, per una serie di motivazioni, è tutt'altro che assicurata. Anzi, il sistema vigente non fa altro che agevolare gli approcci tra le imprese; con la conseguente attenuazione della concorrenza imprenditoriale.
3)- Qualità. Molti soggetti (Non certamente addetti ai lavori) hanno, proditoriamente sostenuto che le nuove norme avrebbero portato una riduzione dei costi e un innalzamento del livello qualitativo delle opere. Anche tale obiettivo non risulta, in alcun modo, realizzato. E' sotto gli occhi di tutti l'abbassamento del livello qualitativo delle opere pubbliche (E, in parte anche private) che vengono realizzate. E, naturalmente, una riduzione del livello qualitativo delle opere realizzate comporta una forte riduzione della vita dell'opera e un forte incremento dei costi di manutenzione, per mantenere la funzionalità della struttura.

Il problema principale, nell'ambito degli appalti pubblici, è quello che vede preposte alla legiferazione del settore persone che, in sostanza, non conoscono questo argomento. Con la conseguenza che si sostengono, o si introducono, norme che, alla conclusione dei fatti, portano verso risultati opposti rispetto a quelli prefissati.
L'argomento è particolarmente complesso e la sede, forse, non è quella ideale  per un esame approfondito, ma questi elementi non impediscono la possibilità di toccare alcuni dei vari argomenti che, a parere del sottoscritto, andrebbero attentamente rivisti o eliminati e che di seguito sono toccati.

a)- Massimo ribasso negli appalti. 
L'aggiudicazione degli appalti di opere pubbliche, fatta col sistema del massimo ribasso è totalmente errata. Senza alcun dubbio tale percorso è dannoso per le imprese serie e, ancor di più, per le pubbliche amministrazioni. 
Vedere appalti di piccola o media grandezza aggiudicati con ribassi prossimi o superiori al 50% senza alcuna reazione di rigetto da parte delle stazioni appaltanti, francamente, fa venire i brividi a tutti coloro che svolgono, con passione, attività professionale nel settore.
  Né può essere considerato intelligente il meccanismo, un poco perverso, che è stato introdotto con la separazione e la successiva esclusione dal costo complessivo dell'opera in appalto del costo per il personale e per le opere di sicurezza. La procedura introdotta, in sostanza, per attenuare i ribassi offerti dalle imprese, di solito spropositati, con l'abbassamento dell'importo totale dei lavori, soggetto a ribasso d'asta, tende al contenimento dell'effetto scontistico. Ma, a mio parere, questo è un argomento che riguarda l'impresa, non la stazione appaltante. L'impresa deve saper dosare il ribasso o l'incremento offerto in funzione delle proprie disponibilità e della propria organizzazione. Quindi, a mio parere, tale scissione dei lavori soggetti a ribasso da quelli non soggetti a ribasso è priva di fondamento logico e, in quanto tale andrebbe eliminata. Con la conseguente riduzione dell'iter burocratico.      

b)- Scelta delle imprese.
Il meccanismo di scelta delle imprese rappresenta il punto dolente degli appalti pubblici. E' evidente che il meccanismo di scelta dell'impresa che dovrà eseguire i lavori è farraginoso, contorto e non certo cristallino. Il meccanismo "urbe et orbi" vigente sembra creato apposta per agevolare le ditte che pensano a tutto meno che a come fare bene i lavori. Lavori che, quasi sempre, vanno a finire nelle mani di subappaltatori dei subappaltatori, non sempre ufficializzati. Se non peggio. Allora, che fare? Intanto, non ha senso mantenere le stesse procedure di aggiudicazione per tutti gli appalti. Il tipo di metodo per l'aggiudicazione delle opere dovrebbe essere legato all'importo dei lavori. Senza alcuna distinzione fra lavori soggetti e non soggetti a ribasso a ribasso d'asta. Escludendo dallo scomputo anche i cosiddetti lavori necessari per la sicurezza dei lavoratori. Come se fosse possibile ipotizzare di dover fare delle opere senza la sicurezza degli stessi operai. Ogni impresa deve potersi esprimere sulla spesa totale necessaria per la realizzazione dell'opera prevista includendo ogni onere pertinente.
Gli affidamenti delle opere dovrebbero seguire diversi scaglioni d'importo. 
-Prima fascia: Lavori fino ad € 50.000,00. Aggiudicazione semplice a livello locale senza particolari procedure per affidamento diretto o per sorteggio della Stazione Appaltante, fra gli artigiani di prossimità. Con vincoli ben specifici che impediscono nuove aggiudicazioni di lavori prima del completamento di quelli affidati.
-Seconda fascia: Lavori fino ad € 300.000,00. Aggiudicazione con gara limitata all'ambito comprensoriale, anche per evitare meccanismi di subappalto. Con limite ben preciso delle gare che possono essere affidate in caso di prima aggiudicazione. Bisogna evitare di avere, come succede adesso, piccole imprese artigiane o con due o tre dipendenti aggiudicatarie di circa dieci diversi appalti di importo complessivo di circa € 10,00 mln. Queste ditte difficilmente porteranno a compimento tutti i contratti e i lavori che riusciranno a portare a termine saranno di pessima qualità. 
-Terza fascia: Lavori fino ad € 3.000.000,00. Aggiudicazione senza alcun limite d'importo e di caratterizzazione. Con la possibilità di realizzare specifiche opere ricorrendo ad imprese artigiane o di peculiare specializzazione. Con responsabilità, in solido, per le opere eseguite.
Come fa una stazione appaltante pubblica ad aggiudicare, contemporaneamente,  decine di gare ad una stessa impresa che, chiaramente, non ha le potenzialità per eseguirne neppure uno, a regola d'arte?
  
c)- Subappalti.
Non esistono le imprese attrezzate per fare la totalità dei lavori possibili. Non c'è niente di male a far ricorso al subappalto pubblico, lecito, autorizzato, per l'esecuzione di specifiche lavorazioni. La cosa più importante è che il subappaltatore non diventi, di fatto, aggiudicatario. Con limiti ben specifici per le attività in prima fascia.

d)- Affidamenti per progetto e direzione lavori.
La scelta del progettista e del direttore dei lavori è un altro punto dolente. Tempo fa le stazioni appaltanti avevano discreti margini di manovra per la scelta dei professionisti. Scelta del tutto autonoma e legale. Libera da vincoli. Le stazioni appaltanti, spesso, affidavano le opere più semplici ai professionisti meno preparati, mentre per le opere più importanti dirigevano gli incarichi verso i professionisti più bravi. La scarsa considerazione dell'importanza della cosa pubblica ha portato diffusi fenomeni di corruzione e la conseguente rimodulazione del sistema di aggiudicazione. Rimodulazione che ha portato alla esasperazione del sistema di aggiudicazione che non pone limiti al buon senso e al ribasso sulle competenze previste. Come per le imprese i professionisti son caduti nella trappola del massimo ribasso che ha portato alla aggiudicazione di incarichi con ribassi anche superiori al 60% della somma prevista. Come dire che il professionista per eseguire il lavoro professionale chiede un compenso inferiore al costo necessario per detta esecuzione. E' evidente che qualcosa non va nel verso giusto. E davanti a certe contestazioni alcuni rappresentanti delle stazioni appaltanti si nascondono dietro il fatto, che non è in realtà tale, del risparmio economico a favore della stazione. Invano ho cercato di spiegare a costoro che realizzare delle opere pubbliche è cosa diversa che andare al supermercato ove fare la spesa. Il risparmio ottenuto col forte ribasso d'asta sui lavori è solo effimero stanti i maggiori costi per le attività manutentive che saranno, tra l'altro, di molto più costose di quelle canoniche. Minore costo delle competenze professionali significa minore qualità, minore dettaglio tecnico esecutivo, minore presenza in cantiere. In una parola, minore qualità d'esecuzione.
Come si fa ad accettare e considerare valido il meccanismo di assegnazione degli incarichi sulla scorta del meccanismo dell'importo del fatturato delle competenze degli ultimi tre o quattro anni, specialmente in considerazione della crisi economica operativa in quest'ultimo decennio? Chi è nelle condizioni di dimostrare il possesso dei requisiti di ordine economico richiesti dai bandi? Da qui può partire l'innesco del meccanismo corruttivo che interessa, negli appalti pubblici, anche l'ambito professionale?
Senza dimenticare che il professionista valido professionalmente non è mai propenso ad accettare situazioni di ricatto corruttivo.  

e)- Sicurezza.
La sicurezza dei cantieri è un qualcosa che, di norma, in ogni dove, è di esclusiva competenza dell'impresa. In Italia le Stazioni Appaltanti si sono appropriate di questo argomento pensando di risolvere il problema degli incidenti, anche mortali, nei cantieri. Naturalmente tale risultato non è stato raggiunto. E difficilmente lo sarà se persisteranno le scelte fatte, e rifatte peggiorandole, con le norme sugli appalti pubblici. 
La sicurezza è e dovrebbe tornare ad essere di esclusiva competenza dell'impresa, ferme restando le responsabilità specifiche facenti capo ad essa. In fase di gara o di affidamento l'impresa ha il compito di tener conto di quelli che saranno gli oneri che dovrà affrontare per garantire la sicurezza fisica del lavoratori.

f)- Revisione prezzi.
Quello della revisione dei prezzi contrattuali, negli anni passati, è stato un argomento dolente, sul quale molti ci hanno speculato per interessi specifici, pur non conoscendo bene il significato intrinseco in queste due parole. La revisione dei prezzi è un concetto esterno all'attività d'impresa ed è dovuto a fattori di macroeconomia che riguardano il singolo stato e, spesso, tanti stati. 
In sintesi, l'impresa fornisce alla stazione appaltante l'offerta economica, per la realizzazione di un'opera, sulla scorta dei prezzi unitari dei materiali previsti per la sua realizzazione. Materiali che, spesso, sono provenienti dall'estero e sono condizionati dalla legge del mercato, della domanda e dell'offerta e dalle materie prime. Ora se, dopo la presentazione dell'offerta, i prezzi aumentano vertiginosamente, come è successo recentemente in seguito alla crisi economica energetica internazionale, è giusto che all'impresa venga riconosciuto un giusto compenso per detti sopraggiunti incrementi imprevisti e imprevedibili. Di norma gli incrementi fino al 10% del valore noto al momento dell'offerta restano a carico dell'impresa nell'ambito dell'alea di rischio. La percentuale ulteriore, oltre quel 10% assorbito dall'alea di rischio deve essere riconosciuto all'impresa, come un di più rispetto al previsto. 
La normativa sugli appalti pubblici aveva soppresso, esplicitamente, tale possibilità. Ma, in seguito alla recente crisi economica, con i prezzi delle materie prime schizzati alle stelle, in ogni dove sono emerse situazioni di collasso per tutte le imprese che si son trovate nell'impossibilità di eseguire i lavori previsti stanti incrementi unitari anche superiori al 100%. Davanti alla miriade di cantieri chiusi il nostro Paese è stato costretto a rivedere la normativa reintroducendo la tanto deprecata procedura della revisione dei prezzi. Con il legislatore che si è preoccupato, essenzialmente, di reintrodurre il concetto tecnico, ma senza definirlo col suo nome e cognome. Forse per pudore nei confronti di qualche mente benpensante.
 
g)- Pagamenti SAL.
Nel nostro paese ogni qualvolta si tratta di effettuare i pagamenti parziali o totali dei lavori eseguiti (SAL) e delle competenze professionali maturate si innescano meccanismi diabolici. Meccanismi spesso esondanti nell'ambito del codice penale. Non ci vuol molto a capire che se un burocrate tiene bloccato il pagamento di un SAL o quello di una rata di competenze professionali è perché per colpa o per dolo si vuole impedire il pagamento del dovuto. E che tale attività spesso porta allo strangolamento dell'attività d'impresa e in minor conto del professionista. Impresa e professionista che per poter andare avanti sono costretti a ricorrere alla liquidità delle banche. Banche che prestano soldi non per beneficienza, ma per interesse.  E così, essi, sono costretti, per andare avanti, a ricorrere, come prima detto, al finanziamento parziale dell'opera. Ma i burocrati che non pagano in tempo reale il dovuto lo fanno per dare un vantaggio agli istituti di credito? No di certo. Lo fanno per altri argomenti non certamente molto reconditi. E, allora, che fare? Che fare, specialmente quando la catena dei burocrati è unita e lunga come una processionaria? 
La cosa più bella che mi è capitata nell'attività professionale, oramai lunga, è stata quella di informare i burocrati, di una cittadina del terzo mondo, di aver ottenuto la liquidazione di competenze dovute dopo tre giorni dalla emissione della fattura, contro i cinque e dieci mesi di attesa per il pagamento di analoghe competenze presso il loro ufficio. Dirigenti e amministratori, se competenti ed onesti, dovrebbero attivarsi per evitare l'incancrenirsi del malcostume diffuso a molti livelli. 
Il compito del RUP serio e onesto è, anche, quello di fare in modo che i pagamenti dovuti, alle imprese, ai fornitori e ai professionisti avvengano con la massima celerità. Non oltre una settimana dalla data di emissione della fattura. In alcune stazioni appaltanti i pagamenti delle somme dovute avvengono dopo molti mesi (Ho delle fatture in sofferenza da circa sei mesi) e in alcuni casi anche dopo anni (Aspetto il pagamento delle competente per la progettazione di un ponte da alcuni anni).
Questo è un problema non risolto. E la sua soluzione non sembra interessare a nessuno. Neppure alla magistratura, se non rammento male i tanti vani tentativi di denuncia fatti da imprese esasperate.  

h)- Perizie di variante con o senza aumento di spesa.
Le perizie di variante rappresentano la formalizzazione tecnico-economica di alcuni lavori, imprevisti e imprevedibili, emersi durante lo sviluppo delle opere. Le perizie sono viste come opere del malaffare, ma se non sono presenti ipotesi di malcostume, non c'è niente di male a redigere questo documento contrattuale aggiuntivo al contratto di base.

i)- Scelta e funzioni del RUP.
In ogni appalto pubblico ci sono delle figure di estrema importanza per il perfetto raggiungimento degli obiettivi del progetto. La loro presenza è essenziale durante tutto lo sviluppo dell'opera.  Tali figure sono: Committente (Stazione appaltante); Direttore dei lavori; Impresa; Responsabile  Unico del Procedimento (Ex Ingegnere Capo). Il RUP è sempre stata una figura di estrema importanza, per la conoscenza della tecnica e della norma. E per l'autorità derivante dall'esperienza oltre dal merito. Ebbene in quest'ultimo ventennio quella del RUP è stata ridicolizzata fino a diventare di scarso interesse, tanto da veder nominato RUP anche un soggetto politico (Sindaco), o amministrativo (Ragioniere) o altro. Tanti RUP oggi giorno sono meno che uno zero eppure sono lì ad occupare una funzione senza conoscere, in alcun modo, il fine e il percorso. Tale circostanza porta i pochi conoscitori del Codice sugli appalti pubblici a dover ascoltare considerazioni che non stanno né in cielo né in terra. Con una profonda mescolanza di sacro con profano.  Con scarse possibilità di uscita indenne, senza ossa rotte, da parte di un povero Direttore dei lavori, magari stagionato con anni e anni di vita di cantiere, da confronti dialettici pseudo tecnici e che di tecnico non hanno un accidente. Con il rischio di dover spiegare il significato tra polizza provvisoria e polizza definitiva in una gara d'appalto. Indipendentemente dalle critiche che si potrebbero fare su tale meccanismo perverso introdotto, a totale beneficio delle compagnie assicurative, dalla norma sugli appalti pubblici di lavori. E precisando che tale norma sui lavori non è estendibile, ipso facto, alle attività professionali collegate. 
Non è possibile accettare che a capo di una figura di primaria importanza, come quella dell'ex Ingegnere Capo (Ora RUP) ci sia un cretino o peggio ancora un lestofante!
E ce ne sono in grande quantità, credetemi.
 
l)- Determinazioni nei contenziosi.
Le ultime normative sui lavori pubblici, anche per le argomentazioni sopra sinteticamente riportate  hanno fanno crescere esponenzialmente i contenziosi tra imprese e stazioni appaltanti. In tali contenziosi si innescano gli avvocati e, quindi, la magistratura. Con tempi e costi che sono cresciuti in modo vertiginoso.
Le imprese hanno il diritto di essere pagate per tutte le attività eseguite su indicazione della DL. Indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. La legge vigente recita, nonostante contrastanti pronunciamenti di legge, sul fatto che i lavori non previsti in contratto non devono essere pagati. Ma nulla dice la legge quando le imprese cercano di opporsi, andando incontro a sonore bastonature, a tale circostanza e trovano la ferma opposizione della DL, della stazione appaltante e del RUP.
I contenziosi devono essere risolti in modo celere e franco indipendentemente dalla posizione occupata dal commissario di parte preposto per l'esame. Basterebbe mettere a capo del soggetto responsabile del contenzioso una personalità di alto prestigio professionale e di spiccata moralità per venirne a capo riconoscendo il dovuto alle imprese e ai professionisti. 

m)- Norme. Burocrazia.
Le norme sui lavori pubblici sono di una lunghezza e di una noiosità infernale. Le norme dovrebbe essere poche, sintetiche, precise, nette. Prive di dubbi interpretativi.
I funzionari preposti nel settore dei lavori pubblici, come per i carabinieri nel secolo scorso, dovrebbero essere sovente trasferiti, e in caso di malcostume trasferiti ad altro incarico.
Ma tutto ciò, nel mio amato Paese, è solo un Sogno. Il Sogno del primo giorno di Primavera.

PLACE PANTHÉON PARIGI


 

CONVERSARE?

Quando una conversazione passa da un confronto costruttivo a un dibattito inutile?

"Prima di discutere con qualcuno, chiediti: questa persona è abbastanza matura mentalmente da comprendere il concetto di una prospettiva diversa? Perché se non lo è, allora non ha alcun senso farlo."  Helen Mirren.

Non ogni discussione merita la tua energia. A volte, per quanto chiaramente tu possa esprimerti, l’altra persona non sta ascoltando per capire, ma solo per rispondere. È bloccata nella propria prospettiva, incapace di considerare un altro punto di vista, e interagire con lei finisce solo per esaurirti.

C’è una grande differenza tra un confronto costruttivo e un dibattito inutile. Una conversazione con qualcuno che è aperto al dialogo, che apprezza la crescita e la comprensione, può essere illuminante, anche se non si è d’accordo. Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di vedere oltre le proprie convinzioni? È come parlare a un muro. Per quanto tu possa argomentare con logica e verità, questa persona distorcerà, devierà o ignorerà le tue parole. Non perché tu abbia torto, ma perché non è disposta ad accettare un altro punto di vista.

La maturità non sta nel vincere una discussione, ma nel capire quando una discussione non vale la pena di essere portata avanti. È rendersi conto che la tua pace interiore è più preziosa di dimostrare un punto a qualcuno che ha già deciso di non cambiare idea. Non tutte le battaglie devono essere combattute. Non tutte le persone meritano una tua spiegazione.

A volte, la scelta più saggia è andarsene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che alcune persone non sono pronte ad ascoltare. E questo non è un peso che spetta a te portare.

ELETTRONI E FOTONI



Bruxelles, 1927, Congresso Solvay: Elettroni e fotoni.

Nell'ultima fila, da sinistra a destra: 

Auguste Piccard, Emile Henriot, Paul Ehrenfest, Edouard Herzen, Théophile De Donder, Erwin Schrödinger, Jules Emile Verschaffelt, Wolfgang Pauli, Werner Heisenberg, Ralph Fowler, León Brillouin.

Nella fila centrale, da sinistra a destra: 

Peter Debye, Martin Knudsen, William Lawrence Bragg, Henrik Anthony Kramers, Paul Dirac, Arthur Holly Compton, Louis de Broglie, Max Born, Niels Bohr.

Prima fila, da sinistra a destra: 

Irving Langmuir, Max Planck, Marie Curie, Hendrik Lorentz, Albert Einstein, Paul Langevin, Charles-Eugene Guye, Charles Thomson Rees Wilson, Owen Richardson.

ANIME FORTI

 La sofferenza fa nascere, forgia, anime forti.
Le anime più belle sono quelle segnate da profonde cicatrici.
Nonostante il dolore le anime forti hanno la forza, l'energia, necessarie per andare avanti con: coraggio, determinazione, struggimento, malinconia, solitudine. Nonostante tutto e tutti.

GUERRA E PACE

 Solo i pazzi preferiscono la guerra alla pace.

In tempo di pace i figli seppelliscono i padri.

In tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.
Cosa terribile, contro natura.

Ogni guerra attraversa, dietro di se, dal punto di vista economico, tre fasi  che riguardano il bottino, il potere e la produzione.
-Bottino. E' la sua acquisizione che ha portato la guerra. E, con tale acquisizione cresce lo scambio di beni di prestigio all'interno della classe dominante (Alti militari, alti burocrati, alti finanziatori della guerra).
-Potere. Con la fine della guerra si riscontra una forte crescita di potere da parte dello stato dominante.  Crescita che si esplica con la diffusione di moneta e con la protezione e lo stimolo degli scambi commerciali. 
-Produzione. Nella fase post-bellica tutti coloro che ne hanno tratto vantaggio fanno di tutto per stimolare la ripresa della produzione agricola e lo sviluppo delle attività artigianali, industriali e commerciali. Per il loro specifico interesse. 

18 marzo 2025

QUI AD ATENE

Qui, ad Atene, noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi: e, per questo, viene chiamato democrazia.

Qui, ad Atene, noi facciamo così.

Le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo, mai, i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui, ad Atene, noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui, ad Atene, noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato, anche, di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui, ad Atene, noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui, ad Atene, siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice verbalità, la fiducia in sé stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui, ad Atene, noi facciamo così.

Pericle, 461 a.C.