Capi Uffici Tecnici; Revisori e Sindaci.
Uno dei più grossi guai dell'Italia democratica è quello di non essere capace di mettere fine agli atti di corruttela derivanti da alti funzionari e dirigenti degli enti locali e dello Stato.
Esempi eclatanti, noti a quasi tutti i cittadini, sono quelli provenienti da tanti, troppi, uffici infestati da soggetti bacati.
a)- Dirigenti uffici tecnici enti locali. Non è accettabile, in alcun modo, che ad un dirigente di un ufficio tecnico di un ente locale possa essere consentito di usare la propria funzione pubblica per interesse personale. Tutti sanno che questa è una pratica diffusa, ma nessuno fa niente per estirparla. Dalle grandi città (Milano è un esempio classico, visti i recenti fatti venuti alla luce sulla stampa nazionale) ai piccoli paesi (Nessuno, o quasi nessuno, escluso) le attività degli uffici tecnici non sono gestite in modo lampante. Le attività che transitano dagli uffici tecnici dei comuni, al Nord come al Sud Italia, spesso nascondono atti di corruzione.
Quasi sempre gli amministratori (Sindaci, Presidenti, Assessori), seppur conoscendo, esattamente, le procedure corruttive, anche per futuri o presenti interessi personali o di partito, omettono di intervenire per portare aria fresca e pulita in quegli uffici. Con la conseguenza di far consolidare il sistema corruttivo operante.
E il cittadino? Il Cittadino onesto e perbene, in genere, sa di essere impotente, di non avere mezzi (Prove tangibili, probanti) capaci di scardinare il malaffare, quindi non può far altro che rifugiarsi nella Speranza che l'impiegato funzionario tecnico di turno se ne vada in pensione. L'espulsione di tali figure spesso ha portato una ventata di aria pura. Spesso ho ascoltato le esultanze di gioia di cittadini alla notizia del pensionamento di figure rappresentative degli organi dello Stato, notoriamente marce. Anche fidando della circostanza che tali soggetti non potevano svolgere attività remunerativa per l'ente presso il quale avevano svolto smaccatamente attività fraudolente.
Ma quella che era certezza depurativa, da qualche tempo, non è più in vigore. Il Potere Esecutivo, errando clamorosamente, per una lunga serie di circostanze, ha introdotto la possibilità di assumere e remunerare, adeguatamente, come se fossero dei liberi professionisti, tutti quegli ex dipendenti pubblici tecnici, oramai pensionati, che hanno portato il marciume stratificato nelle pubbliche amministrazioni. E a tornare in azione quasi mai sono i pochi impiegati tecnici onesti, ma sono, quasi sempre, quelli che hanno rubato per una vita intera sulle spalle dei cittadini onesti.
Il Potere Esecutivo, in questo caso, ha peccato per ignoranza o per convinzione? La cosa più logica non sarebbe stata quella di incaricare, magari anche a tempo determinato, nelle strutture pubbliche giovani tecnici laureati o diplomati disoccupati e di elevata competenza, come ce ne sono nel settore?
Si potrebbe obiettare che un professionista tecnico giovane moderno è più difficilmente controllabile e pilotabile? Certamente, ecco perché io l'ho ipotizzato e perché nelle pubbliche amministrazioni preferiscono il ... ritorno al passato.
Incredibile. Vergognoso.
In ogni caso un capo di un ufficio tecnico di un ente locale non dovrebbe, mai, poter tornare ad espletare le sue precedenti funzioni nello stesso ente locale o statale dal quale è stato pensionato. E dagli altri enti locali posti nelle immediate vicinanze.
Se non si vuole veder germogliare la corruzione, specialmente in enti pubblici già notoriamente inquinati, è necessario eliminare, categoricamente, possibilità di reintegro nelle funzioni (Capo ufficio tecnico) precedentemente occupate.
E se un amministratore di un ente locale, pur sapendo che un tizio, già capo del suo ufficio tecnico, è notoriamente un mascalzone per conclamati fatti corruttivi pregressi, affida incarichi o assume anche a tempo determinato il soggetto, allora, senza alcun dubbio, quel rappresentante del popolo è della stessa pasta del tecnico malvivente. E in questi casi la colpa ricade sui cittadini elettori, che, evidentemente, hanno fatto un grosso errore all'interno di una cabina.
Questo è, se vi pare.
b)- Controllore e controllato non devono coincidere. Sindaco e Sindaco Revisore dei conti di una società pubblica. Non è accettabile, in alcun modo, per evidente conflitto d'interesse, che il Sindaco di un comune proprietario (Azionista), in tutto o in parte, di una società pubblica (In house o meno) venga ad essere incaricato di espletare, in modo singolo o associato con altri, l'incarico di revisore dei conti (Sindaco revisore) di quella società. In tal caso si verificherebbe la coincidenza fra il controllore (Revisore dei conti, ossia quel professionista che ha il compito di controllare la regolarità contabile e il rispetto della legge nell'attività economica della ditta) e il controllato (Sindaco che, in quanto tale rappresenta la titolarità della ditta). Raramente un revisore andrà a contestare l'operato di un amministratore, lo stesso che gli ha conferito l'incarico, coincidente, in tutto o in parte, con se stesso. Ovvio.
In Italia tali coincidenze, purtroppo, sono diventate talmente comuni che la gente non ci fa più caso. Preferisce non parlarne.
Questo è un forte segnale sul livello corruttivo esistente in un paese.
Tali circostanze non possono che portare al deprezzamento dei concetti di Libertà, Giustizia, Democrazia, Civiltà e Buon Senso.
Modalità che hanno portato, portano e porteranno, inevitabilmente, al disprezzo, al mancato rispetto e al dileggio delle leggi e della correttezza delle Istituzioni dello Stato. Specialmente nelle regioni più economicamente deboli.

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