Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

5 settembre 2020

FUOCHI D'ARTIFICIO

Lo spettacolo pirotecnico appassiona molte persone di ogni età. Con molte riserve da parte di molti animali (Cani, gatti).
Col tempo questi spettacoli sono diventati sempre più raffinati, particolari, precisi. Capaci di offrirsi  in perfetto sincronismo con lo scoppio dei botti e con l'eventuale presenza di colonna sonora. I fuochi d'artificio si vedono, si sentono, si apprezzano, ma si conoscono poco. Solo in pochi sanno dire come si fanno ad ottenere quei colori scintillanti, che per pochi secondi vediamo illuminare il cielo. Quali sono le sostanze che forniscono quei colori? 
La risposta ci viene fornita dalla Chimica. Eccola.
Il Bario ci da il Verde.
Lo Stronzio ci da il Rosso Scarlatto.
Il Sodio ci da il Giallo.
Il Cloruro di Rame ci da l'Azzurro.
Antimonio e Magnesio ci danno il Bianco.
Piombo, Arsenico e Selenio ci danno il Celeste.
Composti del Litio ci danno il Rosso Carminio.
Composti del Boro ci danno il Verde Giallastro.
E per restare nell'argomento ricordiamo che il Cesio se sfregato produce scintille, come una pietra focaia. 

FANTASIA E SCIENZA

La Scienza dalla seconda metà del XIX secolo ha fatto dei progressi inimmaginabili.
Spesso è stata capace di seguire, ed in qualche caso anche anticipare, la fantasia dell'uomo. I primi passi verso la spettroscopia, nel 1894, portarono Lockyer (Ottimo chimico a cui piaceva fantasticare) ad affermare che gli abitanti di altre galassie e stelle remote, dall'analisi della luce proveniente dalla terra, con la spettroscopia (Che loro, naturalmente, conoscevano bene) potevano soppesare il bene e il male presenti sul nostro pianeta.
Ecco perché sono scappati tutti via; non vogliono farsi avvicinare da noi terrestri.

RADIO

Con questo post parlo non della Radio, ma del Radio
Sì, uno degli elementi della Tabella di Mendeleev. 
Parlo di Chimica. 
Dati: na 88; Simbolo Ra; pa 226,025; Metallo alcalino-terroso; 2° gruppo; 7° periodo. Radioattivo.
E' un milione di volte più radioattivo dell'Uranio. Quindi, in quel campo, è molto più efficace e veloce dell'uranio stesso. 
Fa diventare azzurrognoli i vetri molli e fa diventare imbruniti quelli duri.
Come tutti gli elementi radioattivi è fornito di una "energia interna", per molto tempo sconosciuta agli scienziati.
All'inizio la radioattività era considerata come una forza benigna al servizio dell'uomo. Col tempo per fortuna, è stata acquisita la reale portata di questa particolare forma di energia.
Agli albori della conoscenza, in America, è stato messo in commercio un apparecchio, contenente Radio e Tesio, che si portava attaccato al collo e che doveva servire per contrastare il tiroidismo. Altri vendevano strumenti analoghi necessari, si sosteneva, per stimolare la libido, da portare, naturalmente, intorno allo scroto. Prodotti a base di radio erano, tranquillamente, acquistabili per il lavaggio delle dentiere, ecc. Prodotti a base di radio sono stati prescritti, in America, per ringiovanire le persone, per curare le malattie mentali e non solo.
Tale folle moda di assumere composti a base di radio è cessata solo nel 1932, dopo il decesso di un noto industriale, che per mantenersi giovane, ha fatto uso del radio per circa 4 anni.
Se in America si cercava la giovinezza col radio, nel Regno Unito, in questa corsa non erano da meno. Infatti, avevano messo in commercio, per pochi scellini, lo "spintoriscopio", attrezzo capace di far vedere decine di scintille in una frazione di secondo. Era come vedere le stelle cadenti, con la sola differenza che queste scintillazioni erano generate dalla disintegrazione di atomi di radio. Il tutto partendo da un milionesimo di milligrammo di Radio. 
Con la conseguenza della radioattività che attaccava, inesorabilmente, l'uomo.

4 settembre 2020

TRADIZIONE


E' un concetto spesso interpretato come immobilismo di pensiero e d'azione.
Per me non è così. Mi sento di appartenere alla tradizione di chi ama il solco della Scienza Pura, della Scienza Applicata, dell'Industria, dell'Artigianato.
Ma questa può essere definita tradizione? 
Certo! Sono stabilmente vincolato ai percorsi aperti dalla Scienza. Percorsi che mi possono portare su Marte. E non solo.
La tradizione canonica mi mantiene li, fermo al palo.

LIBERTA'

Nessuna Libertà esiste 
quando non esiste una Libertà interiore dell'individuo.
Corrado Alvaro

DOMUS


TUNGSTENO

Il Cittadino medio conosce molto, o quasi tutto, su Diamanti, Platino, Oro, Argento, Piombo, Ferro, Ghisa, Carbonio, Bronzo (Rame + Stagno), Ottone (Rame + Zinco), ma ha poca o scarsissima conoscenza (Eccetto i pochi addetti ai lavori) di un elemento molto importante nella vita quotidiana: il Tungsteno.
Il Tungsteno pur essendo uno degli elementi più utilizzati dall'uomo, è scarsamente conosciuto, sia con questo che con l'originario nome (Wolframio), dal quale ha ereditato il simbolo. Cercherò di colmare questa lacuna e fornire qualche notizia su questo particolare elemento che tende a passare come di basso profilo. 
Il nome Tung Sten (Pietra pesante) gli è stato appioppato dai minatori che lo estraevano. La sua scoperta (Nel 1781) è opera del fisico Svedese C. W. Scheele che lavorava su un minerale (Scheelite) del tungsteno. Il metallo, per la prima volta, è stato ricavato da un altro minerale, la Wolframite, dai fratelli Spagnoli De Elhuyar. Questo è il motivo per cui il tungsteno è detto anche Wolframio. E il termine Wolframio non deriva nome dallo scopritore o da una persona, ma da Lupo (Wolf) affamato.
Il tungsteno, elemento raro in natura, si trova, spesso, associato con lo stagno (Difficile da molare, quindi, da qui, mangiato dal tungsteno). Il suo carburo rustico è relativamente economico
Scheele, con i propri mezzi finanziari (Aveva una farmacia), faceva le sue ricerche, da solo, in una piccola città di provincia Svedese. A lui sono dovute le seguenti scoperte: -Acido tungstico; -Ossigeno; -Cloro; -Acido molibdico (Dal quale venne individuato il molibdeno); -Idrogeno solforato; -Arsina; -Acido prussico; - Altri acidi organici (Circa 10). Inoltre, con le sue ricerche ha indicato la strada da seguire per la scoperta di: manganese, bario, altre sostanze. Egli amava la Chimica e condivideva le sue scoperte con chiunque altro fosse interessato
Il tungsteno si presenta con elevata densità (19.250 kg/mc) e durezza ed elevata stabilità chimica. Punto di ebollizione:  5.555 °C.  Il metallo più pesante è l'Osmo (22.661 kg/mc) e subito dopo l'Iridio (22.650 kg/mc).
E' molto resistente alla corrosione. Non è tossico, ma sono altamente tossici i suoi composti.  Ha il più alto punto di fusione dei metalli. E' più resistente dell'acciaio. Mantiene inalterate le sue caratteristiche meccaniche anche alle alte temperature.
Numero atomico 74. Peso atomico 183,35. 
Queste caratteristiche fanno si che esso affonda nel mercurio liquido, dove, invece, il piombo, per esempio, galleggia.
Il mercurio che è capace di disintegrare l'alluminio lascia del tutto indifferente il tungsteno, anche se viene lasciato in esso per lungo tempo.
Col tungsteno si fabbricano i filamenti delle lampade ad incandescenza, che ci hanno accompagnato fino a poco fa. 
E' bene precisare che la illuminazione prima di arrivare alle lampade ad incandescenza ha percorso le seguenti strade:
-1880: Lampada di Edison con filamento in cotone carbonizzato;
-1897: Lampada con filamento di osmio;
-1902: Lampada con filamento di tantalio a zig-zag;
-1905: Lampada con filamento di tungsteno.
Essendo duro quasi come il diamante, in America hanno pensato di utilizzarlo (Con brevetto) per gli anelli da matrimonio. Ma, anche se è molto più duro dell'oro, negli USA, i matrimoni continuano a durare pochissimo tempo.

3 settembre 2020

IN PROFONDITA'

Quel grande desiderio di spingermi sotto la superficie,  delle cose e delle persone.

2 settembre 2020

LA CHIESETTA DI ZOPARDO

                                          Foto n.1: Prospetto principale


                                     Foto n.2: Interno cupola


                                     Foto n.3: Tetto e facciata, interno lato mare 

Esiste un antico piccolo borgo, di Bovalino Superiore, detto Zopardo, noto a tutta la comunità locale, ove una piccola deliziosa Chiesetta, molto antica, ha sempre fatto bella mostra di se, con viandanti (Lungo la storica Strada Statale d'Aspromonte SS n.112), con i contadini del luogo e con gli studiosi amanti della Bellezza e dell'Arte. Anche per il suo armonico ed umile linguaggio di Pieve. Punto di riferimento spirituale e vitale quotidiani.
Pur dichiarata  Bene e Monumento Nazionale, è rimasta nello stato di totale abbandono (Indicibile, indecoroso), da parte del competente Ministero, per svariati decenni. Nonostante le pressioni, esercitate da intellettuali volenterosi, che hanno, sempre, respinto l'inerzia istituzionale, per la salvaguardia del bene.
Infine, quando lo Stato si è determinato di operare, per la cura della struttura, l'ha fatto con un progetto, i cui lavori sono stati affidati ad una delle poche ditte abilitate ad operare con la Soprintendenza. Quindi, ditta riconosciuta valida e funzionale per le lavorazioni previste. L'Impresa affidataria (Uso questo termine che è significativo del modus operandi di certe strutture periferiche dello Stato) dei lavori dopo aver realizzato alcune demolizioni e rimozioni (Sotto la sorveglianza tecnica ed artistica della stessa Soprintendenza competente) ha eseguito alcune opere di consolidamento, di costruzione ex-novo e di ristrutturazione e restauro. Essa stava realizzando il nuovo tetto (La cui soluzione tecnologica era ed è del tutto discutibile, ma non l'ho mai detto prima d'ora, al fine di evitare difficoltà operative (Sospensioni) ai lavori) con struttura portante in legno (Capriate, tavolato, ...), adeguatamente impermeabilizzato, al fine di togliere, finalmente, l'acqua meteorica dall'interno della Chiesetta. Il tetto esistente era in precarie condizioni statiche e non era, certamente, in alcun modo, funzionante. 
Per una serie di motivazioni, sulle quali non entro nel merito, in questa sede, nel 2014 i lavori programmati sono stati sospesi e, da allora, mai più ripresi. Con la conseguenza che anche il nuovo tetto, realizzato con un tavolato in legno e con soprastante strato di guaina impermeabilizzante, dopo poco tempo dal fermo dei lavori, è stato portato via, dal vento e dagli agenti atmosferici. Con la conseguenza che la deliziosa Chiesetta di Zopardo, per le determinazioni di soggetti preposti alla gestione del cantiere, finanziato con i soldi di tutti noi Cittadini, si è rivista grondante di dolore e di sofferenza nelle sue modanature, nei sui affreschi, nelle sue nicchie, nella sua volta, per la presenza dell'acqua piovana che è ritornata presente all'interno, prepotentemente. Al di sopra di ogni sciagurata ipotesi cervellotica.
Il bel portale, in materiale tufaceo era stato smontato ed è stato rimontato, dalla ditta incaricata, in modo non certo definibile perfetto. Ma posso sostenere che senza tale azione, molto probabilmente, molti dei conci del portale sarebbero scomparsi o sarebbero andati incontro ad un progressivo deterioramento. Curare la perfetta posa in opera dei conci del portale era compito della Soprintendenza e della Direzione dei Lavori (DL).
La volta in mattoni in laterizio pieno e soprastante strato di ripartizione in gesso, con rinfianco in materiale vario, che copriva la Chiesetta, al di sotto del tetto in legno, allo stato attuale è praticamente inesistente. In parte era collassata per effetto dell'acqua e degli altri agenti atmosferici ed in parte era stata rimossa dalla ditta al fine di essere agevolata nel montaggio delle nuove strutture in legno del tetto. Rifare la voltina con le mattonelle in laterizio pieno, sulla scorta dei dati storici, non è una cosa complicata anche in queste condizioni. E' appena il caso di far notare che il terreno su cui poggia la Chiesetta (Sulla parte sommitale di una propaggine pre-aspromontana) è di natura prevalentemente argillosa e che la struttura si presentava e si presenta con stati deformativi diffusi dovuti a cedimenti differenziali delle fondazioni. La volta esistente (Da molto tempo collassata), come pure il tetto in legno, scaricavano, e, per quanto esistenti, scaricano sulle pareti longitudinali delle spinte orizzontali che non erano assegnate ad alcun tirante o altra struttura secondaria (Con un piccolo distinguo per la parte muraria dovuta al secondo altare, sul lato monte). Né risulta che tali spinte orizzontali siano state prese in considerazione col progetto ... poi abbandonato. 
Il pavimento esistente (Mattonelle in argilla cotta, 10 x 10 cm) è stato rimosso ed è stato realizzato un massetto in calcestruzzo. Con il problema della risalita capillare dell'acqua che c'era in origine e continua ad esserci, sia per la particolare configurazione altimetrica dei suoli circostanti la Chiesetta, sia per l'allergia della Soprintendenza di competenza verso la realizzazione di adeguati sistemi isolanti tra suolo e pavimento (Intercapedini con granchi areati).
La facciata principale originariamente in muratura di pietrame, di scarsa consistenza, è stata rivestita, dalla ditta incaricata, da uno strato di muratura in laterizi pieni, posti ad una testa. Presumibilmente da intonacare ed adeguatamente ancorato (Si spera) alla muratura esistente.
Le altre facciate della Chiesetta erano in muratura di pietrame con delle presenze simboliche in marmo ed in sasso. La consistenza della muratura non era certamente adeguata alle necessità. La ditta durante il corso dei lavori ha eseguito l'intonaco totale delle pareti (Lasciando in vista delle insule con le presenze storiche significative) con della malta rinforzata con fibre e cemento.
  Qualche settimana fa sono stato informato  del fatto che qualcuno si sarebbe vantato di essere l'autore, l'ispiratore, delle denunce / diffide che avrebbero portato alla sospensione ed al successivo blocco dei lavori. Denunce supportate, a parere dell'ipotizzato soggetto, alla scarsa validità delle soluzioni tecnologiche messe in atto dall'impresa, e che hanno visto come risultato finale il ritorno al passato fatto di abbandono e di distruzione della bellissima Chiesetta di Zopardo. Penso che queste persone, dalla denuncia facile, hanno ben poco di cui rallegrarsi. Anzi, a mio parere, dovrebbero vergognarsi. Sempre ammesso che le ipotizzate conoscenze altolocate siano reali e ci troviamo davanti all'ipotesi di un millantato credito. La prima ipotesi porta in nuce, eventualmente, il valore, la capacità tecnica artistica, della Soprintendenza e della DL; veramente non eccelso.
Ci tengo a precisare che non ho alcun interesse diretto personale e professionale e che il mio parlare è dipendente, esclusivamente, dal desiderio di vedere, in qualche modo, salvaguardata la Pieve di Zopardo. 
Mi piange il cuore, a vederla in queste condizioni, ogni qual volta la guardo dalla finestra di casa mia.
  

1 settembre 2020

TESTIMONIANZE STORICHE VERE E PRESUNTE

Come progettista di opere pubbliche e private, nella mia attività professionale, mi sono confrontato sulle "testimonianze storiche" edilizie, vere o presunte, delle città. Ho spesso discusso sul che fare a proposito delle presenze storiche, edilizie ed architettoniche, delle città. Censite o non censite e classificate come tali dalle Soprintendenze.
Nel Nuovo Mondo (America) è prevalente il convincimento che tutto ciò che non è più utilizzabile proficuamente debba e possa essere, facilmente e velocemente, distrutto, demolito, per fare spazio a nuove moderne realtà edilizie. Non è difficile, infatti, passeggiando per New York poter vedere, anche in aderenza ad antichi edifici di ottima fattura architettonica, nuovi edifici realizzati con materiali e linguaggio assolutamente moderni.
Nel Vecchio Mondo (Europa), in generale ed in Italia in particolare,è prevalente la tendenza opposta. Quella che alla distruzione radicale degli immobili fatiscenti preferisce, ed impone, la loro "imbalsamazione". E' una tecnica che non ho mai apprezzato sugli animali e non approvo neppure per gli immobili privi di valenza storica e/o architettonica. Il guaio è che a stabilire se un immobile, spesso anche diruto e fatiscente, debba essere considerato storico, spesso è un burocrate privo della sensibilità necessaria per evitare le confusioni che gli sono state trasferite.
Tale "scuola di pensiero" sulle imbalsamazioni delle testimonianze storiche, pur ragionevole in molti casi, si è trasformata in abuso in molti altri. Abuso che è gestito erroneamente dagli uffici periferici del Ministero dei Beni Architettonici.
Non è possibile accettare la conservazione di opere, anche private, prive di un pur minimo significato di funzionalità, reale e/o potenziale. E tale capacità funzionale limitativa non può essere lasciata nelle mani di uno dei tanti tecnici (Laureati o non), mezze tacche intellettualmente parlando, ai quali è delegato tale potere decisionale. Né vale il discorso della presenza di tecnici superiori che potrebbero interagire per modificare la decisione. Solo chi non conosce i "meccanismi di funzionamento" di tale percorso può, ingenuamente, sostenere tale tesi. Infatti, nelle PP.AA., una volta innescato il perverso meccanismo dell'imbalsamazione (O "cristallizzazione" come amano dire, ripetere, questi soggetti) mai nessuno si è dato la pena di domandarsi se tale destino possa essere considerato corretto, valido tecnicamente, accettabile culturalmente. L'applicazione di tale principio porta la città alla Senilità ed alla spoliazione del reale e ragionevole concetto del vissuto quotidiano
Il competente Ministero (Coi suoi rappresentanti periferici) dovrebbe sapere che gli edifici non eccezionali, specialmente quelli moderni, come le persone, hanno un loro excursus di vita. Nascono, crescono, muoiono. Essi devono essere visti come una vecchia nonnina alla quale siamo molto affezionati. Per essa facciamo tutto il possibile per mantenerla in vita. ma alla sua morte lo spazio  già a lei riservato è destinato ai suoi eredi. Magari a qualche nipote.
E la nonna, una volta morta, non può essere conservata in una teca e, tanto meno, può essere imbalsamata per venerarla nel tempo
Questo percorso, assolutamente perverso, pur essendo stato respinto energicamente, da Dorner, Wright, Le Courbusier (Progettisti osannati in tutte le scuole di Architettura e di Ingegneria), oltre che da me, continua, diabolicamente, burocraticamente, ad essere applicato, in modo sistematico in molte parti d'Italia. 
Il passato di valenza storica deve essere conservato, rispettato, tutelato, salvato e salvaguardato per consegnarlo alla godibilità dei cittadini, col suo fascino, col suo linguaggio storico. Tutto ciò che non appartiene a tale ambito ("Cose meno significative e più miserabili", diceva il francese) deve avere la possibilità di essere reincarnato in una nuova vita.
In sintesi, dico che ha significato la conservazione del meglio e rigetto qualsiasi ipotesi di imbalsamazione di tutto il resto.
I Centri Storici (E non solo essi) hanno bisogno di essere strutture vive. E per essere tali hanno bisogno che si faccia espulsione, da loro stessi, di tutto ciò che compromette la corretta (E non deformata) leggibilità e non consente una adeguata fruizione, compatibilmente con le funzioni originarie.
Bisogna evitare che la falsa storicità di alcune immagini scadano nella triste commedia del recupero della storia, con dei meschinelli interpreti autoreferenziali che si muovono sulla scena, all'inseguimento di un falso mito, che, spesso, esiste solo nella loro fantasia.
In parole povere, le nostre Soprintendenze, mentre da una parte lasciano nello stato di totale abbandono, alla totale incuria degli eventi, opere Architettoniche di inimmaginabile Bellezza, con le radici fissate a due millenni fa, ed anche oltre,  dall'altra sembra si divertano a dichiarare storiche miseri episodi edilizi edificati, il più delle volte poco dopo o poco prima del terremoto del 1908 che ha letteralmente raso al suolo il territorio delle province di Scilla e Cariddi. Le Soprintendenze, spesso sono portate, errando, a trasformare edifici privi di storicità e di valenza architettonica, in feticci, non più utilizzabili, come il caso di strutture edilizie sulla Costa Tirrenica Reggina, prive di risorse statiche (Di per se) e quasi totalmente compromesse o distrutte dal suddetto evento tellurico.
Che senso ha mantenere imbalsamati degli edifici, già danneggiati da un violento evento tellurico, privi di valore estetico e statico
Sono i misteri delle propaggini di un Ministero gestito sulla scorta della astoricità di un processo edilizio e sulla autoesaltazione della propria onnipotenza di soggetti che si sentono precursori e continuatori delle idee di C. Brandi. Ignorando la circostanza che il suddetto, per principio, rigettava ogni considerazione a sostegno dell'architettura moderna. E con ciò dimostrando, almeno, la corruzione di un incurabile dilettantismo tecnico. 
Gli immobili così "bloccati" non possono continuare ad essere delle "inutili e banali  riserve di caccia", destinate all'autodistruzione. Bisogna evitare che le città diventino depositarie di "museificazioni feticistiche"; come si sta facendo, nel silenzio più assordante di intellettuali e progettisti che non amano toccare argomenti di questa valenza, per ovvi motivi di opportunità professionale.
Bisogna evitare la persistente imbalsamazione del passato, prossimo e remoto, privo di alcun significato storico ed architettonico. 
Anche per non vederci prendere in giro dai progettisti e dagli studiosi degli altri paesi del mondo, come nella circostanza del terremoto de L'Aquila e del Centro Italia. 
Che figura meschina, anche in questi casi!

25 agosto 2020

21 agosto 2020

SOPRINTENDENZE - BENI ARCHITETTONICI

Ho scritto, sul discutibile sistema di funzionamento delle Soprintendenze ai Beni Architettonici. Ne parlo ancora, per precisare che il meccanismo di "funzionamento" del Ministero dei Beni Architettonici non è, assolutamente, adeguato alle necessità. 
E questo avrebbero dovuto capirlo, da tempo, non solo i vertici del Ministero, ma anche i vari Ministri che si sono succeduti negli ultimi 30 anni.
Infinite sono le cose che non funzionano nei rapporti tra le Soprintendenze ed i Cittadini. In modo sintetico, di seguito, ne esporrò alcuni di essi. 
Mi astengo dall'esaminare casi e circostanze che potrebbero ricadere nell'ambito contemplato dal codice penale, in quanto di competenza della Magistratura.

1)- Vincolo immobili in funzione dell'età di edificazione
Ipotizzare, come è stato fatto, di porre il vincolo di competenza della Soprintendenza locale su tutti gli edifici aventi un'età edificatoria superiore a 70 anni, per una serie di motivazioni (Storici, Culturali, Economici, Ambientali) non può che essere considerata pretestuosa, inutile, dannosa, anti-economica, priva di qualsiasi supporto di merito.  Che significato ha imporre la condizione di vincolo su tutti gli edifici costruiti prima del 1950? Le costruzioni in generale e le abitazioni in particolare, realizzate prima del 1950, quasi mai hanno un minimo presupposto estetico (L'Italia venuta fuori dalle due Guerre certo non si poteva permettere di porre all'edilizia particolari indirizzi orientati sulla Bellezza), tecnologico (L'Italia in generale ed il Sud povero, in particolare, si lasciavano alle spalle la povertà e la precarietà delle umili costruzioni, in pali, fango e canne, per avvicinarsi alle edificazioni in gesso artigianale prima, poi a quelle in muratura di pietrame, di seguito alle murature in laterizi ed infine alle costruzioni in calcestruzzo armato), culturale (Raramente si può affermare che gli immobili realizzati prima degli ultimi 70 anni possano rappresentare un momento significativo per la politica e la vita della comunità interessata);

2)- Vincolo immobili solo se preventivamente ratificato
Il Ministero, come valeva con la precedente normativa, invece di vincolare tutto l'esistente edificato, dovrebbe, molto più logicamente, sapere quali sono gli immobili potenzialmente interessanti da sottoporre a vincolo, e su essi attivare la procedura di ratifica da sottoporre al proprietario ed al Comune di competenza. Con la possibilità di opporre un ragionevole rifiuto da parte di chiunque potesse essere interessato. Tale opzione servirebbe ad evitare che le Soprintendenze diventino onnipresenti e onnipotenti su ogni intervento di conservazione edilizia.

3)- Vincolo su immobile sia oggettivamente accettabile
Non è accettabile che la stessa Soprintendenza si comporti in modo diverso (Apposizione di vincolo su edificio edificato oltre 70 anni fa) su immobili identici posti nella stessa località, nella stessa Via, magari presso due numeri civici consecutivi. Non è possibile accettare che la Soprintendenza ponga il vincolo su un immobile e non lo ponga su un altro posto nelle stesse identiche condizioni.
Davanti ad una circostanza del genere il Cittadino deve avere la possibilità di contestare, serenamente, l'operato della Soprintendenza, senza lasciare a quest'ultima il potere di decidere sull'operato (Contestato e discutibile) fatto da essa stessa. Non è possibile accettare la coincidenza del controllato col controllore. Non è possibile accettare l'ipotesi che il Cittadino contesti una malefatta della Soprintendenza (PA) ed a decidere sulla contestazione sia la stessa PA contestata. 
Cosa, purtroppo, molto diffusa in Italia, nell'ambito della Pubblica Amministrazione (PA). Sono queste le circostanze che portano in nuce fenomeni corruttivi, neppure tanto larvati ed isolati. Pur davanti agli occhi bendati di chi, per istituto, dovrebbe effettuare i necessari riscontri;

4)- Vincolo sulle tecniche d'intervento prevedibili sugli immobili. 

Ipotizzare, come è stato fatto e si fa ancora da parte delle Soprintendenze (Non tutte, ad onor del vero), di porre il divieto di adottare dei sistemi costruttivi moderni (Granchi) che impediscano certe condizioni di deterioramento dell'immobile (Quale ad esempio il terribile fenomeno della risalita capillare dell'acqua, nelle murature del piano terra), non può che essere catalogato come  perverso e diabolico. 
La Soprintendenza non ha titolo per imporre una scelta tecnologica, tra l'altro non visibile in alcun modo, tendente alla perfetta conservazione, nel tempo, dell'immobile. Né è significativa la giustificazione, spesso impropriamente utilizzata, della necessità di fare ricorso alle tecnologie presenti al tempo dell'edificazione dell'immobile. Sì, perché, in questo caso, non si dovrebbero usare né fibre di carbonio o altre sostanze introdotte dalla tecnologia più recente e perfettamente assentite dalla Soprintendenza.
E' appena il caso di evidenziare l'essenzialità dell'aspetto statico, che non deve, mai, essere subordinato all'aspetto estetico. Col buon senso la Statica e l'Estetica negli interventi di Restauro devono procedere con prevalenza dell'aspetto statico o, al più, di pari passo;

5)- Vincolo immobili privi di un minimo di risorse statiche

Spesso la Soprintendenza è portata, da incomprensibili motivazioni, ad apporre il vincolo su immobili, di inesistente valenza estetica, tecnica o architettonica e, totalmente, privi di una base minima di risorse statiche. E', totalmente, errato ipotizzare il vincolo della conservazione su quegli immobili, privi di qualsiasi valenza e incapaci di reggersi sulle proprie originarie strutture portanti. La Statica, anche in questo Ministero, deve avere il suo giusto riconoscimento smettendola di sventolare velleitarie bandiere dell'Estetica. 
Tale circostanza, pur riconosciuta, tardivamente, da un alto dirigente del Ministero, il quale ha scritto una nota tecnica assolutamente condivisibile, non è stata recepita, in alcun modo, dalla struttura burocratica bacchettona delle Soprintendenze. 
Pur davanti a quanto è successo in Centro Italia (Abruzzo, ecc) con gli ultimi due terremoti. Lo Stato, dopo il primo terremoto, ha finanziato il recupero degli immobili danneggiati. Cittadini e PA, su direttive delle Soprintendenze, hanno recuperato gli immobili (Prefettura de L'Aquila, in primis) rifacendo intonaci ed opere di finitura varia, scordandosi, totalmente, del problema statico. L'ultimo terremoto, come ben noto a tutti, ha letteralmente distrutto tutte quelle edificazioni già terremotate e poi ristrutturate tenendo conto del solo aspetto estetico. Il tutto secondo le convinzioni, errate, delle Soprintendenze. 
In questo Ministero e nelle Soprintendenze sono stati assunti solo Architetti, mentre sarebbe il caso che chi di dovere si rendesse conto della necessità di rivolgersi prevalentemente ad Ingegneri. L'Estetica ha significato solo se la Statica da sicuro affidamento. Tutto il resto è solo retorica.


MARE JONIO


2 agosto 2020

CALYPSO

Dopo aver scritto di Didone, regina di Cartagine, innamorata di Enea, che scappava da Troia, distrutta dai Greci, mi piace parlare di Calypso, una Ninfa, altrettanto bella, che fece innamorare di se, fino alla perdizione, un altro eroe che, però, era dalla parte opposta dei Troiani: Ulisse.
Odisseo nel suo frenetico peregrinare si è fermato, per sette anni, nelle braccia della dolcissima Calypso.
Bellissima, Immortale, Amante della Bellezza, la figlia di Atlante, era costretta dagli Dei a vivere sull'isola di Ogigia, in una grotta in riva al mare, nella stupenda Siracusa.
Ulisse rimasto coinvolto in una tempesta mentre attraversava lo Stretto di Scilla e Cariddi è riuscito ad approdare sull'isola di Calypso, che è rimasta invaghita dalla sua Bellezza.  Ella l'ha ospitato, curato, assistito, amato, facendolo diventare il suo amato irrinunciabile. Per sempre, secondo lei.
Ella, però, non ha tenuto conto del fatto che Ulisse era protetto da Atena, alla quale, ogni tanto, quando non era abbracciato a Calypso, lanciava i suoi disperati appelli di aiuto per il ritorno ad Itaca. Ed Atena, non ultima dell'Olimpo, riportava le richieste di Ulisse a chi di dovere, il quale ha affidato l'incarico di risolvere il problema di convincere Calypso, a lasciar partire Odisseo, al più valente messaggero dell'Olimpo: Ermes.
Subito dopo la visita di Ermes ad Ogigia, Calypso si convinse, e non poteva, certamente, opporsi alla volontà dell'Olimpo, di fornire ad Ulisse quanto necessario per intraprendere il suo viaggio di ritorno verso Itaca. 
Ed Ulisse partì subito verso Itaca (Prima di arrivare a destinazione ha avuto l'opportunità di conoscere Nausica, donna bellissima, anche lei), pur conservando in cuore il dolcissimo ricordo di Calypso.

21 luglio 2020

DIDONE

I miei post, di norma, sono indirizzati verso argomenti generali e verso persone che reputo eccezionali, nei loro principi, nel loro operato di vita. Qualcuno mi ha fatto notare che tra le persone la mia attenzione è rivolta prevalentemente alle donne. Non ho fatto statistiche a proposito, ma può essere che sia vero; anzi, sarà certamente vero. In ogni caso, scrivo per passione e non tengo conto di queste peculiarità. Scrivo delle cose e delle persone che mi piacciono e che mi lasciano qualcosa di bello in bocca, e, prima ancora, nella testa. Le mie note portano in se, sempre, dei punti di domanda. E la mia più grande soddisfazione è sapere che anche uno solo dei miei amici lettori possa aver provato piacimento, appagamento interiore, dalla lettura.
 Ma, anche in quanto uomo, non posso non evidenziare che i miei scritti, quasi sempre spontanei non preparati e ragionati, sono rivolti alle persone fornite di intelligenza superiore alla media, e a parità di condizioni, la Donna, in quanto tale, per emergere nella società, improntata su principi e valori coniugati al maschile, ha necessità di un maggiore impegno, di uno sforzo maggiore rispetto all'uomo. 
Questa premessa serve per introdurre una Donna, nota a molta gente,  bellissima, potente, eccezionale, particolarmente tormentata nel suo vissuto quotidiano. 
Sì, parlerò di Didone (Dido-onis), la fuggitiva gioconda.
 Donna mitologica vissuta circa 750 anni a.C. 
Essa è legata alla città di Tiro (Libano), ove è stata Regina consorte dell'allora regno dei fenici (Popolo importante e dominatore di vasti territori) ed alla città di Cartagine (Tunisia) da lei stessa fondata e di cui è stata la prima Regina.
Rappresenta la classica Bellezza del Mediterraneo Orientale. 
Alla morte del padre (Belo), re di Tiro, è salita al trono insieme al fratello Pigmalione. La sete di potere esaltò i contrasti tra fratello e sorella (Sostenuta dal marito). Pigmalione per raggiungere il potere non esitò dal rendere vedova la sorella, che non ha accettato di buon grado tale vedovanza indotta. Elisha, resasi conto di non avere futuro in Libano (A Tiro), dopo essersi impossessata delle navi di Pigmalione, con l'oro nascosto dal marito, decise di indirizzarsi verso altri lidi. Questa fuga le portò in dote il nome con cui è nota. La fuga di Didone era senza una metà certa. Dal Libano si è portata a Cipro e da li verso le coste Africane. Con un preciso obiettivo. La costruzione di una nuova Patria. Arrivata in Tunisia, si racconta che il re locale le avrebbe concesso di occupare il suolo che era possibile coprire con una pelle di bue. Allora Elisha, divenuta oramai Didone, ha tagliuzzato la pelle in tante strisce sottilissime che legate tra di loro le diedero la possibilità di occupare la collinetta dove sorse Cartagine.
Ed è qui che giunse Enea, nel suo tempestoso peregrinare, dalla distrutta Troia, anche lui diretto verso una nuova Patria. Didone non resistette al fascino di Enea di cui si innamorò perdutamente. La passione per Enea le fece dimenticare il giuramento di fedeltà che aveva fatto al marito (Sicheo). 
"Didone ed Enea riparano in una stessa grotta.
Per prima la Terra e Giunone pronuba danno il segnale:
rifulsero lampi nell'aria a festeggiare l'unione,
e sulle cime dei monti ulularono le Ninfe.
... Didone non pensa alle chiacchiere,
non pensa al suo decoro e non teme lo scandalo,
ormai non coltiva più un amore segreto,
lo chiama matrimonio, vela così la sua colpa".
Così recita l'Eneide, IV, 201 - 209. 
Ma Enea, pur molto innamorato di Didone, era alla ricerca della sua Patria (Roma) e non poteva accettare di essere suddito della regina Didone; pur donna Bellissima ed intelligente. Quindi, dopo un piacevole soggiorno a Cartagine decise di andare via. Didone invano supplica Enea di rimanere, anche in nome del fortissimo legame che li aveva avvolti a Cartagine. Cartagine che lo aveva accolto con benevolenza. Pur senza nascondere l'intervento di Cupido e degli dei dell'Olimpo.
Didone appena seppe della fuga di Enea, incapace di resistere alla sofferenza decise di togliersi la vita. Tutto per Amore. 
E' questo è il suo lamento finale, con la maledizione di tutti i Troiani e di tutte le loro future discendenze, prima di uccidersi, con una spada, nel 759 a.C., sia per l'abbandono di Enea, sia per il fatto di aver tradito il giuramento fatto al marito.
"Fondai una grande città, vidi sorgere alte le mura,
... felice, ahi, troppo felice se solo 
non fossero mai arrivate ai nostri lidi sabbiosi
navi dardanie!"
Disse e premé la bocca sul letto.
"Moriamo senza vendetta - riprese - ma moriamo.
Così, anche così giova scendere alle Ombre.
Il crudele Troiano vedrà dall'alto mare
il fuoco e trarrà funesti presagi dalla mia morte".
Eneide, IV, 795 - 804. 

14 luglio 2020

FIORE (ANTHOS)

E' la parte più bella ed elegante di ogni pianta, preposta, come un grembo, alla conservazione degli organi della riproduzione. 
Ogni uomo, forse, anche, per il rimando alla stessa sua esistenza, che lo voglia o non lo voglia ammettere, è attratto da tale bellezza della natura.
Non per niente diciamo comunemente "Bello come un fiore".
E, naturalmente, questo è il significato etimologico, dal Greco, del nome Antonio.

IO LO DICO

Dico ego
La demolizione delle case abusive.
Io lo dico, con convincimento. Spesso il Potere Esecutivo si comporta in modo errato, sconsiderato, inopportuno. Anche privo di Buon Senso. Mi riferisco, in particolare, al caso delle demolizioni di case o semplici appartamenti realizzati, quasi sempre, nel passato remoto, in assenza di atto autorizzativo (Licenza edilizia, Concessione edilizia, Permesso di Costruire) o di espletamento di procedura di Condono edilizio. 
Era proprio il caso di attivarsi, spendendo grosse quantità di denaro pubblico, in questo periodo di post confinamento da covid-19, per la demolizione di immobili, costruiti senza permesso?
Non riesco proprio a comprendere le motivazioni che hanno spinto, anche per il peculiare periodo, di gravissima crisi economica e di post-confinamento da coronavirus, la Prefettura di Reggio Calabria (Propaggine territoriale del Ministero dell'Interno) alla messa in campo di somme ingenti (Milioni di Euro) per la demolizione di unità immobiliari urbane abusive, nella Città Metropolitana. In ogni caso, io dico, che, specialmente in momenti come questi, in cui il Paese, già povero, sta sprofondando in un baratro che porterà sempre più povertà nella gente, andare a spendere soldi per demolire abitazioni, pur abusive, è errato e controproducente. Anche in considerazione di alcune semplici considerazioni che di seguito, concisamente ed in forma, spero, chiara, espongo.
a)-Edilizia di necessità. Spesso le abitazioni abusive rientrano nel caso di edilizia abusiva spontanea di necessità. Nei decenni passati (Dagli anni sessanta agli anni ottanta/novanta del secolo scorso), in un contesto cittadino relativamente povero, molte famiglie hanno sopperito alla necessità di abitazioni costruendole, spesso, direttamente o facendo uso di maestraenze (Muratori) locali, magari rientrati dopo un periodo di immigrazione al Nord Italia. Così facendo, molte famiglie del Sud, hanno risolto il problema della casa anche davanti alla scarsa iniziativa della competente struttura pubblica (Istituto Autonomo delle case Popolari (IACP) della Provincia). In virtù di tali iniziative, possiamo dedurre che lo Stato ha risparmiato i soldi che, altrimenti, avrebbe dovuto spendere per la realizzazione di tanti alloggi popolari.
b) - Tempi di esecuzione. La realizzazione di abitazioni prive di autorizzazione, è stata riscontrata (In modo più o meno diffuso) al Sud ed anche in tutta Italia, e, se vogliamo essere sinceri, è sempre stata tacitamente consentita, sia al Nord sia al Sud Italia, dal Potere locale e dal Potere nazionale, anche per le motivazioni di necessità sopra indicate. Infatti, se ci pensate, per realizzare una casa d'abitazione (In genere si tratta di opere in calcestruzzo armato e tamponamenti in laterizi forati) i tempi d'esecuzione sono lunghi molti mesi, se non anni. E, in queste condizioni, chiaramente, le Amministrazioni locali non possono non aver visto l'edificazione in corso. Certamente hanno fatto finta di non vedere il sorgere di abitazioni abusive. Non ci vuole molto a capire che la circostanza era vista con tolleranza. In caso contrario avrebbero potuto (E dovuto) intervenire per bloccare l'edificazione (Ordine di sospensione lavori e ripristino dello stato dei luoghi) sin dal suo sorgere. Quindi, non ha alcun senso bloccare, ora, l'uso di un immobile per il quale gli enti pubblici non hanno fatto alcun atto  ostativo all'inizio e durante l'esecuzione dei lavori. Immobile, quasi sempre, fornito di tutti i servizi necessati per il relativo uso.
c) - Proprietari mafiosi o prossimi alla mafia. Spesso si sente qualche solerte funzionario che parla di abusivismo edilizio legato a proprietari aderenti o vicini ad ambiti mafiosi. 
L'osservazione è risibile per due ordini di motivi. Il primo ordine è pertinente la sanatoria del bene; il secondo ordine è pertinente l'appartenenza acclarata alla mafia del proprietario. 
Primo ordine. Il proprietario mafioso di casa abusiva, in genere,  non ha, certamente, problemi di liquidità e non ha certo difetto di conoscenza dei vari percorsi dei condoni edilizi, intervenuti nel tempo. Infatti, raramente un mafioso ha problemi di questo genere. E coloro che non hanno seguito una delle strade aperte dai vari condoni edilizi, per sanare la propria abitazione, evidentemente, sono classificabili come persone di non alto cabotaggio delinquenziale; saranno magari soggetti che guardano favorevolmente a queste forme perverse del potere, come un naufrago che tende ad aggrapparsi al primo appiglio galleggiante in un mare buio e molto mosso, in assenza di un Porto sicuro. Sono, in genere, i soggetti senza arte, ne parte. 
Secondo ordine. L'ordinamento giudiziario Nazionale, indipendentemente dall'esistenza o meno della prescritta autorizzazione edificatoria, da la possibilità alla competente Magistratura di intervenire, su tutti i beni immobili (E mobili) dei soggetti acclarati come mafiosi, con lo strumento del sequestro e della eventuale successiva confisca. Quindi, il rimando alla mafiosità del titolare del diritto, a mio parere, è privo di fondamento sostanziale. 
Inoltre, anche sotto l'aspetto dell'immagine politica e sociale è molto più significativa la confisca che la demolizione di un bene appartenuto alla mafia.  La confisca, infatti, può rappresentare, in parte, una specie di risarcimento per il danno che il mafioso ha portato alla Società, con il suo operato, con la sua stessa esistenza. E, poi, è molto significativo vedere un bene già appartenuto ad un soggetto mafioso messo a disposizione della collettività. 
d) - Procedure e burocrazia. Gli organi periferici dello Stato (Prefetture; Magistrature; ...) piuttosto che interessarsi della demolizione delle spicciole opere edilizie abusive, dovrebbero, a mio parere, analizzare, studiare, esaminare le procedure, i tempi e le trafile a cui sono sottoposti i progetti tendenti ad ottenere la tanto sospirata autorizzazione all'edificazione.
Scoprirebbero, senza particolare affanno, che una richiesta di assenso edilizio per arrivare a favorevole destinazione (Se ci arriva, fatte salve adeguate condizioni di resistenza agli attacchi esterni ed interni di vario genere) richiede un percorso di circa 4 o 5 anni. Naturalmente, in assenza di "sparizione del fascicolo" circostanza diventata canonica non solo nei Palazzi di  Giustizia, ma anche negli uffici degli Enti Locali preposti. Ed il problema vale anche per altri Uffici preposti. Tutti sappiamo che sono necessari anni per avere una risposta ad un progetto da parte di alcuni Uffici dell'ex Genio Civile. Per non parlare dei percorsi cervellotici (Forse anche idioti?) creati da una burocrazia da repubblica delle banane. Queste circostanze sono inaccettabili in un paese democratico. Cosa è stato fatto, da coloro che sono preposti alla gestione ed al controllo degli uffici, per evitare queste situazioni imbarazzanti e paradossali, vere e proprie anticamere di percorsi corruttivi? Nulla, che io sappia. Potrebbe essere questa una "giustificazione" per sostenere l'edificazione abusiva? Non di certo. E' appena il caso di accennare e confermare i casi, e non sono pochi, di pratiche-turbo, che per fortuna non sono costrette ad attraversare le forche caudine prima di arrivare a destinazione. Agli interessati, diretti ed indiretti, va il mio augurio, pur accompagnato dal sopracciglio destro che schizza verso l'alto, per il dubbio (Mi sia consentito) della non perfetta linearità del percorso istruttorio. Per i Credenti non sono mai esclusi gli interventi Divini, ma dubitare, come nel mio caso, è più che ragionevole.  
Ma è pur vero che il comportamento virtuoso da parte degli addetti agli uffici pubblici potrebbe comportare un diverso atteggiamento da parte dei cittadini verso le Istituzioni.
Senza dimenticare che mafia, mafiosità e malaffare trovano il favorevole brodo di coltura la dove le Istituzioni, per colpa o per dolo, non sono capaci di garantire un legittimo e decoroso funzionamento. 
I Poteri Esecutivo, Giudiziario, Locale facciano la cosa più ragionevole da fare. Facciano funzionare adeguatamente (Con tempi brevissimi e con buon senso) le strutture preposte; mettano un punto fermo sul presente e così facendo si troveranno con l'abusivismo praticamente annullato. Sugli episodi edilizi abusivi del passato si metta una pietra tombale imponendo l'ultimazione dei lavori delle innumerevoli costruzioni esistenti. Abusive e non abusive. Ma, quasi tutte decisamente brutte. Così facendo si potrebbe contribuire ad un abbattimento dell'elevato grado di bruttezza e di provvisorietà che interessa gran parte del territorio esaminato.

7 luglio 2020

OPINIONI - SCIENZA

Nella vita spesso ci scontriamo con l'esposizione di Pensieri presentati come se fossero supportati dalla Scienza
E' il caso di precisare che la Conoscenza, costituita da due livelli, Opinioni (a) e da Scienza (b), si avvale di quattro diversi gradi. 
a)- Immaginazione (1) e Credenza (2) rappresentano l'Opinione.
b)- Ragionamento (3) e Intelligenza (4) rappresentano la Scienza.
Il livello Opinione, pur rispettabile in se, è strettamente legato al soggetto che esterna, senza alcun legame logico con l'oggettività. Ed in quanto tale va accettato per quello che è. 
Nel nostro mondo globalizzato delle telecomunicazioni, spesso, per colpa o per dolo, ci sono persone che cercano di far passare per vere cose riconosciute come scientificamente false. Dietro tali percorsi devianti ci sono dei manovratori e una grande folla di manovrati, che, a loro insaputa, vengono lanciati nell'agone mediatico per procacciare altri proseliti. 
Ed in questi casi non basta suggerire, invitare, la gente a ragionare con la propria testa, senza farsi condizionare da alcuno. 
Il livello Scienza rappresenta il ragionamento, la intelligenza, il sapere scientifico che si spinge oltre le ipotesi per arrivare alla dimostrazione della thesi. E' con esso che si attua la ricerca della verità, che non può avere come presupposto le opinioni o peggio ancora le credenze. Queste ultime appartengono ai dogmi e quindi sono lontane, molto lontane, dalla Scienza.

DIALETTICA

Altre volte ho scritto delle "Sette Arti Liberali" (Grammatica, Dialettica, Retorica; Geometria, Aritmetica, Astronomia, Musica). Le prime tre dedicate al discorso; le ultime quattro al numero.
Racconterò qualcosa sulla Dialettica, la seconda Arte del discorso, dopo la Grammatica. Arte particolarmente cara Mercurio (Messaggero degli Dei) di cui ho già raccontato del suo matrimonio combinato.
-Cosa è la Dialettica?
E' la capacità di discutere con chiunque. Anche con quelli che non la pensano come te. E' una sorgente di Scienza di grande aiuto per l'Uomo. Chi è padrone di questa arte, in qualsiasi angolo della terra si trovi, ha la possibilità di mostrare il proprio valore.
rappresenta la capacità di discutere, di qualsiasi argomento, affrontandolo da tutti i punti di vista. In difesa o in attacco di una tesi. Col fine ultimo di pervenire alla Verità, che trovandosi nel profondo ha bisogno di raffinati lavori di scavo per riportarla alla Luce del Sole.
Nacque, nel V sec a.C., nella Grecia democratica, caratterizzata da una vasta Libertà Politica. E' molto apprezzata dalle società democratiche un po' meno da quelle autoritarie. Negli ambiti democratici trovava e trova sostegno nel principio fondamentale (Ripreso con la Rivoluzione Francese e con tante Costituzioni recenti) che vuole "L'Uguaglianza dei Cittadini davanti alla Legge".
Uguaglianza che non deve degenerare nella possibilità di dire qualunque cosa, anche senza credito, tanto e solo per parlare e per protagonismo personale, vacuo spesso anche idiota. Circostanza, purtroppo, in grande espansione nella società attuale condizionata dai "social" che spinge quasi tutti  a intervenire su ogni argomento dello scibile umano.
La Dialettica non si pone al servizio di una Opinione, qualunque essa sia. Essa si sforza di mettere alla prova cercando di confutarle, partendo dal presupposto critico del "so di non sapere".
E' distinta dalla Retorica che rappresenta l'Arte del discorso fine a se stesso, avente come unico obiettivo non la fame di conoscenza della Verità, ma la vittoria sull'antagonista. La posizione della Verità non interessa la Retorica.
Col passare del tempo la Dialettica ha subito continue rimodulazioni interpretative, fino a divenire la condizione dell'uomo che grazie alla capacità di linguaggio può nascondere il suo pensiero.
-Come è fatta? Come possiamo immaginarla?
Senza alcun dubbio la Dialettica è immaginabile come una bellissima donna, alta, con lo sguardo penetrante e dinamico. Pallida, bianca in viso. Con i capelli fitti, lunghi, intrecciati che le incorniciano il viso.  E', senza alcun dubbio, una Donna di Potere, che esercita, palesemente, così come fa, con i due simboli che regge in mano: Un serpente, che porta, sotto il pallio, nella sinistra; Alcune belle formelle, in bella mostra, nella destra.
Si muove con atteggiamento aggressivo e minaccioso contemporaneamente. Parla ad alta voce. Si muove da dea, in modo sacerdotale. Parla usando termini poco comprensibili  alla quasi totalità delle persone. "Appare come l'unica capace di distinguere il vero dal falso". Ama farsi notare nella sua entrata in scena.
-Come è vista?
E' vista con ammirazione da molti. Gli unici che si fanno beffe di lei sono gli amici di Bacco. Per loro le chiacchiere non servono certo a surrogare un buon bicchiere di vino.
Se non è fermata da qualcuno autorevole (Pallade lo fa durante la cerimonia di matrimonio di Mercurio con Filologia, nell'Olimpo, facendole, naturalmente, i suoi sperticati complimenti ("nobile fonte della scienza profonda che svela realtà nascoste dissertando senza tralasciare nulla di poco chiaro...")) essa tende ad essere prolissa.
S. Agostino che ha dichiarato l'assenza di incongruenza fra essa e la Teologia Cristiana,  l'ha definita Scienza della Verità.

2 luglio 2020

DEBOLE COMPRENSIONE?

Quando diventa difficile dialogare con qualcuno che cerca di sostenere affermazioni prive di fondamento, preferisco ritirarmi in un rifugio che, in vero, è un raffinato attacco.
"Quello che dice supera la mia debole comprensione. 
Sarà, senz'altro, giustissimo, quello che lei dice, ma io non riesco a capirlo e rinuncio ad ogni ulteriore contestazione".
Il rischio è che il mio interlocutore si convinca di essere un genio e, quindi, si convinca di essere ancora molto più geniale di prima.
E' la soluzione che spesso il Cittadino ha la possibilità di riscontrare interagendo con mezze tacche della Pubblica Amministrazione.
Verrà il momento in cui il mio interlocutore sarà costretto ad abbandonare le sue argomentazioni fasulle (Sostenute per colpa o per dolo), con la "stessa rapidità con cui si molla un ferro bollente, incautamente afferrato".