Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

16 maggio 2012

AMO I LIBRI PERCHE' AMO LA LIBERTA'

Solo la lettura porta l'Uomo verso la Libertà.

"Amo soprattutto Stendhal perché solo in lui tensione morale individuale, tensione storica, slancio della vita sono una cosa sola, lineare tensione romanzesca.
Amo Puskin perché è limpidezza, ironia e serietà.
Amo Hemingway perché è matter of fact, understatement, volontà di felicità, tristezza.
Amo Stevenson perché pare che voli.
Amo Cechov perché non va più in là di dove va.
... Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda.
Amo Tolstoj perché alle volte mi pare d’essere lì lì per capire come fa e invece niente.
Amo Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo.
Amo Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista.
Amo Flaubert perché dopo di lui non si può più pensare di fare come lui.
Amo Poe dello Scarabeo d’oro.
Amo Twain di Huckleberry Finn.
Amo Kipling dei Libri della Giungla.
Amo Nievo perché l’ho riletto tante volte divertendomi come la prima.
Amo Jane Austen perché non la leggo mai ma sono contento che ci sia.
Amo Gogol perché deforma con nettezza, cattiveria e misura.
Amo Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura.
Amo Balzac perché è visionario.
Amo Kafka perché è realista.
Amo Maupassant perché è superficiale.
Amo la Mansfield perché è intelligente.
Amo Fitzgerald perché è insoddisfatto.
Amo Radiguet perché la giovinezza non torna più.
Amo Svevo perché bisognerà pur invecchiare.
Amo…"
Italo Calvino


15 maggio 2012

IL QUADRATO DI GIOVE

Altre volte mi sono interessato delle singolarità di alcuni numeri. Ho già parlato del noto quadrato di Giove che fa riferimento al numero 34. Un carissimo e curiosissimo lettore (Nick) del Quebec (Canada) mi ricorda, ed io, col presente post, lo ricordo ai miei lettori, che il famoso Durer ha fatto degli studi sul ... quadrato magico di Giove. Era talmente affezionato al quadrato di Giove tanto da raffigurarlo su alcune sue opere.
Vedi:

Melencolia I

Il quadrato magico di Albrecht Dürer (GIOVE)

Incisione di Albrecht Dürer, chiamata Melencolia I (The British Museum).Opera di elevato simbolismo.

Nella parte in alto a dx è riportato il quadrato magico.

Qui sotto si vede il particolare ingrandito.

I numeri 15 e 14 sono al centro dell'ultima riga e indicano l'anno in cui Durer fece questa incisione, il 1514. Il quadrato di Giove (Durer):

163213
510118
96712
415141

Singolarità del quadrato magico di Giove:


1) E' un quadrato magico di ordine 4, cioè formato da 4x4 caselle.
2) La sua costante magica è 34, cioè la somma dei numeri che si trovano in ogni riga, ogni colonna e ogni diagonale è 34.

3) Questo quadrato ha una proprietà in più:

  • la somma dei numeri di ciascuno dei quattro quadrati 2x2 agli angoli è sempre 34;
  • anche la somma dei numeri del quadrato centrale è 34.

4) E non solo questo...





8 maggio 2012

INTELLETTI ERETICALI. Oppressi ed oppressori

"A quei pochissimi che hanno parimenti sdegno
di essere oppressi e di farsi oppressori"
Gaetano De SANCTIS

La forza e la bellezza della piena LIBERTA' di pensiero di uno di quei pochi Intelletti Ereticali che per la loro e per l'altrui LIBERTA' ebbero il coraggio di dire di no. Di non Giurare.

NO, NON GIURO!

Hanno risposto così solo 12 Professori su circa 1200.

1) Ernesto BONAIUTI: “Il professore universitario o è un sacerdote della verità e della scienza o è un poco apprezzabile mestierante

2) Gaetano DE Sanctis: “… mi sarebbe infatti impossibile prestare un giuramento che vincoli o menomi in qualsiasi modo la mia libertà interiore, la quale io credo mio dovere strettissimo di studioso e di cristiano rivendicare di fronte all’autorità …”

3) Giorgio LEVI DELLA VIDA: “ Non aver subito compreso … è uno dei più grossi abbagli della borghesia italiana, uno dei sintomi più chiari della decadenza del suo senso politico

4) Piero MARTINETTI: “ Perché la più bella lezione che possa dar loro è quella di andarmene

5) Fabio LUZZATTO: “ La mia religione non ha dogmi, ne intolleranze … Poi vi è una morale che è la tranquillità di coscienza …”

6) Lionello VENTURI: “ … le premesse ideali della mia disciplina non mi consentono di far propaganda nella scuola …

7) Francesco RUFFINI: “ La libertà non rappresenta per me solamente il supremo dei miei ideali di cittadino, ma quasi la stella polare a cui mi si è indirizzata … qualunque mia attività didattica e scientifica. Essa è stata ed è la stessa ragione della mia vita

8) Edoardo Avondo RUFFINI: “ … avevano garantito loro la sola felicità di cui è facile godere: la libertà dal pensiero, la libertà dall’opinione

9) Giorgio ERRERA: No, non giuro. Per la libertà e per la chimica.

10) Bartolo NIGRISOLI: “ … non mi sento di farlo e non lo faccio …”

11) Vito VOLTERRA: “ … le mie idee … risultino … dalla mia condotta … la quale è tuttavia insindacabile

12) Mario CARRARA: “ La ricerca scientifica può dirsi spassionata e disinteressata solo nel senso che ha per unica passione e per unico interesse il vero. Perciò all’insegnamento superiore non veggo altro limite conveniente che la probità intellettuale e morale …”.

Non so quanti lettori avranno in mente questa circostanza che ha coinvolto la nostra Italia, in passato. Non tanto remoto.

1

SPERANZA

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
"Speranza a buon mercato!"
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

Gianni Rodari

Speranza, si, disperatamente, ora più che mai, si percepisce la necessità di sperare nel FUTURO. Perché non si può vivere senza futuro. E quando il futuro e la speme sembrano assenti è necessario che gli Intelletti Ereticali (Se, ancora, in Italia ed in Europa, esistono, ed esistono) accendano delle candele, dei lumi, che possano rappresentare dei veri propri fari per tutti i naufraghi.

2 maggio 2012

ELOGIO DELLA FOLLIA

"Un grano di stultitia è necessario ad ogni vera vita".
Nel 1509, di ritorno in Inghilterra da uno dei suoi tanti viaggi in Italia, non essendo molto concentrato per scrivere su argomenti impegnativi (???), Erasmo decise di scrivere l'Elogio della follia, uno dei libri più importanti della cultura occidentale (E non solo). Più esattamente tale libricino, a mio parere, dovrebbe essere letto da ogni uomo acculturato.
Erasmo in esso ha usato la metafora della follia (E' la follia che parla in prima persona) al fine di evitare accuse da parte dei poteri del tempo (Chiesa, Re).
Con questo geniale libricino il lettore si inserisce in un piacevole meccanismo che lo fa diventare protagonista, parlando, con ironia e sarcasmo, di: presunzione umana, esibizione delle debolezze, passioni, illusioni.
Di seguito riporto alcune riflessioni di/su Elogio e su Erasmo.
La via della cultura è la sola che educa l'umanità. Solo gli incolti, gli ignoranti, si abbandonano sconsideratamente alle proprie passioni.
L'uomo al di sopra dei partiti è la bandiera più ambita e migliore per gli uomini partigiani.
Invano Martino e la stessa Chiesa hanno cercato di tirare, per la giacca, Erasmo, ognuno dalla loro parte. Lui, vero precursore dell'Uomo Neutrale, osservava "Erasmus est homo pro se" .
Figlio di prete, "prete" blando esso stesso, ha rifiutato, per neutralità (?) la veste cardinalizia. Studioso e profondo conoscitore della cultura classica latina e greca. Amava la Poesia, la Filosofia, i Libri (Sono presenti in ogni sua raffigurazione), le Opere d'Arte, le Lingue, i Popoli. Era un grande Viaggiatore (Conosceva: Italia, Germania, Francia, Svizzera, Inghilterra,...) stimato ed apprezzato dagli uomini di cultura di tutta Europa che facevano di tutto per poter dialogare con lui; e, coi quali, lui amava accompagnarsi. Ad uno di essi, Tommaso MORO, ha dedicato l'Elogio della follia, scherzando sul fatto che il suo cognome (MORO) derivava dal greco MORIAS che significa follia.
Era disponibile con tutti, ma era avverso, totalmente, al fanatismo che ha sempre cercato di contrastare, evitandolo. Si rendeva conto che il fanatismo, prima o poi, avrebbe devastato il suo mondo.
Ha sempre cercato di mediare, pur senza imporre, mai, la propria opinione. Non sempre manifestata.
In ogni Stato si sentiva in patria (Che per lui era tutta l'Europa). Infatti pensava al progetto di fare dell'Europa un unico Paese con una unica lingua (Latina). La sua esistenza, nonostante la sua concezione, è stata condizionata da Lutero (Caratterialmente opposto ad Erasmo), uomo di azione che, senza remore, in quel tempo, lanciava strali contro la Chiesa, di allora. Davanti a tanto odio e fanatismo, seminato in ogni Stato, la volontà del Singolo, pensante con la propria testa, è impotente. Davanti al dilemma della sua vita (Papista o Luterano) preferì... restare neutrale. Pur sapendo che " per i guelfi sono un ghibellino e per i ghibellini un guelfo". Rifiutando il motto della Chiesa: "Chi non è con me è contro di me".
Il suo concetto della NEUTRALITA' è espresso, con orgoglio e solennità, nel suo motto " Nulli Concedo " (A nessuno voglio appartenere). Il presupposto di appartenenza all'Umanità e mai ad una parte non potevano che portarlo lontano dal campo di battaglia, estraneo ad ogni armata, da tutti combattuto. Solitario ed isolato. Però sempre LIBERO ed INDIPENDENTE.
Misurato e prudente, conscio dell'impossibilità di eliminare tutto il male della Terra, conclude che il Prudente non protesta, il Saggio non si eccita, ma guarda con occhio acuto e con labbro sprezzante la stolta vita. Tenendo a mente il detto di Dante " guarda e passa ". Era conscio del fatto che sentire troppo razionalmente e troppo poco passionalmente consentiva, certamente, di stare al di sopra delle cose, mantenendo la sua neutralità, ma gli impediva di raggiungere quella che considerava la vera Creazione: la POESIA. Conscio del fatto che la Ragione ha carattere regolatrice e mai creatrice. Mentre è la Follia (Passione) alla base di ogni processo effettivamente produttivo.
Classico esempio di Intelletto Ereticale.
Il suo nome è sinonimo di CULTURA e, quindi, di LIBRI.
In sintesi, un invito, a non essere attori, a liberarsi di maschere ed orpelli, a mostrarsi così come si è. Senza lasciarsi condizionare dal desiderio di apparire. Splendidi nella propria follia.

7 aprile 2012

ABITUDINE MONDANA ROMANA

"A Roma, nessun imbarazzo, nessuna costrizione, nessuno dei modi convenzionali, la cui scienza altrove viene chiamata abitudine mondana. Quando piacete ad una donna, raramente quella cerca di nasconderlo.
"Dite a ... che mi piace" è una frase che una romana non ha il minimo scrupolo ad usare"...
Era quanto affermava Stendhal nella prima metà del 1800.
Vanità, Ipocrisia, Superficialità, Valori ideali, Passioni.
Valeva (e vale) solo per le Romane?

26 marzo 2012

GIURO, GIURO DI DIRE LA VERITA' ...

Si, "giuro, giuro di dire la verità, ..." questa è la formula di rito che si ascolta nei palazzi di Giustizia. Ma, piuttosto che dell'aspetto puramente formale del rito vorrei soffermarmi, in punta di piedi, sull'aspetto sostanziale, etico, individuale dell'imposto giuramento.
Il reo, nell'ambito di rapporti con la Comunità, per formalità, è obbligato al giuramento. Con tale atto esso si impegna, davanti a Dio e davanti alla Legge, di dire la VERITA'. Ossia, di andare contro se stesso.
Ha senso "mantenere" una così stridente contraddizione fra le leggi ed i sentimenti, naturali, personali, dell'Uomo? La risposta non può che essere negativa.
Perché un uomo reo dovrebbe essere veritiero quando ha tutto l'interesse ad essere falso? Può egli contribuire alla propria distruzione? E, perché mai se tanti saggi uomini, stimati dalla società, nei vari secoli, hanno violato il giuramento, gli scellerati debbono rispettarlo?
Il giuramento, in Italia, fino a molto tempo fa, era fatto "davanti a Dio", ultimamente, in ossequio alla Costituzione laica ed, anche, per la forte presenza di altre religioni, è fatto sulle leggi dello Stato.
Con riferimento alla prima fase, il giuramento poneva il reo davanti alla terribile contrapposizione: " Mancare a Dio o concorrere alla propria rovina". Infatti quel giuramento obbligava ad essere o un cattivo Cristiano o un Martire. Nei paesi più evoluti (Illuminati) tale circostanza è stata, sin dal 1764 con l'intuito di Cesare BECCARIA, argomento di dibattito acceso fra le menti più illuminate, pur davanti alle dure contestazioni ed alle purghe della Chiesa.
Gli Intelletti Ereticali spesso si sono chiesti, e, si chiedono, cosa e come fare per elidere tale contrapposizione. Alcuni paesi (USA,...) con l'inserimento di un famoso Emendamento (Il V°) hanno risolto, in modo elegante, tale dilemma. Il reo, quindi, può astenersi dal giurare sulla verità dei fatti che potrebbero portare danno alla sua persona. E, per i più dubbiosi, quelli più legati alla religione (Qualunque essa sia) si può dire che, mai, "nessun giuramento ha fatto dire la verità ad alcun reo". Ciò è dimostrato, anche, dalla Ragione (Che, con le Passioni muove le azioni dell'Uomo) che "dichiara inutili e per conseguenza dannose tutte le leggi che si oppongono ai naturali sentimenti dell'uomo". Beccaria docet.
Il Cittadino sottoposto ad azioni violente tende, per natura, alla reazione bilanciatrice violenta. Tende a sottrarsi al dominio delle leggi; tende ad inseguire il piatto freddo della vendetta. Tale tendenza a farsi giustizia è tanto più forte quanto più è scarno il bagaglio culturale del soggetto...
E' lo Stato che, in questi casi, deve dimostrare la propria forza al fine di impedire, e/o limitare, il più possibile, il ritorno allo ... stato selvatico di natura.
Se è vero, poi, come diceva (Tanti anni fa) Hobbes, che lo "stato di natura" era dominato dall'egoismo e dall'ostilità violenta tra gli uomini, è, anche, vero che la pacifica convivenza di una comunità si raggiunge con la parziale limitazione della Libertà individuale. L'autorità sovrana che esercita il potere deve, però, essere Terza e capace di affrontare il giudizio del presunto reo, senza alcun presupposto inquisitorio. Rispettando la prerogativa del diritto del reo di evitare di concorrere alla propria condanna. E, qui, ancora, si innesta il concetto illuministico (Montesquieu - Lo spirito delle leggi) della necessità di tenere, in un vero stato di diritto, accuratamente separati i tre Poteri: Esecutivo, Legislativo, Giudiziario. Quindi, il Giudice non ha alcun diritto di aumentare o diminuire, a suo arbitrio, le pene fissate dal Legislatore, espressione dell'intero corpo sociale, contro determinati reati.
Ma, ai giorni nostri, esiste ancora la medievale "errante instabilità interpretativa" delle leggi?
Le attuali nostre "sentenze" possono essere considerate come fondate su leggi chiare e certe, oppure sono da considerare espressioni (Opiniones) del più sconfinato libero arbitrio del Giudice?
Certo, davanti a tale quesito, per il Cittadino normale (E non solo per esso) la mente corre a tutti quei casi in cui il giudizio, per un certo reato, passa, nel passare attraverso i diversi gradi di giudizio, dalla assoluzione alla condanna. O viceversa.

21 marzo 2012

MEDEA

Il dramma delle PASSIONI umane, per antonomasia, è rappresentato dalla superba opera di Euripide. In esso tutti gli aspetti più reconditi dell'uomo vengono esposti, analizzati ed offerti alle riflessioni del lettore / spettatore.
Il teatro classico ha visto eccellenti attrici esprimere il massimo delle loro capacità in questa opera che mostra, con la sua potenza, emozioni, sentimenti, gesti, pulsioni e istinti (Anche bestiali). E' la dura, oscena, crudele, drammatica e maledicente descrizione dell'essere umano e della sua infinita, umana, cattiveria.
E' la lacerante (Fino all'estremo sacrificio...biblico) storia di una Madre (Medea) di due figli (Che adora fino alla...follia), travolta, prima, dalla propria e, poi, dall'altrui Passione. In un contesto non suo, nel quale, nonostante tutto, sopravvivono alcuni valori. La paventata ipotesi di perdita del ruolo di moglie la porta, follemente, all'annientamento del ruolo del padre.
Sono ruoli con sensazioni forti, terribili; di difficile interpretazione. E, quando questo teatro è fatto con amore lo spettatore si sente parte in causa; partecipe della rappresentazione; vittima e carnefice,... Nel bene e nel male.
E questa è la magia del Teatro. Fatto con passione, a qualsiasi livello. Con o senza mezzi economici.
E, senza mezzi, senza aiuti, senza amici, ma con tanta passione (Che, invano, da tempo, cerca di trasferire agli altri), un romantico menestrello, cantore di sentimenti e di ideali (Molti, oramai, sfioriti dal tempo), se ne va, con la sua andatura "dandy", come un bambino che vola, in alto insieme alle Aquile, attaccato al suo aquilone, ripassando, col suo linguaggio forbito, il suo...Copione. E' la sua versione teatrale, ridotta ed adattata, pronta per la rappresentazione. Da tempo, nel deserto che lo circonda (O che lui sente intorno) grida e cerca, con i modi gentili ed ingenui di un fanciullo, una sorgente ... a cui attingere... Per vedere realizzato, nei posti amati ed odiati della sua anima, con lo sguardo rivolto ad Oriente, verso l'Egeo, il suo SOGNO. Sogno immenso, grandissimo come il suo livello di libertà.
Forse, a modo suo, ha bisogno di gridare il suo struggente amore paterno. Si, perché, come insegna Euripide, seppur sfiorito l'attimo verso la compagna, quello verso i figli è un attimo che non sfiorisce mai.

Post dedicato a Giuseppe ROMEO - Attore, Regista, Uomo. Ultimo vero romantico Sognatore. Uomo che non ha timore di correre con il sole negli occhi.

30 gennaio 2012

PERSEFONE

Mai come in questi giorni "della merla" (Ultimi tre di gennaio) l'uomo è portato ad invocare il ritorno, sulla terra, della dea Persefone. In questi giorni di neve e di freddo il pensiero va al melograno ed al suo "potere" innescato da Ade sulla bellissima dea. Per quel qualcuno che potrebbe non conoscere la storia dirò che...
Persefone una bellissima ragazza, figlia di Demetra, è stata rapita da Ade, che si era innamorato terribilmente di lei. La ragazza (Dea), senza particolare turbamento e resistenza, è stata portata nell'ade. Giove, però, sollecitato molte volte da Demetra, ha imposto ad Ade il ritorno sulla terra della dea. Sulla via del ritorno, Persefone, ancora affascinata da Ade, mangia un chicco di melograno, datole da Ade, che la condiziona a vivere sei mesi sulla terra (ed in questo periodo essa è bella e rigogliosa) e sei mesi nell'aldilà (ed in questo periodo la terra è sterile ed addormentata) in compagnia di Ade.
Persefone è la divinità adorata nella Magna Grecia per tanto tempo. Il suo sguardo, la sua eleganza, il suo stile, il suo profilo, si possono ammirare nelle pinax custodite nel Museo di Reggio Calabria. La magnificenza della stessa Persefone, seduta sul suo trono (Perfettamente somigliante con la Persefone delle pinax), può essere ammirata al Museo di Berlino (Ove è stata portata in seguito al trafugamento dal suo tempio di Locri Ephizephirii).
Certamente sarebbe opportuno che Persefone ritornasse a casa sua. Lei non può che trovarsi a disagio nel clima freddo di Berlino...

12 gennaio 2012

NUMERO AUREO

Sezione (Numero) Aurea = 1,6180339887.
E', forse, un numero sconosciuto alla stragrande maggioranza degli acculturati medi. Questo non toglie il fatto che da esso di possa sprigionare un alone di mistero, di fascino, di misticismo, di piacere intellettuale.
Esso è capace di coniugare e rappresentare, in modo armonioso, proporzionato, perfettamente proporzionato, esteticamente gradevole, alcune bellezze della natura ed opere fatte dall'uomo.
Il fascino della sezione aurea: I petali di una rosa; I semi di una mela; La spirale di alcune conchiglie; La disposizione delle foglie in botanica; Gli ammassi di galassie.
Tutte cose che, credetemi, segnano la perfezione della Sezione Aurea. Il numero è chiamato phi in omaggio a FIDIA, famoso scultore-progettista (Partenone di Atene, realizzato in assoluto ossequio al rapporto aureo; Bronzi di Riace;...).
Non è un numero razionale (Dato dal rapporto fra numeri interi). E' un irrazionale (Si prolunga indefinitamente senza alcuna ripetizione o schema), incommensurabile. La sua scoperta portò ad una crisi esistenziale i Pitagorici che si convinsero che esso era il segno di una "imperfezione cosmica" da tenere il più possibile segreta...
Ma non era così.

Singolarità:

1) Il gioco del rapporto fra il 20 esimo ed il 19 esimo.
Prendete due numeri interi a vostro piacere. Sommateli tra di loro, otterrete un terzo numero. Sommate il terzo numero col secondo; otterrete un quarto. Sommate il quarto col terzo; otterrete un quinto. Andate avanti così fino al ventesimo numero.
Se dividete il ventesimo numero col diciannovesimo numero otterrete, esattamente, il ... NUMERO AUREO (1,6180339...). Provate per credete. Basta una semplice calcolatrice...

2) Le diagonali dell'occhio di Dio.
Tracciate (Con i mezzi (Computer, Tecnigrafo, Squadrette,...) a vostra disposizione) un rettangolo i cui lati siano esattamente in rapporto aureo (Ossia, il rapporto fra lato maggiore e lato minore sia uguale ad 1,6180339...). Tracciate una sua diagonale. Delimitate ed isolate il quadrato avente per lato il minore dei lati del rettangolo. Resterà, accanto, un rettangolo i cui lati sono sempre legati dal rapporto aureo. Tracciate una diagonale di questo secondo rettangolo aureo. Delimitate ed isolate il quadrato avente per lato il minore dei lati del secondo rettangolo. Resterà, accanto, un rettangolo i cui lati sono sempre legati dal rapporto aureo.
E, cosi via, all'infinito. Con una peculiarità che tutte le diagonali dei rettangoli aurei passano per un PUNTO (Occhio di Dio). Punto a cui la serie dei rettangoli aurei tende ... senza mai raggiungerlo.

3) Il pentagono.
Il numero aureo, nell'ambito geometrico, è strettamente legato al Pentagono regolare (Figura piana formata da 5 lati uguali (e, quindi, da 5 angoli uguali). La figura (Pentagono, con una serie di piccole o grandi variazioni) è stata ed è molto utilizzata nella vita sociale, politica, associativa, ecc. Detta circostanza, per chi non lo sapesse, è legata al fatto che i lati delle figure che si possono leggere all'interno del pentagono sono, intimamente, legati al ... numero aureo. Per carità di Patria ometto le dimostrazioni che potrebbero essere particolarmente interessanti per qualcuno. Ora dico, solamente, per chi volesse divertirsi a verificare le circostanze, di attrezzarsi con due squadrette, un compasso, un foglio di carta ed una calcolatrice... Provare per credere.

GRANDI UOMINI FANNO GRANDI PAESI

Come ben noto da tempo, in tutto il mondo occidentale (John Stuart MILL, docet), sono i grandi uomini che fanno grandi i propri paesi.
Uno stato che opprime che rimpicciolisce i suoi uomini scoprirà che con piccoli uomini non si possono compiere cose veramente grandi.
In alcuni paesi (USA, per esempio) ogni abitante si sente legato ad ognuno degli interessi della collettività come ai propri. Il cittadino nutre per il suo paese un sentimento analogo a quello che prova per la sua famiglia. Per se, per la sua famiglia, per il suo paese ha dei Sogni.
In Italia, purtroppo, per la gran maggioranza dei cittadini non è così. Anzi, l'opposto. Questo è, forse, il principale motivo del decadimento dell'importanza del nostro Paese.
Certo, spesso mi domando: Perchè? Per chi? ...

RAGIONARE SEMPRE CON LA PROPRIA TESTA

Diventare persona significa essere un soggetto responsabile della propria vita e di quella degli altri. Significa avere il coraggio di ascoltare tutti, ma di decidere e ragionare con la propria testa ed agire con coerenza. E' il compito più difficile che ogni uomo dotato di RAGIONE è chiamato ad assolvere, quando raggiunge la maggiore età. E' la necessità da affrontare.
E. KANT

PASSIONI E RAGIONE

"Chi mi leggerà roba del genere".
Con alcuni lampi, da tempesta invernale, cerco di stimolare la RAGIONE e le PASSIONI dei miei pochi lettori, tenendo presente, come faceva Manzoni e, prima di lui, Diderot ed ancora prima il Persio, che se questa nota non piacerà a nessuno è certamente cattiva, ma sarà da considerare detestabile se piacerà a tutti.
Ragione e Passioni spesso sono considerate in perenne conflitto, ma, forse, sarebbe più logico considerarle compatibili ed essenziali per la vita dell'uomo, il cui animo può essere elevato a Grandissime cose Solo in presenza di Grandi Passioni. In assenza di grandi passioni la vita dell'uomo perde quel picco di tensione, di vibrazione, di genialità. In ogni campo. Nella musica, nella letteratura, ..., nella vita.
Solo le Grandi Passioni, quindi, sono capaci di farci gustare la vita (O attimi di questa) con maggiore dolcezza, con forti emozioni.
Le Grandi Passioni, per loro natura, sono tutte buone e l'uomo non deve che evitare il loro cattivo uso. La Ragione, quindi, dovrebbe avere il compito di non fare la guerra alle Passioni, ma avere la possibilità di regolarle, mitigarle.
Ma, allora, se esse sono regolate (Dalla Ragione) possono, ancora, essere considerate Grandi (Passioni)? Forse no.
Le Grandi Passioni, come altri aspetti del'esistenza umana, sono legati ad una serie di variabili dipendenti ed indipendenti fra loro. Esse, come in una curva Gaussiana, si manifestano con frequenza quasi nulla agli estremi della distribuzione ... a campana. Può questo essere un campanello d'allarme per chi tanto giovane non lo è più?

A TUTTE LE NANAS

Un abbraccio ed un affettuoso pensiero rivolgo a tutte le NANAS di LIMA (E di tutta l'America Latina) per un futuro di Uguaglianza, di Giustizia, di Libertà, di Diritti, di Tutele, di Dignità, di Civiltà (Non più medievale).
Si, perché l'Uomo nasce LIBERO e con pari Diritti, indipendentemente dal luogo di nascita.

FILOSOFIA SAPIENZA


Madre di ogni virtù è la Sapienza. Dall'amore per la Sapienza ebbe origine (Con parola greca) la Filosofia, di cui nulla di più fecondo, di più splendido e di più nobile, gli dei concessero, in dono, agli uomini.
Marco Tullio CICERONE

Nella società attuale gli studi filosofici sono, sempre più spesso, bistrattati e derisi. Penso, invece, che tutti dovremmo, specialmente durante i periodi di crisi economica e di valori, rammentare, riflettere su alcuni pensieri dei sapienti greci, e non solo.

EVOLUZIONE DELLA DEMOCRAZIA

A proposito di crisi, ... non solo economica:
Esistono le condizioni affinché, in Italia (O in un altro paese occidentale), si passi, dopo il suffragio universale, dalla Democrazia della maggioranza alla Democrazia della partecipazione?
Forse questo è un Sogno veramente troppo grosso, ma se é vero come é vero, che il livello di LIBERTA' di un uomo è strettamente collegato alla dimensione dei suoi Sogni, allora, con un sorriso, mi dico che ciò è possibile. E' necessario, solamente, che l'Uomo, lo voglia. Non per se stesso, ma per tutti gli altri.

24 dicembre 2011

LA TABACCHERIA DI PESSOA

Tabaccheria

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.

Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.

Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.

Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.

Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.

(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.

(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.

Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.

Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.

Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.

Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.

Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.

Fernando Pessoa

5 ottobre 2011

E ORA BATTE



Ed ora batte il vento della sera
Alla porta che cigola di freddo
Da un varco di pietà lungo le scale
Penetra un raggio ancora, Entro.
Sento che la tua voce si tormenta
Impacciata al richiamo del perdono.
“Stai bene?” “Sto bene, ma non so
Se la credenza è piena come un tempo,
se il piatto è caldo, se il profumo
che corre sa di pane, se ride
il vino dentro la bottiglia.
Se puoi ascoltarmi che non so vederti”.

Dammi la mano. La tua mano d’ambra
Esperta di lavoro e di carezze.

Alza la voce santa a benedire
La voglia di sapere quale sono,
vieni tra le mie braccia ad ascoltarmi.

Mille peccati ho addosso, mille misfatti,
mille sere trascorse senza fede,
mille cadute, mille tradimenti,
ed una arsura come fuoco avvampa.

Lascia che batta il vento, che mi tocchi,
che dalle spaccature giunga un refolo.

Sono venuto. C’è il vino rosso
E il pane s’è indurito. Ma giù
C’è il mare. La valle. Le colline.
E un trancio leggerissimo di luna.


Suprema Lirica di Carlo Antonio PASCALE,
dedicata, dall'Autore, al titolare di questo blog

18 settembre 2011

SCRITTURA

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei.
Si diceva così tempo fa e, forse, si dice ancora; per conoscere la caratterizzazione dell'uomo.
Ebbene, ciò stante, invito tutti, ad esprimere, senza remore, le proprie opinioni sull'autore.