La cattiva gestione del potere e l'opprimente burocrazia portano, inesorabilmente, alla DECADENZA di un popolo.
In Italia il seme della decadenza e della dissoluzione è germogliato, da tempo, nella più sconcertante indifferenza (In chi rappresenta il potere e nella gente rassegnata).
26 aprile 2014
10 aprile 2014
UN POETA ED I SUOI PENSIERI
Riporto, di seguito, le ultime quattro poesie di Carlo A. Pascale, ricevute poche ore fa per la pubblicazione sul mio blog.
Faccio la pubblicazione dopo una fugace lettura che mi ha fatto vedere un Poeta mentre dialoga con la sua Calliope. Con tanta, tanta, malinconia. Sensazioni ed emozioni che si trasferiscono immediatamente al lettore.
Carlo sei uno dei più grandi Poeti viventi. Bravissimo.
Faccio la pubblicazione dopo una fugace lettura che mi ha fatto vedere un Poeta mentre dialoga con la sua Calliope. Con tanta, tanta, malinconia. Sensazioni ed emozioni che si trasferiscono immediatamente al lettore.
Carlo sei uno dei più grandi Poeti viventi. Bravissimo.
ECCOTI IL LUNGO CORSO DEI PENSIERI
Fremono mille insieme dentro il sole,
guardano il cielo tenero di luce,
cedono al vento tutti i lori olezzi,
i fiori del mio campo nel mattino
che impatta come un canto di speranza.
In quel giorno che avanza ho appeso la mia voce, Donna.
Un pensiero che geme accanto al nulla.
Questo è il mistero che mi porto dentro
Nella serena luce del mattino.
Eccoti il mare splendido di sogni
dove cantò l’amore Nosside di Locri.
Ed era duro il nume
nel petto ansante della giovinetta
nella distesa gonfia di attesa.
Eccoti lo splendore che rifulge
Tra mille smarrimenti di colori che gemono nell’animo svuotato.
Ed ecco il vento che trasporta il grido
Della lieve Persefone di Zeus.
Vergine ancora e schietta la figlia di Demetra
Non tremò nelle braccia di Ade e gli sorrise,
con occhi chiari nel remoto inferno.
Tutto si scioglie dentro il cuore e trema.
E il freddo impazza.
Eccoti il lungo corso dei pensieri, Donna.
Eccoti il pianto, aspro, della Fine.
Carlo A. Pascale
Siderno, 11.03.2014 ore 11,32
QUO…
E nella notte
Quando i pensieri battono al cervello
Alzo lo sguardo per vederti ancora, Donna.
Ed ecco a stuolo, in fila inelegante, le stelle
Che giungono alla terra su cui l’ombra posa.
E bussano alle case finalmente.
E dietro ad esse in un corteo infinito
passano comete con la chioma d’oro.
E vado insieme ad esse per lo spazio che s’inoltra sempre.
E incontro il tempo spavaldo che ridendo siede
Sull’orlo della fine che non c’è.
“Quo…?”, mi chiede .
“A me, Signore?”
E nel mio cuore luce una fiammella.
E : ”Se tu canti, Donna, m’addormento!”
Lasciami allora andare.
Parte la corsa del tuo uomo.
Prega.
Carlo A. Pascale
Siderno, 05/03/2014
SETTE! DUE! NOVE!
Tu non apri le braccia per accogliermi
Per stringermi al tuo seno.
Tu non credi all’ora vaga della fine.
E non tendi le mani a consolarmi.
Non lo fai per amore, non vuoi che si parli di me, povero uomo.
Tu vuoi che resti quale sono stato.
E allora alza le carte : vince la più forte.
Ma forse è meglio la morra giocata tra la gente:
Sette!..Due!...Nove!
Chi perde muore dove non si muore più, per sempre.
Se ti chiedo chi ha vinto, mi rispondi.
E se ti chiedo chi ha perso non rispondi.
Commossa apri le braccia per serrarmi al cuore.
E fremono d’affetto le tue mani e il pianto brilla a salti nei
tuoi occhi.
Sul ramo a mezzogiorno freme un canto
E il sole è bianco.
Ora son lunghe le tue braccia, Donna,
lunghe fino al Signore che mi aspetta.
Un attimo e s’accende il firmamento per aprire la via.
Suona la campana nella sera e tutto vaga trepidando a valle .
Senti, mi vien da dirti: Tutto che muore rifiorisce in cielo?
Hai il volto calato sopra il seno.
Oh, ecco un treno....!
Ecco la mia sorte!
Carlo A. Pascale
Siderno (RC) 16.03.2014 ore 10,06
VERRÒ A TROVARTI
Verrò a trovarti quando cala il giorno.
A parlarti, verrò, Donna.
Hai sul volto la luce dei respiri
che salgono nel cielo
Quando la luna tornata alla collina
Effonde tenerezza sulla valle.
Io sono il cielo che contiene tutto
Che dipinge di blu tutti i miei monti
Là dove il sole grosso come un nume
Bacia la terra con passione eterna.
Ti prendo un lembo della veste, Sera,
per serrare la mano alle tue cosce e sparire
nel flusso della vita.
Portami al ballo, Sera.
Verrò a trovarti quando la notte muta si distende
Al fianco di chi dorme negli angoli più sconci della terra.
Notte, Genitrix, avvolgi quella gente!
Verrò a sedermi in cima alla collina dove il grano si curva
Come seno di donna quando ama.
Qua tutto chiama.
Tutto freme di pianto e di dolcezza.
Qua dove il vento sospirando arriva
Spargendo nella notte il suo concerto.
Soffiano insieme tutte le mie stelle e la terra che vibra,
Tenera, Donna, di pianto,
consoli il tuo poeta.
Carlo A. Pascale
4 aprile 2014
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Invito i miei lettori a leggere e rileggere queste Poesie. In esse è facile vedere un Uomo che prega, in silenzio. Incompreso? Forse è solo fuori dal suo tempo? In ogni caso si tratta di un grande Poeta. DOMUS
1 aprile 2014
31 marzo 2014
FETONTE.
Fetonte ed il ... saper guidare.
In genere, nella vita (E, spesso, anche in letteratura) si dà onore al merito. Tanto più sai far bene il tuo lavoro, la tua attività, tanto più sei apprezzato, stimato e valorizzato dalla società. Ma non sempre è così. Sia per gli Uomini, sia per gli Dei.
Penso al caso dello spericolato Fetonte, figlio di Giove, che rischiò di carbonizzare la Terra quando si mise alla guida del carro del Sole. Come ben noto, egli perse il controllo dei cavalli facendo avvicinare, pericolosamente, il Sole alla Terra (Facendo diventare desertica la Libia). Per fortuna di noi Umani Giove, pur distratto da una bellissima donna, si rese conto della situazione, con un fulmine sacrificò Fetonte, riprese il controllo del carro e riportò il Sole nella giusta posizione nel cielo.
Al povero Fetonte è accaduto quello che può succedere a tutti i principianti patentati, i quali, pensando di essere dei provetti piloti, rischiano di andare... fuori strada.
Mi sono sempre domandato, e me lo domando ancora, come mai se Fetonte non era un ottimo "pilota" Dante l'ha "immortalato" nell'Inferno ("Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse"), nel Purgatorio ("La strada che mal non seppe carreggiar Fetonte") e nel Paradiso ("Il temo che mal guidò Fetonte").
Cosa più unica che rara.
Anche nella nostra Società esistono tanti Fetonte che guidano, incautamente, la cosa pubblica (Per fortuna non si tratta del Sole!).
In genere, nella vita (E, spesso, anche in letteratura) si dà onore al merito. Tanto più sai far bene il tuo lavoro, la tua attività, tanto più sei apprezzato, stimato e valorizzato dalla società. Ma non sempre è così. Sia per gli Uomini, sia per gli Dei.
Penso al caso dello spericolato Fetonte, figlio di Giove, che rischiò di carbonizzare la Terra quando si mise alla guida del carro del Sole. Come ben noto, egli perse il controllo dei cavalli facendo avvicinare, pericolosamente, il Sole alla Terra (Facendo diventare desertica la Libia). Per fortuna di noi Umani Giove, pur distratto da una bellissima donna, si rese conto della situazione, con un fulmine sacrificò Fetonte, riprese il controllo del carro e riportò il Sole nella giusta posizione nel cielo.
Al povero Fetonte è accaduto quello che può succedere a tutti i principianti patentati, i quali, pensando di essere dei provetti piloti, rischiano di andare... fuori strada.
Mi sono sempre domandato, e me lo domando ancora, come mai se Fetonte non era un ottimo "pilota" Dante l'ha "immortalato" nell'Inferno ("Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse"), nel Purgatorio ("La strada che mal non seppe carreggiar Fetonte") e nel Paradiso ("Il temo che mal guidò Fetonte").
Cosa più unica che rara.
Anche nella nostra Società esistono tanti Fetonte che guidano, incautamente, la cosa pubblica (Per fortuna non si tratta del Sole!).
ISTINTO E RAGIONE
Dalla Teoria alla Pratica.
Nella vita, spesso, ci rammarichiamo di essere troppo razionali (Dar prevalenza alla Ragione) e poco istintivi (Dar prevalenza ai Sensi). Mi rammarico di non aver agito diversamente, anche recentemente. La circostanza si può verificare, in vero, anche al contrario (quando sono i Sensi che prevalgono sulla Ragione). E non si può dire che l'istinto, l'ira non possono travolgere anche le menti raffinate.
Penso al caso di Schopenhauer che dopo aver dissertato, per tanto tempo, su "L'arte di avere ragione", "La saggezza della vita", i problemi della Morale e dell'Etica, si è "lasciato andare" in una lite condominiale con una sua vicina petulante, scaraventandola per le scale. Si è pentito della cosa, forse, solo per il rateo trimestrale che le ha dovuto versare per tutta la lunga vita della signora...
E' difficile, quindi, il passaggio dalla Teoria alla Pratica.
Nella vita, spesso, ci rammarichiamo di essere troppo razionali (Dar prevalenza alla Ragione) e poco istintivi (Dar prevalenza ai Sensi). Mi rammarico di non aver agito diversamente, anche recentemente. La circostanza si può verificare, in vero, anche al contrario (quando sono i Sensi che prevalgono sulla Ragione). E non si può dire che l'istinto, l'ira non possono travolgere anche le menti raffinate.
Penso al caso di Schopenhauer che dopo aver dissertato, per tanto tempo, su "L'arte di avere ragione", "La saggezza della vita", i problemi della Morale e dell'Etica, si è "lasciato andare" in una lite condominiale con una sua vicina petulante, scaraventandola per le scale. Si è pentito della cosa, forse, solo per il rateo trimestrale che le ha dovuto versare per tutta la lunga vita della signora...
E' difficile, quindi, il passaggio dalla Teoria alla Pratica.
L'UOMO PENSA DI AVERE SEMPRE RAGIONE
L'uomo, per natura, pretende e pensa di avere sempre ragione. Mi è capitato, varie volte, di pensarla in modo diverso da altra persona, su qualche argomento. Ogni volta ho avuto la reazione istintiva, il convincimento, che essa era in errore. Quindi, ho cercato, con la dialettica e con la logica di "portarla" sulle mie posizioni. Senza fermarmi un attimo per riflettere sulle sue idee. Questo perchè, anche io, spesso penso di ... avere ragione.
Per evitare di cadere in questa "trappola", ora, penso, rifletto, ascolto, attendo prima di esprimermi. Ma tale atteggiamento, qualche volta, è confuso per snobbismo, sufficienza. Invece di tratta dello sforzo per allontanarsi dalla condizione naturale di malvagità dell'essere umano che non tende a portare a galla la Verità, in ogni dibattito, indipendentemente dalla propria opinione, eventualmente già pronunciata.
Per evitare di cadere in questa "trappola", ora, penso, rifletto, ascolto, attendo prima di esprimermi. Ma tale atteggiamento, qualche volta, è confuso per snobbismo, sufficienza. Invece di tratta dello sforzo per allontanarsi dalla condizione naturale di malvagità dell'essere umano che non tende a portare a galla la Verità, in ogni dibattito, indipendentemente dalla propria opinione, eventualmente già pronunciata.
PARLAMI, O MUSA
Parlami, o Musa.
A Calliope, figlia di Zeus, ispiratrice della Poesia.
A Calliope, figlia di Zeus, ispiratrice della Poesia.
INTELLETTO
"L'intelletto non è una luce che bruci da secca (Senza olio). Esso riceve alimento dalla volontà e dalle passioni".
Francesco BACONE
Francesco BACONE
PRIMAVERA. TRA ARTE E MITO
Altrove ho parlato della dea Persefone costretta (???), per amore, a scendere nell'Ade, per ben sei mesi, e che ogni Primavera ritorna a vivere sulla Terra. In termini analoghi, in Primavera, illuminata da Venere aiutata dallo svolazzante Cupìdo, gli Uomini e la Natura si aprono a nuova vita. Con essa Venere accende nuovi amori. Zefiro (Vento primaverile, spirante da Ovest) spinge le ninfe alla vita all'aperto. Flora (Madre dei fiori) sparge colori e profumi. Le tre Grazie (Gioia, Fascino, Bellezza) danzano armonicamente nel bosco. Il tutto mentre Mercurio si impegna a disperdere le nuvole, per mantenere il sereno.
Tale scena della Primavera è stata rappresentata in poesia da Lucrezio, nel V Libro - La Terra, del "De rerum natura". A tale rappresentazione si è ispirato il Botticelli che ha dipinto la sua magica "Primavera", conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Tale scena della Primavera è stata rappresentata in poesia da Lucrezio, nel V Libro - La Terra, del "De rerum natura". A tale rappresentazione si è ispirato il Botticelli che ha dipinto la sua magica "Primavera", conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
12 marzo 2014
DEMOCRAZIE E POTERI
Uno dei punti di criticità delle varie forme di democrazia è rappresentato dal legame esistente fra i tre Poteri (Legislativo, Esecutivo, Giudiziario). Tanto più esistono e sono forti i collegamenti fra i tre poteri tanto più si è in presenza di un sistema scarsamente democratico.
In parole povere, se c'è commistione (Interferenze, Sudditanze, Dipendenze, Passaggio di uomini da un potere all'altro) fra parlamentari (Legislativo), ministri (Esecutivo) e magistrati (Giudiziario) vuol dire che la società in esame non è molto democratica. E questo a dirlo non sono solo io. In un paese Democratico i tre Poteri devono essere a TENUTA STAGNA. Chi è eletto o nominato in uno di essi non può e non deve poter passare, senza un lungo periodo di quarantena, in un altro. Apposite regole debbono impedire l'azione dei "vasi comunicanti". Regole che in Italia ... non esistono.
I tre Poteri devono essere autonomi, di pari dignità, senza alcun concetto di subordinazione tra loro. La sovranità popolare trae fondamento in tale divisione e separazione netta fra i poteri di uno stato.
Ammettere o accettare una condizione di subordinazione di uno qualsiasi dei poteri rispetto ad un altro equivale a retrocedere i rappresentanti del primo a livello più basso del secondo. Ma ciò non è ammissibile in una Democrazia moderna!
Il caso più grave, a mio parere, di subordinazione fra poteri dello Stato, in Italia, si è verificato recentemente tra la quasi totale indifferenza dei giornali, delle TV, dei partiti politici (Che, teoricamente, sarebbero i custodi, i paladini dell'identità Costituzionale). Mi riferisco alla decisione del Presidente del Senato (Ex magistrato) di far costituire il Senato della Repubblica parte civile in un processo penale pendente presso la Procura della Repubblica di Napoli. Non entro nel merito della questione, entro, solo nel principio dell'indipendenza dei Poteri del nostro sistema Istituzionale. Tale costituzione di parte civile rappresenta, a mio parere, un colpo mortale a quel criterio di autonomia ed indipendenza dei tre Poteri. E' un riconoscre una condizione di subordinazione, di dipendena, del Potere Legislativo (Senato) dal Potere Giudiziario (Tribunale di Napoli). Ciò facendo si pone il Parlamentare (rappresentante della sovranità popolare) in una condizione di inferiorità rispetto al Magistrato (Che rappresenta non un eletto, ma un incaricato per la gestione del diritto). Tale concetto di subordinazione, in un paese Democratico, a mio parere, non solo è illegittimo, ma è anche offensivo del sacrosanto Diritto di Sovranità Popolare di una Repubblica. Che non sia delle ... banane.
E, la cosa altrettanto grave, che io sappia, è la circostanza che nessuno dei Senatori (Presidenza, Aula), dei piccoli e grandi partiti politici, si sia portato su questi valori di Principio Costituzionale, restando tristemente bloccati sulle posizioni partitiche (Fermandosi al merito tecnico della vicenda).
In Italia, purtroppo, "così è, se vi pare...".
In parole povere, se c'è commistione (Interferenze, Sudditanze, Dipendenze, Passaggio di uomini da un potere all'altro) fra parlamentari (Legislativo), ministri (Esecutivo) e magistrati (Giudiziario) vuol dire che la società in esame non è molto democratica. E questo a dirlo non sono solo io. In un paese Democratico i tre Poteri devono essere a TENUTA STAGNA. Chi è eletto o nominato in uno di essi non può e non deve poter passare, senza un lungo periodo di quarantena, in un altro. Apposite regole debbono impedire l'azione dei "vasi comunicanti". Regole che in Italia ... non esistono.
I tre Poteri devono essere autonomi, di pari dignità, senza alcun concetto di subordinazione tra loro. La sovranità popolare trae fondamento in tale divisione e separazione netta fra i poteri di uno stato.
Ammettere o accettare una condizione di subordinazione di uno qualsiasi dei poteri rispetto ad un altro equivale a retrocedere i rappresentanti del primo a livello più basso del secondo. Ma ciò non è ammissibile in una Democrazia moderna!
Il caso più grave, a mio parere, di subordinazione fra poteri dello Stato, in Italia, si è verificato recentemente tra la quasi totale indifferenza dei giornali, delle TV, dei partiti politici (Che, teoricamente, sarebbero i custodi, i paladini dell'identità Costituzionale). Mi riferisco alla decisione del Presidente del Senato (Ex magistrato) di far costituire il Senato della Repubblica parte civile in un processo penale pendente presso la Procura della Repubblica di Napoli. Non entro nel merito della questione, entro, solo nel principio dell'indipendenza dei Poteri del nostro sistema Istituzionale. Tale costituzione di parte civile rappresenta, a mio parere, un colpo mortale a quel criterio di autonomia ed indipendenza dei tre Poteri. E' un riconoscre una condizione di subordinazione, di dipendena, del Potere Legislativo (Senato) dal Potere Giudiziario (Tribunale di Napoli). Ciò facendo si pone il Parlamentare (rappresentante della sovranità popolare) in una condizione di inferiorità rispetto al Magistrato (Che rappresenta non un eletto, ma un incaricato per la gestione del diritto). Tale concetto di subordinazione, in un paese Democratico, a mio parere, non solo è illegittimo, ma è anche offensivo del sacrosanto Diritto di Sovranità Popolare di una Repubblica. Che non sia delle ... banane.
E, la cosa altrettanto grave, che io sappia, è la circostanza che nessuno dei Senatori (Presidenza, Aula), dei piccoli e grandi partiti politici, si sia portato su questi valori di Principio Costituzionale, restando tristemente bloccati sulle posizioni partitiche (Fermandosi al merito tecnico della vicenda).
In Italia, purtroppo, "così è, se vi pare...".
IL RICORDO DI ELETTRA
"Fra tutti i giorni quello fu
per me su tutti odioso.
Che notte, che simposio, che nefandi guai!
Ivi mio padre trovò
una morte indegna, per mano di due
che tradendo mi presero la vita mia, m'uccisero.
A loro il potente d'Olimpo dia un fio di dolori
che paghino il fio.
Tali le azioni compiute: non abbiano un gusto di gioia mai!"
Si, non abbiano, neppure per un minuto, un gusto di gioia.
per me su tutti odioso.
Che notte, che simposio, che nefandi guai!
Ivi mio padre trovò
una morte indegna, per mano di due
che tradendo mi presero la vita mia, m'uccisero.
A loro il potente d'Olimpo dia un fio di dolori
che paghino il fio.
Tali le azioni compiute: non abbiano un gusto di gioia mai!"
Si, non abbiano, neppure per un minuto, un gusto di gioia.
CONGIUNTI E DOLORE
"Via, senza indugio portatelo in casa.
Solo a congiunti della stessa stirpe è lecito e conforme alla pietà vedere e udire mali di congiunti".
Creonte cognato di Edipo.
Gli altri, in questi frangenti, tacciano.
Solo a congiunti della stessa stirpe è lecito e conforme alla pietà vedere e udire mali di congiunti".
Creonte cognato di Edipo.
Gli altri, in questi frangenti, tacciano.
E PLURIBUS UNUM
La pluralità nell'unicità.
Prevista anche nella costituzione degli USA.
Ed in Europa?
Prevista anche nella costituzione degli USA.
Ed in Europa?
CONOSCENZA
Il fondamento della conoscenza sta nei SENSI o nella RAGIONE?
Nei Sensi secondo: Eraclito, Lucrezio, Hume.
Nella Ragione secondo: Parmenide, Cartesio, Leibniz.
Nei Sensi secondo: Eraclito, Lucrezio, Hume.
Nella Ragione secondo: Parmenide, Cartesio, Leibniz.
IL LAMENTO DI ELETTRA
"Oh casa d'Averno e Persefone,
e tu, sotterraneo Ermete,
divina Arà,
venerande Erinni, figliole di dèi,
che vedete chi morte ingiusta patì
e i letti violati, venite qua, soccorrete,
del sangue del padre mio,
esigete il fio"
Come Elettra anch'io esigo il fio, da parte di tutti i drudi!
e tu, sotterraneo Ermete,
divina Arà,
venerande Erinni, figliole di dèi,
che vedete chi morte ingiusta patì
e i letti violati, venite qua, soccorrete,
del sangue del padre mio,
esigete il fio"
Come Elettra anch'io esigo il fio, da parte di tutti i drudi!
TIRESIA
Pochissime persone hanno avuto il dono (La possibilità) di scendere e ritornare dall'Ade. Fra essi Ulisse che nel suo viaggio si è fermato a chiacchierare con Tiresia, indovino cieco.
Costui un giorno ha visto due serpenti che si accoppiavano. Disturbato dalla scena uccise la femmina. Subito dopo fu tramutato in una signora e visse come tale, con entusiasmo, per sette anni, quando incontrò, ancora, altri due serpenti in accoppiamento. Ancora infastidito della scena decise di eliminare il maschio. Immediatamente è tornato ad essere un uomo.
E' rimasto più o meno tranquillo fino a quando Zeus e Signora non si misero a discorrere di sesso e di piacere. Zeus sosteneva che era la donna a provare più piacere dal sesso; la versione opposta era sostenuta dalla sua Signora (Era). La scommessa conseguente li portò davanti a Tiresia il quale, per esperienza diretta, essendo vissuto da uomo e da donna, poteva giudicare con serenità. Il povero Tiresia, senza tener conto delle possibili conseguenze, testimonio che "le donne godono nove volte più intensamente degli uomini". Non avendo "digerito" la perdita della scommessa Era lo accecò.Zeus, di contro, per avergliela fatta vincere gli ha dato il potere di ... prevedere il futuro. Da qui un indovino cieco. Tornato utile, coi suoi consigli, ad Ulisse, nel viaggio di ritorno.
Riflessioni:
- Non fidarsi mai totalmente di nessuno, tantomeno degli Dei;
- Non andare contro gli animali;
- Se possibile non andare contro le opinioni delle donne potenti;
- Se puoi non parlare mai di sesso.
Ed io smetto immediatamente.
Costui un giorno ha visto due serpenti che si accoppiavano. Disturbato dalla scena uccise la femmina. Subito dopo fu tramutato in una signora e visse come tale, con entusiasmo, per sette anni, quando incontrò, ancora, altri due serpenti in accoppiamento. Ancora infastidito della scena decise di eliminare il maschio. Immediatamente è tornato ad essere un uomo.
E' rimasto più o meno tranquillo fino a quando Zeus e Signora non si misero a discorrere di sesso e di piacere. Zeus sosteneva che era la donna a provare più piacere dal sesso; la versione opposta era sostenuta dalla sua Signora (Era). La scommessa conseguente li portò davanti a Tiresia il quale, per esperienza diretta, essendo vissuto da uomo e da donna, poteva giudicare con serenità. Il povero Tiresia, senza tener conto delle possibili conseguenze, testimonio che "le donne godono nove volte più intensamente degli uomini". Non avendo "digerito" la perdita della scommessa Era lo accecò.Zeus, di contro, per avergliela fatta vincere gli ha dato il potere di ... prevedere il futuro. Da qui un indovino cieco. Tornato utile, coi suoi consigli, ad Ulisse, nel viaggio di ritorno.
Riflessioni:
- Non fidarsi mai totalmente di nessuno, tantomeno degli Dei;
- Non andare contro gli animali;
- Se possibile non andare contro le opinioni delle donne potenti;
- Se puoi non parlare mai di sesso.
Ed io smetto immediatamente.
SPETTATORE
- "Vorrei starmene tranquillo a contemplare le tempeste marine dalla riva" - Orazio, Epistole
- "Mi piace viaggiare sulle nuvole, e di lassù guardare gli uomini che errano senza sosta, privi della guida della ragione" - Ovidio, Metamorfosi
- "Piace assai vedere una guerra sopra una torre e un naufragio di nave, non perchèsia soave a noi che altri patisca, ma perchè è soave vedere quei mali che in noi potendo essere non ci sono, dice Lucrezio" - Tommaso Campanella, Epilogo Magno
- "Mi piace vedere, affacciato alla finestra, senza essere visto, la gente che passa per strada ed immaginare intimità, carattere, fatti, circostanze, comportamenti,... Non per pettegolezzo, ma per ... passione" - Domus
- "Mi piace viaggiare sulle nuvole, e di lassù guardare gli uomini che errano senza sosta, privi della guida della ragione" - Ovidio, Metamorfosi
- "Piace assai vedere una guerra sopra una torre e un naufragio di nave, non perchèsia soave a noi che altri patisca, ma perchè è soave vedere quei mali che in noi potendo essere non ci sono, dice Lucrezio" - Tommaso Campanella, Epilogo Magno
- "Mi piace vedere, affacciato alla finestra, senza essere visto, la gente che passa per strada ed immaginare intimità, carattere, fatti, circostanze, comportamenti,... Non per pettegolezzo, ma per ... passione" - Domus
11 marzo 2014
LA RABBIA DI ELETTRA
"Da infamie, infamie
vinta fui.
La furia mia conosco,
ma nelle infamie imprecherò
finché vivrò,
senza una remora mai.
Da quali persone di senno, da chi,
care amiche, una valida consolazione ascolterò?
Lasciatemi dunque, lasciatemi:
di queste sventure rimedio non c'è,
io non potrò dalle pene desistere
in questi infiniti lai".
La rabbia per la morte violenta del padre (Agamennone) è legata alla consapevolezza di imprecare, per tutta la vita, contro i barbari criminali e di sapere che nessun rimedio esiste per queste sventure.
Ma nei libri, come anche nella vita, c'é un tempo per ogni cosa. Al tempo del dolore, per Elettra, è seguito il tempo della vendetta.
vinta fui.
La furia mia conosco,
ma nelle infamie imprecherò
finché vivrò,
senza una remora mai.
Da quali persone di senno, da chi,
care amiche, una valida consolazione ascolterò?
Lasciatemi dunque, lasciatemi:
di queste sventure rimedio non c'è,
io non potrò dalle pene desistere
in questi infiniti lai".
La rabbia per la morte violenta del padre (Agamennone) è legata alla consapevolezza di imprecare, per tutta la vita, contro i barbari criminali e di sapere che nessun rimedio esiste per queste sventure.
Ma nei libri, come anche nella vita, c'é un tempo per ogni cosa. Al tempo del dolore, per Elettra, è seguito il tempo della vendetta.
14 febbraio 2014
LA CINCIALLEGRA, DI CARLO A. PASCALE
E’ impazzita. Impazzita! Impazzita!? Impazzitaaaaaaa!
La cinciallegra che in cima al melograno starnazza come un'oca.
E batte l'ali e fischia al par del merlo.
E’ un giorno strano.
Forse un giorno nero, mi dico!
La mia donna festeggia Valentino, lontana.
non sente la cinciallegra che chioccola come allodola al mattino.
Laggiù dove, se guardi, scorgi il mare blu
e il delfino che gioca allegramente
non vedi
e tutta l’altra gente…………laggiù.
E insiste e danza sopra il ramo del pesco che si muove nel sole
la cinciallegra.
Resto incaponito a guardare.
Giorno triste sarà se la cinciallegra gorgheggia e l’usignolo
parla.
Te lo regalo questo giorno, donna,
Dalle stelle alle stelle.
Ascolta. Ascolta questa voglia ostinata d’impazzire.
Lasciami tra le voci che indovino:
il cavallo che sibila,
il leone che pigola,
l’aquila che crocchia.
Seduto guardo il sole che ruzzola al tramonto.
Solo.
Senza voce.
Muto.
Felice del mio nulla.
Carlo A. Pascale, 12/02/2014, ore 18,11
Lamento d'amore in versi.
8 febbraio 2014
IO, IL CANTO DEL CIGNO, DI CARLO A. PASCALE
Per
il tuo Blog, ecco due mie poesie. Forse è valsa la pena aspettare.
Vorrei tanti commenti severi, profondi, fatti da gente … .
Intanto, ti ringrazio, caro Ingegnere, per l'ospitalità squisita
che riservi
ai miei componimenti. Sono "aspetti" del mia concezione
della vita. Ti abbraccio. Carlo.
Carlo, sono contento ed orgoglioso per l'onore che mi fai inviandomi le tue Poesie che pubblico immediatamente. Con stima ed orgoglio.
SEMMAI IO GIUNGA….
Semmai io giunga nel saettar di
un lampo quando il cielo
Sa di nuvole profonde e il
tuono batte la terra che si spezza e trema,
Vieni con le parole del perdono
a cogliere del lago la fragranza
Che incespica nel freddo della
sera.
Portami altrove nuvola che
passi seminata nel cielo come un drappo!
Offriti al vento che imprecando
arriva dalle forre dei monti
e dai merli dentati del castello
dove ancora un conte
non sazio di morte
spinge nelle carni il coltello
dello strazio
e sparge sangue innocente sulla
terra.
O se cavalchi un grido che urta
e scuote la serena quiete
Portami l’ala calda della pace
Ch'io goda di guardare le
tenere riviere dell’oblio.
Qua dove il sole è caldo e il
vento scorre quietamente
aspetto che si compia la mia
sorte nel giro benedetto dell’amore.
E corro a benedire ogni fiato
che bussi alla coscienza.
Verrò col laccio
dell’incantatore a creare riccioli di fede.
Nell'affamato uomo della terra
gema di pianto
la tenace memoria del pane.
Datemi tutti i poveri che
soffrono
dall'arsa sabbia del deserto
al freddo della tundra, come fratelli.
Ch'io apra il cielo con
fardello umano.
Sarò il poeta che conserva il
seme..
Un poeta strappato nelle carni
Che alza braccia lunghe senza
forza
al Cristo che nereggia e suda
sangue.
Lo aspettano vani pensieri da
cent’anni tristi.
E cantate e danzate di prodiga
speranza quando albeggia.
Ch'io possa andare in un lampo
di salti cadenzati
dietro i profumi che il giorno
invia al sole.
Ch'io possa avere la dolcezza
del desco spensierato
E il canto dell’allodola nel
cielo e il volto della stella del mattino,
Prima che il gorgo mi travolga e
annienti
Portami alla zolla che mi
aspetta, Donna!
Donami un chiaro segno del
mistero.
E s'alza polvere dalle larghe
ferite della terra che si scioglie nel nulla.
Datemi la certezza di un
ricordo.
Di un battito di luce.
Di un pianto che si sciolga.
Il mio cammino è trafitto nel
petto.
E siano le fresche trame
dell’alba e le mani dolci che mi danno l’acqua
il refrigerio.
E tu piangi perché non puoi
piacermi, come credi.
Portami il tempo che gonfia lo
spazio
e le cime infilate dentro il
cielo.
Seguo le impronte lasciate
dall'uomo
Tentennando..
Siderno (RC), 26.01.2014 cap
IN
QUESTO GIORNO CHE PRESUMO ETERNO
Chiederò
all'alba le tenere movenze che governa
E
i trilli della luce nel mattino
Quando
il mare si culla in trasparenza
E
il cielo sa di fragola e d’essenza.
Verrò
da te al trepido sospiro del tuo petto per donarti i colori
e
il fresco canto del giorno
Sull'alberello
tenero che trema nell'occhio dell’allodola al mattino.
Lungo
il tuo sguardo limpido di sogno.
In
lontananza brillano nel sole i monti nella neve,
Nei
fossi della vita batte il mio sangue, oggi.
E
al vento chiederò l’impeto e il corso e i profumi diffusi della
terra.
In
un lungo corteo di tenerezza..
Nella
sera cerco la clemenza del tempo e il velo dolce che ravvolge il
mondo
dai
monti alle colline
Alla
pianura placida che trema come il canto del cuore.
Muore
mille volte il poeta se non scorge che la sua voce, misurata, a
sera,
naviga
dentro un fremito di stella.
Ti
vestirai di lampi di colori e lancerai nel cielo i tuoi sospiri
e i
cupidi pensieri dell’amore.
E
chiederò al giorno che divampa di vita la pienezza del canto
E
le spighe dorate e l’ape, che penetra nel polline, vorace.
E
ti darò la gaiezza del sole in questo giorno che presumo eterno..
Verrai
quando non ho che il pianto e sarò solo:
muto
e piegato nella pura assenza..
Tenero
un fiato
E
sulla zolla poggerò la testa.
E sarà festa, Donna.
Venerdì, 07 febbraio 2014 ore 16.57 Carlo A. Pascale
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