Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

28 giugno 2024

VIVI

 Per un cittadino libero l'impossibilità, l'incapacità, di esprimere le proprie opinioni, su qualsiasi argomento pubblico, sotto qualunque sistema di potere, equivale a vivere da morto. Oppure, ma con lo stesso valore, ad essere seppellito vivo e vegeto e pensante.

Nessuna circostanza potrà, mai, essere portata a giustificazione di coloro che compiono il male o di coloro che hanno evitato di lottare, contestare, opporsi, al male, decidendo di voltarsi dall'altra parte. Sono scelte crudeli, delle vere e proprie sciagure per tutta la società, che, qualche volta, possono portare successive tormentose riflessioni, che non possono essere ignorate. Sono momenti che implicano la necessità di fare scelte. Scelte per la vita, oppure scelte di fuga dalla vita. E non ha senso nascondersi dietro un dito, aspettando la chiusura del sipario della vita. 

Non ha alcun senso costruire cattedrali o alberghi nel deserto fisico e morale che, consciamente o inconsciamente il potere, qualunque esso sia, ha costruito o contribuito a costruire. Come non vedere la morte che un certo modo di agire ha portato in tanti luoghi, di per sé suggestivi?

 Come si fa a non vedere la tristezza nelle fughe della quasi totalità dei giovani, quelli più muniti di cultura, verso altri mondi, più aperti e civilizzati, portando con loro la Bellezza?

Nella società, passata e presente, alberga il vizio peggiore che si possa riscontrare: la codardia. Perché? Di chi è la colpa per una simile grettitudine? Codardia é sinonimo di viltà, pavidità, vigliaccheria, atteggiamenti opposti a coraggio, valore, audacità, ardimento. È codarda ogni persona che per viltà si nasconde ed evita di affrontare pericoli e rischi che la vita pone. 

La viltà morale, seppur camuffata sotto falsa mielosa veste, c'è ed è molto diffusa, in ogni luogo, anche nella Locride, ed è un male terribile. È il voler essere il nulla; è il nulla di umanità; è il vuoto assoluto esistenziale. 

Poche sono le persone capaci di elevarsi al di sopra del male, senza aver paura (oppure, avendola sono capaci di dominarla) di restare fulminati. Ma queste coraggiose persone che resistono sanno di essere vittime predestinate, degne d'ammirazione da parte di tutti. Anche da parte dei primitivi barbari. 


27 giugno 2024

IL SUCCESSO

 Cosa è il successo nella società attuale?
Il successo può essere definito come la capacità, del soggetto interessato, di passare da una sciocchezza ad un'altra, da un fallimento ad un altro, mantenendo il sorriso sul volto e presentando il suo operato come se fosse, tutto, perfettamente normale, lecito e sotto controllo (Il suo); anche se, si sa che, non è così.
 Ma non è così!

26 giugno 2024

FIORE


 

LE PARCHE?

 Le tre sorelle? Il fato?
No, semplicemente dei bastardi primitivi.
Una spaventosa insidia era stata macchinata contro di te, con diabolica trama. Insidia che ci ha lasciati in preda all'angoscia, avviliti, affranti; ma con tanta rabbia e orgoglio in corpo.
Con la mente che rivanga a fatti e circostanze, ai torti subiti.
Ma, è quel momento che attanaglia la mia anima.

O tu, che stai più in alto di tutti, perché non hai arrestato quelle armi puntate contro di lui? 
Non le hai viste? Perché non hai scongiurato quel misfatto?
E non dire che nulla potevi fare, per il fantomatico libero arbitrio dell'uomo; o, forse, per la difficoltà di infrangere i decreti delle tre sorelle che, da tempo, avevano fissato il destino di quell'uomo, dalla sua nascita alla sua morte?
Quella notte la città fu scossa dalla paura, da urla, da sussulti, da pianti. Ma tu nulla facesti per aiutare quella gente. Anzi, hai continuato ad osservare il costante degrado morale.

Era il fato delle Parche che incombeva?
Uomini armati raccolti e assistiti non in un tempio pagano, ma presso il Cimitero, hanno sfoderato le armi. malvagi come belve.
Inizialmente la numerosa gente presente sul posto ha costituito una specie di "nuvola di Venere" che ti ha protetto, ti ha nascosto ai barbari. Ma quella nuvola non è servita a sottrarti al fato. 
Così come non è servito il mio passaggio. Io, poco prima, ci son passato di là, quando ancora, c'era tanta gente. Ricordi? C'era anche quel professore di matematica, ed erano le ore venti, non certo le diciannove.
Quando la conoscenza non è cultura.

Ma, forse, le tre sorelle non sarebbero, mai, tornate indietro. Tutti gli eventi erano scritti sui fogli del loro tavolo, con scrupoloso dettaglio.
Ti sei fatto carico di un peso che non ti apparteneva; ma, in qualche modo, tutti pagheranno per il furto della tua vita. Anche coloro che hanno fornito assistenza locale. Ad essi Venere ha già augurato le meritate pene dell'inferno. Bastardi di nome e di fatto.

Intanto la tua anima, in fuga dal tuo corpo, è diventata una Stella, accompagnata da Venere e dal mio cuore. Essa è volata via, molto più lontano della Luna. E' quella luccicante Stella con la quale, spesso, dialogo, di notte.

P. S. :
Le Tre Sorelle, le Parche o le Moire erano figlie di Zeus e ad esse era demandato il compito di programmare la esistenza in vita (vista metaforicamente come un filo) degli umani. 
Le Moire sono chiamate: 
- Cloto, Clotho, (Io filo) è colei che inizia a filare, ossia colei che fissa l'inizio della vita;
- Lachesi, Lachesis, (ho dalla sorte) è colei che ha il compito di stendere il filo, ossia a presiedere alla vita;
- Tropo, Atropos, (inesorabile, immutabile) è colei a cui spetta il compito di tagliare il filo della vita. Portare la morte. 

25 giugno 2024

IL TEMPO SECONDO PITAGORA

 Ha abbandonato la sua isola (Samo) e chi la dominava, per odio della tirannide, per trovare sereno rifugio nella città della foce del fiume Esaro. Era una serena mente pensante che dopo aver studiato vari aspetti della vita li esponeva all'attenzione della gente, che lo ascoltava in religioso silenzio.
Dava risposte sull'origine del mondo sulle cause delle cose. Spiegava la provenienza della neve, dei fulmini, dei terremoti, le leggi che governavano il movimento dei pianeti e delle stelle.

E, a proposito della variabile tempo nella vita dell'uomo diceva:
"Non c'è nulla che duri in tutto il mondo!
Tutto scorre, ogni immagine assume contorni fluttuanti.
Anche il tempo scivola via con moto incessante, come la corrente di un fiume.
Come non può arrestarsi il fiume, così non lo può l'ora fugace; 
come ogni onda è spinta da un'altra e mentre riceve l'urto da quella che le sta alle spalle lo trasmette a quella che la precede. 
Così se ne va il tempo in un avvicendarsi costante: e pur si rinnova.
Infatti quel che è stato diventa passato, quel che non era ancora diventa presente e tutti i momenti che viviamo sono nuovi".

23 giugno 2024

VIAGGIO A/R NEL REGNO DEI MORTI

 Il viaggio nel regno dei morti, di sola andata, lo faremo tutti, solo pochi eletti hanno avuto la possibilità di farlo con biglietto di andata e ritorno.

Tra essi:
-Dante Alighieri, come risulta nella Divina Commedia;
-Virgilio, autore dell'Eneide;
-Enea, figlio di Anchise e di Venere (La bella dea dell'amore, figlia di Zeus), in fuga da Troia, distrutta dai Greci;

SOLSTIZIO D'ESTATE

 


21 giugno 2024

SCILLA



Scilla è una bellissima fanciulla trasformata prima in mostro latrante, dal ventre in giù, e poi in scoglio sullo Stretto, fra Zancle e Reggio (Tra l'Ausonia e la Sicilia, tra Scilla e Cariddi), da Circe, per il non corrisposto amore verso Glauco, che si era rivolto a lei per trovare la magia giusta per convincere la ragazza ad accettare la passione del dio.

Glauco vistosi rifiutato dalla bella Scilla, preso da una passione ardente, decise di rivolgersi a Circe, figlia del dio Sole, per trovare la soluzione magica necessaria per convincere la ragazza amata che non voleva saperne di accettare le sue richieste.
Circe, già innamorata di Glauco, accetta di fare una pozione di erbe, non per far avvicinare Scilla al piacevole dio, ma, al contrario, per farla allontanare. 

"O dea, abbi, ti prego, pietà di un altro dio!
Tu sei la sola ad avere il potere di alleviare quest'amore che mi possiede.
La causa del mio delirio amoroso ... ti svelerò ... fu Scilla.
Arrossirei se dovessi riferirti le promesse che le feci, le preghiere e le lusinghe che le rivolsi ... che altro non raccolsero che disprezzo.
Non voglio liberarmi di questa passione, voglio solo che anche Scilla la provi".

Circe, seconda a nessuno per ardori amorosi, adirata per il perdurante trasporto amoroso di Glauco verso Scilla, decise di agire contro la bella fanciulla, anche al fine di avere Glauco tutto per se.
E, in seguito alla contaminazione delle limpide acque di quel piccolo golfo profondo che costituiva il prediletto rifugio, il corpo di Scilla, subito dopo l'immersione, fino al ventre, si è trasformato in tanti mostri latranti.
Glauco scioccato per l'azione messa in atto contro Scilla, da Circe, scappa via dalla dea che, nonostante tutto, bramava di unirsi a lui.
Scilla, seppur trasformata, dal ventre in giù, in orribili mostri ha fatto di tutto per vendicarsi contro i Greci considerati responsabili, coi loro dei, della sua metamorfosi. Ma subito dopo l'attacco contro i compagni di Ulisse le divinità hanno pensato opportuno neutralizzarla trasformandola in uno scoglio aspro e lucente che, ancora oggi, emerge con rabbia e orgoglio sulle acque davanti a Cariddi.

18 giugno 2024

FRATELLO MINORE DI AGAMENNONE

 L'evoluzione della società ha portato una crescita esponenziale di persone con le caratteristiche del "fratello minore di Agamennone".

UOMO LIBERO E MAI SCHIAVO

 Era un uomo libero, mai schiavo di nessuno. 
Padrone di se stesso anche davanti al suo spietato sacrificio.
Orgoglioso e fiero di se stesso come Polissena la più giovane delle figlie di Priamo, re di Troia.

Il reiterato passaggio dei due figuri, "brutti come lo scuro", l'aveva portato a chiedere "chi sono quei due? (Cu sunnu chigli dui?)"
E, poi, all'ultimo passaggio, visto quel figuro bastardo, pensando a Neottolemo, con la spada sguainata, che lo fissava con occhi sgranati, da drogato, gridò: "Bastardo prendi il mio nobile sangue col piombo della tua arma, ma ricordati chi sono io. Io sono un uomo libero, mai schiavo di nessuno, come lo sei e sarai sempre tu!
Sì, tu sei un semplice schiavo. Schiavo di bastardi, molto più bastardi (figli di cagne perennemente in calore) di te e di qualsiasi altro.
Con la mia morte non placherete - dillo ai tuoi amici selvatici e barbari - alcuna sete di potere, alcun desiderio di onnipotenza".

"Avrei preferito che la mia Mamma non vedesse la mia fine. E' lei, ora, che mi preoccupa. Mi porta sofferenza sapere la quantità di dolore che attraverserà, per sempre, il suo corpo e la sua anima.

Ora che avete versato il vostro veleno, vi prego, allontanatevi in fretta. Vi prego, scappate via, non fatevi vedere da qualcuno a me caro. Allontanatevi in fretta perché io possa assopirmi nelle nelle sue braccia fraterne.
Andate via. Andate via prima che, che lui venga e vi veda. Scappate!

E, se avete un briciolo di umanità, ricordate e riferite che è un uomo libero, non uno schiavo, che avete di fronte."

Poco dopo al giovane si piegarono le ginocchia e cadde per terra, in quell'angolo, vicino a quei macchinari lindi, appena lavati, mantenendo il volto intrepido davanti alla morte.
E, anche, mentre cadeva si preoccupò di coprirsi la faccia, per restare composto e mantenere la dignità del suo pudore. Con la sua faccia pulita.

Due braccia fraterne raccolsero e piansero quel corpo privato della sua anima.
Caduto per una lotta impari, da solo, ma a difesa di tutti. Anche di coloro che, per paura, non l'hanno difeso.

"Figlio mio, figlio mio, supremo dolore per tua madre. 
Figlio mio sei morto e le tue ferite sono le mie ferite."

Eri un giovane bello e laborioso. Eri sorridente con tutti. Nessuno poteva immaginare una tale barbarica azione. Ed è stato quello stesso barbaro che ha intinto il pane nel tuo piatto. Lui e i suoi accoliti sono la peste di quella bella terra. Costoro sono quelli che hanno spogliato quella terra dei migliori figli, il tutto nella più assordante indifferenza di chi dovrebbe difendere e tutelare il Diritto di quella Gente.
Con il dolore senza fine per chi resta, sapendo di doversi guardare, ben che vada, dei tanti serpenti a sonagli che vivono e vegetano senza particolari patemi d'animo.

Pensando a quella Madre che prima era al vertice della fortuna, ricca di figli, di nipoti, sposa di un uomo onesto ed ora diventata schiava del dolore, muta, morta. 
Una morta vivente, ma non per molto tempo.
Bastardi, maledetti fino alla settima generazione, come dice, anche, la Bibbia. 

IL LUSSO DEL SILENZIO

 Nella vita certamente ti sarà capitato di dover interagire con persone presuntuose, aggressive, arroganti, prive di raziocinio, che hanno cercato di coinvolgerti con le loro considerazioni, i loro punti di vista, le loro accuse, in beghe insulse. 
Magari tante volte hai reagito cercando di dimostrare la correttezza del tuo punto di vista, nel rispetto del convincimento altrui, magari non condiviso; col risultato finale di una profonda amarezza, in bocca e nell'animo. 
E, allora, quando ti trovi davanti un idiota, o una persona ad essa assimilabile, cosa è meglio fare?  Come comportarsi?
La risposta, sempre valida, è il lusso del silenzio.
Non sei obbligato a:
-rispondere o parlare con tutti;
-lasciarti trascinare in brutte, acide o volgari conversazioni.

Allora, che fare nel pratico? 
Semplice:
-ignora il tuo interlocutore. Sì, fai finta che non ci sia; come se fosse aria;
-respira a pieni polmoni e vola con la fantasia in altri luoghi;
-sorridi a te stesso, ignorando persone e luoghi che ti stanno intorno;
-pensa a te stesso, alla tua vita, a chi sei, da dove vieni, alle tue radici, ai tuoi progetti di vita;
-taci, evitando inutili discussioni, dalle quali la persona colta, saggia, intelligente, esce, sempre, perdente;
-all'idiota che corre con le parole, qualunque sia il loro tenore, rispondi con la calma, la freschezza dell'aria di montagna, il gusto, il lusso del silenzio.

Tacere ha un significato altamente simbolico. Dice, col suo fragoroso silenzio, al tuo interlocutore che hai capito il livello del suo valore intellettivo, considerato non meritevole della tua attenzione. 

13 giugno 2024

LA VERITA' - LA GIUSTIZIA

 La Verità è qualcosa di intimamente legato alla variabile tempo.
E' qualcosa di mutevole, di provvisorio. Mai definitivo.
Essa vive in un misto inestricabile con la menzogna. E districarsi in questo labirinto implica accettare che esiste solo la sua dimensione verosimile, che invita ad accogliere le spiegazioni più plausibili dei fenomeni, senza preclusioni o pregiudizi, e senza pretese di assolutezza.

La Giustizia è qualcosa di strettamente dipendente dalla variabile luogo, sito. Ciò che è giusto in un posto, in un altro può essere considerato ingiusto.
In ogni caso essa deve essere, sempre, distinta, indipendente, autonoma, rispetto al potere esecutivo. Sempre.

POLITICA

 Nella società moderna, diciamo meglio attuale, è consolidata la convinzione che per trovare la soluzione ad ogni problema la strada giusta è quella di avere come amico un politico potente.

Nei tempi passati davanti ad una palese ingiustizia ho suggerito, senza alcun dubbio, il ricorso alla Magistratura. Ero convinto che quella fosse la strada giusta per ottenere Giustizia. L'esperienza mi ha insegnato che dei tanti ricorsi alla magistratura suggeriti solo in pochissimi hanno portato il giusto ristoro. Molti ricorsi non son serviti a nulla. Anzi, hanno solo danneggiato le tante persone che ad essa magistratura hanno fatto ricorso. 

La stragrande maggioranza degli Italiani, oramai rassegnati e, forse, impecoriti, vota (A livello nazionale e specialmente locale) avendo in testa un becero ragionamento: 
la necessità di investire su quei candidati che già hanno un potere e aiutarli a consolidarlo, serve al fine di trarne, al momento opportuno, il massimo beneficio.
Ecco spiegata, almeno parzialmente, la nascita e la crescita di tanti palloni e palloncini gonfiati, specialmente a livello locale dove il livello culturale ed economico sono piuttosto bassi.

LA SCIENZA

 La Scienza spesso è stata accusata di creare instabilità psicologiche nelle coscienze ogni qualvolta che i semi del dubbio vengono instillati nel criterio del libero arbitrio.
La Scienza non è, e non dovrà mai essere, un morbo per l'uomo. Semmai è una stampella per portare sostegno al suo cammino. Essa non sferra attacchi contro nessuno. Tantomeno alle fedi religiose.
Le basi terze, libere, della Scienza sono state poste dal Galilei con l'introduzione delle domande su Studio, Ragione, Esperienza.
Studio Esperienza Progetti.
 

11 giugno 2024

SCETTICISMO

 E' l'atteggiamento di chi esclude la possibilità di una conoscenza assoluta delle cose e della verità.
E' scettico chi dubita di tutto; chi non crede in nulla per principio. E' colui che non è ottimista e non ha fiducia, fede, in alcun ideale o altro.

Lo scetticismo quando smette di essere una canonica domanda di conoscenza e di dubbio può diventare una patologia dell'anima, che porta l'uomo nella perenne incertezza intellettiva. Incertezza che erode i fondamenti del vivere civile.

La società fino a poco tempo fa era credulona su tutto ciò che era diffuso dai media; ora allo stato attuale, tende a dubitare di tutto. Anche di tutte quelle fonti prima considerate di enorme valenza etica o morale o sociale o religiosa. 


PARLARE E SCRIVERE BENE

 Le 40 regole per parlare e scrivere bene l'italiano, secondo Umberto Eco. 
Con le osservazioni personali. 

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
-Raramente faccio allitterazioni. 

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
-Usato quando necessario. 

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
-Non amo riportare frasi fatte. 

4. Esprimiti siccome ti nutri.
-Sì, il mio linguaggio è semplice e lineare come la mia vita. 

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
-Mi capita di usare sigle, abbreviazioni o altro, ma, in modo preventivo, spiego, sempre, il significato esatto. 

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
-Parentesi o incisi in molti casi sono indispensabili perché interrompono il filo del discorso e distraggono anche foneticamente la lettura. 

7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
-I puntini di sospensione li uso, non spesso, ma li uso. E, anche essi, spesso sono insostituibili. 

8. Usa meno virgolette possibili: non è "fine".
-Quando si riportano frasi o parole dette da terzi è necessario tale uso. Non sarà fine, ma è chiaro e preciso. 

9. Non generalizzare mai.
-Bisogna stare attenti a non farlo, ma qualche volta ci sta. 

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
-Non è bello, ma spesso faccio uso di alcune parole straniere, per sintesi. 

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: "Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu."
-Riportare le cose dette da altri non mi piace. Con delle eccezioni che riguardano le eccellenze. 

12. I paragoni sono come le frasi fatte.
-I paragoni sono come le parabole. È bene saperli, ma non riportarli. 

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s'intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
-Il detto latino dice che giova ripetere un concetto, ma è pur vero che spesso ripetere più volte la stessa cosa è noioso, oltre che inutile. 

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
-Non uso termini volgari nella scrittura. Qualche volta faccio deroga a questa norma con il linguaggio. 

15. Sii sempre più o meno specifico.
-Sì, credo di esserlo. 

16. L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
-Non ne faccio. 

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
-Alcune volte lo faccio. E le considero piacevoli. Come sopra. 

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
-Sì. 

19. Metti, le virgole, al posto giusto.
-Sì. 

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
-Sì. 

21. Se non trovi l'espressione italiana adatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
-Non amo ricorrere a termini dialettali. 

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono "cantare": sono come un cigno che deraglia.
-Di norma non uso metafore. 

23. C'è davvero bisogno di domande retoriche?
-Raramente faccio uso di domande retoriche. 

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell'informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
-Cerco di essere conciso, anche se alcune volte mi rendo conto di aver sforato. 

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
-Son portato, sbagliando, a non prestare la giusta attenzione agli accenti. Me ne dolgo. Vedrò di rimediare in futuro. 

26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
-Sì. 

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
-Ogni tanto mi capita di usarli. 

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
-Non lo faccio. 

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
-Sì. 

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l'autore del 5 maggio.
-È quello che faccio. Con qualche sporadica eccezione dovuta alla fretta. Bella l'ode di Manzoni in omaggio alla figura di Napoleone.

31. All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
-Sempre stima e rispetto per chi legge. 

32. Cura puntiliosamente l'ortograffia.
-Lo faccio, ma può capitare anche per l'azione dei correttori automatici. 

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
-Con quel nome è facile ignorarle. 

34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
-Quando serve serve. 

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
-Non lo faccio mai. 

36. Non confondere la causa con l'effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
-Non confondo la causa che ha generato qualcosa con l'effetto di quel qualcosa. 

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
-Le premesse sono le basi per arrivare alla tesi. 

38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
-Niente arcaismi. 

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
-Non prolisso e non scarno. 

40. Una frase compiuta deve avere.
-Sì, deve avere un senso chiaro e compiuto.

In ogni caso può essere piacevole derogare alle suddette norme, senza essere messi sul rogo. 

10 giugno 2024

LA FUGA DELL'ANIMA DA QUEL CORPO

 Quelli che giravano incontrastati erano due. Il terzo li aspettava nella tana, in attesa della fuga. I due si aggiravano, senza eccessiva ansia, come se sapessero di essere totalmente coperti, per le vie del paese, ogni tanto nascondendosi in specifici anfratti, protetti dai sodali e da barbari selvatici.

È, come belve selvatiche, si sono lanciati in un atto di guerra contro un giovane inerme. Giovane che alla ferocia rispose con la faccia pulita, con un volto stanco, sudato per il tanto lavoro quotidiano. Con un: Perché? 
Lo scorrere del sangue portò il freddo in tutto il corpo. 

Qualcuno accorse, premette con una mano sulla ferita più sanguinolenta, per cercare di bloccare la perdita ematica. Legò stretta la coscia, a monte di quella ferita e fece di tutto per scaldargli il petto.

E avvicinò la faccia alla sua faccia cercando di impedire la fuga dell'anima da quel corpo. 
Infine si accorse che da quel corpo l'anima era volata via e, allora, gridó, gridó, con tutte le sue forze, tenendo abbracciato quel corpo. 

8 giugno 2024

IL PROFILO SOPRA LA VALLE DELLA LUNA


 

IL DRAGO E IL SOLE

 


MUCCHE

 In questo periodo elettorale è evidente una forte presenza, invadente incontrastata e fastidiosa, di giorno e di notte, per tutte le vie dei paesi (non definibili borghi) di vacche.
Di Fanfani e sacre. Il comportamento è identico. 

LA FAMA

 La fama rappresenta l'eco durevole di ammirazione o di consenso.
Raggiungere la fama equivale a dire divenire celebre, avere il favore del pubblico, essere noto, popolare, rinomato, di successo.
Una persona è famosa quando è riconosciuta ampiamente dalla società. Essere famoso non significa essere una persona perbene.

Ma, dove abita la Fama?
La Fama abita nel posto più esclusivo che esiste al mondo. Quel posto è il centro del mondo. Ossia al centro di Cielo, Mare e Terra. Sulla linea di confine dei tre regni. Quindi, è appartenente ai tre regni. 
Da quel posto c'è la possibilità di conoscere tutti gli avvenimenti che avvengono su ognuno di essi.
La casa, molto accessoriata, senza porte, con tante piante fiorite, è posta in cima ad un colle per esaltare, durante la salita, l'importanza di chi ci abita. La casa della Fama è sempre aperta, giorno e notte. 
In quella casa, fatta di bronzo per far risuonare ogni voce, non si dorme mai. Lì il silenzio non esiste. Tutto è interessato, non da immenso clamore, ma da sussurri contenuti e continui, simili al rumore delle onde del mare non in vicinanza.

L'atrio della casa è sempre gremito di gente anonima che va e che viene, che mormora parole. Alcune di loro parlano raccontando lunghi e monotoni discorsi verso orecchie ben disposte alla ricezione. Altre orecchie ascoltano solo per riferire, altrove, quello che hanno raccolto dall'ascolto, aggiungendo qualcosa. Con le invenzioni crescenti ogni volta, senza alcun ritegno. 
In quel luogo non è importante il merito di ciò che si dice, l'importante è dire.

Il quella casa si trova: gioia inconsistente, credulità ingenua, errore inventato, timore tendente al panico, sedizione emergente, sussurri di ignota provenienza.
Da quella casa, il suo padrone, vede tutto ciò che succede nei tre mondi e, in genere, comunica a tutti quello che sa. 
Ma, c'è chi ci crede e chi non ci crede a quello che dice.

7 giugno 2024

GIOACCHINO DA FIORE

 Dante Alighieri nella sua opera più famosa, studiata ed ammirata in tutto il mondo, racconta gli aneddoti del suo viaggio nell'aldilà, accompagnato prima da Virgilio e, poi, da Beatrice. 
Dante parla nella sua opera delle anime incontrate nell'inferno, nel purgatorio e nel paradiso. Le anime rappresentano, in genere, le persone più famose dei vari settori della vita, presente e passata.
Dante parla di persone appartenenti ad ogni angolo, allora conosciuto, della terra. Parla spesso di persone toscane, appartenenti alle tre cantiche.

Nel Paradiso, al Canto XII, vv 140-141, parla, con estremo riguardo, di un sapiente filosofo, pensatore, teologo, capace di influenzare il pensiero religioso e culturale del suo tempo e dei tempi successivi. Anche dei giorni nostri. Si tratta di Gioacchino da Fiore. Unico personaggio di origine calabrese menzionato dal sommo poeta.
Il pensiero culturale, ancora attentamente studiato, trova riscontro in numerosissime opere che vanno dalla teologia, alla vita quotidiana, alla pittura e perfino all'urbanistica.
C'è traccia di Gioacchino negli studi sulla "teologia della speranza" così come analizzata dal gesuita Michel  de Certran e dal monaco protestante Jurghen Moltmann sulla base delle concezioni escatologiche di Ernst Bloch.
E' stato in forte contrasto con Agostino laddove costui diceva che "La libertà perfetta nella vita terrena era impossibile".
Gioacchino negata tale affermazione dimostrando l'esistenza della "completa libertà dello spirito nell'ultima fase della storia. Quella dello Spirito Santo, non prevista da Agostino.

Secondo Obama, già presidente degli Stati Uniti d'America,
"Gioacchino da Fiore è:
- maestro della civiltà contemporanea;
- ispiratore di un mondo più giusto;
- ispiratore della necessità di un cambiamento radicale della storia;
- il portabandiera di una società più giusta, pensando all'apertura di una epoca straordinaria in cui lo spirito riuscirà a cambiare il cuore degli uomini".

3 giugno 2024

MORFEO E I SOGNI

 Una buona parte della vita l'uomo la passa a letto; per riposare e per dormire. E' durante la fase del dormire che esso, molto spesso, per quello che può ricordare, va incontro ai sogni.
Gli argomenti dei sogni , dicono gli esperti del settore, sono legati alle esperienze di vita vissuta o auspicata o temuta. Con riferimento al passato prossimo o remoto.

Nella cultura classica tutto aveva una logica; tutto era, anche in questo settore, sotto lo specifico controllo delle divinità preposte.
Giunone, vicina al vertice gerarchico delle divinità, per esempio, non accettava che un suo tempio fosse frequentato dai familiari di un estinto, i quali ignari del destino funesto del congiunto, pregavano e chiedevano alla Dea la salvaguardia della vita di chi la vita non l'aveva più. Per Giunone non era accettabile che le mani contaminate dal lutto, seppur sconosciuto, toccassero il suo altare. 
E, per evitare ciò, si rivolgeva, indirettamente, tramite una messaggera, al divino Sonno chiedendogli di andare in visita al soggetto interessato portando la notizia del decesso con la visione del parente.

Fece così anche con Alcione che, in sogno, vide l'adorato marito Ceice oramai passato nel mondo dei defunti.
Il regno di Sonno è una rustica dimora segreta, priva di luce diurna e notturna. Solo dei sospetti vapori fuoriescono dal suolo, come in una squallida bettola. Lì non ci sono uccelli, non ci sono cani e neppure oche che interagiscono col silenzio di quella terra, perennemente avvolta dalla nebbia. Priva di animali domestici e di fiere. Nessuna voce umana, lì, è stata mai sentita.
Solo le acque del fiume Lete mormorano sommessamente scorrendo sui sassi dell'alveo, nel silenzio delle tante erbe che nelle umide notti rilasciano un sopore che viene diffuso in ogni dove.
Il dio Sonno abita in una casa senza porta. Nessuna persona sta a fargli da guardia. Nel centro della casa si trova un letto posto in alto su quattro piedi di ebano nero. E' un letto scuro, imbottito di piume sul quale il divino resta in attesa di "iniziare" l'attività secondo le volontà dei divini.
Intorno al letto è possibile vedere i numerosi "sogni inconsistenti". Per farsi avanti, in quella casa, è necessario scostare, delicatamente, tutti quei sogni che ingombrano il percorso.

"O Sonno signore della quiete,
il più placido degli dei,
tu che sei pace per il cuore e non conosci affanni,
tu che ristori i corpi stanchi delle loro pesanti applicazioni 
e li restituisci attivi per le nuove fatiche,
ordina ad uno dei sogni che riproducono le immagini del reale di recarsi da Alcione, con il suo sposo in veste di naufrago morto.
Questa è la volontà di Giunone"

E fu così che il "padre dei sogni" disse a Morfeo, uno dei suoi mille figli - forse il più bravo di tutti nella imitazione delle voci e delle forme - di assumere l'aspetto, la voce, indossare le vesti, usare le parole abituali e di portarsi nei sogni di Alcione, nei panni di Ceice, privo di vesti, lacero, livido, cereo come un morto, per far conoscere alla sposa la realtà sul marito.
Morfeo, in sogno, nei panni di Ceice, ha recitato talmente bene, come al solito, la sua parte (Con la voce, col racconto dei fatti, con le lacrime agli occhi) che Alcione scoppiò subito in lacrime, cercando, invano, di stringere, con le braccia tese, il suo amato sposo.

Quante volte, in analoghe situazioni, abbiamo teso le braccia per stringere a noi qualcuno, non sapendo che sotto quelle celate spoglie c'era ... Morfeo. 

DETERMINAZIONE

 - Per raggiungere il traguardo del successo progettato, a monte, bisogna dispiegare studio, impegno, preparazione, lavoro, convincimento.

- Il risultato di vittoria si può raggiungere solo se lo si desidera con ostinata determinazione. E' la determinazione che fa diventare come possibile un qualcosa che appare come impossibile.
La saggezza e la caparbietà sono necessarie per rialzarsi dopo la caduta.

- Nessun traguardo di successo è possibile quando la mente è depressa, turbata.

- Nella vita le sfide le vincono solo coloro che son convinti di farcela, senza alcun dubbio.

- L'opinione positiva di se stessi rappresenta il presupposto indispensabile per il successo di vita. 
I Vincenti vincono sempre perché sono convinti di essere capaci di farlo. Essi sono sempre (O quasi sempre) sorridenti.
Ma, per vincere non basta solo volerlo. Tutti lo vogliono. Per vincere è necessario lavorare, sudare, studiare, soffrire, patire, tribolare, prepararsi con sacrificio alla vittoria. La vittoria è, anche, sforzo fisico e mentale, è sofferenza. Sforzo e sofferenza che trovano appagamento assoluto col raggiungimento del risultato. E tanto più grande è lo sforzo necessario per arrivare in cima tanto più grande è la soddisfazione per il risultato ottenuto. Sorridi, sorridi.
Di contro, l'ipotesi negativa porta solo la prigione, l'isolamento, la fine. 
I perdenti sono quasi sempre con la faccia truce.

NON FERMARTI

 Su, coraggio!
E' tempo di incalzare!
Svelta Ippomene!

Mettici tutte le tue forze!
Non fermarti!
Vincerai!

Io ne sono sicuro.

IL RICORDO

 Il ricordo del mio dolore durerà in eterno.
La tua morte sarà commemorata ogni anno 
e la cerimonia riprodurrà le manifestazioni del mio dolore.
Col tuo sangue che, come il tuo nome, è diventato un fiore.
Fiore rosso come il tramonto sul mare, un anemone al vento.

LA RABBIA DELLO SPARVIERO

 Lo sparviero è un potente e aggressivo rapace, con becco adunco e con artigli uncinati. E' un uccello spietato, dotato di grande potenza.
E' l'aquila dei passeri (Mangia tutti i passeri che si trovano nella sua zona). Ha piumaggio (Il maschio) grigio ardesia nella parte superiore, con guance e parti inferiori rossicce.
Aggressivo con tutti gli uccelli, forse, come dice la mitologia, per far pagare il suo immenso dolore per la morte della figlia a tutti gli altri.

Quello è il dolore di un padre (Dedalione) in continuo pianto per la morte della bellissima figlia, Chione. Ragazza con tanti pretendenti, fin da giovanissima, per la sua splendida bellezza.  
Tra essi c'erano Febo e Mercurio che, a prima vista, si innamorarono, entrambi, della fanciulla, senza farne mistero.
Mercurio, nonostante il diverso consiglio di Apollo, con un artifizio, fece addormentare la ragazza e la fece sua in serata.
Febo, con altro artifizio, godette del piacere sensuale della fanciulla.
Dopo nove mesi Chione, con un parto gemellare diede vita a due figli. Uno per ognuna delle due divinità che l'avevano posseduta.
Antolico, figlio di Mercurio, con le ali ai piedi, era astuto, abile, ladro; come il padre.
Filommane, figlio di Febo, nato con grandi doti canore e con l'estro nel suonare la cetra.
Chione nella sua vita aveva tutto ciò che le serviva per essere felice, però, osato affermare, pubblicamente, ed aveva ragione, di essere molto più bella e piacente della dea Diana. Dea che, a suo parere, si presentava con un aspetto non adeguatamente aggraziato, come il suo.
Diana che non ha gradito proprio per niente tale affermazione ha pensato di vendicarsi facendo perdere la vita a Chione, in modo cruento. 
Da qui il dolore e la disperazione del padre che non smetteva di piangere per la morte della figlia. E, vedendola bruciare sul rogo ha cercato per quattro volte di gettarsi nel fuoco e bruciare anche lui, con lei. Non riuscendo ad attuare tale tragico proposito, anche per intervento divino, corse velocemente fino alla cima del Monte Parnaso e da lì, senza esitare un istante, si è lanciato nel vuoto per soffocare il suo infinito dolore.

Fu lì che Apollo, mosso da compassione, lo sostenne nell'aria e lo trasformò in uno sparviero.

27 maggio 2024

LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA

 Per molto tempo Alessandria d'Egitto, con la sua Biblioteca è stata il cuore pulsante di tutte le civiltà convergenti nel Mediterraneo. 
Il Mar Mediterraneo è stato, per millenni, il punto di accumulazione delle più importanti Culture (Greca, Romana, Ebrea, Egizia, Islamica, Persiana). Culture che, spesso, hanno cercato  e trovato il sopravvento, singolarmente sulle altre, in seguito a cruente e sanguinarie guerre.
Guerre che, spesso, portavano alla distruzione di quasi tutto ciò che apparteneva ai vinti. Spesso da tali distruzioni erano salvaguardate tutte quelle cose che facevano rimando alle Arti, alle Scienze, alla Cultura. Argomenti che, seppure rimodulati nel linguaggio formale, andavano a costituire un bagaglio di conoscenza, e quindi di potenza, per i vincitori.
Ma non sempre è stato così. Basta pensare alla famosa Biblioteca di Alessandria di Egitto e a due personaggi famosi ad essa legati.

Ipazia è la persona più importante legata alla Biblioteca. Per i suoi studi scientifici di Astronomia, Matematica, Medicina, fatti grazie ai testi, anche di origine asiatica, conservati in quella Biblioteca, ha sostenuto, tra l'altro, l'erroneità della teoria che, allora, voleva la Terra al centro dell'Universo.
I suoi studi visti come un grave affronto dai rappresentanti locali della chiesa Cristiana la portarono ad una tragica morte, insieme ai tanti libri ad essa collegati.

La Biblioteca di Alessandria, nonostante le reiterate disavventure, è sempre riuscita, come un'araba fenice, a resuscitare dalle sue stesse ceneri.
Anche il Califfo che era riuscito a conquistare la città, come è stato tramandato ai posteri, aveva le idee chiare su cosa fare della Biblioteca. Queste le sue parole.
"Che fare di tutti questi libri?
Quelli che parlano bene del Corano sono inutili.
Quelli che parlano male sono dannosi.
Quindi, bruciateli tutti!"

Scene analoghe l'uomo è stato capace di reiterarle tante altre volte. Anche nel secolo scorso.
La Cultura è come la Libertà. Richiede, costantemente, di essere difesa dalle insidie che, spesso, si nascondono sotto false vesti. 

ATALANTA

 Atalanta, figlia di Iasio, re dell'Arcadia, è stata abbandonata dal padre sul monte Pelio, in quanto indesiderata perché femmina. Il padre aspettava un figlio maschio, per la continuazione del casato nel regno. 
Allevata da un'orsa cresce bellissima, con forza e con molti talenti.

Era una divinità greca, bellissima, famosa per le sue insuperabili capacità (Anche con i maschi) nella corsa, nella caccia, nella lotta. Era contesa e desiderata da molti, ma pochi osavano partecipare ai suoi tornei, alle sue gare, ove il vincitore aveva diritto a diventare il suo sposo, ma di contro, in caso di sconfitta, andava, inesorabilmente, incontro alla morte. 

Ippomene, rimasto affascinato dalla sua bellezza ha osato sfidarla a corsa dopo averle detto che sarebbe stata, sicuramente, la sua sposa. 
Ed anche lui avrebbe fatto la stessa fine degli altri pretendenti se non ci fosse stato  un aiutino (Regalo di tre pomi d'oro. Usati per distrarre Atalanta durante la corsa, con conseguente beneficio a favore di Ippomene) da altra divinità (Venere) sostenitrice della sua parte...
Col conseguente coronamento di un amore sbocciato in entrambi.

Vinta la corsa Ippomene prende in sposa Atalanta e  la coppia vive serenamente la passione coniugale. Vissuto coniugale intenso che smette bruscamente per la profanazione con un atto amoroso impudico in un tempio dedicato a Cibele. 
Afrodite scarsamente sensibile e disponibile verso queste trasgressioni (Sesso sfrenato in un tempio), forse anche per un pizzico di invidia, punisce i due bellissimi e aitanti giovani trasformandoli in leoni, animali che secondo la tradizione del tempo non potevano accoppiarsi. 
La coppia, rappresentata da Ovidio, mostra l'incontenibile pulsione carnale e i conseguenti rischi in cui essa può andare incontro se priva di freni inibitori. 
La storia di Atalanta può essere vista, anche, come il superamento del trauma del rifiuto da parte del padre con il complesso e ricercato legame di coppia con Ippomene. Legame liberatorio e privo di qualsiasi esitazione e inibizione.

CADERE E RIALZARSI

 La vita è fatta di successi e di cadute. 
Cadute che possono essere generate da fattori interni o esterni alla volontà dell'interessato.
Ad ogni caduta deve, sempre, seguire una ripresa, per continuare verso i propri progetti di vita. Senza lasciarsi condizionare dalle avversità.
Ognuno deve cercare di capire cosa vuole fare (Professione, attività lavorativa) nella vita, della propria vita. E, possibilmente, è essenziale, fare ogni sforzo per andare a svolgere nella vita una attività piacevole, possibilmente divertente. In queste condizioni la vita scorre serenamente, con gioia e, quasi sempre, con adeguate soddisfazioni, anche economiche.
Chi non ha la fortuna di fare una attività piacevole rischia di andare incontro a stati di frustrazione, di insoddisfazione, di tristezza generale.
Ogni essere umano dovrebbe avere la fortuna di svolgere nella vita un lavoro gradito, appagante, piacevole, divertente. Chi si diverte sul lavoro dimostra di conoscerlo bene, di saperlo svolgere bene, senza remora alcuna, da parte di chiunque.  
E per ottenere tale risultato non bisogna aver paura di essere inadeguato, magari per un giudizio negativo, più o meno disinteressato, di terzi. Non bisogna aver timore di non riuscire la cosa che si vorrebbe fare. Non bisogna aver paura di nulla e di nessuno. Bisogna andare avanti con determinazione, con convincimento assoluto, con fiducia in se stessi.
E non bisogna, mai e poi mai, rinunciare al proprio progetto per una caduta, per un qualcosa andato a male durante il percorso. 

Le cadute, nella vita, in ogni settore, sono, si potrebbe dire, fisiologiche. La cosa importante non è cadere; la cosa più importante è rialzarsi, è avere, immediatamente, la forza e la determinazione di riprendere il cammino. Riprendere il cammino, come se nulla fosse successo. E' profondamente errato fermarsi in un progetto di vita per il semplice motivo del verificarsi di una caduta. 
Solo andando avanti, con forza e carattere si è capaci di conoscere bene se stessi e di far vedere, agli altri, di cosa si è capaci di fare per raggiungere il traguardo di un percorso gradito e ambito. Con successo.
Nessuno mai riuscirà a stoppare i sogni di vita di chi è fortemente determinato a rialzarsi dopo una caduta.

22 maggio 2024

PIGMALIONE

 Col termine pigmalione si definisce la persona che assume il ruolo di maestro nei confronti di altra persona rozza e incolta, plasmandone la personalità, sviluppandone le doti naturali e affinandone i modi.

Il mito di Pigmalione, secondo Ovidio, fa rimando allo scultore, di Cipro, capace di modellare una statua di donna, nuda, nell'avorio, ritenuta espressione di assoluta bellezza e femminilità. Statua ritenuta superiore, in bellezza, a qualunque donna in carne e ossa. 
Statua talmente coinvolgente da portarlo a dormirle accanto, con passione ardente, nella speranza di vederla, un giorno, viva, animata.
La bacia e gli sembra di essere baciato, le parla, la stringe. La colma di tenerezze. Le porta quei doni che le fanciulle amano ricevere: conchiglie, sassolino levigati, fiori variopinti, gigli, gocce d'ambra. Le mette addosso eleganti vestiti, anelli alle dita, collane di perle al collo.

Per fare in modo che tale metamorfosi avvenisse si recò, sicuro e fiducioso, al tempio di Afrodite, alla quale divinità chiese, accoratamente, l'animazione della bella scultura d'avorio, creata con le sue mani. Afrodite dopo averlo ascoltato attentamente acconsentì alla singolare richiesta. E la statua, pian piano, cominciò ad animarsi e, quindi, l'artista la si vide diventare umana, in carne ed ossa.
Pigmalione  e Galatea (La ex statua) si sposarono e concepirono una figlia , Pafo, antico nome di Cipro.

L'effetto Pigmalione (Di Rosenthal) rappresenta la profezia che si autorealizza. 
In sintesi, se uno studente si convince della presenza di un giudizio negativo del suo professore allora esso tende a giudicare come dispersivo, negativo il suo operato, che continuerà ad essere insufficiente. Di contro, se esso si convince  che il docente gli dia più credito di quanto realmente esista allora esso mostrerà un impegno nello studio superiore a quanto umanamente possibile. Un buon docente dovrebbe essere a conoscenza dell'effetto Pigmalione per il diffondersi di una crescita culturale potenzialmente più elevata.

Tale concetto è stato portato a teatro da George B. Shaw. 
Nelle scuole ci ha pensato Maria Montessori (I professori dovevano astenersi dal pensare male di uno studente, perché il semplice pensiero poteva trasmettere allo studente una spinta psicologica negativa).

21 maggio 2024

STRUGGENTE AFFETTO TRA SORELLE

 Lacerante è il racconto di Jole per la morte della bellissima sorella Driope, per colpa di un dio roso dal desiderio della carne.
Non so però se riuscirò a parlarne, a scriverne, per i tanti collegamenti, le analogie, che mi coinvolgono. 
Le lacrime e il dolore mi soffocano e cercano di impedirmi anche questa scrittura. 

Driope col figlioletto, di età inferiore ad un anno, attaccato al suo seno per nutrirlo col suo tiepido latte, si era recata sulla spiaggia di un meraviglioso lago  coronato da arbusti. Ella, ignara delle conseguenze, colse alcuni rossi fiori di loto per darli al bimbo, ma da quei fiori spuntarono delle gocce di sangue. Era il sangue di Loti la ninfa che per sfuggire all'aggressione di Priapo, dio della fecondità, si era trasformata in fiore. La recisione di quei fiori ha comportato la sua trasformazione repentina in albero. Solo Anfisso, il bimbo lattante, è stato sottratto a quella fine.

E quando era divenuta quasi tutta albero, meno che la faccia e la gola, qualche minuto prima della fine, la voce trova strada nella sua gola, levandosi, accorata, verso il cielo.

"Giuro sugli dei di non aver meritato questo scempio!
Subisco la pena per una colpa non commessa. Del resto tutta la mia vita è senza colpa.
Se mento, possa questo mio legno disseccarsi e perdere le fronde e, poi, essere abbattuto dalla scure e bruciato.
Quando il mio bimbo saprà parlare ditegli che sotto quest'albero si nasconde la sua mamma.
Insegnategli ad avere un reverente timore dei laghi e non si azzardi a cogliere fiori. Tutti gli arbusti possono essere corpi di divinità.
Toglietemi le mani dagli occhi! Rinunciate a questo atto di pietà."   

APLOMB

 Per definire una persona perfettamente disinvolta, sicura di se, precisa, in perfetta condizione di autocontrollo, tale che neppure delle dure provocazioni possono riuscire ad alterare il suo stato naturale, si usava, e in parte si usa ancora, una locuzione francese, à plomb, (A piombo) ripresa dal canonico linguaggio dei muratori nell'uso del filo a piombo per verificare la perfetta verticalità di un muro, un pilastro o altro.
Solo in quelle condizioni si evita, per quanto possibile, il pericolo di cadere.
Aplomb.

CULTURA O CONOSCENZA?

Cultura o Conoscenza? 
Cultura? 
E' quanto occorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale e all'acquisizione  della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società.
Patrimonio delle cognizioni e delle esperienze acquisite tramite lo studio, ai fini di una specifica  preparazione in uno o più campi del sapere. E' sinonimo di formazione, civiltà, dottrina, erudizione, istruzione, educazione, conoscenza, sapienza, sapere, patrimonio intellettuale.

Conoscenza?
E' l'apprendimento di un qualcosa. E' la facoltà di percepire e di apprendere. E' l'atto del conoscere, del possesso di una procedura, di un sapere. E' acquisire con l'intelletto, conoscere, sapere. E' la consapevolezza  e la comprensione di verità, di fatti o informazioni  ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento. 
E' intendere, comprendere, imparare, sapere, intuire, distinguere, individuare, afferrare con la mente, avere a conoscenza di un fatto, avere cognizione ampia e approfondita di qualcosa, spesso frutto di studio di lettura, di pratica esecutiva.
 
La Cultura è rivolta all'appagamento dello spirito e dei massimi valori etici, sociali e morali.
La Conoscenza è rivolta prevalentemente all'appagamento dei desideri personali ed eventualmente solo in subordine verso quelli generali.
Lo studio porta in se la conoscenza di una materia (Medicina, per esempio) che può essere messa in atto per acquisire prestigio e benessere economico personali. 
Tale conoscenza, inoltre, se si manifesta, anche, come aiuto sanitario verso gli ultimi, i bisognosi di cure, ma privi dei mezzi economici necessari per il sostegno di tale bisogno, allora assume una funzione culturale di inestimabile valore.

Alla fine del corso di studi delle scuole medie superiori, spesso, gli studenti si sentono domandare che indirizzo di laurea si sentono di intraprendere.  Accanto a questa domanda, ai ragazzi bisognerebbe  domandare: 
"La professione che eserciteranno sarà utile per la società? Il genere umano sarà avvantaggiato, sarà indifferente o sarà danneggiato dall'attività conosciuta?
Ogni persona dovrebbe conoscere, dettagliatamente, il fine, lo scopo, a cui la propria attività è diretta. E se il fine non è eticamente accettabile è necessario fare un passo indietro e porsi dei punti di domanda. Porsi interrogativi di vita.
Bisogna sapere che nella vita non sempre è positivo lasciarsi sedurre dall'interesse materiale, economico. Il valore etico, intellettuale, in ogni attività professionale, deve essere sempre prevalente. 
La scelta di campo che porta condizioni di vita meno pericolose e meno dolorose per il prossimo, indipendentemente dal fatto di essere o meno un credente, non deve, mai, essere messa in dubbio.

Al conseguimento di una laurea, specialmente nel campo scientifico, al futuro professionista  si dovrebbe porre la domanda: 
"La professione che eserciterai sarà utile per la società? Il genere umano, da tale esercizio, ne trarrà vantaggio, sarà indifferente o sarà danneggiato?

E penso a quel medico che dopo aver visitato (Gratuitamente?) un paziente, costretto in condizioni di cattività, dopo qualche giorno è tornato dal suo paziente con il medicinale che gli ha salvato la vita.
Era accettabile eticamente, culturalmente, l'azione del professionista?
Come ha fatto quel medico a convivere con la propria coscienza? 

20 maggio 2024

SCRIVERE

 Leggere e Scrivere sono due cose essenziali per la crescita culturale di ogni persona. Leggere è cosa più semplice che scrivere. Entrambe le cose per essere fluenti devono essere esercitate.
Per scrivere con passione è necessario essere:
- ispirati,
- con la mente sgombra,
- al chiuso fra quattro mura,
- col telefono spento.

Lo sanno scrittori e poeti che spesso si trovano con fare sconsolato, deluso, allucinato davanti a un foglio di carta totalmente bianco, o con qualche frase non appagante che porta alla distruzione del foglio.
Leggere è per tutti; scrivere non è per tutti. Inoltre, la capacità di scrivere è qualcosa che deve essere mantenuta in allenamento. Sempre!

A PENSARCI BENE

 Cerco di convincermi di essere il più possibile anonimo, di non apparire, di passare inosservato, di essere tranquillamente normale.
Cerco di convincermi di essere di trovarmi in questo stato. 
Ma, riflettendoci bene, mi rendo conto che non è così.

Ho una ferita atroce nel cuore. Qualcosa di inimmaginabile.
E,
gli occhi spenti, secchi, o pieni di lacrime in assenza di gente; 
il pallore del mio volto che spesso cerco di camuffare con un artificioso sorriso;
la rilassatezza del corpo;
l'espressione vagante del volto negli spazi infiniti;
le mie assenze emotive;
l'assenza di slanciati abbracci di corpo e anima;
l'assenza, il crescente spegnimento di affettività;
la presenza, in certi momenti, di una rabbia delirante;
i tanti momenti di assenza di equilibrio;
   sono spie, segni, inequivoci, del mio cuore ferito. Sanguinolento.

17 maggio 2024

RASSEGNAZIONE

 -Domenico: Ciao Bruno, come stai? 
Non ci siamo più visti, tutto bene con la salute?
-Bruno: Ciao Domenico, sto bene. Non ci siamo più visti perché non ci vado più a lavorare la terra di Argade, per fare l'orticello, che, come tu sai, facevo con gioia, da sempre, come mi aveva insegnato mio padre.
-Domenico: E perché non lo fai più l'orticello che ti forniva tanti ottimi frutti e ortaggi, grazie al terreno ideale e all'esposizione del suolo unica come quella di Argade?
-Bruno: Quegli orti che, in tanti, facevamo una volta ora non si possono più fare. Le vacche sacre hanno distrutto ogni cosa e distruggono qualsiasi iniziativa agricola, seppur di piccola entità, a carattere familiare. Anche ad Argade è stato innescato un meccanismo di desertificazione (Incendi generalizzati; Distruzioni di alberi; Taglio recinzioni metalliche; ...)  che ha portato all'abbandono dei terreni da parte di quelle poche persone proprietarie che ancora potrebbero e vorrebbero fare una qualche attività lavorativa.
E, purtroppo, non c'è niente da fare per sbloccare tale problema. 

Quanta rassegnazione, quanto scoramento, sgorgava dalle parole e dal volto di quell'uomo? Quanta tristezza nel fatto di non potergli dare un suggerimento, un aiuto.
 Lo Stato è totalmente disinteressato al problema. Le Istituzioni sono rappresentate da persone inadeguate; le norme vigenti sono inadeguate per la difesa dei diritti dei Cittadini. Lo Stato è alla deriva e i Cittadini, naufraghi in un mare in tempesta, consci della reale situazione non possono fare altro che aggrapparsi a qualunque legno si trovi a portata di mano.
Per i rappresentanti Istituzionali il problema, semplicemente, non esiste! 

BUON SENSO - ASTUZIA POPOLARE

 Le Metamorfosi di Ovidio, al Vol II, tra le altre cose, raccontano della turbolenta e avversata nascita di Ercole, figlio di Alcmena e di Giove, che non disdegnava le distrazioni extraconiugali. Distrazioni mal digerite dalla moglie Giunone e, quindi, anche da Ilizia, sua figlia, dea preposta alle sofferenze del parto. 
Alcmena portava avanti, da circa dieci mesi, la dolorosa gravidanza di Ercole che non voleva saperne di venire al mondo. In verità, non era lui a non voler nascere, ma era Ilizia che cercava di impedire tale nascita, per far piacere alla madre. 
Tante donne stavano vicino ad Alcmena con preghiere, assistenze, suggerimenti e consigli per affrontare  e sopportare le doglie, che, da molto tempo, le portavano dolorose sofferenze. Tra esse  c'era Galanti,  donna gentile, premurosa e disponibile la quale si accorse, a colpo d'occhio, della presenza dell'ostilità di Giunone a tale nascita. Si accorse che Ilizia stava seduta sull'altare con le braccia strette alle ginocchia, con le dita intrecciate. Capì subito che quella posizione della dea non poteva che essere ostativa alla serena nascita del bimbo. Quindi, di getto, senza pensarci su più di tanto, con volto allegro, con astuzia, con voce esultante, gioiosa, si avvicinò alla dea contratta e, mentendo spudoratamente, negando l'evidenza, le disse: 
"Chiunque tu sia, 
rallegrati con la mia padrona!
La puerpera ha ottenuto la grazia!"

La dea del parto esterrefatta, visto che non si aspettava tale notizia, ebbe un moto inconsulto; balzò verso l'alto e, così facendo, sciolse l'intreccio delle dita che rappresentava l'impedimento alla nascita. 
Ed il bimbo nacque, tra lo stupore di alcuni e l'ilarità e la gioia di Galanti, che era riuscita, col suo stratagemma, ad infinocchiare la dea. Gioia che subito dopo è stata costretta a lasciare il posto alla terribile reazione della dea del parto. 
Ma Galanti, seppur trasformata di un animale a quattro zampe, ha continuato a mantenere il suo zelo per essere stata capace di aiutare una partoriente semplicemente usando la bocca per una menzogna.

Il buon senso nella vita, secondo Ovidio, vince sempre. 
O quasi sempre.