Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

26 ottobre 2014

Mare d'autunno

La bellezza del Mare Tirreno, a Tropea,  in Autunno, è apprezzata solo dai cittadini dell'Europa del Nord.

Ponti


L'eleganza dei Ponti ad Arco (In muratura ed in pietrame)

14 settembre 2014

FATALITA' O CASUALITA'

Nella vita, spesso, siamo portati a domandarci se i vari accadimenti siano generati dal "caso" o dal "fato". I saggi, dall'antichità, ci insegnano, in funzione della scuola di appartenenza, che vale l'una o l'altra opzione.
Caso: Alcuni filosofi sono convinti che gli Dei non si curano né dell'origine, né della fine dell'uomo. Se ne "fregano" di loro. Così si spiega il caso, frequente, di sventure toccate ai buoni e di vita felice per i malvagi.
Fato: Altri filosofi, invece, ci spiegano che in ogni accadimento si concreta un preciso destino, derivato non dal corso delle stelle, ma dalle interelazioni dei rapporti naturali.  In presenza, anche, della possibilità di libero arbitrio, che, di per se, implica il verificarsi di eventi.
Con molti in condizioni di felicità per la presenza di sventure e con altrettanti molti in condizioni di infelicità pur nel pieno della loro potenza.
La maggioranza dgli uomini resta, ancora, convinta che il destino sia segnato dalla nascita. Escludendo qualsiasi interferenza della libera scelta dell'uomo.

ATTEONE

Era un cacciatore. Ha avuto la sfortuna di vedere Diana ignuda, al bagno. Per tale motivo è stato trasformato in cervo, e, quindi, inseguito e divorato dai suoi stessi cani.
Per quello che si sa, comunque, Diana, anche nuda, era molto bella.

NATURA E VITA DELL'UOMO

Abbiamo bisogno:
- del tonico di ciò che è selvaggio;
- che terra e mare siano selvaggi, non sorvegliati e controllati da noi;
- di vedere vigorie con fattezze vaste e titaniche;
- di vedere la costa del mare con i suoi naufraghi; i boschi selvaggi con i loro alberi vivi e marcentisi;  la nube carica di tuono.
Abbiamo bisogno di vedere la pioggia che dura tre settimane e provoca straripamenti. I fiumi, i torrenti, non sempre possono essere costretti entro gli argini.
Abbiamo bisogno di vedere che i nostri limiti vengano trasgrediti.

7 settembre 2014

NIMMO O MIMMO

Divagazione personale
Da piccolo le persone intime mi chiamavano Mimì (Usato anche al maschile)  e poi Mimmo, diminuitivi di Domenico. 
Mimmo trova un omologo in SCOZIA in NIMMO, molto usato dagli Ugonotti Francesi, che li si rifugiarono, per sfuggire alle persecuzioni di Luigi XIV. Tale nome era da loro usato per mantenere ignota la loro identità. 
Tale nome, infatti, deriva dal latino "nemo", che vuol dire, come ben noto, "nessuno" . Come il famoso capitano...

ZERO

Riprendo l'argomento altre volte toccato, sperando di non tediare. Anzi,...
Il concetto di zero, in matematica e filosofia (E, non solo), è di estrema importanza pur essendo stato introdotto, sostanzialmente, solo nel IX secolo.
La sua importanza è stata riconosciuta per prima dal mondo Indiano. In sanscrito, in origine si ha il "sunya-bindu" che indicava un punto vuoto. Poi gli Indù introdussero, nella vita degli scambi, il "sunya", ossia il vuoto.
Il mondo Arabo, prossimo coi commerci a quello Indiano, ha assimilato il concetto matematico del vuoto (Come differenza fra due quantità uguali: 8-8=0) traducendo il vuoto indiano in "as-sifr". Ossia, "assenza di qualunque cosa". Da questo termine "sifr" derivano tutte le definizioni di zero usate nel mondo occidentale. Tra esse:
- "cipher" (Inglese) = nulla, zero, nullità (Molto usato, anche, per insultare le persone. In Inglese il termine ha acquisito il significato di cifra. In Italia esiste ancora l'uso, in alcune regioni del Sud, del termine "cifero" che ha perso l'originario significato di zero, per acquisire quello di monello, vispo, svelto, luciferino.
   Il termine Arabo "sifa", tramite il latino, fu trascritto come "cifra" o "zefirum". Il passaggio da "zefirum" (O "cefirum") a "zefiro" o "zevero" è stato relativamente breve. E, da qui allo "zero", adottato in tutte le principali lingue di allora (XIV Sec), è stato necessario l'intervento dei Veneziani, che, col loro dialetto, imperversavano nei commerci.
   I grandi autoesclusi dalla storia dello "zero" sono stati i Greci. Essi, un po per principio, un po per superstizione, hanno respinto qualsiasi approccio con la nullità assoluta. Sbagliando, come raramente fecero nel loro storico passato.

MATEMATICA E PROSPERITA'

E' sempre vero, come diceva Napoleone, che "il progresso e la perfezione della matematica sono in stretto rapporto con la prosperità dello Stato"?
Certamente è vero per il passato remoto (Assiri, Babilonesi, Egizi, Greci,...) e per il passato prossimo (Italia, Germania, Regno Unito, USA, Giappone,...).
E' vero, pure, che le scuole matematiche, in Italia, ultimamente, hanno perso il loro fascino, la loro forza di attrazione.
Sono sempre meno i ragazzi che studiano matematica e fisica nelle nostre Università.

6 settembre 2014

ASCOLTARE IL NULLA: 4' 33"

Spesso nella vita moderna siamo coinvolti da meccanismi di azione-reazione che ci impediscono di essere, adeguatamente, razionali. Allora penso che l'Uomo dovrebbe abituarsi ad ascoltare ... il SILENZIO.  Come ci ha insegnato, non molto tempo fa, John CAGE con la sua composizione 4' 33". Confesso di aver "sentito" eseguire detta opera (Per intero) e di essere rimasto affascinato. In tanti hanno affermato che "è la più bella composizione di Cage".
   Si, ogni tanto sento il bisogno di ascoltare il ... nulla.
" Ed il naufragar mi è dolce in questo mar ".


SIR: BARONETTO

E' il titolo nobiliare che ancora oggi, nel Regno Unito (UK), viene attribuito, dalla monarchia, a cittadini rispettabili che hanno dato lustro alla loro patria.
Non capisco perchè è solo il Regno Unito, a farsi pregio di tale titolo visto che esso fa rimando al Sacro Romano Impero.

ORIZZONTE

L'uomo per essere felice ha bisogno di godere  di un vasto orizzonte.

CONDIZIONI SOCIALI

Se è vero, come è vero, che nel nostro Paese le condizioni sociali vanno proprio male, dobbiamo, tutti, domandarci se esse possono essere migliorate.
E, se la risposta è affermativa, cosa fare? e chi deve fare?

DISAGIO ESISTENZIALE - 24/08/2014

In Italia, dal contatto diretto è facile cogliere la profondità del disagio esistenziale, profondamente incarnato nelle coscienze, legato all'assurdità di un assetto economico capitalistico (Termine oramai in disuso) che favorisce una iniqua distribuzione della ricchezza.
   Il Cittadino è sempre più triste...
E, le stelle stanno a guardare...

LA CASA DI MINERVA

La dea Minerva ha sentito il bisogno e si è fatta costruire una bella casa tutta per se.
Momo, la dea del biasimo, naturalmente, non ha resistito dal criticarla per non averla fatta fare mobile. In modo da evitare i (Cattivi) vicini.
   ... e, non aveva tutti i torti...

SPERANZA DI VITA

Nel campo etico, politico o altro, come si fa a rinunciare ad una speranza, pur insicura, quando non abbiamo altre.
"La speme è l'ultima dea che fugge i sepolcri".
E, il pensiero corre al naufrago che, disperatamente, si aggrappa a qualsiasi oggetto galleggiante, fiducioso e speranzoso che lo possa ... portare in salvo.
   Il discorso è valido anche in ambito politico...

CIFERO

Qual'è il nesso fra il dialettale "cifero" ed il matematico "nulla".  Semplice. Con il termine  "cifero" si indicava il ragazzo monello, diavoletto, lu-cifero. Ma il diavoletto (Cifero) rappresenta il Nulla. L'antitesi di Dio.  Dio che nella cultura Cristiana ha creato il mondo, dal Nulla (Zero). Nulla, ove era stato relegato satana (Lucifero), luogo non luogo che rappresenta qualcosa di indesiderabile. Un non luogo, senza Dio. Ove erano relegati i nemici di Dio.
E' evidente, quindi, il nesso fra il diavolo e lo zero.

UMILTA'

Il vero concetto di umiltà è quello descritto da Isacco di Ninive (-600).
"L'umiltà concentra l'anima in un punto con la forza del Silenzio.
Un uomo veramente umile non ha alcun desiderio di essere conosciuto o ammirato dagli altri, ma desidera ritirarsi in sé stesso, annullarsi, come se non fosse mai nato.
Quando è completamente celato a sé stesso, è completamente con Dio".

PUNTI DI VISTA

Conversazione radionavale sulle coste canadesi:
-Marinaio: Prego, modificate la vostra rotta di 15 gradi verso nord per evitare una collisione.
-Civile: Vi consiglio di ruotare la "vostra" rotta di 15 gradi verso sud per evitare una collisione.
-Marinaio: Parla il capitano di una nave della Marina degli Stati Uniti. Ripeto di modificare la "vostra" rotta.
-Civile: No, ripeto, modificate la "vostra" rotta.
-Marinaio: Questa è la portaerei Enterprise. Siamo una grande nave da guerra della Marina degli Stati Uniti. Modificate la vostra rotta immediatamente!!!
-Civile: Questo è un faro. Passo e chiudo.

FISICA E FISICI

Un matematico può dire quello che gli pare, ma un fisico dev'essere, almeno parzialmente, sano di mente.
di J. W. GIBBS

CASSIOPEA

Cassiopea è una bellissima (E vanitosa) regina Etiope che ha osato dichiarare di essere la donna più bella del mondo (Più bella delle stesse Nereidi). L'immagine sopra riportata conferma tale condizione di bellezza. Il povero Poseidone, chiamato in causa da questa temeraria affermazione, è stato ... costretto a mettere a rischio la vita di Andromeda (Bellissima, pure essa, figlia di Cassiopea). Per fortuna il bravo Perseo è riuscito a salvare la vita di Andromeda ...
Per chi ne avesse voglia e non avesse niente altro più interessante da fare,  durante la notte, in cielo,  in assenza di nuvole, nell'emisfero boreale, a non molta distanza dalla stella polare, non molto distante dal carro dell'Orsa Maggiore, visibili e facilmente individuabili in questi giorni, è possibile ammirare la costellazione CASSIOPEA, le cui 5 stelle più evidenti sono disposte a forma di W. Ed è bellissima, sul serio.
E' appena il caso di aggiungere che è posta tra Cefeo (Marito Etiope) ed Andromeda (Figlia).

28 giugno 2014

SPERANZA



Mi affaccio alla finestra
e vedo il sole e chiedo:
quante volte ancora spunterai per me?
Il sole mi risponde :
non temere , per molto ancora sorgerò per te.

di Maria Perre, Roma 2012
Ricevo e pubblico, con entusiasmo, a richiesta dell'Autrice, questo desiderio di Speranza. Si, il sole per te sorgerà sempre. Un abbraccio.

IL CICLO DELLA VITA

Attraverso movenze brianzole

Con monti che affogano nelle acque

Quando la luna abbraccia le sue stelle.

E c’è ancora un curato che tentenna sul viottolo sassoso

Che discende.



Il tempo è un giro trepido che scorre.



Attraverso i paesi seminati come gioia di Cristo

Nel fiato corto della brava gente.

Donna, è il tuo canto di pena e di dolore

Nell’acrocoro appeso nei tuoi occhi.



Attraverso il tuo tempo ed il tuo mondo

Per cadere in ginocchio accanto al vento

Che ulula con canti di tristezza.

E la speranza è franta nelle vene.



Attraverso i tuoi sentimenti spaccati dal gelo

Per maledire scioccamente il mondo.

Mille arcobaleni solcano il cielo da punto a punto

E lanciano tinte di colori eterni.



Tutto s’inquieta e freme lungo questi frammenti di speranza.



Attraverso il pianto della mia terra

Col verbo dell’estorsione maledetta.

Ma non mi siederò sulla mina di Roma ...

Deflagrazione.

Ribollimento, e buio.



Attraverserò il mio cuore

Dove s’è tutto curvato per godere il silenzio

Senza suono di voce.


28/06/2014   Carlo A. Pascale
Da qualche tempo CAP ama rappresentare, con le sue belle liriche, come la presente, i sentimenti più struggenti dell'Uomo. E lo fa in modo raffinato. Coinvolgente, come il suo linguaggio forbito e colto;  come il suo acuto sguardo che, spesso, cerca, nei suoi interlocutori, disperatamente,  amore, amicizia e complicità. E' stato così, anche, ieri sera, quando l'ho incontrato, a casa sua, per una lunga chiacchierata. E, stamattina mi ha trasmesso questa nuova poesia per la pubblicazione sul mio blog.
Anche in questo caso l'Autore tende la  mano verso la sua Donna; che non sembra disposta ad accarezzarla.

24 giugno 2014

PISPIGLI, DI CARLO


Piangere e morire per te … 
Altro non chiedo.

Ero tra le tue braccia un re, 
Ora non so chi sono 

E vado
Non so che chiedere a Dio. 
E muoio.

Tutta la strada è tua: 
portami con te.

Ho dimenticato chi sono. 
Forse un uomo che va. 
 
Ecco, mi tolgo le scarpe per camminare a piedi nudi 
Non so quanto sia lunga la strada.

Il sogno era più grande di Dio … 
S'è franto nel silenzio.

Questa via è una maledizione 
Mi porta all'inferno.

Mi siedo a pensarti. 
E ti vedo. 
Splendida.

Se cantano gli uccelli 
E' tempo d'amore 
Li ascolto e muoio.

M'interrogo e mi rispondo 
In modo ossessivo, 
Ma m'interrogo ancora.

Ho il cuore tra le mani. 
Te lo consegnerò 
Al nostro incontro impossibile.

Prendo ad uno ad uno i miei pensieri 
E li frantumo con rabbia.

Sei pazza di onestà. 
Morrai da sola. 
Io sarò andato avanti ad accoglierti.

Ti aspetto ancora: 
Non posso che amarti.

Sei quello che mi basta. 
E sono felice da morire, se mi abbracci.

Una parola 
Due parole 
E poi … la morte.

Questo cielo bianco di sole 
E' un mio regalo.

L'uomo non aiuta mai l'uomo.
Lo uccide.

Alzi la mano chi vuole vivere:
E' tutto mani lo spazio.

Lo so che non mi accetti. 
Ma io sono venuto a portarti il mio cuore.

Ti porto l'ultima goccia di miele. 
Spargilo sulle tue labbra.

Eri la mia terra. 
Ora sto nel deserto, da solo.

Ero sazio di colori. 
Ora sono l'ombra della notte.

Come ti amo io non lo so … 
So però che ti amo. 
Non ridere.

Questo cielo immenso 
Mi accoglie e mi annulla. 

Cado spesso nell'infinito …
Pispiglio: ti amo. 

Lo pispiglio mille volte e più. 
Non senti?

di Carlo A. PASCALE, che mi ha chiesto poco fa di pubblicarla sul mio blog.

"Si tratta, di pispigli appunto. Di cosucce snelle, puntualizzanti, tentatrici. Una posia scritta con il singhiozzo alla gola. O, meglio, di  piccole misure poetiche , dimesse e infuocate, che sembrano lenire l'angoscia e, invece, l'accendono. E' un canto spezzato, singhiozzato, metabolizzato. Fortemente corrosivo. Ogni spicchio della lirica è un momento di dedizione e di affettuosità, fortissima. Inviato a chi aspetta e soffre.Il Poeta pispiglia; non ha più la voce per un canto aperto. Ma chi pispiglia è ancor vivo, ancora voglioso. ancora
credibile
." 
Non riesco a trovare le parole per questo struggente, bellissimo, lamento d'amore. Il Poeta cerca, come un naufrago, disperatamente, di aggrapparsi alla sua Musa. E la sua Musa, come un'onda anomala lo respinge, al largo, senza sentire lo strazio del suo cuore. E, per Lui, il naufragar è dolce, col pensiero delle tenerezze che le rivolgerà ... dopo. 
In corsivo il commento dello stesso Autore.
Carlo, sei un grandissimo Poeta. Il più grande tra i viventi.    

21 giugno 2014

DIO E LE LEGGI

Se Dio fosse vissuto nel mondo di oggi avrebbe i suoi non pochi grattacapi. In tal caso, noi ci troveremmo ancora in Paradiso, mentre Lui dovrebbe rispondere a ricorsi, appelli, rogatorie, prediche, mandati, preliminari, cercando di spiegare, in numerose udienze, la propria decisione di scacciare Adamo ed Eva dall'Eden, solo perchè avevano trasgredito a una legge arbitraria, priva di fondamento giuridico ("Non mangiate il frutto del bene e del male ").

LEGGI E GIUSTIZIA: Prolungare i litigi o risolvere i problemi

" ... aveva passato quarant'anni della propria vita facendo l'avvocato... Fin dall'inizio della carriera aveva perduto l'ingegnua visione della giustizia, imparando subito che le leggi non erano state fatte per risolvere problemi, bensì per prolungare all'infinito i litigi."

REINSERIMENTO

Il carcere è come il manicomio, non corregge, ma, anzi, insegna a commettere altri crimini.
Gli utenti si abituano ad un mondo irreale, dove tutto è consentito e dove nessuno è responsabile delle proprie azioni.
Solo il mondo politico non ha ben chiaro questo concetto. Per ovvi motivi.

METAMORFOSI

"... Albertine non era frivola, leggeva molto quando era sola e leggeva per me quando mi faceva compagnia. Era diventata assai intelligente. Diceva, del resto ingannandosi: << Mi spaventa il pensiero che, senza di voi, sarei rimasta stupida. Non negatelo. Mi avete aperto un mondo d'idee che non sospettavo nemmeno, e il poco che sono diventata lo devo soltanto a voi >> ".
da Precauzione inutile,  di Marcel Proust.

   Cambiamenti indotti che rimodellano la vita: Lettura, Arte, Studio, Portamento, Aspetto, Stile, Comportamento, Vissuto.

COME IL VENTO

Come il Vento della montagna.
Libero!

GABBIONI PER IL RIPRISTINO DEL LUNGOMARE

GABBIONATURE PER IL RIPRISTINO DEL LUNGOMARE DI SIDERNO DANNEGGIATO DALLE RECENTI MAREGGIATE. 
SOLUZIONE ASSOLUTAMENTE INOPPORTUNA (Errata) DAL PUNTO DI VISTA INGEGNERISTICO!
Ad una serie di errori precedenti si somma un altro ancora più madornale. A mio  parere.


24 maggio 2014

SCALA E TRAVE A GINOCCHIO

Nelle costruzioni in zona sismica (E non solo) il vano scala è quello che deve andare a collasso per ultimo. In alcune città terremotate, come L'AQUILA, invece, spesso le scale sono crollate prima delle altre strutture. Impedendo la fuga delle persone. 
In foto ho riportato una ipotesi di progetto di vano scala per zone sismiche di elevata sismicità (Ex prima categoria). 
Dettagli tecnici: Gradini armati con staffe e barre ancorate; Rampa armata con doppio strato; Trave a ginocchio lungo tutto il perimetro.

I MIEI CIPRESSI

I miei Cipressi, in una giornata uggiosa, svettano "pericolosamente" verso il cielo. Superbi, Dandy.

23 maggio 2014

CONFINAMENTO NODO (PILASTRO-TRAVE)

Interpretazione, in fase di completamento (Alcuni dettagli non sono ancora applicati), del "confinamento" di un nodo Pilastro-Trave, in una struttura in calcestruzzo armato, a 4 piani,  in una zona ad elevato grado di sismicità.


SINDROME DI STOCCOLMA

Come ben noto la SdS è una condizione psicologica che porta la persona che ha subito (Direttamente o indirettamente) un atto di violenza ad esprimere sentimenti positivi nei confronti di chi ha esercitato tale atto.
A mio parere, non è ammissibile nessun "paradosso psicologico": Nessun dialogo, volontario o involontario, è accettabile tra vittima e carnefice. 
Sindrome di Stoccolma? No. Mai!

TRASCENDENZA E PRATICITA'

Le donne, penso, siano meno portate (Educate?) rispetto agli uomini alla ricerca della "trascendenza". Sono più pratiche. 
Il  radicamento a terra, qualità della nostra cultura è instillata prevalentemente nel sesso femminile o no?

SANTI LAICI

La Chiesa Cattolica per rendere omaggio onore e merito alle persone che le hanno portato lustro ricorre alla santificazione.
Nessuno ha mai fatto la stessa cosa nel campo laico, per santi della Scienza e delle Arti.
Lo faccio io, ora, dichiarando SANTI LAICI le prime persone che reputo tali:
1) - Albert EINSTEIN  (1879 - 1955), Fisico,
2) - Galileo GALILEI   (1564 - 1642), Fisico, matematico,
3) - Isaac NEWTON    (1642 -1727), Fisico, matematico,
4) - Gian Lorenzo BERNINI (1598 - 1680), Scultore

RAGIONE (SCIENZA), SENTIMENTO (AMORE), RELIGIONE (MISTICISMO)

"Il fine più alto del Fisico è quello di pervenire a leggi elementari universali che permettano la ricostruzione dell'universo, per via deduttiva. Nessuna via logica conduce a queste leggi universali: soltanto l'INTUIZIONE, fondata sull'ESPERIENZA, può condurci a esse... Lo stato d'animo che permette all'uomo di lavorare in quel modo si avvicina molto a quello dei religiosi o degli amanti".
Albert EINSTEIN (1879 - 1955) - Fisico

SCIENZA E FEDE

I soli uomini profondamente religiosi sono gli scienziati e gli amanti.

9 maggio 2014

COLLODI, GIUSTIZIA

Che la Giustizia in Italia non funzioni bene è noto a tutti. Anche COLLODI nel suo Pinocchio (Attenzione, è un libro per Adulti non per Bambini!) ha, ironicamente, raccontato le "distorsioni" del sistema dei suoi  tempi (passati da moltissimi anni).
   "Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò  per filo e per segno l'iniqua frode di cui era stato vittima; ... e fini col chiedere giustizia.
Il giudice lo ascoltò con molta benignità: ... s'intenerì, si commosse... allungò la mano e suonò il campanello...
Allora il giudice, accennando Pinocchio ai gendarmi, disse loro: - Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro: pigliatelo dunque e mettetelo  subito in prigione.
   Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase di princisbecco e voleva protestare: ma i gendarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia".
Dedicato a tutte le persone che hanno subito (O pensano di aver subito) una ingiustizia dalla giustizia. Invito tutti  a volerci qui raccontare la loro disavventura.

26 aprile 2014

IRA

L'uomo durante la sua vita si può trovare davanti a circostanze che implicano un totale travolgimento del suo corpo e del suo spirito.
Con la rabbia l'uomo, per un torto subito o una frustrazione, tende a perdere il controllo delle sue azioni e, spesso, tende verso una qualsiasi forma di vendetta.
E' lo stato d'ira. Stato che, in ogni caso, è bene dominare; tenere sotto controllo. Anche per evitare la limitazione della propria serenità d'animo e di giudizio.
A chi non è mai capitato di "perdere le staffe "? Anche il Padre Eterno ogni tanto si arrabbia e scatena la sua "iradiddio". 
Per l'ira sono distinguibili due diversi livelli. Il primo è quello dell'ira cattiva, barbara, rozza, ingiusta. Il secondo è quello dell'ira buona, saggia, giusta.
L'ideale sarebbe da ricercare nello stadio fra il controllo e la prevalenza delle passioni. Ricordando che non avere vizi non è un merito. Il merito sta nel saperli dominare, al fine di conservare la serenità.
Voglio qui ricordare alcuni dei miei momenti d'ira (Giusta, saggia). Ho urlato:
-" Si vergogni " al capo dell'ufficio tecnico del comune di ... Ero proprio indignato;
-" Qual'é l'Università che le ha dato la laurea in Ingegneria?" rivolgendomi ad un ... alfabeta;
-" Lei, nell'ambito tecnico, è un cretino laureato" rivolgendomi al Sig.... , tecnico ;
-" Il sistema è gestito non da persone incompetenti, ma da persone colluse..." 
...
 Nella vita bisogna avere il coraggio di INDIGNARSI e protestare, quando le cose non vanno per il verso giusto. O no?

BACI

"I baci sono come le confidenze: uno attira, affretta, riscalda l'altro"

da "Senza domani" di Dominique-Vivant DENON

INTELLETTO

"L'Intelletto non è una luce che bruci da secca (Senza olio). Esso riceve alimento dalla volontà e dalle passioni "
 Francesco BACONE

DECADENZA

La cattiva gestione del potere e l'opprimente burocrazia portano, inesorabilmente, alla DECADENZA di un popolo.
In Italia il seme della decadenza e della dissoluzione è germogliato, da tempo, nella più sconcertante indifferenza (In chi rappresenta il potere e nella gente rassegnata).

10 aprile 2014

UN POETA ED I SUOI PENSIERI

Riporto, di seguito, le ultime quattro poesie di Carlo A. Pascale, ricevute poche ore fa per la pubblicazione sul mio blog.
Faccio la pubblicazione dopo una fugace lettura che mi ha fatto vedere un Poeta mentre dialoga con la sua Calliope. Con tanta, tanta, malinconia. Sensazioni ed emozioni che si trasferiscono immediatamente al lettore.
Carlo sei uno dei più grandi Poeti viventi. Bravissimo.

                 ECCOTI IL LUNGO CORSO DEI PENSIERI
Fremono mille insieme dentro il sole,
guardano il cielo tenero di luce,
cedono al vento tutti i lori olezzi,
i fiori del mio campo nel mattino
che impatta come un canto di speranza.
In quel giorno che avanza ho appeso la mia voce, Donna.
Un pensiero che geme accanto al nulla.
Questo è il mistero che mi porto dentro
Nella serena luce del mattino.
Eccoti il mare splendido di sogni
dove cantò l’amore Nosside di Locri.
Ed era duro il nume
nel petto ansante della giovinetta
nella distesa gonfia di attesa.

Eccoti lo splendore che rifulge
Tra mille smarrimenti di colori che gemono nell’animo svuotato.

Ed ecco il vento che trasporta il grido
Della lieve Persefone di Zeus.
Vergine ancora e schietta la figlia di Demetra
Non tremò nelle braccia di Ade e gli sorrise,
con occhi chiari nel remoto inferno.
Tutto si scioglie dentro il cuore e trema.
E il freddo impazza.

Eccoti il lungo corso dei pensieri, Donna.
Eccoti il pianto, aspro, della Fine.

Carlo A. Pascale
Siderno, 11.03.2014   ore 11,32


                                QUO…
E nella notte
Quando i pensieri battono al cervello
Alzo lo sguardo per vederti ancora, Donna.

Ed ecco a stuolo, in fila inelegante, le stelle
Che giungono alla terra su cui l’ombra posa.
E bussano alle case finalmente.
E dietro ad esse in un corteo infinito
passano comete con la chioma d’oro.

E vado insieme ad esse per lo spazio che s’inoltra sempre.

E incontro il tempo spavaldo che ridendo siede
Sull’orlo della fine che non c’è.
Quo…?”, mi chiede .
A me, Signore?”
E nel mio cuore luce una fiammella.

E : ”Se tu canti, Donna, m’addormento!”
Lasciami allora andare.
Parte la corsa del tuo uomo.
Prega.

Carlo A. Pascale
Siderno, 05/03/2014


                                      SETTE! DUE! NOVE!
Tu non apri le braccia per accogliermi
Per stringermi al tuo seno.
Tu non credi all’ora vaga della fine.
E non tendi le mani a consolarmi.
Non lo fai per amore, non vuoi che si parli di me, povero uomo.
Tu vuoi che resti quale sono stato.
E allora alza le carte : vince la più forte.
Ma forse è meglio la morra giocata tra la gente: Sette!..Due!...Nove!
Chi perde muore dove non si muore più, per sempre.
Se ti chiedo chi ha vinto, mi rispondi.
E se ti chiedo chi ha perso non rispondi.
Commossa apri le braccia per serrarmi al cuore.
E fremono d’affetto le tue mani e il pianto brilla a salti nei tuoi occhi.
Sul ramo a mezzogiorno freme un canto
E il sole è bianco.
Ora son lunghe le tue braccia, Donna,
lunghe fino al Signore che mi aspetta.
Un attimo e s’accende il firmamento per aprire la via.
Suona la campana nella sera e tutto vaga trepidando a valle .
Senti, mi vien da dirti: Tutto che muore rifiorisce in cielo?
Hai il volto calato sopra il seno.
Oh, ecco un treno....!
Ecco la mia sorte!

Carlo A. Pascale
Siderno (RC) 16.03.2014 ore 10,06


                               VERRÒ A TROVARTI
Verrò a trovarti quando cala il giorno.
A parlarti, verrò, Donna.
Hai sul volto la luce dei respiri
che salgono nel cielo
Quando la luna tornata alla collina
Effonde tenerezza sulla valle.
Io sono il cielo che contiene tutto
Che dipinge di blu tutti i miei monti
Là dove il sole grosso come un nume
Bacia la terra con passione eterna.
Ti prendo un lembo della veste, Sera,
per serrare la mano alle tue cosce e sparire
nel flusso della vita.
Portami al ballo, Sera.
Verrò a trovarti quando la notte muta si distende
Al fianco di chi dorme negli angoli più sconci della terra.
Notte, Genitrix, avvolgi quella gente!
Verrò a sedermi in cima alla collina dove il grano si curva
Come seno di donna quando ama.
Qua tutto chiama.
Tutto freme di pianto e di dolcezza.
Qua dove il vento sospirando arriva
Spargendo nella notte il suo concerto.
Soffiano insieme tutte le mie stelle e la terra che vibra,
Tenera, Donna, di pianto,
consoli il tuo poeta.

Carlo A. Pascale
4 aprile 2014
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Invito i miei lettori a leggere e rileggere queste Poesie. In esse è facile vedere un Uomo che prega, in silenzio. Incompreso? Forse è solo fuori dal suo tempo? In ogni caso si tratta di un grande Poeta.  DOMUS

1 aprile 2014

31 marzo 2014

FETONTE.

Fetonte ed il ... saper guidare.
In genere, nella vita (E, spesso, anche in letteratura) si dà onore al merito. Tanto più sai far bene il tuo lavoro, la tua attività, tanto più sei apprezzato, stimato e valorizzato dalla società. Ma non sempre è così. Sia per gli Uomini, sia per gli Dei. 
Penso al caso dello spericolato Fetonte, figlio di Giove, che rischiò di carbonizzare la Terra quando si mise alla guida del carro del Sole. Come ben noto, egli perse il controllo dei cavalli facendo avvicinare, pericolosamente, il Sole alla Terra (Facendo diventare desertica la Libia). Per fortuna di noi Umani Giove, pur distratto da una bellissima donna, si rese conto della situazione, con un fulmine sacrificò Fetonte, riprese il controllo del carro e riportò il Sole nella giusta posizione nel cielo. 
Al povero Fetonte è accaduto quello che può succedere a tutti i principianti patentati, i quali, pensando di essere dei provetti piloti,  rischiano di andare... fuori strada.
Mi sono sempre domandato, e me lo domando ancora, come mai se Fetonte non era un ottimo "pilota" Dante l'ha "immortalato"  nell'Inferno ("Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse"), nel Purgatorio ("La strada che mal non seppe carreggiar Fetonte") e nel Paradiso ("Il temo che mal guidò Fetonte").
Cosa più unica che rara.
Anche nella nostra Società esistono tanti Fetonte che guidano, incautamente, la cosa pubblica (Per fortuna non si tratta del Sole!).

ISTINTO E RAGIONE

Dalla Teoria alla Pratica.
Nella vita, spesso, ci rammarichiamo di essere troppo razionali (Dar prevalenza alla Ragione) e poco istintivi (Dar prevalenza ai Sensi). Mi rammarico di non aver agito diversamente, anche recentemente. La circostanza si può verificare, in vero, anche al contrario (quando sono i Sensi che prevalgono sulla Ragione). E non si può dire che l'istinto, l'ira non possono travolgere anche le menti raffinate.
Penso al caso di Schopenhauer che dopo aver dissertato, per tanto tempo, su "L'arte di avere ragione", "La saggezza della vita", i problemi della Morale e dell'Etica, si è "lasciato andare" in una lite condominiale con una sua vicina petulante, scaraventandola per le scale. Si è pentito della cosa, forse, solo per il rateo trimestrale che le ha dovuto versare per tutta la lunga vita della signora...
E' difficile, quindi, il passaggio dalla Teoria alla Pratica.

L'UOMO PENSA DI AVERE SEMPRE RAGIONE

L'uomo, per natura, pretende e pensa di avere sempre ragione. Mi è capitato, varie volte, di pensarla in modo diverso da altra persona, su qualche argomento. Ogni volta ho avuto la reazione istintiva, il convincimento, che essa era in errore. Quindi, ho cercato, con la dialettica e con la logica di "portarla" sulle mie posizioni.  Senza fermarmi un attimo per riflettere sulle sue idee. Questo perchè, anche io, spesso penso di ... avere ragione.
Per evitare di cadere in questa "trappola", ora, penso, rifletto, ascolto, attendo prima di esprimermi. Ma tale atteggiamento, qualche volta, è  confuso per snobbismo, sufficienza. Invece di tratta dello sforzo per allontanarsi dalla condizione naturale di malvagità dell'essere umano che non tende a portare a galla la Verità, in ogni dibattito, indipendentemente dalla propria opinione, eventualmente già pronunciata.

PARLAMI, O MUSA

Parlami, o Musa.
A Calliope, figlia di Zeus,  ispiratrice della Poesia.

INTELLETTO

"L'intelletto non è una luce che bruci da secca (Senza olio). Esso riceve alimento dalla volontà e dalle passioni".
Francesco BACONE

PRIMAVERA. TRA ARTE E MITO

Altrove ho parlato della dea Persefone costretta (???), per amore, a scendere nell'Ade, per ben sei mesi, e che ogni Primavera ritorna a vivere sulla Terra. In termini analoghi, in Primavera, illuminata da Venere aiutata dallo svolazzante Cupìdo,  gli Uomini e la Natura si aprono a nuova vita. Con essa Venere accende nuovi amori. Zefiro (Vento primaverile, spirante da Ovest) spinge le ninfe alla vita all'aperto. Flora (Madre dei fiori) sparge colori e profumi. Le tre Grazie (Gioia, Fascino, Bellezza) danzano armonicamente nel bosco. Il tutto mentre Mercurio si impegna  a disperdere le nuvole, per mantenere il sereno.
   Tale scena della Primavera è stata rappresentata in poesia da Lucrezio, nel V Libro - La Terra, del "De rerum natura". A tale rappresentazione si è ispirato il Botticelli che ha dipinto la sua magica "Primavera", conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze.



12 marzo 2014

DEMOCRAZIE E POTERI

Uno dei punti di criticità delle varie forme di democrazia è rappresentato dal legame esistente fra i tre Poteri (Legislativo, Esecutivo, Giudiziario). Tanto più esistono e sono forti i collegamenti fra i tre poteri tanto più si è in presenza di un sistema scarsamente democratico. 
In parole povere, se c'è commistione (Interferenze, Sudditanze, Dipendenze, Passaggio di uomini da un potere all'altro) fra parlamentari (Legislativo), ministri (Esecutivo) e magistrati (Giudiziario) vuol dire che la società in esame non è molto democratica. E questo a dirlo non sono solo io. In un paese Democratico i tre Poteri devono essere a TENUTA STAGNA. Chi è eletto o nominato in uno di essi non può e non deve poter passare, senza un lungo periodo di quarantena, in un altro. Apposite regole debbono impedire l'azione dei "vasi comunicanti". Regole che in Italia ... non esistono.
I tre Poteri devono essere autonomi, di pari dignità, senza alcun concetto di subordinazione tra loro. La sovranità popolare trae fondamento in tale divisione e separazione netta fra i poteri di uno stato.
Ammettere o accettare una condizione di subordinazione di uno qualsiasi dei poteri rispetto ad un altro equivale a retrocedere i rappresentanti del primo a livello più basso del secondo. Ma ciò non è ammissibile in una Democrazia moderna!
Il caso più grave, a mio parere, di subordinazione fra poteri dello Stato, in Italia, si è verificato recentemente tra la quasi totale indifferenza dei giornali, delle TV, dei partiti politici (Che, teoricamente, sarebbero i custodi, i paladini dell'identità Costituzionale). Mi riferisco alla decisione del Presidente del Senato (Ex magistrato) di far costituire il Senato della Repubblica parte civile in un processo penale pendente presso la Procura della Repubblica di Napoli. Non entro nel merito della questione, entro, solo nel principio dell'indipendenza dei Poteri del nostro sistema Istituzionale.  Tale costituzione di parte civile rappresenta, a mio parere, un colpo mortale a quel criterio di autonomia ed indipendenza dei tre Poteri. E' un riconoscre una condizione di subordinazione, di dipendena, del Potere Legislativo (Senato) dal Potere Giudiziario (Tribunale di Napoli). Ciò facendo si pone il Parlamentare (rappresentante della sovranità popolare) in una condizione di inferiorità rispetto al Magistrato (Che rappresenta non un eletto, ma un incaricato per la gestione del diritto). Tale concetto di subordinazione, in un paese Democratico, a mio parere, non solo  è illegittimo, ma è anche offensivo del sacrosanto Diritto di Sovranità Popolare di una Repubblica. Che non sia delle ... banane.
E, la cosa altrettanto grave, che io sappia, è la circostanza che nessuno dei Senatori (Presidenza, Aula), dei piccoli e grandi partiti politici, si sia portato su questi valori di Principio Costituzionale, restando tristemente bloccati sulle posizioni partitiche (Fermandosi al merito tecnico della vicenda).
In Italia, purtroppo, "così è, se vi pare...".

IL RICORDO DI ELETTRA

"Fra tutti i giorni quello fu
 per me su tutti odioso.
Che notte, che simposio, che nefandi guai!
Ivi mio padre trovò
una morte indegna, per mano di due
che tradendo mi presero la vita mia, m'uccisero.
A loro il potente d'Olimpo dia un fio di dolori
che paghino il fio.
Tali le azioni compiute: non abbiano un gusto di gioia mai!"

Si, non abbiano, neppure per un minuto, un gusto di gioia.

CONGIUNTI E DOLORE

"Via, senza indugio portatelo in casa. 
Solo a congiunti della stessa stirpe è lecito e conforme alla pietà vedere e udire mali di congiunti".
Creonte cognato di Edipo.
Gli altri, in questi frangenti, tacciano.

E PLURIBUS UNUM

La pluralità nell'unicità. 
Prevista anche nella costituzione degli USA. 
Ed in Europa?

CONOSCENZA

Il fondamento della conoscenza sta nei SENSI o nella RAGIONE?
Nei Sensi secondo: Eraclito, Lucrezio, Hume.
Nella Ragione secondo: Parmenide, Cartesio, Leibniz.

IL LAMENTO DI ELETTRA

"Oh casa d'Averno e Persefone,
e tu, sotterraneo Ermete,
divina Arà,
venerande Erinni, figliole di dèi,
che vedete chi morte ingiusta patì
e i letti violati, venite qua, soccorrete,
del sangue del padre mio,
esigete il fio"
Come Elettra anch'io esigo il fio, da parte di tutti i drudi!

TIRESIA

Pochissime persone hanno avuto il dono (La possibilità) di scendere e ritornare dall'Ade. Fra essi Ulisse che nel suo viaggio si è fermato a chiacchierare con Tiresia, indovino cieco.  
Costui un giorno ha visto due serpenti che si accoppiavano. Disturbato dalla scena uccise la femmina. Subito dopo fu tramutato in una signora e visse come tale, con entusiasmo, per sette anni, quando incontrò, ancora, altri due serpenti in accoppiamento. Ancora infastidito della scena  decise di eliminare il maschio. Immediatamente è tornato ad essere un uomo.
E' rimasto più o meno tranquillo fino a quando Zeus e Signora non si misero a discorrere di sesso e di piacere. Zeus sosteneva che era la donna a provare più piacere dal sesso; la versione opposta era sostenuta dalla sua Signora (Era). La scommessa conseguente li portò davanti a Tiresia il quale, per esperienza diretta, essendo vissuto da uomo e da donna, poteva giudicare con serenità.  Il povero Tiresia, senza tener conto delle possibili conseguenze, testimonio che "le donne godono nove volte più intensamente degli uomini". Non avendo "digerito" la perdita della scommessa Era lo accecò.Zeus, di contro, per avergliela fatta vincere gli ha dato il potere di ... prevedere il futuro. Da qui un indovino cieco. Tornato utile, coi suoi consigli, ad Ulisse, nel viaggio di ritorno.
Riflessioni:
- Non fidarsi mai totalmente di nessuno, tantomeno degli Dei;
- Non andare contro gli animali;
- Se possibile non andare contro le opinioni delle donne potenti;
- Se puoi non parlare mai di sesso.
   Ed io smetto immediatamente.

SPETTATORE

- "Vorrei starmene tranquillo a contemplare le tempeste marine dalla riva" - Orazio, Epistole
- "Mi piace viaggiare sulle nuvole, e di lassù guardare gli uomini che errano senza sosta, privi della guida della ragione" - Ovidio, Metamorfosi
- "Piace assai vedere una guerra sopra una torre e un naufragio di nave, non perchèsia soave a noi che altri patisca, ma perchè è soave vedere quei mali che in noi potendo essere non ci sono, dice Lucrezio" - Tommaso Campanella, Epilogo Magno
- "Mi piace vedere, affacciato alla finestra, senza essere visto, la gente che passa per strada ed immaginare intimità, carattere, fatti, circostanze, comportamenti,... Non per pettegolezzo, ma per ... passione" - Domus

11 marzo 2014

LA RABBIA DI ELETTRA

"Da infamie, infamie
vinta fui.
La furia mia conosco,
ma nelle infamie imprecherò
finché vivrò,
senza una remora mai. 
Da quali persone di senno, da chi,
care amiche, una valida consolazione ascolterò?
Lasciatemi dunque, lasciatemi:
di queste sventure rimedio non c'è,
io non potrò dalle pene desistere
in questi infiniti lai".
 
 La rabbia per la morte violenta del padre (Agamennone) è legata alla consapevolezza di imprecare, per tutta la vita, contro i barbari criminali e di sapere che nessun rimedio esiste per queste sventure.
Ma nei libri, come anche nella vita, c'é un tempo per ogni cosa. Al tempo del dolore, per Elettra, è seguito il tempo della vendetta.

14 febbraio 2014

LA CINCIALLEGRA, DI CARLO A. PASCALE

E’ impazzita. Impazzita! Impazzita!? Impazzitaaaaaaa!
La cinciallegra che in cima al melograno starnazza come un'oca.
E batte l'ali e fischia al par del merlo.

E’ un giorno strano.
Forse un giorno nero, mi dico!

La mia donna festeggia Valentino, lontana.
non sente la cinciallegra che chioccola come allodola al mattino.
Laggiù dove, se guardi, scorgi il mare blu
e il delfino che gioca allegramente
non vedi
e tutta l’altra gente…………laggiù.
E insiste e danza sopra il ramo del pesco che si muove nel sole
la cinciallegra.

Resto incaponito a guardare.

Giorno triste sarà se la cinciallegra gorgheggia e l’usignolo parla.

Te lo regalo questo giorno, donna,
Dalle stelle alle stelle.

Ascolta. Ascolta questa voglia ostinata d’impazzire.

Lasciami tra le voci che indovino:
il cavallo che sibila,
il leone che pigola,
l’aquila che crocchia.

Seduto guardo il sole che ruzzola al tramonto.
Solo.
Senza voce.
Muto.
Felice del mio nulla.

Carlo A. Pascale, 12/02/2014,  ore 18,11
Lamento d'amore in versi. 

8 febbraio 2014

IO, IL CANTO DEL CIGNO, DI CARLO A. PASCALE

Per il tuo Blog, ecco due mie poesie. Forse è valsa la pena aspettare. Vorrei tanti commenti severi, profondi, fatti da gente … . Intanto, ti ringrazio, caro Ingegnere, per l'ospitalità squisita che riservi ai miei componimenti. Sono "aspetti" del mia concezione della vita. Ti abbraccio. Carlo. 
Carlo, sono contento ed orgoglioso per l'onore che mi fai inviandomi le tue Poesie che pubblico immediatamente. Con stima ed orgoglio.

SEMMAI IO GIUNGA….

Semmai io giunga nel saettar di un lampo quando il cielo
Sa di nuvole profonde e il tuono batte la terra che si spezza e trema,
Vieni con le parole del perdono a cogliere del lago la fragranza
Che incespica nel freddo della sera.
Portami altrove nuvola che passi seminata nel cielo come un drappo!
Offriti al vento che imprecando arriva dalle forre dei monti
e dai merli dentati del castello dove ancora un conte
non sazio di morte
spinge nelle carni il coltello dello strazio
e sparge sangue innocente sulla terra.

O se cavalchi un grido che urta e scuote la serena quiete
Portami l’ala calda della pace
Ch'io goda di guardare le tenere riviere dell’oblio.
Qua dove il sole è caldo e il vento scorre quietamente
aspetto che si compia la mia sorte nel giro benedetto dell’amore.

E corro a benedire ogni fiato che bussi alla coscienza.
Verrò col laccio dell’incantatore a creare riccioli di fede.
Nell'affamato uomo della terra gema di pianto
la tenace memoria del pane.
Datemi tutti i poveri che soffrono
dall'arsa sabbia del deserto al freddo della tundra, come fratelli.
Ch'io apra il cielo con fardello umano.
Sarò il poeta che conserva il seme..
Un poeta strappato nelle carni
Che alza braccia lunghe senza forza
al Cristo che nereggia e suda sangue.
Lo aspettano vani pensieri da cent’anni tristi.

E cantate e danzate di prodiga speranza quando albeggia.
Ch'io possa andare in un lampo di salti cadenzati
dietro i profumi che il giorno invia al sole.
Ch'io possa avere la dolcezza del desco spensierato
E il canto dell’allodola nel cielo e il volto della stella del mattino,
Prima che il gorgo mi travolga e annienti
Portami alla zolla che mi aspetta, Donna!
Donami un chiaro segno del mistero.

E s'alza polvere dalle larghe ferite della terra che si scioglie nel nulla.
Datemi la certezza di un ricordo.
Di un battito di luce.
Di un pianto che si sciolga.
Il mio cammino è trafitto nel petto.
E siano le fresche trame dell’alba e le mani dolci che mi danno l’acqua
il refrigerio.
E tu piangi perché non puoi piacermi, come credi.
Portami il tempo che gonfia lo spazio
e le cime infilate dentro il cielo.
Seguo le impronte lasciate dall'uomo
Tentennando..

Siderno (RC), 26.01.2014 cap


IN QUESTO GIORNO CHE PRESUMO ETERNO

Chiederò all'alba le tenere movenze che governa
E i trilli della luce nel mattino
Quando il mare si culla in trasparenza
E il cielo sa di fragola e d’essenza.
Verrò da te al trepido sospiro del tuo petto per donarti i colori
e il fresco canto del giorno
Sull'alberello tenero che trema nell'occhio dell’allodola al mattino.
Lungo il tuo sguardo limpido di sogno.

In lontananza brillano nel sole i monti nella neve,
Nei fossi della vita batte il mio sangue, oggi.
E al vento chiederò l’impeto e il corso e i profumi diffusi della terra.
In un lungo corteo di tenerezza..
Nella sera cerco la clemenza del tempo e il velo dolce che ravvolge il mondo
dai monti alle colline
Alla pianura placida che trema come il canto del cuore.

Muore mille volte il poeta se non scorge che la sua voce, misurata, a sera,
naviga dentro un fremito di stella.
Ti vestirai di lampi di colori e lancerai nel cielo i tuoi sospiri
e i cupidi pensieri dell’amore.
E chiederò al giorno che divampa di vita la pienezza del canto
E le spighe dorate e l’ape, che penetra nel polline, vorace.
E ti darò la gaiezza del sole in questo giorno che presumo eterno..
Verrai quando non ho che il pianto e sarò solo:
muto e piegato nella pura assenza..

Tenero un fiato
E sulla zolla poggerò la testa.

E sarà festa, Donna.

Venerdì, 07 febbraio 2014   ore 16.57    Carlo A. Pascale

4 febbraio 2014

IFIGENIA

Nello studio della vita dell'uomo sulla terra, spesso ricorrono alcune civiltà che hanno lasciato tracce  culturali indelebili. Penso ai Maya, agli Aztechi, agli Assiri, ai Greci ai Romani. Tutti popoli che sono stati, in qualche modo, coinvolti nell'intreccio Religione-Superstizione-Barbarie. Intreccio che, anche ai giorni nostri potrebbe essere attuale (Sotto forme diverse da quelle attraversate nel passato), può essere sciolto, solo, dalla Cultura, dalla conoscenza, dalla scienza, dalla Ragione. 
In questo contesto (Religione e Superstizione prevalenti su Scienza e Ragione), con le parole di Lucrezio, la storia della bella Ifigenia.
Nella città greca di Aulide, il fior fiore degli eroi Achei deturpò col sangue di Ifigenia l'altare della vergine Diana, per propiziare la dea offesa dall'uccisione di una cerva sacra. 
Quando le fu tolta la benda dagli occhi, la ragazza scorse il padre Agamennone all'alto col volto mesto, i sacerdoti attorno a lei che nascondevano la lama del sacrificio, i cittadini che piangevano. E cadde in ginocchio terrorizzata.
Non giovò, alla sfortunata, l'essere stata la primogenita del re che aveva offeso la dea: fu sollevata a braccia dagli uomini, e condotta all'altare tutta tremante.
Ma non, come le avevano fatto credere, per essere solennemente sposata ad Achille e musicalmente scortata dal canto di Imeneo, protettore dei matrimoni. Bensì per soccombere come mesta vittima, immolata dal proprio padre affinché la flotta potesse salpare per Troia.