Siam fatti anche noi della sostanza di cui sono fatti i sogni e nello spazio di un sonno è racchiusa la nostra breve vita.(Shakespeare/Bacone)

E' l'ambiente in cui veniamo cresciuti a determinare le nostre inclinazioni e le nostre aspirazioni.

16 maggio 2012

AMO I LIBRI PERCHE' AMO LA LIBERTA'

Solo la lettura porta l'Uomo verso la Libertà.

"Amo soprattutto Stendhal perché solo in lui tensione morale individuale, tensione storica, slancio della vita sono una cosa sola, lineare tensione romanzesca.
Amo Puskin perché è limpidezza, ironia e serietà.
Amo Hemingway perché è matter of fact, understatement, volontà di felicità, tristezza.
Amo Stevenson perché pare che voli.
Amo Cechov perché non va più in là di dove va.
... Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda.
Amo Tolstoj perché alle volte mi pare d’essere lì lì per capire come fa e invece niente.
Amo Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo.
Amo Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista.
Amo Flaubert perché dopo di lui non si può più pensare di fare come lui.
Amo Poe dello Scarabeo d’oro.
Amo Twain di Huckleberry Finn.
Amo Kipling dei Libri della Giungla.
Amo Nievo perché l’ho riletto tante volte divertendomi come la prima.
Amo Jane Austen perché non la leggo mai ma sono contento che ci sia.
Amo Gogol perché deforma con nettezza, cattiveria e misura.
Amo Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura.
Amo Balzac perché è visionario.
Amo Kafka perché è realista.
Amo Maupassant perché è superficiale.
Amo la Mansfield perché è intelligente.
Amo Fitzgerald perché è insoddisfatto.
Amo Radiguet perché la giovinezza non torna più.
Amo Svevo perché bisognerà pur invecchiare.
Amo…"
Italo Calvino


15 maggio 2012

IL QUADRATO DI GIOVE

Altre volte mi sono interessato delle singolarità di alcuni numeri. Ho già parlato del noto quadrato di Giove che fa riferimento al numero 34. Un carissimo e curiosissimo lettore (Nick) del Quebec (Canada) mi ricorda, ed io, col presente post, lo ricordo ai miei lettori, che il famoso Durer ha fatto degli studi sul ... quadrato magico di Giove. Era talmente affezionato al quadrato di Giove tanto da raffigurarlo su alcune sue opere.
Vedi:

Melencolia I

Il quadrato magico di Albrecht Dürer (GIOVE)

Incisione di Albrecht Dürer, chiamata Melencolia I (The British Museum).Opera di elevato simbolismo.

Nella parte in alto a dx è riportato il quadrato magico.

Qui sotto si vede il particolare ingrandito.

I numeri 15 e 14 sono al centro dell'ultima riga e indicano l'anno in cui Durer fece questa incisione, il 1514. Il quadrato di Giove (Durer):

163213
510118
96712
415141

Singolarità del quadrato magico di Giove:


1) E' un quadrato magico di ordine 4, cioè formato da 4x4 caselle.
2) La sua costante magica è 34, cioè la somma dei numeri che si trovano in ogni riga, ogni colonna e ogni diagonale è 34.

3) Questo quadrato ha una proprietà in più:

  • la somma dei numeri di ciascuno dei quattro quadrati 2x2 agli angoli è sempre 34;
  • anche la somma dei numeri del quadrato centrale è 34.

4) E non solo questo...





08 maggio 2012

INTELLETTI ERETICALI. Oppressi ed oppressori

"A quei pochissimi che hanno parimenti sdegno
di essere oppressi e di farsi oppressori"
Gaetano De SANCTIS

La forza e la bellezza della piena LIBERTA' di pensiero di uno di quei pochi Intelletti Ereticali che per la loro e per l'altrui LIBERTA' ebbero il coraggio di dire di no. Di non Giurare.

NO, NON GIURO!

Hanno risposto così solo 12 Professori su circa 1200.

1) Ernesto BONAIUTI: “Il professore universitario o è un sacerdote della verità e della scienza o è un poco apprezzabile mestierante

2) Gaetano DE Sanctis: “… mi sarebbe infatti impossibile prestare un giuramento che vincoli o menomi in qualsiasi modo la mia libertà interiore, la quale io credo mio dovere strettissimo di studioso e di cristiano rivendicare di fronte all’autorità …”

3) Giorgio LEVI DELLA VIDA: “ Non aver subito compreso … è uno dei più grossi abbagli della borghesia italiana, uno dei sintomi più chiari della decadenza del suo senso politico

4) Piero MARTINETTI: “ Perché la più bella lezione che possa dar loro è quella di andarmene

5) Fabio LUZZATTO: “ La mia religione non ha dogmi, ne intolleranze … Poi vi è una morale che è la tranquillità di coscienza …”

6) Lionello VENTURI: “ … le premesse ideali della mia disciplina non mi consentono di far propaganda nella scuola …

7) Francesco RUFFINI: “ La libertà non rappresenta per me solamente il supremo dei miei ideali di cittadino, ma quasi la stella polare a cui mi si è indirizzata … qualunque mia attività didattica e scientifica. Essa è stata ed è la stessa ragione della mia vita

8) Edoardo Avondo RUFFINI: “ … avevano garantito loro la sola felicità di cui è facile godere: la libertà dal pensiero, la libertà dall’opinione

9) Giorgio ERRERA: No, non giuro. Per la libertà e per la chimica.

10) Bartolo NIGRISOLI: “ … non mi sento di farlo e non lo faccio …”

11) Vito VOLTERRA: “ … le mie idee … risultino … dalla mia condotta … la quale è tuttavia insindacabile

12) Mario CARRARA: “ La ricerca scientifica può dirsi spassionata e disinteressata solo nel senso che ha per unica passione e per unico interesse il vero. Perciò all’insegnamento superiore non veggo altro limite conveniente che la probità intellettuale e morale …”.

Non so quanti lettori avranno in mente questa circostanza che ha coinvolto la nostra Italia, in passato. Non tanto remoto.

1

SPERANZA

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
"Speranza a buon mercato!"
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

Gianni Rodari

Speranza, si, disperatamente, ora più che mai, si percepisce la necessità di sperare nel FUTURO. Perché non si può vivere senza futuro. E quando il futuro e la speme sembrano assenti è necessario che gli Intelletti Ereticali (Se, ancora, in Italia ed in Europa, esistono, ed esistono) accendano delle candele, dei lumi, che possano rappresentare dei veri propri fari per tutti i naufraghi.

02 maggio 2012

ELOGIO DELLA FOLLIA

"Un grano di stultitia è necessario ad ogni vera vita".
Nel 1509, di ritorno in Inghilterra da uno dei suoi tanti viaggi in Italia, non essendo molto concentrato per scrivere su argomenti impegnativi (???), Erasmo decise di scrivere l'Elogio della follia, uno dei libri più importanti della cultura occidentale (E non solo). Più esattamente tale libricino, a mio parere, dovrebbe essere letto da ogni uomo acculturato.
Erasmo in esso ha usato la metafora della follia (E' la follia che parla in prima persona) al fine di evitare accuse da parte dei poteri del tempo (Chiesa, Re).
Con questo geniale libricino il lettore si inserisce in un piacevole meccanismo che lo fa diventare protagonista, parlando, con ironia e sarcasmo, di: presunzione umana, esibizione delle debolezze, passioni, illusioni.
Di seguito riporto alcune riflessioni di/su Elogio e su Erasmo.
La via della cultura è la sola che educa l'umanità. Solo gli incolti, gli ignoranti, si abbandonano sconsideratamente alle proprie passioni.
L'uomo al di sopra dei partiti è la bandiera più ambita e migliore per gli uomini partigiani.
Invano Martino e la stessa Chiesa hanno cercato di tirare, per la giacca, Erasmo, ognuno dalla loro parte. Lui, vero precursore dell'Uomo Neutrale, osservava "Erasmus est homo pro se" .
Figlio di prete, "prete" blando esso stesso, ha rifiutato, per neutralità (?) la veste cardinalizia. Studioso e profondo conoscitore della cultura classica latina e greca. Amava la Poesia, la Filosofia, i Libri (Sono presenti in ogni sua raffigurazione), le Opere d'Arte, le Lingue, i Popoli. Era un grande Viaggiatore (Conosceva: Italia, Germania, Francia, Svizzera, Inghilterra,...) stimato ed apprezzato dagli uomini di cultura di tutta Europa che facevano di tutto per poter dialogare con lui; e, coi quali, lui amava accompagnarsi. Ad uno di essi, Tommaso MORO, ha dedicato l'Elogio della follia, scherzando sul fatto che il suo cognome (MORO) derivava dal greco MORIAS che significa follia.
Era disponibile con tutti, ma era avverso, totalmente, al fanatismo che ha sempre cercato di contrastare, evitandolo. Si rendeva conto che il fanatismo, prima o poi, avrebbe devastato il suo mondo.
Ha sempre cercato di mediare, pur senza imporre, mai, la propria opinione. Non sempre manifestata.
In ogni Stato si sentiva in patria (Che per lui era tutta l'Europa). Infatti pensava al progetto di fare dell'Europa un unico Paese con una unica lingua (Latina). La sua esistenza, nonostante la sua concezione, è stata condizionata da Lutero (Caratterialmente opposto ad Erasmo), uomo di azione che, senza remore, in quel tempo, lanciava strali contro la Chiesa, di allora. Davanti a tanto odio e fanatismo, seminato in ogni Stato, la volontà del Singolo, pensante con la propria testa, è impotente. Davanti al dilemma della sua vita (Papista o Luterano) preferì... restare neutrale. Pur sapendo che " per i guelfi sono un ghibellino e per i ghibellini un guelfo". Rifiutando il motto della Chiesa: "Chi non è con me è contro di me".
Il suo concetto della NEUTRALITA' è espresso, con orgoglio e solennità, nel suo motto " Nulli Concedo " (A nessuno voglio appartenere). Il presupposto di appartenenza all'Umanità e mai ad una parte non potevano che portarlo lontano dal campo di battaglia, estraneo ad ogni armata, da tutti combattuto. Solitario ed isolato. Però sempre LIBERO ed INDIPENDENTE.
Misurato e prudente, conscio dell'impossibilità di eliminare tutto il male della Terra, conclude che il Prudente non protesta, il Saggio non si eccita, ma guarda con occhio acuto e con labbro sprezzante la stolta vita. Tenendo a mente il detto di Dante " guarda e passa ". Era conscio del fatto che sentire troppo razionalmente e troppo poco passionalmente consentiva, certamente, di stare al di sopra delle cose, mantenendo la sua neutralità, ma gli impediva di raggiungere quella che considerava la vera Creazione: la POESIA. Conscio del fatto che la Ragione ha carattere regolatrice e mai creatrice. Mentre è la Follia (Passione) alla base di ogni processo effettivamente produttivo.
Classico esempio di Intelletto Ereticale.
Il suo nome è sinonimo di CULTURA e, quindi, di LIBRI.
In sintesi, un invito, a non essere attori, a liberarsi di maschere ed orpelli, a mostrarsi così come si è. Senza lasciarsi condizionare dal desiderio di apparire. Splendidi nella propria follia.

07 aprile 2012

ABITUDINE MONDANA ROMANA

"A Roma, nessun imbarazzo, nessuna costrizione, nessuno dei modi convenzionali, la cui scienza altrove viene chiamata abitudine mondana. Quando piacete ad una donna, raramente quella cerca di nasconderlo.
"Dite a ... che mi piace" è una frase che una romana non ha il minimo scrupolo ad usare"...
Era quanto affermava Stendhal nella prima metà del 1800.
Vanità, Ipocrisia, Superficialità, Valori ideali, Passioni.
Valeva (e vale) solo per le Romane?

26 marzo 2012

GIURO, GIURO DI DIRE LA VERITA' ...

Si, "giuro, giuro di dire la verità, ..." questa è la formula di rito che si ascolta nei palazzi di Giustizia. Ma, piuttosto che dell'aspetto puramente formale del rito vorrei soffermarmi, in punta di piedi, sull'aspetto sostanziale, etico, individuale dell'imposto giuramento.
Il reo, nell'ambito di rapporti con la Comunità, per formalità, è obbligato al giuramento. Con tale atto esso si impegna, davanti a Dio e davanti alla Legge, di dire la VERITA'. Ossia, di andare contro se stesso.
Ha senso "mantenere" una così stridente contraddizione fra le leggi ed i sentimenti, naturali, personali, dell'Uomo? La risposta non può che essere negativa.
Perché un uomo reo dovrebbe essere veritiero quando ha tutto l'interesse ad essere falso? Può egli contribuire alla propria distruzione? E, perché mai se tanti saggi uomini, stimati dalla società, nei vari secoli, hanno violato il giuramento, gli scellerati debbono rispettarlo?
Il giuramento, in Italia, fino a molto tempo fa, era fatto "davanti a Dio", ultimamente, in ossequio alla Costituzione laica ed, anche, per la forte presenza di altre religioni, è fatto sulle leggi dello Stato.
Con riferimento alla prima fase, il giuramento poneva il reo davanti alla terribile contrapposizione: " Mancare a Dio o concorrere alla propria rovina". Infatti quel giuramento obbligava ad essere o un cattivo Cristiano o un Martire. Nei paesi più evoluti (Illuminati) tale circostanza è stata, sin dal 1764 con l'intuito di Cesare BECCARIA, argomento di dibattito acceso fra le menti più illuminate, pur davanti alle dure contestazioni ed alle purghe della Chiesa.
Gli Intelletti Ereticali spesso si sono chiesti, e, si chiedono, cosa e come fare per elidere tale contrapposizione. Alcuni paesi (USA,...) con l'inserimento di un famoso Emendamento (Il V°) hanno risolto, in modo elegante, tale dilemma. Il reo, quindi, può astenersi dal giurare sulla verità dei fatti che potrebbero portare danno alla sua persona. E, per i più dubbiosi, quelli più legati alla religione (Qualunque essa sia) si può dire che, mai, "nessun giuramento ha fatto dire la verità ad alcun reo". Ciò è dimostrato, anche, dalla Ragione (Che, con le Passioni muove le azioni dell'Uomo) che "dichiara inutili e per conseguenza dannose tutte le leggi che si oppongono ai naturali sentimenti dell'uomo". Beccaria docet.
Il Cittadino sottoposto ad azioni violente tende, per natura, alla reazione bilanciatrice violenta. Tende a sottrarsi al dominio delle leggi; tende ad inseguire il piatto freddo della vendetta. Tale tendenza a farsi giustizia è tanto più forte quanto più è scarno il bagaglio culturale del soggetto...
E' lo Stato che, in questi casi, deve dimostrare la propria forza al fine di impedire, e/o limitare, il più possibile, il ritorno allo ... stato selvatico di natura.
Se è vero, poi, come diceva (Tanti anni fa) Hobbes, che lo "stato di natura" era dominato dall'egoismo e dall'ostilità violenta tra gli uomini, è, anche, vero che la pacifica convivenza di una comunità si raggiunge con la parziale limitazione della Libertà individuale. L'autorità sovrana che esercita il potere deve, però, essere Terza e capace di affrontare il giudizio del presunto reo, senza alcun presupposto inquisitorio. Rispettando la prerogativa del diritto del reo di evitare di concorrere alla propria condanna. E, qui, ancora, si innesta il concetto illuministico (Montesquieu - Lo spirito delle leggi) della necessità di tenere, in un vero stato di diritto, accuratamente separati i tre Poteri: Esecutivo, Legislativo, Giudiziario. Quindi, il Giudice non ha alcun diritto di aumentare o diminuire, a suo arbitrio, le pene fissate dal Legislatore, espressione dell'intero corpo sociale, contro determinati reati.
Ma, ai giorni nostri, esiste ancora la medievale "errante instabilità interpretativa" delle leggi?
Le attuali nostre "sentenze" possono essere considerate come fondate su leggi chiare e certe, oppure sono da considerare espressioni (Opiniones) del più sconfinato libero arbitrio del Giudice?
Certo, davanti a tale quesito, per il Cittadino normale (E non solo per esso) la mente corre a tutti quei casi in cui il giudizio, per un certo reato, passa, nel passare attraverso i diversi gradi di giudizio, dalla assoluzione alla condanna. O viceversa.